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venerdì 16 novembre 2018

WANTED – A psychiatric diagnosis of Nazi holocaust denial, by Alan Hart

Risultati immagini per neonazisti antisemiti
While I was reading some of the responses on various web sites to my last post (Understanding the real significance TODAY of the Nazi holocaust), the following question occurred to me. Does it really matter HOW Jews were exterminated in Nazi concentration camps? Even if you chose to believe that gas chambers were not part and parcel of the Nazi extermination programme, there is irrefutable evidence that Jews were shot, hanged, burned, injected and starved to death and, also, that many died from diseases that were only terminal because of the conditions of their incarceration.
That’s why I stand by my view that holocaust denial (and most aspects of holocaust revisionism) is evil on a par with the commissioning of the slaughter and the slaughtering itself. But repeating myself on that score is not the purpose of this short article.
It is to request that an eminent psychiatrist or two (or several) come forward to explain what goes on in the minds of holocaust deniers.
I can understand without assistance why many Jews deny the Nakba, Zionism’s ethnic cleansing of Palestine. They believe, wrongly in my view, that coming to terms with this truth of history is not in their own best interests. (In my view this Jewish refusal to acknowledge the terrible wrong done to the Palestinians by Zionism in the name of all Jews is the prime obstacle to peace based, as it must be, on justice for the Palestinians and security for all).
But why would anybody want to deny the Nazi holocaust when there really is so much irrefutable evidence that many Jews were exterminated? Some people apparently have a need to deny it. What is that need? What drives it? What do holocaust deniers think there is to be gained from and by denial?
Something else that puzzles me is why some holocaust deniers feel compelled to assert that I am Jewish when I am NOT. I quite often use the term “the Gentile me” to signal that fact. Obviously they have a need not to believe me.
And how about this… There are some holocaust deniers who assert that I am not what my writing (book and articles) and public speaking prove me to be – a passionate and fierce critic of Zionism’s colonial enterprise. In their view I am a clever propagandist for Zionism. In a rant here on my own web site (you can see it in the comments below my last post), Kevin Boyle put it this way: “You are a gatekeeper. A covert supporter of the enemy that will destroy us all. You are worse than the transparent liars because you pose as one of us, an true enemy of Zionist.” (Kevin, your English needs correcting. I presume you mean “a true enemy of Zionism.”)
Are they simply crazy or what?
Unless they are Zionist assets, they have no understanding of the fact that holocaust denial only helps to reinforce Zionism in its evil ways.
In conclusion for now I have a suggestion for all holocaust deniers. Visit the BBC’s web archive Witnessing the Holocaust. (As my readers know, I don’t give it a capital H).
The two most moving and powerful archived pieces are the original eye witness reports broadcast by Edward Ward from the Buchenwald concentration camp on 1 April 1945, and Richard Dimbleby from the Belsen concentration camp on 19 April 1945,
I will not be at all surprised if some holocaust deniers assert that those two very well respected and much admired BBC correspondents were lying and that I am stupid for believing them.
On reflection it seems to me that some holocaust deniers, especially those who are driven by rabid anti-Semitism, are as deluded in their own way as Netanyahu and all support the Zionist state of Israel right or wrong are in their way. They deserve each other and I say, quoting Mercutio in Shakespeare’s Romeo and Juliet – “a plague on both your houses.”
http://www.alanhart.net/wanted-a-psychiatric-diagnosis-of-nazi-holocaust-denial/

domenica 14 ottobre 2018

‘’Antifa’’: megafono della lobby israeliana, di Stefano Zecchinelli


Nessun testo alternativo automatico disponibile.

L’aspetto più ipocrita del fascismo mussoliniano riguarda, oltre alla costituzione d’una dittatura capitalistica sotto la veste ideologia del ‘’socialismo piccolo borghese’’ ed anti-comunista, la svendita integrale della sovranità nazionale all’imperialismo tedesco. Il dittatore, Benito Mussolini, parlava (mentendo) di ‘’patria’’ nel mentre trasformò l’Italia in una semi-colonia tedesca. Il fascismo, contrapponendosi al socialismo anti-colonialista, dichiarò guerra ai valori della Rivoluzione francese mentre il suo alleato nazista fece di peggio: dichiarò guerra ai valori umani. L’eredità del fascismo è stata raccolta dall’estrema destra israeliana, invece negli USA i neoconservatori hanno deciso di salvare il nazismo ideologico e quello militare teorizzando lo scontro di civiltà. La lotta antifascista deve essere globalizzata diventando antimperialista; un Fronte antimperialista contro l’Alt Right USA dovrebbe costituirsi necessariamente.

Gli Antifa: braccio armato dell’imperialismo USA

Dopo il 1989 nacquero movimenti reazionari i quali, denigrando l’antifascismo antimperialista, ridefinirono la lotta contro il totalitarismo in termini anarchici. Il nemico non era più il colonialismo occidentale, ma lo Stato nazionale. Quindi si rafforzarono gli ‘’antifa’’, una variante anarchica dell’antifascismo finanziata dal sionismo laburista e dall’imperialismo liberale. Con slogan d’estrema sinistra, faccio l’esempio dei ‘’senza frontiere’’, veniva diffusa nei centri sociali e nelle università una concezione delle dinamiche sociali aderente alle mire geopolitiche dell’imperialismo USA. Questi anarchici, di formazione post-moderna, arruolarono attivisti indottrinati nelle fila dei ‘’comunisti anti stalinisti’’ soprattutto trotskisti e maoisti. Secondo la giornalista Diana Johnstone: ‘’In Europa gli Antifa prendono essenzialmente due forme. Gli attivisti Black Bloc invadono le manifestazioni di sinistra per creare disordini. Questi esaltati sono una minoranza politica che non fa altro che giustificare la presenza della polizia ed è spesso sospettata di avere al proprio interno infiltrazioni dei servizi segreti. Per esempio, il 23 settembre diverse dozzine di Black Bloc hanno tentato di irrompere al convegno del politico Jean-Luc Mélenchon, capo del maggiore partito di sinistra in Francia. Il messaggio che volevano lanciare era: “nessuno è abbastanza rivoluzionario per noi”. Si pongono come una auto-conclamata inquisizione morale’’ 1. Lasciando stare il giudizio sul controverso Melenchon, gli Antifa imputarono al socialdemocratico radicale il rifiuto della ideologia dogmatica sulla immigrazione di massa, prosegue la Johnstone: ‘’Bisogna fare un distinguo tra immigrati e immigrazione. Gli immigrati sono persone, che meritano considerazione. L’immigrazione è una scelta politica che deve essere valutata. Si dovrebbe poter discutere della cosa senza essere accusati di odiare gli stranieri; dopotutto i sindacati sono sempre tradizionalmente opposti all’immigrazione non per razzismo, ma perché può essere una strategia dei capitalisti per abbassare gli stipendi. Rendendo il tema dell’immigrazione il punto focale per decidere se qualcuno è fascista o meno, gli Antifa impediscono un dibattito proficuo. Senza dibattito, il tema si polarizza su due argomenti: pro o contro. E chi vincerà tra i due?’’. La sinistra post-marxista, collaborazionista di quella ‘’imperiale’’, ha sostituito l’anti-colonialismo con l’accoglienza indiscriminata rifiutandosi di tenere ben distinta l’immigrazione operaia analizzata da Lenin da quella di massa sponsorizzata dalle fazioni liberali della borghesia USA. Per gli antimperialisti, compreso chi sostiene un autentico antifascismo popolare, la priorità si colloca sul versante opposto. Leggiamo cosa sostiene Mohamed Konare, leader del Movimento Panafricanista alla domanda ‘’A chi si rivolge il movimento panafricanista?’’: ‘’Innanzitutto all'Africa nera, poi se i paesi nordafricani vorranno unirsi saranno i benvenuti. Sogno gli Stati Uniti d’Africa. Oggi, grazie al Cfa, paesi confinanti non possono commerciare con l’estero e nemmeno tra di loro. Il valore stesso della valuta è zero, fuori dall'area in cui circola. Ecco perché, insieme a tanti fratelli, cerco di unire tutti i movimenti panafricanisti che realmente vogliono liberarsi. Ma la nostra lotta riguarda l’umanità intera’’ 2. L’Africa appartiene ai popoli africani, libera dagli imperialismi USA, inglese e francese. Gli ‘’antifa’’ non possono mettersi contro i loro padroni quindi ogni anno festeggiano, con bandiere israeliane e statunitensi, i bombardamenti di Dresda rendendo omaggio all’imperialismo democratico. Si genuflettono al sionismo, disconoscendo la Resistenza dei popoli oppressi.

