Centro di documentazione, d'archivio e di analisi giornalistica, a cura di Stefano Zecchinelli
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lunedì 11 novembre 2019
Chris Hedges on "Israel's War on American Universities" Full Event
domenica 3 marzo 2019
martedì 8 gennaio 2019
Per le Elites saremo tutti abitanti di Gaza, di Chris Hedges
Gaza è una finestra sulla nostra prossima distopia. Il crescente divario tra l'élite mondiale e le miserabili masse dell'umanità è mantenuto da una spirale di violenza. Molte regioni povere del mondo, sprofondate nella crisi economica, stanno cominciando ad assomigliare a Gaza, dove 1,6 milioni di Palestinesi vivono nel più grande campo di internamento del pianeta. Queste zone sacrificate, piene di poveri penosamente intrappolati nelle baraccopoli o tra gli squallidi muri di fango dei villaggi, sono circondate da recinti elettronici, controllate da telecamere di sorveglianza, droni e guardie di confine o unità militari che sparano per uccidere. Queste distopie da incubo si estendono dall'Africa sub-sahariana, al Pakistan, alla Cina. Sono luoghi dove avvengono assassinii mirati, brutali attacchi militari contro popoli inermi, privi di esercito, marina o aviazione. Qualsiasi tentativo di resistenza, benché inefficace, è colpito con i massacri indiscriminati che caratterizzano la moderna guerra industriale.Nel nuovo panorama mondiale, nei territori occupati di Israele come nei progetti imperiali degli Stati Uniti in Iraq, Pakistan, Somalia, Yemen e Afghanistan, massacri di migliaia di nnocenti inermi sono etichettati come guerre. La resistenza è chiamata provocazione, terrorismo o crimine contro l'umanità. Lo stato di diritto, nonché il rispetto delle fondamentali libertà civili e il diritto di autodeterminazione, sono una finzione utilizzata nelle pubbliche relazioni per placare le coscienze di coloro che vivono nelle aree di privilegio.
I prigionieri sono ordinariamente torturati e "scompaiono". L'interruzione delle forniture alimentari e mediche è una accettata tattica di controllo. Le bugie permeano le onde radio. I gruppi religiosi, razziali ed etnici sono demonizzati. Missili piovono su baracche di cemento, unità meccanizzate di fuoco su contadini disarmati, bombe sui campi profughi, e i morti, tra cui bambini, sono allineati per i corridoi di ospedali che mancano di energia elettrica e di medicine.
Il crollo imminente dell'economia internazionale, gli assalti del clima, la siccità, le inondazioni, il rapido declino della resa agricola e dei prezzi dei prodotti alimentari sta creando un universo in cui il potere sarà conteso tra una ristretta élite, che ha in mano sofisticati strumenti di morte, e le masse inferocite. Le crisi stanno provocando una guerra di classe che farà impallidire qualsiasi scenario immaginato da Karl Marx. Stanno creando un mondo in cui la maggior parte della gente avrà fame e vivrà nella paura, mentre pochi si godranno prelibatezze in zone protette. E sempre più persone saranno sacrificate per mantenere questo squilibrio.
Poiché ha il potere di farlo, Israele - così come gli Stati Uniti - si fa beffe del diritto internazionale, mantenendo una popolazione assoggettata nella miseria. La continuata presenza delle forze di occupazione israeliane sfida quasi un centinaio di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che intimano loro di ritirarsi. Il blocco israeliano di Gaza, stabilito nel giugno 2007, è una forma brutale di punizione collettiva che viola l'articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che stabilisce le regole per la "protezione dei civili in tempo di guerra." Il blocco ha trasformato Gaza in un angolo di inferno, un ghetto ammministrato dagli israeliani - dove sono morti migliaia di civili, compresi i 1.400 uccisi nell'incursione israeliana del 2008. Con il 95 per cento delle fabbriche chiuse, l'industria palestinese ha praticamente cessato di funzionare.
Il rimanente 5 per cento opera al 25-50 per cento della capacità. Anche l'industria della pesca è moribonda. Israele si rifiuta di lasciare che i pescatori si allontanino oltre tre miglia dalla costa, e all'interno della zona di pesca spesso le imbarcazioni si trovano sotto il fuoco israeliano. Le pattuglie di frontiera israeliane hanno sequestrato il 35 per cento dei terreni agricoli a Gaza per costituire una zona cuscinetto. Le infrastrutture al collasso e il sequestro israeliano delle falde acquifere significano che in molti campi profughi, come Khan Yunis, non c'è acqua corrente. UNRWA (l'agenzia delle Nazioni Unite di soccorso per i profughi palestinesi nel Vicino Oriente) stima che l'80 per cento di tutti gli abitanti di Gaza dipendono dagli aiuti alimentari. E la pretesa di Israele all'autodifesa smentisce il fatto che è Israele stessa che mantiene da anni un'occupazione illegale e viola il diritto internazionale con la realizzazione di punizioni collettive dei Palestinesi. E' stata Israele che ha scelto l'escalation di violenza quando durante un'incursione a Gaza all'inizio di questo mese le forze Israeliane hanno colpito a morte un ragazzo di 13 anni. Mentre il mondo crolla, questo diventa il nuovo paradigma – i signori della guerra moderna pieni di armi e tecnologie terrificanti assassinano interi popoli. Facciamo la stessa cosa in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen e Somalia.
Le forze del mercato e i meccanismi militari che tutelano queste forze sono l'unica ideologia che governa gli stati industriali e il rapporto dell'umanità con il mondo naturale. Si tratta di una ideologia che si traduce in milioni di morti e altri milioni di persone scomparse dalle loro case nei paesi in via di sviluppo. E l'algebra terribile di questa ideologia significa che alla fine queste forze saranno scatenate anche su di noi. Coloro che non possono essere utili alle forze del mercato, sono considerati sacrificabili. Non hanno alcuna legittimità e diritti. La loro esistenza, che sia a Gaza o in altre degradate città postindustriali, come Camden, New Jersey, è considerata una perdita di efficienza e di progresso. Sono considerati come dei rifiuti. E come rifiuti non solo non hanno voce né libertà; possono essere, e sono, imprigionati o estinti a piacimento. Questo è un mondo dove solo il potere e il profitto sono sacri. E' un mondo di barbarie.
[...]
