Centro di documentazione, d'archivio e di analisi giornalistica, a cura di Stefano Zecchinelli
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domenica 26 maggio 2019
L'Union Européenne et les élections européennes
martedì 15 gennaio 2019
Ri-colonizzazione, di Thierry Meyssan

- L’impero britannico su cui il sole non tramonta mai.
L’impero francese
Da un decennio Rete Voltaire rileva l’incongruità dell’ambizione francese di ripristinare la propria autorità sulle ex colonie. Questa la logica sottesa alla nomina da parte del presidente Nicolas Sarkozy di Bernard Kouchner a ministro degli Esteri. Kouchner sostituì la nozione di «Diritti dell’uomo e del cittadino» dei rivoluzionari francesi con quella anglosassone di «Diritti dell’uomo» [1]. Più tardi, il presidente, e amico di Kouchner, François Hollande, durante una conferenza a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiarò che era tempo di ristabilire il mandato sulla Siria. Il nipote dell’ambasciatore François George-Picot (quello degli accordi Sykes-Picot), l’ex presidente Valéry Giscard d’Estaing, ne parlò con ancora maggiore chiarezza. Ed è in questo senso che va interpretata la volontà del presidente Emmanuel Macron di continuare la guerra contro la Siria, senza gli Stati Uniti.
In Francia c’è sempre stato un “partito coloniale”, trasversale ai partiti politici, che agisce come una lobby al servizio della classe possidente. Come in ogni periodo in cui diventa difficile per i capitalisti senza scrupoli conculcare la manodopera nazionale, riappare il mito della conquista coloniale. Se i Gilet Gialli si ribellano, noi continuiamo «lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo» da un’altra parte, sulle spalle dei siriani.

- L’impero francese “porta” la civilizzazione alle Colonie.
Un tempo, questa forma di dominazione si dissimulava, secondo le parole di Jules Ferry – sotto i cui auspici François Hollande consacrò il proprio mandato [2] –, dietro «il dovere di portare la civilizzazione». Oggi mira a proteggere i popoli i cui capi, democraticamente eletti, sono giudicati “dittatori”.
La Francia non è la sola ex potenza coloniale a reagire in questo modo. Poco tempo dopo la Turchia ne ha seguito l’esempio.
L’impero ottomano
Tre mesi dopo l’attentato e il fallito colpo di Stato del luglio 2016, il presidente Recep Tayyp Erdoğan pronunciava il discorso inaugurale dell’università a lui intitolata (RTEÜ), tracciando le linee delle ambizioni della Repubblica Turca dalla sua istituzione e delle ambizioni del nuovo regime [3]. Erdoğan motivava il proprio irredentismo riferendosi esplicitamente al «Giuramento Nazionale» (Misak-ı Millî) [4], adottato dal parlamento ottomano il 12 febbraio 1920.
Questo giuramento, fondamento del passaggio dall’Impero ottomano alla Repubblica Turca, rivendica i territori del nord-est della Grecia (Tracia e Dodecaneso) [5], tutta Cipro, il nord della Siria (inclusi Idleb, Aleppo e Hassakeh), e il nord dell’Iraq (compreso Mosul).
Attualmente, l’impero in via di ricostituzione occupa già il nord di Cipro (la pseudo-Repubblica Turca di Cipro del Nord), il nord-ovest della Siria e una piccola parte dell’Iraq. In tutte queste zone, dove vigono la lingua e la moneta turca, è stato nominato un prefetto (wali), il cui ufficio si trova nel Palazzo Bianco di Ankara.

- L’impero ottomano si fonda sull’ignoranza dei sudditi. Ha chiuso le scuole del mondo arabo.
L’impero britannico
Quanto al Regno Unito, da due anni esita su quale sarà il proprio futuro dopo la Brexit.
Poco dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il primo ministro, Theresa May, si è recato negli Stati Uniti. Rivolgendosi ai dirigenti del Partito Repubblicano, May ha proposto di ristabilire la leadership anglosassone sul resto del mondo [6]. Il presidente Trump era stato però eletto per liquidare i sogni imperiali, non per condividerli.
Delusa, May è andata in Cina a proporre al presidente Xi Jinping un controllo congiunto degli scambi internazionali. La City, ha affermato May, è pronta a garantire la convertibilità delle monete occidentali in yuan [7]. Ma il presidente Xi non era stato eletto per fare affari con l’erede della potenza che smantellò il suo Paese e gli impose la guerra dell’oppio.
May tentò una terza via con il Commonwealth [8]. Alcune ex colonie della Corona, come l’India, oggi sono in forte crescita e potrebbero diventare preziosi partner commerciali. Simbolicamente, si recò alla presidenza del Commonwealth accompagnata dal delfino della Corona, il principe Charles. May annunciò che finalmente ci si sarebbe incamminati verso un Regno Unito Globale (Global Britain).
In un’intervista al Sunday Telegraph, il 30 dicembre 2018 il ministro della Difesa britannico, Gavin Williamson, ha tracciato un’analisi della situazione. Dal fiasco del Canale di Suez, nel 1956, il Regno Unito porta avanti una politica di decolonizzazione e ritira le proprie truppe dall’estero. Oggi l’Inghilterra ha basi militari permanenti solo a Gibilterra, Cipro, Diego Garcia e alla Maluine (Falkland, secondo la denominazione imperiale). Sono 63 anni che Londra si rivolge all’Unione Europea, che Winston Churchill aveva immaginato ma a cui inizialmente non pensava che l’Inghilterra avrebbe aderito. La Brexit «fa a pezzi questa politica». Ora, «il Regno Unito torna a essere potenza globale».