Roma: gli ‘’antifascisti’’ anarchici si genuflettono al sionismo

Nel corso d’una iniziativa politica, il collettivo "Qui e Ora", nel contesto del "Festival Antifa Roma Est" ha deciso di invitare come relatrice Donatella Di Cesare, docente e vicedirettrice del Dipartimento di Filosofia della Sapienza. L’Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP) ha (giustamente) commentato: ‘’ Autrice di "Israele. Terra, ritorno, anarchia", ospite periodica de "La Rassegna Mensile d'Israel", Donatella Di Cesare ha dimostrato, e non soltanto in ambito accademico, di essere una convinta sionista e sostenitrice dello stato coloniale di Israele, confutando i legittimi diritti del popolo palestinese, mostrando solidarietà ad Israele durante l'aggressione alla Striscia di Gaza del 2014 - che, ricordiamo, provocò 2310 morti e 11 mila feriti - e ostracizzando in più occasioni chi nel suo dipartimento universitario avesse osato muovere qualsivoglia tipo di critica all'entità coloniale e alle sue politiche criminali’’ 3. L’iniziativa (apprendo in questo momento) è stata rimandata, ma il collettivo perseguita nella sua genuflessione al sionismo rispondendo in modo refrattario: ‘’Circa le polemiche che si sono sollevate sul tema negli ultimi giorni, riteniamo ci siano dei tempi, degli spazi e delle modalità per muovere delle critiche costruttive alle scelte ed ai percorsi intrapresi dai compagni. Troviamo però del tutto inammissibili le sterili e fuorvianti polemiche alimentate sui social network, basate su letture superficiali e parziali di tematiche complesse, che finiscono per riprodurre esattamente quelle modalità di relazione che come compagni dovremmo proporci di combattere ogni giorno’’ 4. Il loro opportunismo svilisce l’importanza d’un autentico antifascismo antimperialista, prioritario dinnanzi la svolta reazionaria di paesi come la Spagna, l’Ucraina ed il Brasile. Inutile dirglielo, sono anarchici quindi nemici della Federazione russa; una estrema destra mascherata.
Si tratta di ‘’critiche fuorvianti’’? Non direi, il sionismo ha collaborato col nazismo nella colonizzazione della Palestina storica. Lo storico Diego Siragusa più volte a dovuto smontare simili strafalcioni storici: ‘’Semmai occorre conoscere i rapporti VERI tra i sionisti e i nazisti che agirono come un corpo separato dalla più vasta comunità ebraica. Adolf Hitler sostenne il trasferimento degli ebrei dalla Germania verso la Palestina e concordò con gli ebrei sionisti le modalità del trasferimento che passò alla storia come HAAVARA AGREEMENT (Accordo di Trasferimento), secondo il quale gli ebrei disposti ad emigrare depositavano il denaro ricavato dalla vendita dei loro beni in un conto speciale destinato all’acquisto di attrezzi per l’agricoltura prodotti in Germania ed esportati in Palestina dalla compagnia ebraica Haavara di Tel Aviv’’ 5. I ragazzi del ‘’collettivo’’ sono disposti ad entrare nel merito dell’argomento? Ne dubito, il loro opportunismo politico s’estende ad una iniziativa che, malgrado gli slogan, finisce per fare il gioco di fazioni oligarchiche rapaci col doppio volto.

La medaglia che il lettore può vedere qui sopra fu coniata come commemorazione dell'evento. La scritta recita: "Un  nazista parte verso la Palestina e ne parla nell'Attacco" che, come si vede nell'immagine qui sotto, era una pubblicazione (Fonte: Il blog di Diego Siragusa)


Conclude la Johnstone: ‘’Gli Antifa, “resistendo” contro cause perse -l a Confederazione e il suprematismo bianco – stanno distraendo la lotta contro l’establishment neoliberale. L’uso facile del termine “fascista” impedisce di identificare i veri nemici dell’umanità. Nel caos contemporaneo, la più grande minaccia è l’imperialismo globale: il capitalismo finanziario, il complesso industriale militare, le manie ideologiche degli Stati Uniti e la megalomania dei leader occidentali. Si potrebbe chiamare imperialismo, se non fosse che è molto più vasto e distruttismo dell’imperialismo storico dei secoli passati’’. L’antifascismo è qualcosa di troppo importante per lasciarlo agli ‘’antifa’’, utili idioti nelle mani della lobby israeliana. La verità farà male agli osservatori con la coscienza sporca.


Stefano Zecchinelli



martedì 26 gennaio 2016

In futuro della penalizzazione del ''negazionismo'' in Europa, di Aytekin Kaan Kurtul

Fonte: http://www.globetrotternews.it/il-futuro-della-penalizzazione-del-negazionismo-in-europa/
Le camere legislative in Italia discutono da mesi la modifica all’articolo 3 della legge 654/1975, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale. Tale modifica prevede la reclusione fino a 3 anni e la multa fino a 10.000 euro “per chiunque ponga in essere attività di apologia, negazione, minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”. L’affermazione che ha spinto i legislatori italiani verso una tale misura era, secondo i travauxdella modifica, la decisione quadro 2008/913 GAI del Consiglio Europeo, la quale identificava la nozione del “negazionismo” come “una forma di razzismo”. Ciò era una mossa sicuramente più coraggiosa della Loi Gayssot francese che, prima della suddetta decisione quadro, era “l’esempio da seguire” nel combattere il “negazionismo” e limitava il suo scopo a reprimere solo la negazione dell’Olocausto.
Tuttavia, anche una legge con uno scopo ristretto come la Loi Gayssotaveva dato vita a controversie e dibattiti molto radicali sia nell’ambito giuridico che politico. Noti intellettuali come il linguista statunitense Noam Chomsky e professore di fisica teorica belga Jean Bricmont avevano espresso la loro solidarietà agli storici imprigionati sulla base di tale legge (come Vincent Reynouard) affermando che la Loi Gayssotnon era di carattere “meramente simbolico” ma era effettivamente “contrario ai principi fondamentali della società democratica, in quanto essi sono percepiti sin dall’epoca dell’Illuminismo”. Questa posizione è rimasta invariata nonostante le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, in numerose occasioni, ha sottolineato l’adeguatezza di tali misure nei paesi che hanno subito l’oppressione nazista.
In questo contesto, erano ben prevedibili le controversie sul concetto più generale del “genocidio” e sulla “negazione” di esso. Infatti a questo punto sorgono due domande: cosa si intende per “genocidio” e cosa si intende per “negare il genocidio”?
Riguardo alla prima domanda, oltre le definizioni oggettive fornite nella Convenzione del 1948 e nello Statuto della Corte Penale Internazionale, si arriva sempre alla questione del riconoscimento di un certo evento storico come un “genocidio” da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali. Detto ciò, finora soltanto l’Olocausto ha ottenuto quel “consenso universale” che, secondo la Risoluzione A/RES/60/7 dell’Assemblea Generale dell’ONU, deriva anche dal documento che ha definito per la prima volta il crimine del genocidio, cioè dalla Convenzione del 1948. In altre parole, l’Olocausto è il genocidio “par excellence”mentre gli altri eventi storici sono “genocidi” in quanto assomigliano all’Olocausto. Per rispondere alla seconda domanda, è più rilevante l’animus del soggetto che “nega il genocidio”, il quale si deduce soprattutto dalla retorica della persona accusata di “negazionismo”. Certo, quando si parla dell’Olocausto, secondo la CEDU, qualsiasi affermazione che nega o minimizza la sua esistenza “è antisemitica e antidemocratica di per sè” – ma è stato recentemente affermato che ciò non vale nei confronti di altri eventi storici. Invero, nei casi “Fatullayev c. Azerbaigian” e “Perinçek c. Svizzera”, la CEDU ha introdotto un approccio più tollerante verso il non riconoscimento degli eventi storici definiti da certi Stati come un “genocidio” o “crimini contro l’umanità”. La Corte – sia in “Fatullayev c. Azerbaigian” in cui è stato espressamente indicato che gli eventi in questione non erano “fatti storici chiaramente stabiliti”, che in “Perinçek c. Svizzera” in cui il rifiuto di definire gli eventi del 1915 come un “genocidio”è stato ritenuto legittimo nell’assenza di un chiaro incitamento all’odio – ha affermato che tali restrizioni “non sono necessarie in una società democratica”.
E la CEDU non è stata la prima corte ad affermarlo. Infatti, già nel 2007 il Tribunal Constitucional spagnolo aveva dichiarato incostituzionale la formulazione di una norma penale che, nella forma anteriore, prevedeva la penalizzazione del “negazionismo”e nel 2012, il Conseil Constitutionnel francese aveva bocciato una proposta di legge che penalizzazione la negazione del c.d. “Genocidio Armeno” sottolineando sempre l’importanza della libertà di espressione e la mancanza di un bisogno urgente per reprimere tali atti.
In questo quadro, dunque, la strada più sicura per i legislatori italiani sarà abbandonare la modifica prevista, oppure configurarla limitando lo scopo all’Olocausto. Ciò non soltanto sarà adeguato alla giurisprudenza attuale, ma allo stesso tempo contribuirà al dialogo tra le persone che interpretano la storia diversamente.