Ci sono 47,1 milioni di americani che dipendono dai buoni pasto per mangiare. Le élites stanno complottando per eliminare questi buoni, insieme ad altri programmi di assistenza per i poveri. Il taglio di migliaia di miliardi di dollari per Medicare, Medicaid e altri programmi sociali, causa la situazione di stallo politico a Washington e l'incombente "fiscal cliff", sembra ormai certo. Ci sono 50 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, ma la soglia di povertà è così bassa – 22.350 dollari all'anno per una famiglia di quattro persone – che questa cifra non significa nulla. Se aggiungiamo le decine di milioni di americani che vivono nella categoria "vicino alla povertà", in cui rientrano tutte quelle famiglie che vivono con meno di 45 mila dollari l'anno, c'è almeno il 30 per cento del paese che vive in condizioni di povertà. Una volta che queste persone arriveranno a capire che non c'è ripresa economica, che il loro tenore di vita è destinato a continuare a cadere, che sono intrappolati, che la speranza nel futuro è un'illusione, diventeranno pieni di rabbia, come i manifestanti in Grecia e in Spagna, o i militanti di Gaza o in Afghanistan. Le banche e le altre società finanziarie hanno ricevuto miliardi di dollari senza interessi dalla Federal Reserve, e nel frattempo hanno accumulato 5.000 miliardi dollari, in gran parte saccheggiati dal Tesoro degli Stati Uniti. Quanto più a lungo si perpetuerà in tutto il mondo questa disparità e disuguaglianza, tanto più le masse si rivolteranno e più si ripeterà nei nostri paesi il modello Israeliano di controllo interno - droni sulla testa, ogni dissenso criminalizzato, squadre d'assalto speciali che irrompono nelle case, l'uso della forza letale come forma accettabile di sottomissione, il cibo utilizzato come arma, e una sorveglianza costante.
A Gaza e in altre parti degradate del mondo vediamo questa nuova configurazione del potere. Quello che sta accadendo a Gaza, come quello che sta accadendo alla gente di colore in comunità marginali negli Stati Uniti, è il modello. Le tecnologie del controllo, messe in atto dagli israeliani, o da unità di polizia militarizzate nella guerra alla droga dei nostri centri urbani, o dalle forze speciali militari o mercenarie in Pakistan, in Afghanistan o in Iraq, vengono prima testate e perfezionate sui deboli e gli indifesi. La nostra insensibile indifferenza alla situazione dei Palestinesi, e alle centinaia di milioni di poveri nelle baraccopoli urbane in Asia o in Africa, così come ai nostri sottoproletari, fa sì che le ingiustizie che capitano a loro capiteranno anche a noi. Abbandonando loro abbandoniamo noi stessi.
Mano a mano che implode l'impero degli Stati Uniti, le forme più dure di violenza impiegate sulle zone più lontane dell'impero stanno regolarmente ritornando in patria. Nello stesso tempo, i sistemi interni di governance democratica si sono sclerotizzati. L'autorità dello stato è devoluta nelle mani di un gruppo esecutivo che serve pedissequamente gli interessi delle imprese globali. La stampa e il potere giudiziario e legislativo sono diventati inefficaci e ornamentali. Lo spettro del terrorismo, come in Israele, è utilizzato dallo Stato per deviare spese gigantesche sulla sicurezza del territorio, sul controllo militare e interno. La privacy è abolita. Il dissenso è tradimento. L'esercito, con il suo mantra di forza e obbedienza cieca, caratterizza l'oscuramento etico della cultura nel suo complesso. Bellezza e verità sono abolite. La cultura è degradata nel kitsch. La vita emotiva e intellettuale dei cittadini è devastata dallo spettacolo, volgare e osceno, oltre che dagli antidolorifici e dai narcotici. L'ambizione cieca, la sete di potere e una vanità personale grottesca - esemplificate da David Petraeus e dalla sua ultima amante - sono i motori del progresso. Il concetto del bene comune non fa più parte del lessico del potere. Questo, come scrive il romanziere JM Coetzee, è "il fiore nero della civiltà". È Roma sotto Diocleziano. E siamo noi. Gli imperi, alla fine, decadono in regimi dispotici, corrotti e assassini che finalmente consumano se stessi. E noi, come Israele, ora stiamo sputando sangue.
Il crollo imminente dell'economia internazionale, gli assalti del clima, la siccità, le inondazioni, il rapido declino della resa agricola e dei prezzi dei prodotti alimentari sta creando un universo in cui il potere sarà conteso tra una ristretta élite, che ha in mano sofisticati strumenti di morte, e le masse inferocite. Le crisi stanno provocando una guerra di classe che farà impallidire qualsiasi scenario immaginato da Karl Marx. Stanno creando un mondo in cui la maggior parte della gente avrà fame e vivrà nella paura, mentre pochi si godranno prelibatezze in zone protette. E sempre più persone saranno sacrificate per mantenere questo squilibrio.
Poiché ha il potere di farlo, Israele - così come gli Stati Uniti - si fa beffe del diritto internazionale, mantenendo una popolazione assoggettata nella miseria. La continuata presenza delle forze di occupazione israeliane sfida quasi un centinaio di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che intimano loro di ritirarsi. Il blocco israeliano di Gaza, stabilito nel giugno 2007, è una forma brutale di punizione collettiva che viola l'articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che stabilisce le regole per la "protezione dei civili in tempo di guerra." Il blocco ha trasformato Gaza in un angolo di inferno, un ghetto ammministrato dagli israeliani - dove sono morti migliaia di civili, compresi i 1.400 uccisi nell'incursione israeliana del 2008. Con il 95 per cento delle fabbriche chiuse, l'industria palestinese ha praticamente cessato di funzionare.
Il rimanente 5 per cento opera al 25-50 per cento della capacità. Anche l'industria della pesca è moribonda. Israele si rifiuta di lasciare che i pescatori si allontanino oltre tre miglia dalla costa, e all'interno della zona di pesca spesso le imbarcazioni si trovano sotto il fuoco israeliano. Le pattuglie di frontiera israeliane hanno sequestrato il 35 per cento dei terreni agricoli a Gaza per costituire una zona cuscinetto. Le infrastrutture al collasso e il sequestro israeliano delle falde acquifere significano che in molti campi profughi, come Khan Yunis, non c'è acqua corrente. UNRWA (l'agenzia delle Nazioni Unite di soccorso per i profughi palestinesi nel Vicino Oriente) stima che l'80 per cento di tutti gli abitanti di Gaza dipendono dagli aiuti alimentari. E la pretesa di Israele all'autodifesa smentisce il fatto che è Israele stessa che mantiene da anni un'occupazione illegale e viola il diritto internazionale con la realizzazione di punizioni collettive dei Palestinesi. E' stata Israele che ha scelto l'escalation di violenza quando durante un'incursione a Gaza all'inizio di questo mese le forze Israeliane hanno colpito a morte un ragazzo di 13 anni. Mentre il mondo crolla, questo diventa il nuovo paradigma – i signori della guerra moderna pieni di armi e tecnologie terrificanti assassinano interi popoli. Facciamo la stessa cosa in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen e Somalia.