Londra sta già pensando di aprire due basi militari permanenti. La prima dovrebbe essere in Asia (a Singapore o nel Brunei), la seconda in America Latina, probabilmente in Guyana, in modo da partecipare alla prossima tappa della strategia Rumsfeld-Cebrowski, la distruzione delle regioni del mondo non connesse alla globalizzazione. Dopo i Grandi Laghi africani e il Medio Oriente Allargato, il Bacino dei Caraibi; la guerra dovrebbe cominciare con un’invasione del Venezuela da parte di Colombia (filo-americana), Brasile (filo-israeliano) e Guyana (filo-britannica).
Senza zavorrarsi di idee lenitive come quelle dei francesi, gli inglesi edificarono un impero con il concorso delle multinazionali, al cui servizio misero il proprio esercito. Divisero il mondo in due, compendiando la separazione in questo titolo: il sovrano era re d’Inghilterra, ove doveva sottostare alla tradizione politica, e imperatore delle Indie, ove, come subentrante della Compagnia privata delle Indie, era puro autocrate.
La decolonizzazione era un corollario della Guerra Fredda. Fu imposta agli Stati dell’Europa Occidentale dal duopolio Usa-URSS. È preservata nel mondo unipolare, ma, con il ritiro statunitense dal Medio Oriente Allargato, la colonizzazione non incontrerà ostacoli.
È difficile prevedere quale forma assumerà la colonizzazione del futuro. Un tempo fu resa possibile da rilevanti differenze di livello nell’educazione. Ma oggi?
https://www.voltairenet.org/article204734.html
venerdì 21 dicembre 2018
mercoledì 12 dicembre 2018
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…----- LA REPUBLIQUE EN MARCHE… JAUNE, di Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=AH0Fl09RG-E https://vimeo.com/305306130 (Torino No Tav)
Terrorismo di distrazione di massa
Sempre più grossolani, sempre più faciloni. Tanto c’è la rete mediatica sotto gli spericolati. In Francia è in atto un’insurrezione che, dopo aver bloccato e sconvolto il paese per un mese, non si ferma. Un’insurrezione approvata dai due terzi dei francesi, non di classe, ma di popolo che si è fatto, è stato fatto fare, proletariato. Un’insurrezione che si vuole limitata al rifiuto di un aumento dei prezzi, ma che si è rivelata contro il governo, l’Unione Europea, il neoliberismo, il colonialismo interno ed esterno. Tutti gli occhi, malevoli e benevoli, sono puntati su questo fenomeno di massa dai tratti epocali.
Tutti gli occhi, al quinto giro della lotta, si spostano, vengono diretti, verso Strasburgo, dove, naturalmente, il solito pregiudicato radicalizzato (ricostruito in carcere), naturalmente sotto osservazione per sospetto di terrorismo (!), con la casa piena di granate perquisita il giorno prima (!), assediato in un palazzo e, naturalmente, per miracolo fuggito, fa una nuova strage terroristica, naturalmente in pieno milieu natalizio, di pace e festa, e naturalmente qualcuno lo ha sentito urlare “Allah–U-Akbar”, talché nessuno pensasse che fosse un terrorista basco, o ceceno, o delle FARC, o laico. Naturalmente raccapricciante. Spazza via da occhi, orecchie, coscienza, riflessione, ogni altra cosa, anche la più grossa. Così, ratatatatà-clang!, è scesa la saracinesca su un mondo che, come per altri versi aveva cantato Ivan Della Mea mezzo secolo fa pensando a Mao, da rosso si era fatto giallo.
Repetita juvant
Macron era al 23% dei consensi. Hollande era messo anche peggio quando capitarono Bataclan e affini. In Belgio lo scazzo al vertice è tale che non si riesce più a mettere insieme un governo: ed ecco una bella raffica di attentati. Bush sprofonda mentre dovrebbe fare tante guerre e crollano le Torri. Theresa May è nella peste sul Brexit è viene avvelenata un po’ di gente “dai russi”…. Tutto inizia da noi, un po’ come oggi con il “governo del cambiamento” (componente gialla), con l’“autunno caldo”, una generazione di disobbedienti e vai con i botti dei servizi, fascisti e P2.
A Roma, visto che a Piazza Venezia non è spuntato un nuovo “Spelacchio”, ma un imponente e stupendamente agghindato abetone, da far ombra a quello di San Pietro; visto che da troppo tempo non vanno più a fuoco in serie gli autobus, visto che un certo ordine nello smaltimento dei rifiuti è stato raggiunto, visto che molte buche sono state chiuse, visto che Virginia Raggi è scampata definitivamente alla Procura di Roma, si incenerisce l’impianto di trattamento dei rifiuti di Via Salaria (telecamere spente il giorno prima!) e spedisce una nube tossica sull’intera Urbe. L’impianto si è autocombusto ad appena 10 gradi centigradi. Nessuna delle sostanze depositate nell’impianto (benzene, acetilene, carta, legno, etano, toluene, eccetera) si autoincendia a meno di 175°, quasi tutte solo tra i 230 e i 560 (dati inconfutabili diffusi da Adriano Colafrancesco. Grazie). E ora le 800 tonnellate di spazzatura assorbite laggiù ogni giorno possono ben finire a celebrare il Natale tra i piedi dei romani, per la gioia della Lega e dei suoi affini in PD e FI. Il ministro Costa, il miglior carabiniere che abbia l’Arma, anche perché era a capo della Guardia Forestale, astutamente abolita da Renzi, ha qualche sospetto.