A cura di Aytekin Kaan Kurtul

mercoledì 21 ottobre 2015

Gilad Atzmon: «Fresco di stampa: Netanyahu è un revisionista storico». – Implicazioni politiche di un goffo attacco strumentale al popolo palestinese

Ci avevo pensato a scrivere al riguardo, appena questa mattina mi era giunta la notizia di questa nuova, enorme bufala di Netanayu, ma poi mi sono detto che avrei subito una campagna di stampa, con una potenza di fuoco alla quale non avrei potuto rispondere da questo mio blog destinato a Cinque affezionati lettori. Ormai capisco come funzionano siffatte campagne... Un tam tam che poi si trascina da quotidiano a quotidiano, da televisione a televisioni, con i politici che rilasciano le loro dichiarazione. La Merkel, in Israele con Netanyahu, bava come è, ha accollato al popolo tedesco tutta quella responsabilità, che Bibi tenta di mettere nuovamente a frutto caricandola sulle spalle dei palestinesi... In Germania, nel 1994, Ernst Nolte è stato il primo a denunciare i pericoli che con l’introduzione della Auschwitz-Lüge sarebbero sorte per la libertà di ricerca non solo in sede storica, ma in ogni altro ambito. Da allora sono ben 200.000 i casi da me stimati di procedimenti penali per reati di opinione. Gli storici hanno dimostrato grande viltà e un conformismo verso il potere non diverso da quello dei giornalisti, loro degni compari con i quali scambiano spesso i ruoli: il giornalista che veste i panni dello storico e viceversa. La sortita, penosa, di Bibi dimostra quella strumentalità dell’«Olocausto» che Norman G. Finkelstein ha già denunciato nel suo libro «L’Industria dell’Olocausto». Come ho altre volte espresso, la questione non riguarda tanto la “verità” di un fatto storico tragico quanto si vuole ma la “libertà” di poterne trattare al pari di ogni altro oggetto di ricerca storica, filosofica, letteraria, attinente alle scienze fisiche e naturali. Nel caso specifico la “verità” dipende dalla geopolitica del Vicino Oriente e dalla capacità che negli USA la “Israel lobby” ha di tenere al guinzaglio tutta la classe politica americana, secondo quanto hanno descritto nel loro ormai celebre saggio, tradotto anche in italiano, La Israel lobby e la politica estera americana... Inutile aspettarsi nulla da un ceto politico, il nostro, infame, che ha sempre brillato solo per servilismo e venalità. Valgono per la traduzione le cautele già espresse. Verrà data in appendice una rassegna del dibattito che certamente la sortita di Netanyahu susciterà. Delle affermazioni di Netanyahu esiste un video You Tube. Sul muftì sono pochi in Italia a sapere chi fosse, mentre in Israele - dice Pappe - il suo nome viene subito dopo quello di Hitler. Oggi in casa ho così semplificato un ritratto del mufti: Dopo la prima guerra mondiale, l’Impero britannico diede inizio alla “pulizia etnica” della Palestina aprendo le porte a una massiccia immigrazione ebraica a tutto detrimento degli arabi, che presto non ne potettero più e si ribellarono. Furono ferocemente e sanguinosamente repressi, particolarmente con la rivolta del 1936-39, anni in cui fu la Palestina fu privata di quella classe dirigente di cui avrebbe avuto grande bisogno durante la Nakba nel 1948. Il muftì dovette fuggire in esilio, ma non si ritirò a vita privata. Cercava di fare tutto quello che poteva per il suo popolo martirizzato. Dove doveva andare a chiedere aiuti? Dagli inglesi che lo braccavano? Era logico e naturale che chiedesse appoggio a una grande potenza come era allora la Germania nazista... Tutto qui! In Israele, ci hanno sopra inzuppato a più non posso fino alla bufalata odierna di Bibi, che ha il grande merito di rendere nonostante tutto giustizia ad un “patriota” quale appunto si può considera il mufti Amin al-Husseini (1895-1974), checché ne dicano o pensini Bibi e i media e i loro “opinionisti” a lui osservanti e ossequianti.

GILAD ATZMON
Fresco di stampa: Netanyahu è un revisionista storico

Amin al-Husseini (1895-1974)
Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu si è attirato critiche per un discorso incendiario in cui accusa il gran mufti palestinese di Gerusalemme, Amin al-Husseini, di “aver ispirato l’Olo-causto”. I critici accusano Netanyahu di banalizzare l’Olocausto attribuendo al gran muftì la spinta per il piano hitleriano di sterminio degli Ebrei d’Europa.

Nel suo discorso Netanyahu descrive un incontro fra Haj Amin al-Husseini e Hitler nel novembre 1941. «Hitler in quel periodo non voleva sterminare gli ebrei; egli voleva espellere gli ebrei. E Haj Amin al-Husseini andò da Hilter e gli disse: ‘Se tu li espelli, verranno tutti qui [in Palestina]’». Secondo Netanyahu, Hitler chiese poi: «Cosa dovrei fare con loro?» e il muftì rispose: «Bruciali». Netanyahu ha scelto di non rivelare come ha scoperto la trascrizione della conversazione.

Questo cambiamento di prospettiva storica israeliana, illuminata da Netanyahu, è tempestiva e benvenuta. Nei giorni scorsi è diventato chiaro che la Palestina non è più disposta ad accettare ancora la presenza sionista sulla sua terra e questo sentimento è più che comprensibile. È scaduto per gli ebrei il tempo di andarsene e inventarsi una nuova terra promessa fantasmatica. La Germania è ovviamente in candidato ideale. Angela Merkel ama l’immigrazioneed è probabilmente disposta ad accogliere qualche milione di israeliani mangiatori di terra per bilanciare le vittime delle guerre siocon che sono in fuga nel suo rifugio germanico.

Recentemente, Berlino è diventata la nuova Gerusalemme per gli israeliani. Migliaia di giovani israeliani si sono trasferiti a Berlino negli ultimi anni in un’ondata migratoria che in ebraico si chiama “Olim le-Berlin” (ascesa a Berlino). Ieri pomeriggio ha ricevuto la chiamata della gioventù israeliana ed ha finalmente vendicato Hitler e i tedeschi. Sembra che in realtà sono i palestinesi a dover essere incolpati per la Shoah. Nella sfera ebraica piace mantenere l’equazione semplice: la vittima eterna (l’ebreo) è il fattore costante, l’antisemita è l’elemento variabile. L’antisemita continua a cambiare, non smette mai di cambiare.

Dan Michman
Alcuni noiosi storici israeliani non sono ancora disposti a seguire lo spostamento revisionista di Netanyahu. Essi insistono che il mantenimento del senso di colpa tedesco è essenziale. Il prof. Dan Michman, direttore dell’Istituto di ricerca sull’Olocausto alla Bar-Ilan University ha detto: «quando Hitler ha effettivamente incontrato il muftì, ciò avvenne dopo che la Soluzione Finale era iniziata». Sono sempre confuso dall’erudizione ebraica e e dal modo in cui gli studiosi ebrei giocarellano con i fatti per adattarli con i sempre mutevoli interessi ebraici. Secondo la religione sionista dell’Olocausto, la “Soluzione Finale” fu stabilita per la prima volta nella Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942. Ma Hitler incontrò il muftì nel novembre 1941.

Dina Porat
In alternativa, cerco di seguire in profondità l’erudizione israeliana. La professoressa Dina Porat ha detto al sito israeliano Ynet che le affermazioni di Netanyahu erano “inesatte”. La sua profonda argomentazione: «Non si può dire che fu il muftì ad aver dato a Hitler l’idea di uccidere o bruciare gli ebrei. Non è vero. Il loro incontro è avvenuto dopo una serie di eventi che puntano a questo». Come io ho fatto notare in The Wandering Who?, non esiste una storia ebraica. Essa è piuttosto l’occultamento istituzionale della vergogna ebraica che si traduce in un impudente, incoerente zigzag kosher.

MK Itzik Shmuli
MK Itzik Shmuli ha invitato Netanyahu a chiedere scusa alle vittime dell’Olocausto. «Questa è una grande vergogna, un primo ministro dello Stato ebraico al servizio dei negazionisti dell’Olocausto». Fortunatamente noi ora possediamo una cartina al tornasole molto efficace per i negazionisti dell’Olocausto. Se Netanyahu è il negazionista dell’Olocausto che il MK [Member Knesset] Shmuli sottintende, egli presto esprimerà il suo supporto a Jeremy Corbyn e al nostro rivoluzionario Partito laburista. Davvero io non riesco a trattenere il respiro.

Steffen Seibert e Angela Merkel
Aggiornamento: L’agenzia Reuters ha riferito oggi che il governo tedesco si è rifiutato di condividere la responsabilità per la Shoah con i palestinesi o con chiunque altro. «La responsabilità per l’Olocausto dipende dai tedeschi», ha insistito il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert. Il suo messaggio è stato chiaro: l’Olocausto è nostro e nessuno ce lo porterà via, nemmeno Bibi.

Gilad Atzmon

Rassegna stampa

L’ordine che segue è del tutto casuale. Non ci propone una raccolta completa, ma solo esemplificativa. Se parrà il caso, seguirà un nostro commento (in corsivo) ad ogni singola fonte oppure si prenderanno estratti significativi (in tondo).