Le forze del mercato e i meccanismi militari che tutelano queste forze sono l'unica ideologia che governa gli stati industriali e il rapporto dell'umanità con il mondo naturale. Si tratta di una ideologia che si traduce in milioni di morti e altri milioni di persone scomparse dalle loro case nei paesi in via di sviluppo. E l'algebra terribile di questa ideologia significa che alla fine queste forze saranno scatenate anche su di noi. Coloro che non possono essere utili alle forze del mercato, sono considerati sacrificabili. Non hanno alcuna legittimità e diritti. La loro esistenza, che sia a Gaza o in altre degradate città postindustriali, come Camden, New Jersey, è considerata una perdita di efficienza e di progresso. Sono considerati come dei rifiuti. E come rifiuti non solo non hanno voce né libertà; possono essere, e sono, imprigionati o estinti a piacimento. Questo è un mondo dove solo il potere e il profitto sono sacri. E' un mondo di barbarie.
[...]
Ci sono 47,1 milioni di americani che dipendono dai buoni pasto per mangiare. Le élites stanno complottando per eliminare questi buoni, insieme ad altri programmi di assistenza per i poveri. Il taglio di migliaia di miliardi di dollari per Medicare, Medicaid e altri programmi sociali, causa la situazione di stallo politico a Washington e l'incombente "fiscal cliff", sembra ormai certo. Ci sono 50 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, ma la soglia di povertà è così bassa – 22.350 dollari all'anno per una famiglia di quattro persone – che questa cifra non significa nulla. Se aggiungiamo le decine di milioni di americani che vivono nella categoria "vicino alla povertà", in cui rientrano tutte quelle famiglie che vivono con meno di 45 mila dollari l'anno, c'è almeno il 30 per cento del paese che vive in condizioni di povertà. Una volta che queste persone arriveranno a capire che non c'è ripresa economica, che il loro tenore di vita è destinato a continuare a cadere, che sono intrappolati, che la speranza nel futuro è un'illusione, diventeranno pieni di rabbia, come i manifestanti in Grecia e in Spagna, o i militanti di Gaza o in Afghanistan. Le banche e le altre società finanziarie hanno ricevuto miliardi di dollari senza interessi dalla Federal Reserve, e nel frattempo hanno accumulato 5.000 miliardi dollari, in gran parte saccheggiati dal Tesoro degli Stati Uniti. Quanto più a lungo si perpetuerà in tutto il mondo questa disparità e disuguaglianza, tanto più le masse si rivolteranno e più si ripeterà nei nostri paesi il modello Israeliano di controllo interno - droni sulla testa, ogni dissenso criminalizzato, squadre d'assalto speciali che irrompono nelle case, l'uso della forza letale come forma accettabile di sottomissione, il cibo utilizzato come arma, e una sorveglianza costante.
A Gaza e in altre parti degradate del mondo vediamo questa nuova configurazione del potere. Quello che sta accadendo a Gaza, come quello che sta accadendo alla gente di colore in comunità marginali negli Stati Uniti, è il modello. Le tecnologie del controllo, messe in atto dagli israeliani, o da unità di polizia militarizzate nella guerra alla droga dei nostri centri urbani, o dalle forze speciali militari o mercenarie in Pakistan, in Afghanistan o in Iraq, vengono prima testate e perfezionate sui deboli e gli indifesi. La nostra insensibile indifferenza alla situazione dei Palestinesi, e alle centinaia di milioni di poveri nelle baraccopoli urbane in Asia o in Africa, così come ai nostri sottoproletari, fa sì che le ingiustizie che capitano a loro capiteranno anche a noi. Abbandonando loro abbandoniamo noi stessi.
Mano a mano che implode l'impero degli Stati Uniti, le forme più dure di violenza impiegate sulle zone più lontane dell'impero stanno regolarmente ritornando in patria. Nello stesso tempo, i sistemi interni di governance democratica si sono sclerotizzati. L'autorità dello stato è devoluta nelle mani di un gruppo esecutivo che serve pedissequamente gli interessi delle imprese globali. La stampa e il potere giudiziario e legislativo sono diventati inefficaci e ornamentali. Lo spettro del terrorismo, come in Israele, è utilizzato dallo Stato per deviare spese gigantesche sulla sicurezza del territorio, sul controllo militare e interno. La privacy è abolita. Il dissenso è tradimento. L'esercito, con il suo mantra di forza e obbedienza cieca, caratterizza l'oscuramento etico della cultura nel suo complesso. Bellezza e verità sono abolite. La cultura è degradata nel kitsch. La vita emotiva e intellettuale dei cittadini è devastata dallo spettacolo, volgare e osceno, oltre che dagli antidolorifici e dai narcotici. L'ambizione cieca, la sete di potere e una vanità personale grottesca - esemplificate da David Petraeus e dalla sua ultima amante - sono i motori del progresso. Il concetto del bene comune non fa più parte del lessico del potere. Questo, come scrive il romanziere JM Coetzee, è "il fiore nero della civiltà". È Roma sotto Diocleziano. E siamo noi. Gli imperi, alla fine, decadono in regimi dispotici, corrotti e assassini che finalmente consumano se stessi. E noi, come Israele, ora stiamo sputando sangue.
*Da TruthDig un gran bell'articolo di Chris Hedges sulla terrificante moderna guerra postindustriale.
Christopher Hedges è un giornalista, scrittore ed ex corrispondente di guerra specializzato in Medio Oriente. Ha insegnato giornalismo alla Columbia University, a Princeton, all'Università di New York e di Toronto e ha ricevuto il Premio Pulitzer di giornalismo e l'Amnesty International Global Award for Human Rights.