La risposta la dà il poeta
Adesso voi, che avete vissuto o ricordate a cosa sono serviti Piazza Fontana, l’Italicus, Piazza della Loggia, Bologna, Via Palestro, Via dei Georgofili, Falcone e Borsellino, eccetera, eccetera; voi, che siete rimasti agghiacciati di fronte alle campagne “anti-terrorismo” di cui sopra, dal Bataclan al mercatino di Natale a Berlino e ai gas sparati su bambini a Ghouta Est, ma non per questo vi siete chiamati “Je suis Charlie”, né vi siete bevuti la fola del “terrorista Assad” propalata dai più feroci terroristi della Storia e dai loro mandanti….Voi, adesso, dando uno sguardo anche a cosa viene fatto seguire a questi fatti: divieto di manifestare (stop ai Gilet Gialli), proclamazione di stati d’urgenza o emergenza, poteri senza limiti e impunità ai repressori, ennesimo giro di vita alle espressioni fuori binario, fatevi una domanda e datevi una risposta.
Tocca a voi, giacchè quella risposta non la troverete né nelle edicole, né sugli schermi. E tenetela per voi, non arrischiatevi su Facebook, se non ve la sentite di essere sotterrati da una valanga di hate speech, con “il manifesto” a strepitare più forte di tutti, che vi qualificano di complottisti, teorici della cospirazione, provocatori, sediziosi, disturbatori della quiete pubblica, colpevoli di schiamazzi molesti. Viviamo in Occidente. Dove la grande stampa tratta l’informazione come si vede dal confronto fatto dal Fatto Quotidiano (spazi per SI TAV, 30mila manifestanti, poi per NO TAV, 70mila). Traetene le conclusioni. Comunque non è mai sbagliato rifarsi a un poeta. Pierpaolo Pasolini, che la sapeva lunghissima, quella risposta se l’era data. Tanti anni fa. L’hanno ammazzato.

Se non ci fosse Wu Ming1, chi ci farebbe capire che siamo sotto Pinochet?
Tale Wu Ming1, che secerne hate speech sui Gialli di governo (i verdi, in tutte le loro salse, sono da sempre considerati o innocui, o contigui; stanno con gli appalti e con Israele, una garanzia)) e qualifica, con competenza di grande storico, questo governo come quello “più a destra di tutta la storia d’Italia” (immagino, dopo l’unità, chè sennò si va a finire a Barbarossa o Domiziano), considerando migliori quelli di Crispi, Bava Beccaris, Mussolini, Tambroni e Andreotti. Con rispetto per questo Wu Ming1, dirò che i gialli d’Italia e i gialli di Francia e i gialli che si agitano un po’ ovunque (Podemos, France Insoumise, Wagenknecht, No Tav e tutti i NO all’esistente di bratta…) sono membri della stessa famiglia. Con vari gradi di parentela, da fratelli a cugini di primo, secondo, terzo grado. Ai nostri potrebbe anche spettare la qualifica di papà, o fratelli maggiori. Sono arrivati primi al governo, anche se, ahinoi, a costo di un’alleanza che, o si sfascia, o si riequilibra, o va tutto a ramengo. E, infatti, se le nostre piazze non si colorano di giallo sfasciacarrozze è perché ancora quel 32,3% del voto antagonista regge, ancora confida nel “suo” governo. Se poi questo delude, andremo a chiedere consiglio in Francia.
Se non fate attenzione, i giornali vi faranno odiare gli oppressi e amare quelli che opprimono.

Se non ci fosse Wu Ming1, chi ci farebbe capire che siamo sotto Pinochet?
Tale Wu Ming1, che secerne hate speech sui Gialli di governo (i verdi, in tutte le loro salse, sono da sempre considerati o innocui, o contigui; stanno con gli appalti e con Israele, una garanzia)) e qualifica, con competenza di grande storico, questo governo come quello “più a destra di tutta la storia d’Italia” (immagino, dopo l’unità, chè sennò si va a finire a Barbarossa o Domiziano), considerando migliori quelli di Crispi, Bava Beccaris, Mussolini, Tambroni e Andreotti. Con rispetto per questo Wu Ming1, dirò che i gialli d’Italia e i gialli di Francia e i gialli che si agitano un po’ ovunque (Podemos, France Insoumise, Wagenknecht, No Tav e tutti i NO all’esistente di bratta…) sono membri della stessa famiglia. Con vari gradi di parentela, da fratelli a cugini di primo, secondo, terzo grado. Ai nostri potrebbe anche spettare la qualifica di papà, o fratelli maggiori. Sono arrivati primi al governo, anche se, ahinoi, a costo di un’alleanza che, o si sfascia, o si riequilibra, o va tutto a ramengo. E, infatti, se le nostre piazze non si colorano di giallo sfasciacarrozze è perché ancora quel 32,3% del voto antagonista regge, ancora confida nel “suo” governo. Se poi questo delude, andremo a chiedere consiglio in Francia.
Se non fate attenzione, i giornali vi faranno odiare gli oppressi e amare quelli che opprimono.