1.  Ansa. –
2. Il Sole 24 Ore. – «C’è un limite alla deformazione della storia» e le affermazioni di Netanyahu «fanno il gioco dei negazionisti dell'Olocausto», ha attaccato il leader dell'opposizione israeliana Itzjak Herzog. Un altro deputato, il laburista Itzik Shmuli, ha chiesto che il premier si scusi con i sopravvissuti all'Olocausto. «Il capo del governo israeliano al servizio dei negazionisti! Questo non si era mai visto finora. Non è la prima volta che Netanyahu deforma la storia però una frottola di questa caratura è veramente nuova», ha affermato, citato dal quotidiano Ynet. || Herzog ha ragione: si sono dati la zappa sua piedi, per eccesso di incontenibile “odio” verso i palestinesi, i cui leader dimostrano peraltro di essere subalterni di un’ideologia che domina anche su di  loro.
3. Il Fatto Quotidiano. - Il premier israeliano ripropone una ricostruzione alternativa sulla Soluzione finale: "A suggerire di bruciarli fu il Muftì di Gerusalemme". Lo aveva già sostenuto nel 2012. | Il premier israeliano ha pronunciato queste parole durante un intervento al Congresso sionista | Come ricorda oggi il quotidiano israeliano Haaretz, il premier israeliano l’aveva già sostenuta durante un discorso alla Knesset, tre anni fa, quando definì Husseini “uno dei principali architetti” della soluzione finale. | - || Nel 2012? Dunque, non si tratta di un caso, di una scivolata... ||
4.

http://civiumlibertas.blogspot.it/2015/10/gilad-atzmon-fresco-di-stampa-netanyahu.html