Ha scritto 12 libri, di cui l'ultimo nel 2011, “The World As It Is: Dispatches on the Myth of Human Progress.”
https://www.sinistrainrete.info/globalizzazione/2418-chris-hedges-per-le-elites-saremo-tutti-abitanti-di-gaza.html
martedì 25 dicembre 2018
Chris Hedges: Israel is ‘frightened’ & ‘desperate’
mercoledì 19 dicembre 2018
Trump, l'Americano per eccellenza, di Chris Hedges

Donald Trump fa parte di quella particolare razza che Herman Melville aveva descritto nel suo romanzo ‘The Confidence-Man’, in cui il personaggio principale usava aspetti proteiformi, lusinghe e bugie per ottenere la fiducia dei suoi compagni di viaggio, per poi derubarli [mentre viaggiavano] su un battello a vapore lungo il Mississippi. Gli “uomini che ispirano fiducia“, come aveva capito Melville, sono un prodotto inevitabile dell’amoralità, del capitalismo e dell’insaziabile brama di ricchezza, potere e impero che infetta la società americana. Il narcisismo di Trump, la sua celebrazione dell’ignoranza (che, come tutti gli uomini che ispirano fiducia, confonde con l’innocenza), la sua megalomania e la sua mancanza di empatia sono patologie che nascono dal cuore dell’America stessa. Rappresentano il credo americano, di cui Mark Twain aveva fatto la parodia in ‘Pudd’nhead Wilson’, che F. Scott Fitzgerald aveva stroncato in ‘The Great Gatsby’ e che William Faulkner aveva rappresentato nella depravata famiglia Snopes; [quel credo ] a cui non importa, nell’ambito del gretto commercialismo della società americana, in che modo avete ottenuto ricchezza e potere. Entrambe si autogiustificano.
La cultura americana si basa su una doppiezza volontaria, su una visione che abbiamo di noi stessi che assomiglia assai poco alla realtà. Malcolm Bradbury aveva scritto che “in America l’impostura è identità, i valori non sono credenze ma il prodotto di occasioni e l’identità sociale è in pratica una questione arbitraria, che non dipende dal carattere e neanche dall’apparenza, ma dalla definizione casuale della propria natura o [del proprio] colore.” Abbiamo fondato la nazione sul genocidio e sulla schiavitù, devastando il mondo con guerre interminabili e derubandolo delle sue risorse, arricchito un’élite oligarchica a spese dei cittadini, dato alla polizia il potere di sparare per la strada ai cittadini disarmati e segregato [nei nostri penitenziari] l’equivalente di un quarto della la popolazione carceraria mondiale, mentre ci pasciamo con la presunta superiorità morale della supremazia bianca americana. Più la nazione diventa degradata, più cerca la rassicurazione di untuosi truffatori, per mascherare la verità con le bugie.
Trump, come la maggior parte dei truffatori, è abile a fabbricare notizie autocompiacenti e [ad inventarsi] un personaggio immaginario che alimenti la magica aura della sua celebrità. Lo showman P.T. Barnum era stato il prototipo di questo particolare filone di americanismo. Nel 1830 aveva mostrato a tutti Joice Heth, un’anziana schiava afroamericana che sarebbe stata, all’epoca, l’infermiera di George Washington, una vecchia di [secondo Barnum] 161 anni. Quando la Heth aveva smesso di fare notizia, Barnum aveva annunciato che quello che stava mostrando era un robot. “Il fatto è che Joice Heth non è un essere umano”, aveva scritto su un giornale di Boston, “… [ma è] semplicemente un automa costruito in modo strano, fatto di ossa di balena, caucciù e di numerose molle, assemblate in modo ingegnoso e che si muovono al minimo tocco, secondo la volontà dell’operatore. L’operatore è un ventriloquo.” Le folle, che all’apice del successo, avevano pagato collettivamente 1.500 dollari alla settimana (una somma enorme all’epoca) per vedere la Heth, erano ritornate a frotte per vedere la presunta macchina. Dopo la morte della Heth, nel 1836, all’età di 79 o 80 anni, Barnum aveva venduto i biglietti per la sua autopsia, a cui avevano assistito 1.500 spettatori paganti.
“[Barnum] aveva iniziato a mostrare le numerose varianti che avrebbe [in seguito] padroneggiato nelle sue numerose campagne pubblicitarie: la scoperta improvvisa, la raffica di informazioni rapide ed inusuali, il massimo sfruttamento (tutte queste le aveva utilizzate fin quasi da subito)”, aveva scritto Neil Harris in ‘Humbug: L’arte di PT Barnum.’ “Era stato durante il tour di Joice Heth che Barnum aveva intuito, per la prima volta, che un imbonitore non doveva garantire la veridicità; tutto quello che doveva fare era far credere nella possibilità e invitare al dubbio. Il pubblico sarebbe stato più eccitato dalle controversie che da una certezza. L’unico requisito era mantenere l’argomento vivo e sulle pagine dei giornali. Qualsiasi affermazione era meglio del silenzio.”
Barnum, che aveva imparato da bambino nel Connecticut i subdoli inganni dei venditori ambulanti e dei commessi viaggiatori yankee, aveva anche costruito i primi templi per celebrità, tra cui, nel 1841, l’American Museum di New York, che Twain aveva definito “una enorme rivendita di noccioline“, dicendo di sperare che “qualche filantropo” l’avrebbe dato alle fiamme. Barnum è stato il sommo sacerdote della religione politeistica e laica degli Americani e il creatore del kitsch come estetica, le caratteristiche che definiscono Trump. Trump ha costruito templi per le celebrità e per sé stesso, tra cui il casinò Trump Taj Mahal ad Atlantic City e Trump Towers in diverse città. Trump, come Barnum, ha capito che le celebrità e le loro reliquie funzionano nella cultura americana come totem e talismani magici. Come già aveva fatto Barnum, si rivolge alla volgarità della folla, nobilitando ciò che è volgare e lussurioso, con la pretesa che si tratti di cultura e di arte.
Gli uomini che ispirano fiducia sono abili nel vendere le finzioni progettate unicamente per attirare pubblicità e sminuire i propri avversari. La richiesta di Trump per il certificato di nascita di Barack Obama o per il test sul DNA della senatrice Elizabeth Warren non erano state studiate per scoprire dei fatti, ma per ridicolizzare e divertire. Il rilascio del certificato di nascita di Obama e i risultati dell’esame del DNA della Warren non hanno sgonfiato le bugie. Le menzogne vecchie sono state sostituite da quelle nuove, che rispondevano, ancora una volta, ai desideri emotivi della folla. L’ignobile pettegolezzo, secondo cui Eliot Spitzer, l’ex governatore di New York caduto in disgrazia, avrebbe indossato i calzini neri durante i suoi rapporti sessuali con delle prostitute, era stato messo in giro dallo stratega politico, nonchè confidente di Trump, Roger Stone, fatto della stessa pasta di Barnum e Trump. “Chi è il tizio che lo fa portando i calzini?” Si era chiesto Stone sul New York Post.