Notate l’euforica sveltezza con cui giornaloni e televisionone hanno accantonato l’imbarazzante e fastidiosa alterazione dei rapporti di forza verificatosi a Torino sul Tav e, più in grande, nella Francia dove le rivolte di massa interminabili sono patrimonio storico e dunque si susseguono di semestre in semestre (ricordate i ferrovieri e altri dell’anno scorso) e il banchiere preso di mira reagisce con pigolii di autocritica e tonanti minacce di repressione. Colui che il “manifesto” aveva promosso a “leader dei progressisti europei”, in cui tutto l’establishment politico-mediatico aveva salutato, per niente ammaestrato dall’analogo Tony Blair, il nuovo “Santo Patrono d’Europa” (Travaglio), un Macron da ridurre a micron tutto quanto era venuto prima, un Mazinga da spazzar via la feccia populista, ridotto a concedere 100 euro di aumenti salariali, la sospensione degli aumenti di carburanti, gas e luce, un eventuale bonus di fine anno, la defiscalizzazione di straordinari e pensioni sotto i 2000 euro. “Briciole”, ha gridato il 59% dei francesi, confermando il suo appoggio ai Gilet Gialli.
Se c’è stato tentativo di rompere il fronte giallo tra i “moderati”, cari ai nostri centrosinistri e centrodestri, e i detestati, quasi fascisti, “radicali”, il proposito di far pagare i 10 miliardi dei provvedimenti agli stessi depredati in piazza, combinato con il rifiuto di ristabilire l’ISF, la patrimoniale sui ricchi, confermando a Macron la stigmate rothschildiana e di paladino dei satrapi, dovrebbe aver vanificato la mossa.
Parigi val bene un 3,5%, noi neanche una messa
Mentre da noi la sfrontata disponibilità dei Torquemada UE, di affiancare alla punizione di un governo che, col misero 2,4 di deficit, cerca di fare qualcosa anche per i poveri e per la giustizia, quindi nemico, la benevolenza al governo che, per l’ennesima volta con l’oltre 3%, cerca di tenere a bada i disperati mantenendo i benefit ai ricchi, quindi amico, dovrebbe aver acuito la vista a coloro che avevano individuato nel Berlaymont, palazzo della Commissione, nient’altro che il castello di carta del fraudolento Mago di Oz.

Ti esorcizzo come destra e così sto a posto
Dunque per l’inconfutabile saggio della montagna Wu Ming1, che non differenzia tra giallo e verde e perciò viene glorificato dal “manifesto”, soffriamo il gioco del governo più di destra della nostra storia. Ma, dal momento che il Movimento Cinque Stelle, nel suo insieme, è schierato a sostegno dei Gilet Gialli, insieme a Melenchon e alla Wagenknecht (diversamente dal suo partito, Die Linke, che condivide con il “manifesto” l’orrore per lo spontaneismo apartitico e a-ideologico e la violenza dei Gilet) e che sulle stesse parole d’ordine dei Gilet è stato votato dal 32,3% degli elettori, ne consegue che per Wu Ming1 anche l’insurrezione francese è di estrema destra. Agli esorcisti di autentica sebbene mascherata destra che, come costui, cercano di azzerare quanto sta sorgendo e minaccia di diffondersi in varie forme, comunque “populiste”, in tutta Europa, non resta che l’anatema.
Mentre tacciono, proprio come Macron, sulla sollevazione degli studenti, unitisi ai Gilet Gialli con l’occupazione di centinaia di scuole e decine di università. Tacciono, mentre Macron, con gli studenti inginocchiati, faccia al muro, mani dietro la testa, nell’irrisione dei robocop all’americana nei ghetti neri, o all’israeliana nei ghetti palestinesi, inaugura quella che molti vaticinano come la soluzione finale al Giallo dei tempi: lo Stato di polizia. L’incredibile violenza di una polizia di regime, pretoriana della créme de la crème, di un Macron che, peggio di Maria Antonietta e delle sue presunte brioches, insieme a Brigitte, indossa un gilet giallo milionario confezionatogli da Vuitton, mentre i suoi sbirri sparano ad altezza d’uomo gas tossici e granate assordanti, fino a uccidere una vecchietta alla finestra.

Richieste di destra che fanno infuriare la sinistra alla Juncker e Macron
E allora vediamo, con una breve selezione dei 40 punti qualificanti delle richieste dei Gilet (pensate l’orda dei disorganizzati plebei ha addirittura concordato un programma), quali sono queste manifestazioni di pensiero destro, quasi fascista. Elenco di richieste meticolosamente ignorato dai media, per i quali si trattava di evidenziare solo una turba di incazzati andati in fissa per una tassa, dopotutto “ecologica”. Una casa per i 200mila senzatetto; paga minima €1.300; sostegno ai negozi di vicinato, basta con i centri commerciali; tasse sui grandi di finanza, digitale, commercio; per i parlamentari stipendio medio francese; pensioni minime a €1.200; salari collegati all’inflazione; contratti a tempo indeterminato; niente interessi sul debito; affrontare le cause dell’emigrazione (e non gli effetti. Cioè bloccare le guerre e le depredazioni e devastazioni multinazionali); permessi di soggiorno da esaminare nei paesi d’origine; tetto per gli affitti; divieto di vendita dei beni pubblici; gas, elettricità e altri servizi essenziali devono tornare pubblici; basta chiusura linee ferroviarie secondarie, ospedali, uffici postali, asili, tribunali; referendum popolare con 700mila firma deve essere approvato dal parlamento; pensione a 60 anni per lavori usuranti; trasporto su ferro anziché su gomma; niente commissioni bancarie su pagamenti con carta di credito; tasse sul gasolio navale e sul kerosene degli aerei.