venerdì 7 agosto 2015

Contro il negazionismo antiproletario, di Nucleo comunista internazionalista

Il compagno (ed amico, non ne dubitiamo) Dino Erba ci ha trasmesso un suo intervento avverso ad un certo Corrado Basile colpevole di “negazionismo” per aver ospitato nelle sue fu-edizioni Graphos dei testi negazionisti in merito alla questione ebraica sottoposta alla dura repressione hitleriana. In poche parole: il suddetto Basile avrebbe accreditato la leggenda che Hitler non avrebbe fatto altro che “eliminare i pidocchi” di cui gli ebrei nei lager erano colpiti con un’opportuna disinfestazione “chimica” senza alcun ricorso all’eliminazione fisica, via cremazione, di costoro. Tra i testi incriminati troviamo Rassinier, Faurisson, Mattogno e il “bordighista” Saletta. E questa sarebbe la pietra dello scandalo.
Precisiamo subito che noi non nutriamo alcuna simpatia, né politica né umana, nei confronti del signor Basile, i cui tratti antimarxisti Dino Erba ha bene evidenziato in una impeccabile recensione ad un suo recente lavoro su Bordiga su cui c’è veramente poco da aggiungere.
Ma l’evocazione del “negazionismo” di cui costui sarebbe colpevole ci lascia quantomeno perplessi, anche e soprattutto perché la questione dell’eliminazione degli ebrei tramite le camere a gas desta effettivamente molti interrogativi e chi si è industriato a negarla non può essere classificato a priori come un falsificatore della storia ed il ricorso alla ricerca storica sul tema ha dei suoi punti di forza, a prescindere dal fatto che l’antisemitismo hitleriano sia un fatto assodato, ed orrendo. Così come è altrettanto assodato che il sionismo abbia giocato su questo tema per farne un’“industria” ai propri fini, non precisamente di ricerca della verità storica (e qui ci richiamiamo ad un testo di autore ebreo tutt’altro che dubitabile).
Solo dei cretini, o mascalzoni (o bis in idem) potrebbero negare la realtà della feroce ondata antisemita hitleriana, anche se di qui all’ipotesi della “soluzione finale” tramite le camere a gas ce ne corre. L’hitlerismo aveva certamente al proprio centro la questione dell’antiebraismo nella maniera vomitevole e criminale che sappiamo. In ciò esso ereditava una “tradizione” antiebraica precedente ben sistematizzata a pro dell’ideologia e della pratica naziste. L’ebraismo in Germania figurava agli occhi del nazismo come un duplice pericolo al regime: quello “capitalista” (extra ed antinazionale) e quello bolscevico. Gli ebrei, come “razza”, risultavano nemici del regime sia sul versante borghese antinazionale sia su quello dell’eversione marxista (e qui non serve citare la caterva di nomi di militanti della nostra causa, a cominciare dall’indimenticabile Rosa Luxemburg ammazzata dai... socialdemocratici, “antisemiti” in quanto anticomunisti per definizione).
C’era del vero in entrambe queste dichiarazioni: in effetti esisteva una borghesia ebraica per sua natura troppo “cosmopolita” per piegarsi al controllo totalitario dello stato nazional-razziale tedesco e, sul fronte opposto, una massa di proletari ed altri strati non sfruttatori ebraici che guardava al socialismo ed in mezzo una pletora di piccola borghesia ebraica “traffichina” sentita da strati vieppiù crescenti di popolazione tedesca, specie nella situazione di crisi del primo dopoguerra, come concorrente ed “espropriatrice” rispetto ai propri interessi. Su ciò s’innestava la propaganda (e l’azione diretta, quanto mai infame) dell’hitlerismo interessata a coprire del comodo manto razziale una questione attinente agli interessi del capitalismo nazionale su tutti i versanti utili: economico, politico, sociale.
Non occorrerà ricordare tutte le varie tappe della persecuzione degli ebrei già prima dello scoppio della seconda guerra mondiale anche se andrebbe detto qualcosa di più sull’atteggiamento della difesa dell’ebraismo da parte delle varie componenti della variegata, contraddittoria ed antagonista “popolazione ebraica” in Germania che non lo vide affatto unitario ed univoco: anche qui borghesi da una parte proletari dall’altra, per non accreditare – sia pure a rovescio – l’equivoco nazista su un presunto ebraismo monocefalo (ridicolmente e criminalmente ripreso in Italia dalla Vita italiana del Preziosi). Con l’approssimarsi della seconda guerra mondiale due vie dovevano manifestarsi divaricate in seno alla “comunità ebraica”: quella proletaria tesa, sino al definitivo schiacciamento (grazie anche ed in primis della socialdemocrazia e poi, per altra strada, dello stalinismo), a posizionarsi sul terreno rivoluzionario e quella della grande borghesia ebraica oggettivamente legata agli interessi delle forze statali capitalistiche antitedesche.
Due pietre d’inciampo per il capitalismo tedesco cui il nazismo offrì la soluzione che ben sappiamo del metterle assieme con la deportazione comune (ma quale parte ne pagò il prezzo intiero?) nei campi di concentramento in vista della cosiddetta “soluzione finale” del problema. Ma si trattava veramente di una “soluzione finale” di sterminio globale programmato? E’ lecito dubitarne vista la documentazione esistente in merito al piano nazista di “trasferimento” della popolazione ebraica nel Madagascar od altrove riaffermato nel corso della guerra (il che spiegherebbe le ragioni della concentrazione della popolazione ebraica in un unico centro di eventuale smistamento), ed anche quella dell’offerta agli stati “democratici” anti-Asse di prendersi in carico questa “marmaglia” (offerta precipitosamente rifiutata dai suddetti), mentre, nel frattempo, si era interessati a mantenere al massimo (nelle condizioni inumane che sappiamo, per altro comuni a tutti gli altri internati) la risorsa di una manodopera tutt’altro che da gasare a costi vicini allo zero per le necessità industriali, e di guerra, “nazionali”. Ed anche ai più ortodossi storici della shoah resta difficile da spiegare l’assenza di una reazione nei lager in cui quotidianamente e sistematicamente si sarebbe consumata la tragedia delle cremazioni di massa quando la Comune ebraico-proletaria di Varsavia mostrava che resistenza jusq’au bout poteva esserci.
Dopo di che sarebbero venute le camere a gas per liberarsi delle “eccedenze” inutilizzabili a tali scopi. Di sicuro è che nelle condizioni determinatesi specialmente negli ultimi due anni di guerra le morti degli internati – di qualsiasi razza e colore – si sono tragicamente moltiplicate e questa sorte ha tragicamente toccato tutti essi come si può, ad esempio, facilmente constatare dando una scorsa agli elenchi degli scomparsi nei lager degli stessi italiani ivi presenti per malattie e denutrizione. E che, in questa condizione, una sorte meno benigna sia toccata alla “feccia” ebraica è senz’altro scontato.
Altra è la questione delle vere e proprie camere a gas di sterminio programmato su cui è ben strano che dalla parte delle “democrazie” (ed anche da parte di certi settori borghesi ebraici) non ci sia stato un avvertimento ed un’attenzione a tempo debito, così come è certo che la “bibliografia” su di esse risulta piuttosto tardiva ed in crescita esponenziale (e sospetta), a numeri moltiplicati via via post festum, così come è espunta dalla bibliografia ufficiale qualsiasi accenno all’atteggiamento pilatesco, quando va bene, delle “democrazie antifasciste” di fronte alla questione ebraica (Poliakov accenna perlomeno all’ostilità – per usare un eufemismo – dei bravi cattolici antinazisti polacchi nei confronti degli stessi resistenti ebrei; e resta da scrivere una pagina chiara sull’isolamento ed abbandono della Comune di Varsavia da parte dei futuri “liberatori” fermi a pochi passi da lì senza muovere un dito).
Anche ad una lettura superficiale scorrendo i vari testi sullo sterminio programmato degli ebrei (vedi per tutti il libro di Leon Poliakov) ci si imbatte in numerose contraddizioni in merito, il che – sia ben chiaro – nulla toglie alla barbarie consumatasi da parte tedesca nel corso di questa guerra (che sarebbe comunque indegno di un marxista imputare al solo nazifascismo – come anche Trotzkij, nel suo ultimo documento programmatico, ebbe giustamente a sottolineare; e senza dimenticare gli orrori perpetrati dalla parte “buona” del fronte di guerra).
In buona sostanza: nei lager tedeschi si è consumata una shoah generalizzata della popolazione internata, ebraica, zingara, italiana, tedesca etc. che non ha risparmiato nessuna delle parti in causa, sia per eventi “naturali” sia per interventi di sterminio a carico di “eccedenza umana inservibile” o di oppositori del regime di ogni specie (si pensi solo alla sorte riservata ai Testimoni di Geova o ad alcuni religiosi protestanti o cattolici non “in riga”, per non parlare dei comunisti) anche senza dover tirare in ballo la questione, tuttora controversa, delle camere a gas su cui nel tempo si è innestata quella che un certo autore ebreo ha qualificato come “l’industria della shoah”.
Dove starebbe, a questo punto, il “negazionismo”? Per noi nel minimizzare la questione del macello determinato, su tutti i fronti, da una guerra che va imputata “equamente” alle varie e contrapposte parti imperialiste in causa e nella sua riduzione all’esclusivo tema ebraico. Negazionismo vero sarebbe dimenticare tutti i tasselli di questa immane tragedia di cui fanno parte, ad esempio, Hiroshima e Nagasaki (che una certa propaganda USA è addirittura arrivata a giustificare come misura “umanitaria” per por fine alla guerra nei migliori tempi utili), Dresda, i campi d’internamento dei militari tedeschi con quasi un milione di morti a partire dal ’45! –, le gesta degli ustascia e quelle dello stalinismo “liberatore dal nazifascismo” nelle sue aree d’intervento.
A questa stregua, e solo a questa stregua, è ammissibile una ricerca storica riguardante anche la vexata quaestio delle camere a gas, su cui non è legittimo alcun divieto preventivo. Altro sarebbe ovviamente una qualche assoluzione o minimizzazione delle responsabilità del nazismo e su questo possiamo benissimo ammettere certe preoccupazioni di cui il Dino Erba si fa mentore.
L’attuale tentativo di introdurre il criterio di un certo “negazionismo” sotto la specie di una sorta di delitto punibile a suon di articoli di legge ha tutt’altro significato. Si tratta, né più né meno, di ridurre la questione della seconda guerra mondiale a criteri consoni alle “verità” dei vincitori e di predisporre il terreno della propaganda ad una mobilitazione sciovinista di guerra per le future evenienze, od anche a quelle già in corso, d’interventismo militare “buono” da parte del nostro imperialismo.
Di recente il “nostro” parlamento ha votato delle disposizioni in tal senso senza che quasi nessuno abbia manifestato un segno di dissenso (tra le pochissime eccezioni ricordiamo un bell’articolo apparso sul Manifesto da parte di una compagna che ha ben colto nel segno): si comincia dal reato di negazionismo per l’Olocausto e si finisce fatalmente nell’obbligo di adesione a qualsivoglia “verità” istituzionale imposta per legge e domani, chissà, il semplice richiamo al comunismo potrebbe diventare “corpo di reato”, così come hanno statuito i governi di Varsavia e Kiev invocando a giustificazione i crimini dello stalinismo su cui non è lecito alcun negazionismo neanche da parte di chi rivendica le ragioni del comunismo contro lo stalinismo.
Stando alla legge “antinegazionista” che il legislatore si appresta a varare il “negazionismo” diventa reato anche laddove lontanissimo da ogni velleità di riabilitazione del nazifascismo e ne è vietata ogni ricerca storica preoccupata di accertare i fatti per quel che essi realmente sono, o si suppone essere (il famoso diritto all’opinione in nome dell’inopinabile “verità” di stato). E, sulla scia della shoah, si stabilisce che ciò si applica anche a chi osa mettere in dubbio il tema delle “foibe” titine. E siccome, per nostra fortuna, qui da noi c’è chi in maniera documentatissima ha smantellato la favola del “genocidio italiano” ad opera dei “comunisti” di Tito ridimensionando totalmente le cifre inventate dalla propaganda sciovinista italiana ed inquadrando le – tutto sommato limitate – vicende (reali) esistite nel loro esatto quadro storico di risposta alle atrocità italiane (si pensi all’ormai ricca bibliografia sui nostrani campi di concentramento per gli odiati slavi e sul rimprovero alle nostre truppe perché “si ammazza troppo poco”), non resta che invocare il bavaglio “antinegazionista”! Operazione in cui si è ben distinta una certa sinistra di ex-picisti pentiti e in vena di dichiarare “non siamo mai stati comunisti”, a cominciare da un certo ex-presidente della Repubblica che pure aveva a suo tempo inneggiato al glorioso Tito e abbondantemente pranzato alla sua tavola. Gli italiani, brava gente per definizione, fascisti od antifascisti poco importa, genocidizzati dai comunisti slavi (barbaro di per sé il binomio). Noi ci limitiamo qui a riprodurre un nostro intervento in materia su cui meriterà discutere, e ci duole che anche il non sprovveduto Dino Erba si sia lasciato a suo tempo andare a sottoscrivere la vulgata... revisionista che tanto piace ai nipotini del Duce in buona compagnia col PD di Renzi. Quindi: dopo la giornata del ricordo per la shoah abbiamo quella del ricordo obbligatorio, con insegnamento tassativamente prescritto per le nostre scuole d’obbligo, dei “martiri delle foibe” cui aggiungere quella dell’esodo istriano-dalmata e del caso-Porzus.
In un bel libro recentissimo (Fenomenologia di un martirio mediatico, Udine, Kappa Vu, richiedibile via telefax al n. 0432 530540) un giovane studioso, Federico Tenca Montini, ha ben riassunto le vicende che hanno portato “da sinistra” alla “giornata del ricordo” dopo che il tema-foibe, messo in atto prima dai nazisti e dai repubblichini aveva vissuto una vita abbastanza grama sino ai primi anni novanta quale pura propaganda di parte “nostalgica” presa poco sul serio da tutti gli studiosi degni di tal nome e con l’ovvia moltiplicazione delle presunte vittime da ricordare (passate da qualche centinaio alle 17.000 calcolate dal missino Menia e con l’ovvia possibilità di ulteriori aggiunte, speriamo non sino ai 6 milioni degli ebrei):
“Nei primi anni Novanta non si può parlare di una strategia mediatica vera e propria (...) La presenza stabile delle foibe nel Pantheon dei miti nazionali sarebbe andata strutturandosi solo negli anni successivi, soprattutto grazie alla disponibilità del partito principale della sinistra di allora. (..) I dirigenti postcomunisti del PDS, giunti finalmente al governo nel 1996 dopo la rovinosa caduta del primo governo Berlusconi, avvertirono il bisogno di sottolineare la propria adesione all’agenda patriottica della nuova stagione politica in modo più efficace di quanto fatto fino allora, e cercarono al contempo una cesura rispetto ai trascorsi ideologici del proprio partito più convincente degli interventi cosmetici intervenuti sul simbolo del partito. Le foibe erano perfette per servire ad entrambi gli scopi: erano ancora presenti all’attenzione del pubblico dopo i recenti clamori e permettevano di condannare crimini superficialmente riconducibili all’ideologia comunista, scaricando al contempo la responsabilità delle violenze su di un nemico definito da clichés razzisti, in modo da deviare sugli “slavi” gli attacchi mossi da destra ai meriti della Resistenza italiana. (..) Il pretesto per il solenne mea culpa della sinistra venne nel ’96 dalle inchieste per una serie di processi istruiti a Roma all’inizio del decennio contro i presunti colpevoli di alcune uccisioni. Sull’argomento s’infiammò un intenso dibattito nel corso del quale le foibe vennero accostate sistematicamente all’Olocausto. La stura fu data a sinistra dal dirigente del PDS triestino Stelio Spadaro e portò all’incontro del 14 marzo 1998, svoltosi a Trieste e promosso dall’ateneo locale, tra gli onorevoli Luciano Violante e Gianfranco Fini in cui le foibe furono equiparate alla Risiera di San Sabba”.
Da qui all’istituzione della giornata del ricordo il passo è stato breve ed ha segnato l’avvio di quello che, renzianamente, possiamo definire il “partito unico della nazione” in cui destre e sinistre si ritrovano assieme nel rivendicare i comuni interessi patrii (cioè: borghesi, imperialisti). Nel bel mezzo si era già consumata la “soluzione finale” decretata da entrambi per la questione jugoslava!
Una modesta appendice a tutto ciò è quella dell’“eccidio di Porzus” a carico dei “resistenti” osovani. I quali, come risulta da un accurato studio pro-repubblichino, avevano il merito di contrapporsi all’avanzata “comunista-slava” collaborando, alla bisogna, con repubblichini e nazisti come portabandiera degli interessi nazionali italiani contro gli “slavi” di comune accordo con i “patrioti” fascisti e gli stessi nazisti, cui poco importava della causa “nazionale” italiana, ma comunque interessati a far fronte alla resistenza antitedesca titina. Una recente pubblicazione “privata” e semi-clandestina ha messo nero su bianco, con documentazione inoppugnabile, tutto ciò senza alcun turbamento da parte della nostrana “sinistra”: gli osovani restano comunque “il nostro fronte di lotta patriottico” contro il nemico “slavo-comunista”. Da questo punto di vista osiamo ritenere che stavano più a sinistra i “fascisti rossi” alla Stanis Ruinas preconizzatori di un’”unità nazionale” tra fascisti e resistenti partigiani di “sani interessi nazionali” per fronteggiare assieme sia la “minaccia slava” che quella del predominio dittatoriale anglo-americano sul “nostro paese”.
Quanto all’esodo ci sarà altra occasione di parlarne, non sottacendo le responsabilità di un certo revanscismo nazionalista jugoslavo, ma da mettere assieme allo studio sulla composizione politico-sociale di certa presenza italiana importata come nazione dominante e slavofoba in Istria e Dalmazia e senza mai dimenticare il nefasto ruolo giocato dallo stalinismo di Mosca e Roma con la condanna del “titofascismo” nel ’48, che doveva annichilire il risultato di quella che era stata, bene o male (niente a che fare col comunismo!) l’unità antifascista italo-slava. De Gasperi e Palmiro giocarono qui di conserva senza che noi, comunisti internazionalisti, fossimo in grado di... esodarli.