In un documentario di Alex Gibney su Spitzer intitolato ‘Client 9′, Gibney intervista una prostituta, di cui viene mantenuta segreta l’identità e con la voce doppiata da quella di un’attrice, che afferma di aver avuto numerosi rapporti con Spitzer e che nega che [Spitzer] indossasse i calzini mentre faceva sesso. Tuttavia, a causa dei commenti di Stone, Spitzer si era sentito in dovere di negare, nel film di Gibney e in pubblico, di indossare i calzini mentre faceva sesso con le prostitute. La stampa era andata in delirio. A forza di essere stata ripetuta, la bugia di Stone aveva vinto.
Stone, nel bel mezzo di questo furore auto-generato, aveva scritto un articolo sul sito web di Tucker Carlson ‘The Daily Caller’, in cui attaccava tutti quelli che avevano messo in dubbio la sua affermazione:
“Nel suo film, in gran parte romanzato, Gibney utilizza un’attrice per affermare che Spitzer non aveva mai indossato calzini neri aderenti nelle sue avventure con le prostitute. A quanto pare, l’attrice presta la propria voce al diniego di una ragazza squillo che Gibney rifiuta di identificare con il suo vero nome. Questo perché Gibney non ha nessun testimone desideroso di veder collegato il proprio nome a questa bugia. Gibney non è un giornalista o un regista, è un propagandista di sinistra con lo stesso disprezzo per fatti di Oliver Stone. La fissazione di Spitzer per i calzini neri era stata confermata in precedenza dal New York Post il 24 aprile 2008, quando una fonte dell’FBI aveva confermato la passione del Democratico di New York per i calzini al ginocchio, che si era rifiutato di togliere mentre faceva sesso a pagamento. Gibney ha ignorato questo fatto nel suo ben costruito, ma falso, film.”
Stone, come Trump, sa come evocare immagini e risposte emotive per sopraffare la realtà e rimpiazzare la verità. Tali bugie e pseudo-eventi, proprio perché sono così divertenti, sono in gran parte immuni alla deflazione. Gli inserzionisti e i pubblicitari di Madison Avenue usano le stesse tattiche per riempire il paesaggio di illusioni abilmente costruite e di false promesse. La denuncia degli inganni non fa che aumentare il loro fascino e il loro potere.
Un’autobiografia di Barnum, ‘Struggles and Triumphs’ [Lotte e Trionfi], pubblicata nel 1869, riporta in modo dettagliato e senza vergogna i giochi di prestigio e gli inganni che lo avevano reso molto, molto ricco. [Barnum] aveva capito, come aveva scritto nell’autobiografia, che “il pubblico sembra disposto ad essere intrattenuto anche quando è consapevole di essere turlupinato”. Questa comprensione è alla base della popolarità di spettacoli come il wrestling professionale e i reality shows televisivi, insieme a Fox News, tutti basati sull’inganno.
Artisti della truffa come Barnum, Trump e Stone sfruttano tutti e tutto intorno a loro. Quando l’elefante da esposizione di Barnum, Jumbo, era stato ucciso da un treno, [Barnum] aveva inventato la storia di Jumbo che si era sacrificato per salvare un elefantino. Aveva comprato un altro elefante, che aveva chiamato Alice, e l’aveva fatta ritrarre in fotografia accanto al corpo imbalsamato del suo martirizzato “consorte”. L’inganno era stato talmente oltraggioso e spudorato che il pubblico di allora, esattamente come il pubblico che adesso si ingozza con gli articoli su Spitzer che indossava calzini neri mentre faceva sesso con le prostitute, non desiderava altro che crederci.
Nella nostra ‘barnumesca’ cultura, coloro che creano le fantasie più convincenti nei cicli di intrattenimento non-stop, sono poi quelli che fanno la parte del leone. Chi sgonfia la fantasia con una prosaica verità viene condannato per aver rovinato il divertimento. Questi pseudo-eventi e queste invenzioni fanno uscire le persone dalla loro routine quotidiana e le portano in un mondo di fantasia simile ad Oz. Distruggono il dibattito civile basato sui fatti verificabili e cancellano ogni speranza di respingere il pensiero magico che sta al centro di tutte le società totalitarie.
Barnum, una volta, aveva chiesto a E.D. Gilman, che era tornato da poco dai terreni auriferi della California, di tenere una conferenza sulle prospezioni, su quanto guadagnassero i cercatori d’oro, sull’equipaggiamento richiesto e sulle loro condizioni di vita. “Mentre lo faceva“, aveva scritto Harris, “avrebbe dovuto accarezzare con la mano una pepita d’oro da 25 libbre, sottintendendo che provenisse dalla California”. Gilman aveva replicato che questo sarebbe stato un inganno perchè la più grande pepita d’oro di cui avesse mai sentito parlare era di 7 once. “Mio caro signore“, aveva risposto l’impresario, “più grande è l’imbroglio, più piacerà alla gente“.
Thomas Low Nichols aveva descritto in un libro di memorie l’episodio in cui Barnum si era trovato nella disperata necessità di avere di un artista truccato da negro, dopo che il suo cantante bianco si era licenziato. Tutto quello che era riuscito a trovare in sostituzione del suo cantante bianco era stato un ragazzo negro di talento, che ballava e cantava. Per Barnum era impossibile presentare l’articolo genuino, data la sua brama di illusione e la sua spudorata predisposizione al pregiudizio razziale. Barnum “aveva scurito e imparruccato” il ragazzo, aveva scritto Harris, in modo che sembrasse un afroamericano immaginario, “perché i Newyorkesi, che applaudivano quello che supponevano fosse un ragazzo bianco con la faccia annerita e la parrucca di lana, avrebbero buttato giù dal palco un vero negro e linciato il suo impresario“.
Trump, in un video promozionale del 2005 su una truffa che gli aveva fatto guadagnare circa 40 milioni di dollari, usa la familiare iperbole dell’imbroglione quando dice: “Alla Trump University, insegniamo il successo. Ecco di cosa si tratta: il successo. Capiterà a te. Abbiamo professori e professori aggregati che sono persone assolutamente fantastiche, menti formidabili, di successo. Abbiamo il meglio del meglio. Queste persone le ho scelte io, personalmente.”
Solo che non c’era nessuna università.
“La finta università non aveva neanche professori, nemmeno i professori aggregati a tempo parziale, e la ‘facoltà’ (com’era chiamata) non era certamente ‘il meglio del meglio’”, scrive David Cay Johnston in ‘The Making of Donald Trump’. “Erano agenti di vendita commissionati, molti senza esperienza nel settore immobiliare. Uno gestiva una catena di fast food … altri due docenti erano in bancarotta personale, mentre riscuotevano le tasse dei futuri laureati dell’università di Trump, desiderosi di imparare come si fa a diventare ricchi.”