Far pagare il disastro climatico alle sue vittime
Infine c’è la richiesta di cancellare la cosiddetta ecotassa sui carburanti che, per conto mio, è infelicemente condivisa (ma ora abbandonata) dai 5 Stelle. E’ il classico strumento specchietto delle allodole per far pagare ai soliti una limitatissima conversione alle energie pulite, esonerando le grandi compagnie del fossile che, intanto, se ne fottono di qualsiasi COP 24, 25, 26. Ecotassa diversivo, giacchè ti esime dal potenziare i servizi pubblici, ti costringe ad acquistare nuove automobili, elettriche o ibride che, del resto, sono futuribili, a costi esorbitanti e pure dipendenti dal petrolio, mentre langue del tutto lo sviluppo dell’unica macchina ecologica, quella all’idrogeno. Insomma, è davvero il colmo dell’impudenza: prima ci rifilano macchine che fanno morire noi, i nostri figli, trequarti del mondo animale e l’ecosistema; poi, ad avvelenamento compiuto e forse irreversibile, gli stessi ci minacciano di catastrofe se non paghiamo per la riconversione, mentre continuano a farsi finanziare, in cambio di leggi benevole, dai responsabili del dramma.

Quando certe cose erano di sinistra
Tutto questo programmino risulta più o meno uguale a quello dei 5 Stelle, prima che fossero costretti a governare con il mazziere dei cementificatori e rastrellatore di pessime facce in giro per l’Italia. Un governo per impedire che continuassero a imperversare su di noi le confraternite di Berlusconi e Renzi più gradite a Wu Ming1, a Zoro, al “manifesto”, alla Gruber, a Floris, a tutto il cucuzzaro politico-mediatico italiota. Se non mi inganna la memoria, un programma come questo un tempo era considerato di sinistra. Punta all’uguaglianza togliendo in alto e dando in basso, si preoccupa dell’ambiente, demistifica la retorica colonialista dell’emigrazione, si oppone ai diktat dell’oligarchia europea. Ma forse proprio questo dato, di essere inequivocabilmente progressista, come tutte le insurrezioni dei deprivati contro il sovrano, individuo o classe, da Spartaco a Robespierre, da Zapata al Che e al 1917, è ciò che da fastidio ai “sinistri”. Ce li mostra nudi come vermi.
Avrei sperato di trovare tra i 40 punti qualcosa di netto e chiaro sul militare, le guerre, la Nato impegnata in un genocidio dopo l’altro, il colonialismo francese in Africa e Medioriente. Forse lo si può vedere implicito nella richiesta di rivolgersi alle cause delle migrazioni, in massima parte racchiuse in quel l’interventismo bellico ed economico che parte dalla Libia, passa per la Siria e occupa tutto il Sahel e l’Africa Occidentale, terra d’origine del più alto numero di sradicati. Si poteva essere più decisi e precisi. L’importante, il decisivo è che, attraverso Macron, hanno infastidito un sacco di bella gente, da Juncker su su fino alle varie famiglie Rothschild, la Cupola. E, come diceva quello, nessuno è perfetto. Ma tutti sono perfettibili. Tranne Wu Ming1.
Se c’è stato tentativo di rompere il fronte giallo tra i “moderati”, cari ai nostri centrosinistri e centrodestri, e i detestati, quasi fascisti, “radicali”, il proposito di far pagare i 10 miliardi dei provvedimenti agli stessi depredati in piazza, combinato con il rifiuto di ristabilire l’ISF, la patrimoniale sui ricchi, confermando a Macron la stigmate rothschildiana e di paladino dei satrapi, dovrebbe aver vanificato la mossa.
Parigi val bene un 3,5%, noi neanche una messa
Mentre da noi la sfrontata disponibilità dei Torquemada UE, di affiancare alla punizione di un governo che, col misero 2,4 di deficit, cerca di fare qualcosa anche per i poveri e per la giustizia, quindi nemico, la benevolenza al governo che, per l’ennesima volta con l’oltre 3%, cerca di tenere a bada i disperati mantenendo i benefit ai ricchi, quindi amico, dovrebbe aver acuito la vista a coloro che avevano individuato nel Berlaymont, palazzo della Commissione, nient’altro che il castello di carta del fraudolento Mago di Oz.

Ti esorcizzo come destra e così sto a posto
Dunque per l’inconfutabile saggio della montagna Wu Ming1, che non differenzia tra giallo e verde e perciò viene glorificato dal “manifesto”, soffriamo il gioco del governo più di destra della nostra storia. Ma, dal momento che il Movimento Cinque Stelle, nel suo insieme, è schierato a sostegno dei Gilet Gialli, insieme a Melenchon e alla Wagenknecht (diversamente dal suo partito, Die Linke, che condivide con il “manifesto” l’orrore per lo spontaneismo apartitico e a-ideologico e la violenza dei Gilet) e che sulle stesse parole d’ordine dei Gilet è stato votato dal 32,3% degli elettori, ne consegue che per Wu Ming1 anche l’insurrezione francese è di estrema destra. Agli esorcisti di autentica sebbene mascherata destra che, come costui, cercano di azzerare quanto sta sorgendo e minaccia di diffondersi in varie forme, comunque “populiste”, in tutta Europa, non resta che l’anatema.