Naturalmente il tema antinegazionista non vale per operazioni di peace-keeping (come si usa dire secondo il neovocabolario orwelliano) di cui il nostro paese ha fatto parte, per limitarci agli ultimi tempi, dalla Jugoslavia all’Iraq ed all’Afghanistan sino alla Libia per liberare – così si dice-quella gente dalle tirannie ed esportar loro la nostra “democrazia”. E, stando così le cose, che peso possono avere le centinaia di migliaia di vittime del nostro fuoco amico al netto di foibe e camere a gas? Poi ce la prenderemo con fenomeni quali quello dell’ISIS, frutto diretto di simili operazioni “liberatrici”, ed invocare ulteriori interventi in un’area che per l’imperialismo occidentale rappresenta il giardino di casa, il dovuto posto al sole (il che equivale, per le popolazioni locali, a un posto sotto terra o alla riduzione al ruolo di nostri schiavi). Nessuna “giornata del ricordo” e della riflessione critica – anzi: Verboten! – su tutto ciò, salvo che per noi comunisti che quotidianamente ce ne ricordiamo egualmente e lavoriamo a presentarne il conto a chi di dovere!

18 aprile 2015

 http://www.nucleocom.org/archivio/archivionote/negazionismo.htm

giovedì 23 luglio 2015

Una campagna per l'immediata liberazione di Horst Mahler !

Ricevo dalla bacheca facebook di Andrea Carancini:

A Horst Mahler, revisionista tedesco in carcere dal 2009, hanno amputato un piede, in conseguenza della mancanza di cure mediche dovuta al regime carcerario che gli è stato imposto. Così la Germania tratta il suo intellettuale più significativo.

Questo documento, invece, è di qualche mese fa e testimonia la chiara volontà dello Stato tedesco di uccidere Horst Mahler sottoponendolo ad una lunga, mediata e logorante tortura.

Pessime notizie sullo stato di salute dell’avvocato Horst Mahler, revisionista internato…
…lettera del figlio di Horst Mahler, Axel Mahler, al pastore Bode, ricevuta dal fratello di Horst Mahler, Peter Mahler, e diffusa su “Altermedia Deutschland”:
“Caro signor Bode, qui di seguito una breve e brutta notizia affinché sia informato: mio padre è stato ricoverato stamattina all’Ospedale Asclepios di Brandeburgo (proprio vicino alla prigione). E’ affetto da una grave setticemia conseguenza certa del suo diabete, della mancanza di movimento, del cibo inadeguato e anche di un cattivo trattamento medico in prigione. E’, per il momento, in uno stato critico, ricoverato in terapia intensiva – sotto costante sorveglianza (come se potesse fuggire con una gamba in cancrena!). Aspettiamo ancora il rapporto medico ufficiale.
Sua moglie Elzbieta ha deciso di rendere pubblico lo stato di salute di mio padre – anche senza consenso – e se possibile di avviare dei procedimenti giudiziari contro le autorità e per contestare le condizioni di detenzione. Sono sicuro che ha il sostegno di tutta la famiglia. Speriamo che lo stato di Horst si stabilizzi nelle prossime ore e giorni per essere in grado di attaccare giuridicamente il prolungamento della sua detenzione in prigione.

Cordialmente Axel Mahler

Al di là della parabola politica di Horst Mahler, di cui è sciocco parlare, è chiaro che siamo davanti degli atti di vigliaccheria pura contro un uomo malato e bisognoso di cure. Chiunque si reputa di sinistra non può voltarsi dall'altra parte. Chiediamo l'immediata liberazione di Horst Mahler, negare la libertà di ricerca storica ed incarcerare gli storici è il vero crimine !

Stefano Zecchinelli

sabato 28 marzo 2015

Il mito dell’olocausto e la coscienza sporca dell’occidente, di Stefano Zecchinelli




 Nella foto Rodolfo Walsh, giornalista antimperialista argentino, assassinato dalla dittatura militare, punto di riferimento per tutti quelli che hanno fatto della giustizia e della verità i propri ideali di vita. Dedico a lui questo scritto.



Invece le mie speranze sono state magistralmente bloccate.

Al momento dell'uscita della pagina di "Le Monde" sulla logica del colonialismo sionista, io aggiunsi due righe chiedendo ai lettori di fare una sottoscrizione per consentirne il pagamento. L'inserzione era costata cinque milioni di centesimi. Ne ricevetti sette, attraverso centinaia di piccoli assegni. Quasi un terzo dei donatori erano ebrei e, tra questi, due erano rabbini.

Ma da quel momento cominciò l'asfissia mediatica: nessun accesso alla televisione, i miei articoli rifiutati.

Avevo pubblicato quaranta libri con tutte le più grandi case editrici, da Gallimard a Seuil, da Plon a Grasset e a Laffont. Erano stati tradotti in ventisette lingue.

Ormai sono chiuse tutte le porte: uno dei miei più grandi editori si sente dire dal suo consiglio d'amministrazione: "Se lei pubblica un libro di Garaudy, non avrà più la concessione dei diritti di traduzione delle opere americane". Accettarmi avrebbe significato far saltare la sua casa editrice. Un altro "grande", riguardo a un'altra opera, disse alla sua direttrice letteraria, che, appassionata dal libro, aveva lavorato tre mesi per aiutarmi a metterlo a punto: "Non voglio più niente di Garaudy nella mia casa editrice".

Così si mura vivo un uomo.

Le nostre reti di resistenza al nonsenso sono condannate alla clandestinità. E io stesso alla morte letteraria. Per delitto di speranza.

Questo è solo uno degli esempi di cui posso personalmente testimoniare sul ribaltamento dei significati operato dal sionismo. 

Potremmo moltiplicare gli esempi, ma ciascuno di noi ne è testimone tutti i giorni: è il senso stesso del crimine hitleriano contro l'umanità intera a essere pervertito dalla propaganda sionista, che riduce questo crimine contro l'umanità a un grande pogrom in cui gli ebrei sarebbero stati le uniche vittime. ( Roger Garaudy )

Questa volta devo rispondere alle molteplici critiche che sulla questione ‘olocausto’ e ‘revisionismo storico’ mi vengono fatte, per chiarire la mia posizione e – alla luce del mio impegno antimperialista ed antisionista – difendere la mia persona da atteggiamenti ingiuriosi che, purtroppo, lo Stato capitalistico italiano rafforza con leggi liberticide. Quindi parto da semplici constatazioni di metodo e, senza paura, non mi tirerò indietro nel dibattere ulteriori problematiche. Io penso che questo sia uno scritto importante per me e che trova risconto con tutto quello che in precedenza ho detto su neofascismo, sionismo e la mia analisi antimperialista. Non ho mai nascosto che su questi temi sono poco flessibile e rigido, ed in tempi in cui il servilismo sionista domina non mi sento di avere predisposizioni al perdono. Molti di certo non condivideranno questo mio elaborato ma, come ho sempre fatto, sono pronto a misurarmi anche con questa evenienza che non mi spaventa per nulla.

Spero anche, dall’altra parte, che questa mia risposta possa essere d’aiuto a tutto coloro che, da sinistra, da posizioni antimperialiste ( e quindi anche antifasciste, e l’antifascismo per me è un valore sacro ! ) vogliano affrontare questo tema, senza paura e con la certezza di avere un compito da adempiere: ristabilire e difendere – pagando anche prezzi molto alti – la verità storica che, al pari della giustizia sociale, fa anch’essa martiri ed eroi. Quindi passo ad argomentare e premetto che tutto quello che scriverò rappresenta la mia opinione sul tema, non la ritratterò quindi – in apposite sedi – ne pagherò ( e sono pronto a farlo ) le conseguenze se questo dovrà essere il risvolto politico, giuridico ed umano.

Olocausto, Shoa o semplicemente genocidio ebraico ?

Dico subito che io non attribuisco un valore di unicità alla tragedia ebraica, ripeto: un valore di unicità chi sta per alzarsi in piedi apra il vocabolario di italiano e scopra che cos’è l’unicità. Il genocidio ebraico è un crimine del colonialismo occidentale al pari ( solo per citare degli esempi ) (1) dello sterminio dei pellirossa, (2) del genocidio armeno, (3) e della sorte dei popoli africani ed asiatici ( quelli che Bordiga chiamava i ‘popoli colorati’ ). Mi spiego meglio: il termine olocausto – dal greco – significa ‘cosa tutta bruciata’ e nella storia ebraica si allude ai sacrifici in cui la vittima era arsa completamente. Cosa realmente significa questa operazione pseudoculturale – pescare nel torbido della teologia – che non ha precedenti ?

E’ chiaro che i sionisti hanno, in tutto e per tutto, cercato di dare un taglio mistico-religioso al discorso fomentando l’equivoco fra il ‘farsi vittima’ ed il ‘restare vittima’. Dice bene lo storico marxista Giancarlo Paciello ‘A proposito del genocidio nazista, olocausto, può orientare verso il “farsi vittima”, e come se riguardasse i soli ebrei, mentre tra il 1942 e il 1945 a “restare vittime” dei nazisti furono, oltre agli ebrei, gli zingari, i comunisti di ogni nazionalità, gli handicappati, ecc. ecc..’ ( Giancarlo Paciello, Il sionismo, l’olocausto e lo Stato di Israele, Editrice Petite Plaisance ), i sionisti del resto hanno reinventato l’ebraicità fondandola – essa stessa su un mito – quello dell’eterno antisemitismo. Una operazione che, da almeno il Processo di Norimberga in poi, costituisce l’ideologia imperialistica occidentale. Si pone la domanda: A chi serve ? Io affermo che tutto questo serve ad Israele, al suo ruolo di potenza imperialistica che usa l’olocausto come maschera ideologica.
 