“Fra le scoperte di un investigatore vi era il fatto che agli studenti che frequentavano un ‘seminario di livello superiore’ veniva insegnato a prendere di mira i proprietari di case in ristrettezze economiche e ad individuare gli immobili in pignoramento”, scrive Johnston. “Venivano anche sollecitati, durante la prima mattina del corso di tre giorni, a chiamare i gestori delle loro carte di credito, le banche e le finanziarie che erogavano mutui per chiedere un aumento o un’estensione del credito, in modo che potessero finanziare il pacchetto-acquisti ‘Gold Elite’. La convenuta, Trump University, era arrivata persino a chiedere ai partecipanti, durante queste sessioni individuali, di chiamare la propria banca mentre l’incaricato [della Trump U] rimaneva in attesa. L’obiettivo principale del seminario di 3 giorni sembrava essere, più che altro, una tattica di vendita intensiva, nel tentativo di indurli ad acquistare il pacchetto ‘Gold Elite,’ della convenuta Trump University, per la somma di 35.000 dollari.”
Gli schemi e i seminari di Trump per arricchirsi velocemente, compresi i suoi libri, erano una truffa. I suoi casinò erano una truffa. I suoi discorsi a pagamento per i guru dell’auto-sostegno, come Tony Robbins, erano una truffa. I racconti delle sue prodezze sessuali, diffusi da lui stesso, fingendo al telefono di essere un portavoce di Trump, erano una truffa. I suoi progetti di costruzione erano una truffa. Trump aveva anche, scrive Johnston, “impiegati immaginari.” Trump, i suoi cleptocrati e i suoi truffatori oggi sono trionfanti, e né le norme democratiche, né la semplice decenza umana metteranno un freno alla loro patologica brama di avere sempre di più.
Forse era inevitabile che questo veleno arrivasse a dominare la nostra cultura e la nostra politica. È il trionfo dell’artificio. Viviamo in un’epoca in cui il falso, il fraudolento, il costruito e il teatrale hanno soppiantato la realtà. Questo finto Trump è stato pubblicizzato come in un reality show televisivo. [Trump] ha venduto questo personaggio inventato per diventare presidente, perchè il suo rating stava diminuendo e rischiava di essere messo in disparte. Ci sono legioni di agenti, pubblicitari, consulenti, sceneggiatori, celebrità, produttori televisivi e cinematografici, consulenti di guardaroba, sondaggisti e personaggi televisivi che si dedicano a creare la miriade di illusioni che saturano le onde radio di bugie in stile Barnum. Non siamo più in grado di vedere la differenza fra l’illusione e la realtà; infatti, se una versione della realtà non viene validata dai nostri schermi elettronici e dai nostri manipolatori della realtà, essa non esiste. L’abile creazione dell’illusione e la manipolazione della nostra risposta emotiva, tutte azioni che favoriscono le élites, a nostro danno, finanziario e politico, sono penetrate nella religione, nell’educazione, nel giornalismo, nella politica e nella cultura. Consolidano il potere del più forte e il pensiero magico. La grossolana volgarità, l’avidità, l’edonismo e l’amoralità incontrollabili di Trump, insieme alla sua auto-adorazione, sono intrinseche all’America, ma la sua ascesa, e quella dei tratti caratteriali che personifica, rappresentano la morte della cultura.
Chris Hedges
Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/trump-the-quintessential-american/
17.12.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Link: https://www.truthdig.com/articles/trump-the-quintessential-american/
17.12.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
https://comedonchisciotte.org/trump-lamericano-per-eccellenza/
lunedì 17 dicembre 2018
Chris Hedges: AMERICAN FASCISTS The Christian Right vs USA
lunedì 19 novembre 2018
giovedì 15 novembre 2018
La crocifissione di Julian Assange, di Chris Hedges

Il rifugio di Julian Assange nell’ambasciata ecuadoriana di Londra si è trasformato in una piccola bottega degli orrori. Negli ultimi sette mesi [il giornalista] è stato praticamente escluso da ogni forma di comunicazione con il mondo esterno. La cittadinanza ecuadoriana, che gli era stata concessa in virtù del suo status di richiedente asilo, sta per essergli revocata. Le sue condizioni di salute si vanno deteriorando. Gli vengono negate le cure mediche. I suoi tentativi di ottenere un ricorso sono stati vanificati da tutta una serie di restrizioni, compreso il divieto da parte del governo ecuadoriano di rendere pubbliche le sue condizioni di vita all’interno dell’ambasciata per tutto il periodo del ricorso contro la revoca della cittadinanza ecuadoriana.
Il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, si è rifiutato di intercedere a favore di Assange, cittadino australiano, anche se il nuovo governo dell’Ecuador, guidato da Lenín Moreno (che definisce Assange un “problema ereditato” ed un ostacolo al miglioramento delle relazioni con Washington) sta rendendo intollerabile, nell’ambasciata, la vita del fondatore di WikiLeaks. Non passa giorno che l’ambasciata non imponga regole sempre più dure per Assange, compreso il pagamento delle cure mediche, norme astruse per poter tenere un gatto e tutta una serie di umilianti lavori domestici.
Gli Ecuadoriani, riluttanti ad espellere Assange dopo che gli avevano garantito cittadinanza ed asilo politico, vogliono rendergli la vita talmente sgradevole da indurlo a lasciare l’ambasciata per essere arrestato dagli Inglesi ed estradato negli Stati Uniti. L’ex-Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, il cui governo aveva concesso l’asilo politico al giornalista, definisce le attuali condizioni di vita di Assange una forma di “tortura.”
Sua madre, Christine Assange, ha detto in recente appello diffuso in video: “Nonostante Julian sia un giornalista più volte premiato, amato e rispettato per aver coraggiosamente divulgato, nell’interesse di tutti, crimini e corruzione ai più alti livelli, ora è solo, malato e sofferente, in isolamento e impossibilitato a parlare, separato da tutti i contatti e torturato nel cuore di Londra. Al giorno d’oggi il carcere per i prigionieri politici non è più nella Torre di Londra. E’ nell’ambasciata ecuadoriana.”
“Questi sono i fatti,” aveva continuato. “Julian è in stato di detenzione da quasi otto anni, senza capi d’imputazione. Proprio così. Senza capi d’imputazione. Per tutti gli ultimi sei anni, il governo inglese ha rifiutato le sue richieste per le esigenze sanitarie di base, l’aria, l’attività fisica, la luce del sole per la vitamina D e la possibilità di poter accedere a cure dentistiche e mediche appropriate. Come risultato, la sua salute è andata seriamente deteriorandosi. I medici che lo hanno visitato hanno avvertito che le sue condizioni di detenzione sono pericolose per la vita. Un lento e crudele assassinio sta avvenendo proprio davanti ai vostri occhi, nell’ambasciata di Londra.”