Mentre tacciono, proprio come Macron, sulla sollevazione degli studenti, unitisi ai Gilet Gialli con l’occupazione di centinaia di scuole e decine di università. Tacciono, mentre Macron, con gli studenti inginocchiati, faccia al muro, mani dietro la testa, nell’irrisione dei robocop all’americana nei ghetti neri, o all’israeliana nei ghetti palestinesi, inaugura quella che molti vaticinano come la soluzione finale al Giallo dei tempi: lo Stato di polizia. L’incredibile violenza di una polizia di regime, pretoriana della créme de la crème, di un Macron che, peggio di Maria Antonietta e delle sue presunte brioches, insieme a Brigitte, indossa un gilet giallo milionario confezionatogli da Vuitton, mentre i suoi sbirri sparano ad altezza d’uomo gas tossici e granate assordanti, fino a uccidere una vecchietta alla finestra.

Richieste di destra che fanno infuriare la sinistra alla Juncker e Macron
E allora vediamo, con una breve selezione dei 40 punti qualificanti delle richieste dei Gilet (pensate l’orda dei disorganizzati plebei ha addirittura concordato un programma), quali sono queste manifestazioni di pensiero destro, quasi fascista. Elenco di richieste meticolosamente ignorato dai media, per i quali si trattava di evidenziare solo una turba di incazzati andati in fissa per una tassa, dopotutto “ecologica”. Una casa per i 200mila senzatetto; paga minima €1.300; sostegno ai negozi di vicinato, basta con i centri commerciali; tasse sui grandi di finanza, digitale, commercio; per i parlamentari stipendio medio francese; pensioni minime a €1.200; salari collegati all’inflazione; contratti a tempo indeterminato; niente interessi sul debito; affrontare le cause dell’emigrazione (e non gli effetti. Cioè bloccare le guerre e le depredazioni e devastazioni multinazionali); permessi di soggiorno da esaminare nei paesi d’origine; tetto per gli affitti; divieto di vendita dei beni pubblici; gas, elettricità e altri servizi essenziali devono tornare pubblici; basta chiusura linee ferroviarie secondarie, ospedali, uffici postali, asili, tribunali; referendum popolare con 700mila firma deve essere approvato dal parlamento; pensione a 60 anni per lavori usuranti; trasporto su ferro anziché su gomma; niente commissioni bancarie su pagamenti con carta di credito; tasse sul gasolio navale e sul kerosene degli aerei.
Far pagare il disastro climatico alle sue vittime
Infine c’è la richiesta di cancellare la cosiddetta ecotassa sui carburanti che, per conto mio, è infelicemente condivisa (ma ora abbandonata) dai 5 Stelle. E’ il classico strumento specchietto delle allodole per far pagare ai soliti una limitatissima conversione alle energie pulite, esonerando le grandi compagnie del fossile che, intanto, se ne fottono di qualsiasi COP 24, 25, 26. Ecotassa diversivo, giacchè ti esime dal potenziare i servizi pubblici, ti costringe ad acquistare nuove automobili, elettriche o ibride che, del resto, sono futuribili, a costi esorbitanti e pure dipendenti dal petrolio, mentre langue del tutto lo sviluppo dell’unica macchina ecologica, quella all’idrogeno. Insomma, è davvero il colmo dell’impudenza: prima ci rifilano macchine che fanno morire noi, i nostri figli, trequarti del mondo animale e l’ecosistema; poi, ad avvelenamento compiuto e forse irreversibile, gli stessi ci minacciano di catastrofe se non paghiamo per la riconversione, mentre continuano a farsi finanziare, in cambio di leggi benevole, dai responsabili del dramma.

Quando certe cose erano di sinistra
Tutto questo programmino risulta più o meno uguale a quello dei 5 Stelle, prima che fossero costretti a governare con il mazziere dei cementificatori e rastrellatore di pessime facce in giro per l’Italia. Un governo per impedire che continuassero a imperversare su di noi le confraternite di Berlusconi e Renzi più gradite a Wu Ming1, a Zoro, al “manifesto”, alla Gruber, a Floris, a tutto il cucuzzaro politico-mediatico italiota. Se non mi inganna la memoria, un programma come questo un tempo era considerato di sinistra. Punta all’uguaglianza togliendo in alto e dando in basso, si preoccupa dell’ambiente, demistifica la retorica colonialista dell’emigrazione, si oppone ai diktat dell’oligarchia europea. Ma forse proprio questo dato, di essere inequivocabilmente progressista, come tutte le insurrezioni dei deprivati contro il sovrano, individuo o classe, da Spartaco a Robespierre, da Zapata al Che e al 1917, è ciò che da fastidio ai “sinistri”. Ce li mostra nudi come vermi.
Avrei sperato di trovare tra i 40 punti qualcosa di netto e chiaro sul militare, le guerre, la Nato impegnata in un genocidio dopo l’altro, il colonialismo francese in Africa e Medioriente. Forse lo si può vedere implicito nella richiesta di rivolgersi alle cause delle migrazioni, in massima parte racchiuse in quel l’interventismo bellico ed economico che parte dalla Libia, passa per la Siria e occupa tutto il Sahel e l’Africa Occidentale, terra d’origine del più alto numero di sradicati. Si poteva essere più decisi e precisi. L’importante, il decisivo è che, attraverso Macron, hanno infastidito un sacco di bella gente, da Juncker su su fino alle varie famiglie Rothschild, la Cupola. E, come diceva quello, nessuno è perfetto. Ma tutti sono perfettibili. Tranne Wu Ming1.
http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2018/12/ce-qualcosa-di-nuovo-oggi-nel-sole-anzi.html
domenica 9 dicembre 2018
"Egregio Prof. Garaudy..."