Ovviamente qualcuno non capirà – o equivocherà – una posizione così fuori dal sentire comune, ma io sto semplicemente riprendendo, in tutto o quasi tutto,  il marxista Abram Leon, seguace di Trotsky e morto nei campi di concentramento nazisti. Dice Leon che il nazionalismo ebraico ‘traspone il moderno antisemitismo in tutta la storia e si risparmia la pena di studiare le varie forme di antisemitismo e la loro evoluzione aderendo al dogma dell’eterno antisemitismo’. ( Abram Leon, Il marxismo e la questione ebraica, Ed. La giovane talpa ). Domanda: a chi serve questa censura nel dibattito ? La risposta è sempre la stessa: dietro la censura chi volevate trovare ? I sionisti e chi altri sennò ! Come possiamo accettare che un mito così ambiguo condizioni il nostro modo di vedere le cose. Abram Leon non sarà mica morto invano ?

Personalmente il metodo marxista di Leon – ed il marxismo non ha dogmi morali, ma, come ben sappiamo, risponde ad una morale rivoluzionaria – è molto più efficace: che senso ha – mi chiedo – accettare il dogma dell’irruzione del male nella storia ?

Hitler non ha fatto altro che portare nel cuore d’Europa metodi colonialistici ed è questo che ‘l’uomo bianco’ non vuole perdonargli. Benissimo, parliamo di genocidio ebraico ( ricordo che i revisionisti non negano proprio nulla ), ma rapportiamo, prima di tutto, questo crimine ad altre mostruosità di chiara natura borghese e capitalistica. Esempio: perché non mettere l’eccidio delle Fosse Ardeatine sullo stesso piano del massacro di Deir Yassin ? Dico una cosa che scandalizzerà le anime belle di sinistra: Ben Gurion – per come ha agito – di certo non è stato migliore di Hitler. Non posso arretrare su ciò e sicuramente non lo farò nemmeno davanti le leggi dello Stato ‘democratico’ italiano ( ‘capitalismo straccione’ per dirla col grande Lenin ), leggi sempre più liberticide che vogliono uccidere la ricerca storica, motore del vero sapere.

Domanda: il sangue degli ebrei è più rosso di quello di 1,7 milione di tedeschi morti nei campi di sterminio statunitensi ad ovest della Germania ? Domanda: A chi serve la demonizzazione del popolo tedesco o – peggio ancora – del proletariato tedesco ?

Credo che in questo mi sono ben spiegato: il rifiuto del razzismo – endemico nella fase di decadenza capitalistica – implica una analisi così. Come disse Brecht ‘non potevamo essere gentili’.

Le camere a gas: ‘piano di sterminio’ o ‘ordinaria logica borghese’ ?

Dico subito che sulla questione delle camere a gas non ho approfondito un gran che ed, a conti fatti, non credo che sia il mio campo. Dall’altra parte, però, l’onestà intellettuale mi impone una battaglia per garantire la libertà di promuovere studi e ricerche storiche innovative
.
Devo fare una premessa elementare: il termine ‘revisionismo’ ha una accezione positiva non negativa. Noi revisioniamo una conoscenza in un determinato settore per portarla ad un livello più alto, quindi, possiamo dire, che il revisionismo implica un discorso di metodo e non di ideologia. C’è un problema di termini: molti confondono il revisionismo storico con la falsificazione storica. Fare questa confusione, mi permetterete di dire, è non solo grave ma, il più delle volte, disonesto.

Arrivo alla questione che più mi preme: discutere sull’utilizzo o meno delle camere a gas per sterminare gli ebrei, davvero, in modo strisciante, significa riabilitare il nazismo ? Ecco questo è il punto centrale del dibattito a cui risponderò sinteticamente ma, con altrettanta, precisione.

Non faccio compromessi, una tesi simile è del tutto fuori luogo. Il nazismo è stato un brutale regime capitalistico – appoggiato da Usa ed Inghilterra contro l’Urss, lo Stato operaio nato dalla grande Rivoluzione d’ottobre – con finalità imperialistiche, oppure un grande ‘progrom anti-ebraico’ ? Davvero siamo incapaci di cogliere la pericolosità di tali pregiudizi ? Voglio rafforzare la mia posizione: il nazismo è il prodotto della mente perversa dell’Imbianchino Adolf Hitler, o trova la sua origine nella collusione fra le multinazionali statunitensi e la borghesia tedesca che avevano l’interesse comune a creare una macchina da guerra anticomunista ( e vogliamo parlare una volta per tutte dei finanziamenti della Banca di Londra alla Società Thule ? ) ? Io temo, al contrario dei miei critici, che una posizione come la loro possa fare il gioco dell’attuale gendarme mondiale: l’imperialismo nord-americano. Sarà una provocazione forte la mia, ma, ho questa convinzione. Non posso auto-censurarmi !

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni: se noi accettiamo questo postulato ( nazisti cattivi per le camere a gas e poi il resto passa ), finiamo per rimuovere il vero obiettivo del fascismo che, guarda caso, non era quello di sterminare gli ebrei ( furono arianizzati dai 120.000 ai 160.000 ebrei di destra, e gli misero anche l’elmetto con sopra la svastica a quei miserabili. E gridiamolo con forza questo ! ) ma di distruggere l’Unione Sovietica, vale a dire lo Stato rivoluzionario che nel 1920 a Baku invitò i popoli coloniali a rompere le catene della schiavitù. Siamo anticolonialisti oppure vogliamo rifugiarci in un antifascismo di facciata che non coglie ciò che Trotsky diceva molto bene: la battaglia contro il fascismo è una battaglia contro l’imperialismo.

Devo ammettere che i revisionisti sono stati oggetto di calunnie che, umanamente ( prima ancora che come ricercatore ), mi indignano.

Ho guardato con orrore e paura le foto di Robert Faurrison convalescente in ospedale con la mascella spaccata in quattro parti. Ci sono tanti modi di essere fascisti o se si vuole di estrema destra: impedire la ricerca con una legge liberticida come la Legge Gayssot, oppure picchiare uno storico, come è capitato a Robert Faurrison – il quale dopo l’accaduto non ha mollato le sue ricerche e quindi è degno della mia lode – per me è un modo subliminare per finire nel campo avverso.

Io sono certo che basta poco a smentire determinate calunnie contro pensatori – si pensi a Garaudy – che hanno scritto pagine importanti. Voglio citare proprio Roger Garaudy ( storico che ammiro ) il quale ci spiega cosa davvero è stato il nazismo e lo fa da storico vero, non da pugilatore a pagamento:

‘’Gli importava ( ad Hitler ovviamente – corsivo mio ), dunque, dopo aver liquidato il movimento comunista e preparato l'espansione della Germania verso l'Est, allo stesso modo dei cavalieri teutonici, distruggere l'Unione Sovietica, che fu sempre la sua principale ossessione, manifestata con la ferocia verso i prigionieri slavi (polacchi e russi). Egli creò durante la guerra contro l'URSS anche delle Einsatzgruppen, vale a dire delle unità incaricate in particolar modo di contrastare le operazioni dei partigiani sovietici e di abbattere i loro commissari politici, anche se prigionieri. Tra questi furono massacrati molti ebrei, eroici come i loro compagni slavi’’

E questo sarebbe un ‘antisemita negazionista’ ? Elogia anche gli ebrei di sinistra che combatterono il fascismo, cosa che non fanno i pupazzi della lobby sionista che spalleggiano i crimini dell’imperialismo israeliano. Vado avanti col citare un ulteriore passo – particolarmente significativo – che fa da risposta preventiva a chi ancora blatera che  i ‘revisionisti di sinistra’ vogliono ‘sminuire il nazismo’:

‘’ La dominazione hitleriana realizzò dunque ben altro che un vasto pogrom di cui gli ebrei sarebbero stati, se non le sole, almeno le principali vittime, come una certa propaganda tende ad accreditare. Si trattò di una catastrofe umana che, sfortunatamente, non è senza precedenti, perché Hitler applicò a dei bianchi quello che i colonialisti europei durante cinque secoli applicarono agli "uomini di colore", dagli indiani d'Ame-rica, 60 milioni dei quali su 80 furono uccisi (e anche in questo caso dal lavoro forzato e dalle epidemie più che dalle armi), fino agli africani, dai 10 ai 20 milioni dei quali furono deportati nelle Americhe, mentre, siccome i negrieri ottenevano uno schiavo per ogni dieci uccisi nella lotta per la cattura, la "tratta" costò all'Africa dai 100 ai 200 milioni di morti’’

Allora, continuo con le domande: il nazismo qui viene sminuito o viene – in realtà – portato dentro una giusta prospettiva di analisi ? Garaudy parla di ‘catastrofe umana’ e non arretra nel voler difende l’Urss. A chi giova la demonizzazione del grande Garaudy ? I calunniatori del moderno Stato borghese sono delle canaglie.