“Nel 2016, dopo un’indagine approfondita, le Nazioni Unite avevano stabilito che i diritti umani e legali di Julian erano stati violati in molteplici occasioni,” aveva continuato. “E’ detenuto illegalmente fin dal 2010. E [le Nazioni Unite] avevano ordinato il suo immediato rilascio, un salvacondotto e un indennizzo. Il governo inglese si è rifiutato di rispettare la decisione delle Nazioni Unite. Il governo degli Stati Uniti considera l’arresto di Julian una priorità. Vogliono aggirare la protezione che il Primo Emendamento concede ai giornalisti americani accusandolo di spionaggio. Pur di farlo non si fermeranno davanti a nulla.”
“Le pressioni statunitensi sul nuovo presidente dell’Ecuador hanno messo in serio pericolo l’asilo finora garantitogli,” aveva continuato. “ Le pressioni americane sul nuovo presidente dell’Ecuador hanno avuto come risultato che Julian, negli ultimi sette mesi, è stato tenuto in completo isolamento, privato di ogni contatto con la famiglia e gli amici. Potevano vederlo solo i suoi avvocati. Due settimane fa, le cose sono sensibilmente peggiorate. L’ex-Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, che aveva giustamente concesso l’asilo politico a Julian per metterlo al riparo dalle minacce statunitensi alla sua libertà e alla sua vita, aveva dichiarato pubblicamente, durante la recente visita del Vicepresidente americano Mike Pence in Ecuador, che era stato raggiunto un accordo per consegnare Julian agli Stati Uniti.[Correa] aveva aggiunto che, dal momento che il costo politico dell’espulsione di Julian dalla loro ambasciata era troppo alto, il piano [degli Ecuadoriani] era di distruggerlo psicologicamente. All’ambasciata si era allora deciso di implementare un nuovo, insopportabile ed inumano protocollo, per torturarlo fino al punto di rottura e costringerlo ad uscire.”
Assange, tempo fa, veniva riverito e corteggiato dai maggiori organi di informazione mondiali, New York Times e Guardian compresi, per le informazioni di cui disponeva. Ma, dopo la pubblicazione da parte di questi media del suo tesoro, il materiale che documentava i crimini di guerra degli Stati Uniti e che, per la maggior parte gli era stato fornito da Chelsea Manning, [Assange] era stato messo in disparte e demonizzato. Com’era trapelato da un documento del Pentagono, preparato dalla Cyber Counterintelligence Assessment Branch [Divisione Valutazione Controspionaggio Informatico] e datato 8 marzo 2008, era stato dato il via ad una campagna di propaganda sporca per denigrare WikiLeaks ed Assange. Il documento asseriva che la campagna diffamatoria avrebbe dovuto cercare di distruggere quel “senso di fiducia” che è il “centro di gravità” di WikiLeaks e infangare la reputazione di Assange. Ha funzionato alla grande.
Assange viene vilipeso sopratutto per la pubblicazione di 70.000 emails hackerate, provenienti dal Comitato Nazionale Democratico (DNC) e da alte personalità del Partito Democratico. I Democratici e l’ex-direttore dell’FBI, James Comey, hanno affermato che le emails erano state copiate dalle caselle di posta di John Podesta, il responsabile della campagna elettorale di Hillary Clinton, da hackers ingaggiati dal governo russo. Comey aveva anche detto che i messaggi erano stati fatti pervenire a WikiLeaks probabilmente da un intermediario. Assange aveva affermato che le emails non erano affatto arrivate da “rappresentanti dello stato.”
Il Partito Democratico (cercando di attribuire la colpa della propria sconfitta elettorale all’”interferenza” russa, piuttosto che alla grottesca disparità fra i redditi, al tradimento della classe lavoratrice, alla perdita delle libertà civili, alla deindustrializzazione e al colpo di stato corporativo che il partito aveva aiutato ad orchestrare) aveva attaccato Assange come fosse un traditore, anche se non è cittadino degli Stati Uniti. Non è neppure una spia. Che io sappia, non c’è nessuna legge che gli impedisca di rivelare i segreti del governo degli Stati Uniti. Non ha commesso nessun crimine. E adesso, gli articoli dei quotidiani che un tempo pubblicavano il materiale di WikiLeaks si concentrano sul suo aspetto trasandato (che non ho mai notato nel corso delle mie visite) e come egli sia diventato, secondo il Guardian, “un ospite indesiderato” nell’ambasciata. L’aspetto fondamentale dei diritti di un editore e della libertà di stampa viene ignorato, a favore di una sarcastica diffamazione.
Ad Assange era stato concesso asilo nell’ambasciata nel 2012, per evitargli l’estradizione in Svezia, dove avrebbe dovuto essere interrogato su presunti reati sessuali, accuse che, alla fine, erano cadute. Assange temeva che, da detenuto in Svezia, avrebbe potuto essere estradato negli Stati Uniti. Il governo inglese ha fatto sapere che, anche se non è più ricercato per essere interrogato in Svezia, Assange, se dovesse lasciare l’ambasciata, verrebbe arrestato per violazione alle norme sulla libertà vigilata.
WikiLeaks ed Assange hanno avuto più voce in capitolo di ogni altro organo di informazione nel rivelare le oscure macchinazioni e i crimini commessi dall’esercito degli Stati Uniti nelle sue guerre infinite, nel far luce sui meccanismi interni della campagna della Clinton, nel pubblicizzare i metodi di spionaggio informatico della CIA e della NSA, i loro programmi di sorveglianza e la loro interferenza nelle elezioni straniere, comprese quelle francesi. Hannoreso pubblica la cospirazione dei membri del parlamento [inglese] nei confronti del leader del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbin. E WikiLeaks aveva fatto un buon lavoro quando aveva salvato dall’estradizione negli Stati Uniti Edward Snowden, che aveva fatto conoscere la reale entità della sorveglianza che il governo americano esercita sui propri cittadini, aiutandolo a fuggire da Hong Kong a Mosca. Anche le rivelazioni di Snowden avevano purtroppo rivelato che Assange era sulla “lista dei ricercati” dagli Stati Uniti.