Plusieurs travaux universitaires ont été et sont (voir la récente thèse de Didier Gauvin) consacrés à l'oeuvre de Roger Garaudy, vue de différents côtés et de différents points de vue. Voici une demande qui lui est faite en 1965 (déjà), et la réponse de Garaudy qui a toujours accueilli avec bienveillance et curiosité les demandes de ce type.
Cingoli, l8 febbraio 1965.
Egregio Prof. Garaudy,
ho il piacere di conoscerla alquanto attraverso la lettura delle sue opere. Esse mi hanno bene impressionato per la chiarezza e lo sforzo deciso di portar luce nel l'uomo contemporaneo, che spesso non riesce ad inquadrarei fenomeni,le realtà in apparenza discordanti e sempre per lui inquetanti del mondo delle scienze, della tecnica, della politica, ecc.Sono uno studente della Facoltà di Magistero-corso di Pedagogia e Filosofia-della Università di Urbino esto per concludere gli studi. Il mio professore di Storia della Filosofia, Pasquale Salvucci, mi ha dato da svolgere questa tesi di laurea: "La filosofia francese contemporanea nella interpretazione di Roger Garaudy". Egli mi ha anche suggerito discriver le per avere un suo consiglio. Non sento affatto facile il compito assegnatomi, ma il professore è del parere che possa venir fuori un buon lavoro.Come Sua opéra fondamentale ha il testo "Perspectives de l'homme". Ho raccolto un discreto materiale e proprio in questi giorni mi sono messo ad ordinarlo.
La mia intenzione è di fare un primo capitolo sugli aspetti fondamentali, sugli sviluppi e le convergenze del pensiero francese con altri sistemi anteriori, che in essi hanno influito maggormente. Un secondo capitolo sullo sviluppo e sulla validità del suo pensiero, come esso si présenta nelle sue opere e anche attraverso citazioni di altri autori. Altri capitoli impostati in questo modo:"R. Garaudy interpetra Sartre",ecc. Infine, nell'ultimo capitolo, vorrei sottolineare la sostanziale affinità di scopi dei vari pensatori francesi per la definizione del l'uomo totale.Se lo riterrà opportuno,gradirei,ripeto,un Suo consiglio e un Suo pensiero.Mi piacerebbe includere nell'opéra alcune notizie biografiche, riguardanti la Sua persona ; notizie che io non sono riuscito a trova re da nessuna parte e in nessun libro: non so neanche l'anno e il luogo délia Sua nascita !Spero di non averLa importunata nè offesa con questo mio scritto. Se non sentirà il bisogno di rispondere, voglia almeno farmi conoscere il suo indirizzo di modo che io possa mandarle a suo tempo una copia del lavoro di tesi, per farle osservare quanto il mio sforzo abbia contribuito a farmi vedere con maggior chiarezza il mondo e la realtà della quale e nella quale Ella vive...noi tutti in qualche modo viviamo.
Voglia ricevere deferenti ossequi e molti auguri per la Sua présente e futura attività.
Studente, [...]
P.S: Le ha scritto nella mia lingua, perchè non me la sentivo di rovinare la Sua, che è tanto armoniosa e precisa.[...]
LA REPONSE DE ROGER GARAUDY
Paris. 5 mars 1965[...]
Cher Monsieur,
J’ai été très heureux d'apprendre que vous consacriez à l’étude de mon oeuvre une thèse de doctorat sur le thème " La philosophie française contemporaine dans l'interprétation de Roger Garaudy".
Naturellement je suis à votre disposition pour vous aider dans ce travail.
Le texte fondamental sur ces questions est évidemment « Perspectives de 1’homme », mais je tiens à vous signa1er des textes plus récents qui le prolongent et le complètent.
Notamment, sur Sartre, après la parution de sa
« Critique de la Raison dialectique» j'ai publié une plaquette
intitulées « Questions à Sartre » que je vous envoie par le même courrier. En outre» dans le n°160 de la "Nouvelle Critique",
en novembre 1964» j’ai publié un article « Pour une discussion sur le fondement de la morale », où je traite des rapports de la morale marxiste avec 1’existentialisme de Sartre.
Sur Teilhard de Chardin je vous signale que je viens de publier un longarticle dans la revue"Europe" de mars 1965.Par ailleurs, en raison de 1’importance que j'attache aux problèmes de l'esthétique contemporaine, je vous conseille de vous référer à un texte pour moi très important : celui d'une conférence que j'ai faite au Collège de France et qui a été publiée dans les "Lettres Françaises", du 21 au 27 janvier 1965 sous le titre « L’Ecole de Paris et 1'humanisme de notre temps »9 et qui prolonge mon livre "D'un réalisme sans rivages".
En ce qui concerne la pensé catholique et ce qu'à mon sens le marxisme lui doit je vous adresse un tiré à part de la revue "Comprendre" sur"Religion et culture", et le texte d'une conférence inédite sur« Humanisme et religion ».
Pour l'orientation générale vous avez pu voir que mon interprétation du marxisme est plus fichtéenne qu'hégélienne
comme en témoigne mon livre sur "Karl Karx", paru chez Seghers en 1964.