Non ho una preparazione effettiva per discutere delle camere a gas – lo ripeto – ma voglio vedere gli storici dibattere e sono pronto a dire che le tesi olocaustiche hanno dei buchi neri che solo gli storici seri possono colmare, con il contraddittorio pubblico ed aperto a tutti, magari consentendo anche ad esterni interessati di intervenire, fare domande, esporre dubbi, citare documenti ed altro. Chi è il fascista ora ? In Italia il più grande nazi-fascista – voglio qui dire – si chiama Riccardo Pacifici che, giorni fa, ha impedito – su mandato dell’ambasciata israeliana – allo storico Ilan Pappe di parlare in Sapienza. Bisogna prendere delle posizioni nette, una volta e per sempre su queste cose. Vogliamo sapere di più sulla tragedia hitleriana ? Perfetto, allora non censuriamo il dibattito.

E’ ovvio che la creazione di un mito – ed il mito è la balla della unicità del genocidio ebraico, una vera balla perché tutti i popoli hanno pari dignità – serviva agli Usa che avevano devastato Dresda colpendo il cuore culturale ed artistico della Germania ( ricordo che venne devastato il centro storico di Dresda ), ai massacratori di Hiroshima e Nagasaki, ai colonialisti francesi che gasavano gli algerini e molti altri.

Una nota finale: il revisionismo olocausto marxista

Per quello che mi riguarda ho citato un documento della Sinistra Comunista francese pubblicato nella rivista La Guerra Sociale alla fine degli anni ’70 e tradotto dallo storico marxista Cesare Saletta. Chi infanga questi compagni, per me, non è meritevole di rispetto e so che qualche scribacchino è in procinto di farlo.

Qualcuno dirà: ma sono i soliti estremisti lasciateli stare. Rispondo a questi signori rammentandogli il comportamento del Partito comunista francese durante la Rivoluzione algerina: il PCF si schierò coi colonialisti razzisti occidentali mentre molti marxisti rivoluzionari fecero della rivoluzione guidata dal Fronte di liberazione nazionale algerino la propria bandiera. Il dirigente Michel Raptis ( Pablo ) fu consulente di Ben Bella e divenne anche suo amico personale. Dobbiamo prendere lezioni da chi stava coi razzisti parigini o dai guerriglieri arabi degni di lode, rispetto ed ammirazione ?

Riporto una citazione dal documento pubblicato su La Guerra Sociale che si intitola ‘Dallo sfruttamento nei lager allo sfruttamento dei lager’:

L'insistenza sui crimini nazisti ha come prima funzione quella di giustificare la Seconda Guerra mondiale e, più in generale, la difesa della democrazia contro il fascismo: la Seconda Guerra mondiale non sarebbe stata tanto un conflitto fra nazioni o imperialismi, quanto piuttosto una lotta fra l'umanità da una parte e la barbarie dall'altra. I dirigenti nazisti erano ci si dice dei mostri e dei criminali che si erano impadroniti del potere. Quelli di loro che sono stati catturati dopo la disfatta sono stati giudicati a Norimberga dai loro vincitori. Per questa visione è essenziale mostrare nei nazisti una volontà di massacro. Certo, uccisioni ce ne sono in tutte le guerre, ma loro, i nazisti, volevano uccidere. Questo è il peggio, ed è questo, prima di ogni altra cosa, che viene loro rimproverato. Moralismo aiutando, li si biasima non tanto di aver fatto la guerra, dato che uno Stato rispettabile vi si può lasciar andare, ma di essere stati sadici. I bombardamenti intensivi e assassini di Amburgo, Tokyo, Dresda, le due bombe atomiche, tutti quei morti vengono giustificati come un male necessario per evitare altri massacri il cui orrore sarebbe consistito nel fatto che, questi, sarebbero stati sistematici. Fra i crimini di guerra nazisti e le pratiche dei loro vincitori non vi sarebbe paragone possibile. Lasciar intendere il contrario sarebbe già farsi complici, consapevoli o inconsapevoli, di quei crimini e permettere ch'essi si producano di nuovo. La giustificazione del 1939-45 non è affare da poco. Bisogna dare un senso a questa strage senza eguali che ha fatto decine di milioni di vittime: si potrebbe forse ammettere che era per riassorbire la crisi del '29 e per consentire al capitalismo di ripartire di buona lena? Questa giustificazione sorregge l'antifascismo di oggi e di domani e dunque la sinistra che se ne alimenta, scusando così la propria partecipazione al sistema.

Io vedo, qui, un ripristino del marxismo non una sua revisione ( come blaterano alcuni sciocchi di mia conoscenza ): posizione errata ? Bisogna dibattere ma non censurare o calunniare. Di una cosa sono certo: i vincitori – che hanno consacrato la loro ideologia imperialistica a Norimberga – non erano meno criminali dei vinti.

Tre sono gli elementi che caratterizzano il potere imperialistico: (1) trasferimenti di popolazione; (2) il lavoro forzato; (3) la neutralizzazione sociale. Quindi riproporre la categoria di ‘modo di produzione’ anche per studiare i campi di concentramento la trovo una prassi molto più coerente. Ovviamente si tratta di un modo di produzione schiavistico in un contesto bellico ed il risvolto è stato drammatico. Questa è una difesa del nazismo ? La via del servilismo al sionismo – così io replico – è infinita. Il nazismo è stato un cimitero capitalistico ma la ragione dei suoi crimini sta nelle dinamiche della accumulazione capitalistica, non negli esorcismi dei rabbini che blaterano sciocchezze talmudiche e sproloquiano sulla distinzione fra ebrei e goy ( questo sì, vero neonazismo ).

Un’ultima questione: come mai gli storici dell’olocausto non puntano mai il dito contro l’appoggio che la borghesia statunitense diede ad Hitler ? Henri Ford era amico personale dell’ ‘Immondo Imbianchino’ ne vogliamo parlare ? Ancora: vogliamo parlare dell’accordo fra nazisti e borghesia ebraica per la colonizzazione della Palestina.

Concludo questo mio articolo con qualche citazione compromettente.

Usa – Nazismo: amore a prima vista
Nel corso degli anni Venti, molte corporations Americane particolarmente importanti avevano goduto di considerevoli investimenti  in Germania. Prima della Prima Guerra Mondiale, la IBM aveva insediato in Germania una sua filiale, la Dehomag;  negli anni Venti, la General Motors aveva preso il controllo del più grosso produttore industriale di auto della Germania, la Adam Opel AG; e Ford aveva gettato le basi di un impianto succursale, più tardi noto come la Ford-Werke, a Colonia. Altre compagnie USA contraevano società strategiche con compagnie Tedesche. La Standard Oil del New Jersey — oggi Exxon — sviluppava collegamenti strettissimi con il trust Germanico IG Farben.
Dall’inizio degli anni Trenta, una élite di circa venti fra le più grandi corporations Americane, fra cui Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Gillette, Goodrich, Singer, Eastman Kodak, Coca-Cola, IBM, e ITT  aveva rapporti con la Germania.
Per ultimo, molti studi legali Americani, compagnie di assicurazioni e finanziarie, e banche venivano profondamente coinvolte in un’offensiva finanziaria Statunitense in Germania; fra questi, il famoso studio legale di Wall Street, Sullivan & Cromwell, e le banche J. P. Morgan e Dillon, Read and Company, così come la Union Bank di New York, di proprietà di Brown Brothers & Harriman
( Jacques R. Pauwels, Le corporation americane ed Hitler, Global Research )

Sionisti ( criminali ) e nazisti ( criminali ): chi è il ‘male assoluto’ ?
“Ogni paese può assorbire solo un numero limitato di ebrei, se non vuole avere disturbi nello stomaco. La Germania ha già troppi ebrei.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale, futuro presidente di Israele, (1912) citato in Lenni Brenner, “Zionism in the Age of the Dictators”, cap. 3].
“Anche noi siamo d'accordo con l'anti-semitismo culturale, in quanto che noi crediamo che i tedeschi di fede mosaica siano un fenomeno indesiderabile e demoralizzante.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale e futuro presidente di Israele, “The letters and papers of Chaim Weizman”, Letters, Vol. 8, p. 81, 1914].

 “L'ebreo è una caricatura di un essere umano normale e naturale, sia fisicamente che spiritualmente. Come individuo nella società si rivolta e butta via le briglie degli obblighi sociali, egli non conosce né ordine, né disciplina.” [Our Shomer “Weltanschauung”, articolo scritto nel 1917 e pubblicato nel dicembre 1936 in Hashomer Hatzair, p, 26, organo dell'Organizzazione Giovanile Sionista].

“Noi ebrei, noi i distruttori, rimarremo dei distruttori per sempre. Nulla che voi facciate darà soddisfazione ai nostri bisogni e alle nostre esigenze.Noi distruggeremo sempre perché noi abbiamo bisogno di un mondo tutto nostro, un mondo divino, che non è nella vostra natura di poter costruire ... quelli tra di noi che non riescono a capire questa verità saranno sempre gli alleati delle vostre fazioni ribelli, fin quando non giungerà la disillusione, il destino maledetto che ci sparse in mezzo a voi ci ha assegnato questo sgradito ruolo.” [Maurice Samuel, “You Gentiles”, p. 155,1924].

“Se noi [sionisti, ndt] non ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a ridurre la sfera della propria esistenza. E' giusto, quindi, che essi [gli anti-semiti,ndt] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti.” [Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, “The Meaning of Jewish History”, in “Encyclopedia Judaica”, vol II, p. 425].

Domanda finale: perchè gli amici degli ebrei della trentatreesima ora non dicono nulla a riguardo ? Aspetto una risposta.

Stefano Zecchinelli