Quello che sta succedendo ad Assange dovrebbe terrorizzare la stampa. E, tuttavia, il suo dramma viene accolto con indifferenza e sprezzo beffardo. Una volta uscito dall’ambasciata, sarà messo sotto processo negli Stati Uniti per quello che ha pubblicato. Questo costituirà un nuovo e pericoloso precedente legale, che l’amministrazione Trump, e quelle che seguiranno, useranno contro altri giornalisti, compresi quelli che ora fanno parte della folla che sta cercando di linciare Assange. Il silenzio sul trattamento di Assange non è solo un tradimento nei suoi confronti, ma è anche un tradimento della stessa libertà di stampa. Pagheremo a caro prezzo questa complicità.
Anche se fossero stati i Russi a fornire ad Assange le emails di Podesta, avrebbe dovuto pubblicarle ugualmente. Io lo avrei fatto. Facevano luce su aspetti della macchina politica della Clinton, che lei e tutta la dirigenza democratica cercavano di nascondere. Nei vent’anni che ho lavorato all’estero come corrispondente straniero mi venivano costantemente offerti documenti trafugati, da organizzazioni e da fonti governative. La mia unica preoccupazione era se quei documenti fossero contraffatti o autentici. Se erano autentici li pubblicavo. Quelli che mi fornivano il materiale trafugato erano i ribelli del Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti (FMLN); l’esercito salvadoregno, che una volta mi aveva fatto avere documenti del FMLN trovati dopo un’imboscata, ancora sporchi di sangue; il governo sandinista del Nicaragua; il servizio di intelligence israeliano, il Mossad; l’FBI; la CIA; il gruppo ribelle del Partito dei Lavoratori Curdi (PKK); l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (PLO); i servizi di intelligence francesi, Direction Générale de la Sécurité Extérieure (DGSE); e il governo serbo di Slobodan Milošević, processato poi come criminale di guerra.
Abbiamo saputo dalle emais pubblicate da WikiLeaks che la Fondazione Clinton aveva ricevuto milioni di dollari dall’Arabia Saudita e dal Qatar, due dei maggiori finanziatori dello Stato Islamico. Come Segretario di Stato, Hillary Clinton aveva ripagato i suoi benefattori approvando una vendita di armi di 80 miliardi di dollari all’Arabia Saudita, consentendo al regno di scatenare nello Yemen una guerra devastante, che ha causato una crisi umanitaria, una carestia e un’epidemia di colera e che finora è costata la vita a quasi 60.000 persone. Abbiamo appreso che la Clinton era stata pagata 675.000 dollari per un discorso nella sede di Goldman Sachs, una somma così esorbitante che può essere definita solo come una tangente. Siamo venuti a conoscenza che la Clinton aveva detto alle elites finanziarie, nel corso dei suoi redditizi discorsi, di essere favorevole al “libero scambio e alle frontiere aperte” e di credere che i dirigenti di Wall Street avessero le migliori capacità per gestire un’economia del genere, una dichiarazione in netto contrasto con le sue promesse elettorali. Abbiamo saputo che la campagna della Clinton aveva fatto di tutto per influenzare le primarie del Partito Repubblicano, in modo che la nomina andasse a Donald Trump. Abbiamo saputo che la Clinton conosceva in anticipo le domande dei dibattiti pre-elettorali. Abbiamo appreso, visto che 1.700 delle 33.000 emails provenivano dal server della Clinton, che era stata lei il principale artefice della guerra in Libia. Abbiamo saputo come credesse che la caduta di Mu’ammar Gheddafi le avrebbe lustrato le credenziali di candidato alla presidenza. La guerra che aveva voluto ha lasciato la Libia nel caos, ha visto la salita al potere, in quello che ora è uno stato fallito, dei radicali jihadisti, ha scatenato un massiccio esodo di migranti in Europa, ha lasciato i depositi di armi libici in tutta la regione in mano alle milizie ribelli e agli estremisti islamici, ed ha causato la morte di 40.000 persone. Queste informazioni avrebbero dovuto rimanere nascoste al pubblico americano? Potete anche dire di si, ma allora non definitevi giornalisti.
“Stanno cercando di incastrare mio figlio, per avere il pretesto di estradarlo negli Stati Uniti, dove verrebbe processato,” aveva messo in guardia Christine Assange. “ Negli ultimi otto anni non ha mai avuto un vero processo. Con un simile travisamento della giustizia, ogni azione si è dimostrata scorretta. Non c’è ragione di credere che la situazione possa cambiare in futuro. Il gran giurì americano su WikiLeaks, quello che aveva rilasciato il mandato di estradizione, era stato tenuto in segreto, con la partecipazione di quattro pubblici ministeri, ma senza un avvocato difensore e senza un giudice. Gli accordi anglo-americani consentono alla Gran Bretagna di estradare Julian negli Stati Uniti anche senza un vero e proprio capo d’accusa. Una volta negli Stati Uniti, il National Defense Authorization Act consente una detenzione a tempo indefinito, anche senza processo. Julian potrebbe benissimo essere portato a Guantanamo e torturato, condannato a 45 anni di detenzione in un carcere di massima sicurezza o affrontare una condanna capitale. Mio figlio corre un grave pericolo, a causa di una brutale persecuzione politica voluta da quei prepotenti al potere, di cui aveva coraggiosamente denunciato i crimini e la corruzione quando era caporedattore di WikiLeaks.”
Assange è rimasto solo. Ogni giorno è per lui sempre più difficile. Tutto questo è voluto. Sta a noi protestare. Noi siamo la sua unica speranza, e l’ultima speranza, temo, per una stampa libera.
“Dobbiamo rendere fragorosa la protesta contro questo sopruso,” aveva detto la madre. “Mi appello a tutti voi giornalisti, affinchè resistiate, perché è un vostro collega e voi sarete i prossimi. Mi appello a tutti voi, uomini politici, che avete detto di essere entrati in politica per servire i cittadini, affinché resistiate. Mi rivolgo a tutti voi, attivisti che vi battete per i diritti umani, i rifugiati, l’ambiente e che siete contro la guerra, affinché resistiate, perché WikiLeaks è stata utile alle cause per cui lottate e Julian ne soffre, insieme a voi. Mi appello a tutti voi, cittadini che ancora credete nella libertà, nella democrazia e nel diritto ad un giusto processo, affinché mettiate da parte le vostre differenze politiche e resistiate, uniti. La maggior parte di noi non ha il coraggio dei nostri informatori o dei giornalisti come Julian Assange che li hanno resi di pubblico dominio, perchè noi potessimo essere informati e messi in guardia sugli abusi del potere.”
Chris Hedges
Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/crucifying-julian-assange/
12.11.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Link: https://www.truthdig.com/articles/crucifying-julian-assange/
12.11.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
https://comedonchisciotte.org/la-crocifissione-di-julian-assange/
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