Je lirai avec joie votre travail dès que vous me l'adresserez».
Veuillez croire, Monsieur, à mes sentiments les meilleurs.
Roger Garaudy
[...]
http://rogergaraudy.blogspot.com/2018/12/egregio-prof-garaudy.html
mercoledì 5 dicembre 2018
Collon - Soral, le débat refusé. Et puis aussi les gilets jaunes...
domenica 18 novembre 2018
sabato 17 novembre 2018
martedì 13 novembre 2018
Le FN a été crée par Charles de Gaulle (Thierry Meyssan et Alain Benajam sur les Etats-Profonds)
venerdì 11 maggio 2018
Antifa e Black bloc: braccio armato del sion-imperialismo, di Stefano Zecchinelli
In difesa del marxismo antimperialista: Ideologia
e pratica della controrivoluzione capitalista.
‘’Coloro che sono contro il fascismo senza essere contro il
capitalismo, che si lamentano della barbarie che proviene dalla barbarie, sono
simili a gente che voglia mangiare la sua parte di vitello senza però che il
vitello venga scannato. Vogliono mangiare il vitello, ma il sangue non lo
vogliono vedere. Per soddisfarli basta che il macellaio si lavi le mani prima
di servire la carne in tavola. Non sono contro i rapporti di proprietà che
generano la barbarie, ma soltanto contro la barbarie. Alzano la voce contro la
barbarie e lo fanno in paesi in cui esistono bensì gli stessi rapporti di
proprietà, ma i macellai si lavano ancora le mani prima di servire la carne in
tavola’’ Bertolt Brecht

VS

Il leader socialdemocratico Melenchon – uomo politico
capace, non privo di contraddizioni alcune molto gravi – ha definito i Black bloc, protagonisti dei disordini durante la mobilitazione del
Primo Maggio, ‘’fascisti
infiltrati’’. Bisogna chiarire che la definizione ‘’fascisti infiltrati’’ ha
delle pecche politologiche, ma inquadra politicamente il ruolo reazionario di
questa organizzazione paramilitare al servizio della repressione neo-liberista.
Il socialista francese ha rovesciato, con grande esperienza, i termini della
questione spiazzando gli avversari del popolo
lavoratore; ben fatto, una mossa eccellente. Anarchici di formazione, i Black bloc, con la loro violenza
illogica, hanno dato un pretesto agli apparati dello Stato imperialista per
reprimere i movimenti contrari al neo-liberismo ed al militarismo. Non sono
esenti da infiltrazioni e con tutta probabilità rientrano in ciò che Daniele
Ganser ha definito ‘’gli eserciti segreti
della NATO’’. Seguirò alcune testimonianze autorevoli.
Il filosofo marxista Stefano Garroni riferì che durante
il G8 di Genova 2001 gruppi di
‘’paramilitari anarchici’’ uscirono dalle camionette della polizia scatenando,
con gesti degni delle pandillas
sudamericane, una feroce repressione rivolta contro i manifestanti
anti-globalizzazione. I risvolti drammatici, terminati col vile assassinio di
Carlo Giuliani e la repressione di migliaia d’attivisti, li conosciamo tutti.
Una simile mattanza venne pianificata? L’inchiesta del giornalista Franco
Fracassi dà una risposta affermativa.
‘’Violenze al G20 di Toronto del 2010: 'Black bloc' o agenti provocatori
infiltrati? La risposta nelle scarpe’’ (Fonte: http://ita.anarchopedia.org/Black_Bloc)
‘’In evidenza alcuni poliziotti in borghese: degna di nota la
"somiglianza" del primo sulla destra con il dimostrante che appare,
in primo piano, nella foto riportata sopra, segno di mimetismo effettuato con
particolare cura’’ (Ibidem)
La rete dei Black
bloc è internazionale. Thierry Meyssan sostiene che in Egitto, malgrado la
motivata mobilitazione di classe la quale rovesciò il dittatore Mubarak, gli
‘’anarchici’’ avessero al proprio interno agenti – in segreto? – del MOSSAD israeliano. Ogni governo
patriottico, nemico dell’imperialismo USA, venne preso d’assalto da questi
teppisti. Per i Black bloc
latino-americani, il governo antimperialista di Nicolas Maduro è una dittatura
‘’cubanoide’ 1, inutile dire come
quest’accusa potrebbe benissimo uscire da una centrale della CIA. Chi li manovra? Fulvio Grimaldi,
descrivendo la violenza paramilitare sopravvenuta il Primo Maggio 2015 a Milano, ci dà degli ulteriori elementi da cui
elaborare una analisi severa, ma articolata: ‘’L’altro 1 maggio: manifestazione
contro quanto sopra di decine di migliaia di oppositori consapevoli e
determinati, massa critica in progress, preoccupante per l’affermazione
degli assetti programmati e lacerazione netta dell’abito di gala a lustrini e
chiffon, con emersione di epidermidi putride e carni verminose. Esattamente
come le bande di ventura jihadiste contro le libere nazioni di Medioriente e
Nord Africa, o come i nazisti di Maidan, Odessa e Victoria Nuland contro la
stessa Ucraina, l’Europa, la Russia, entra in campo e a cannonate su tre quarti
degli spazi di stampa e televisione, il plotone dei cosiddetti Black Bloc’’ 2. Questi picchiatori si dicono ‘’anarchici’’ – molti
fascisti provenivano dall’anarchismo (es. Bottai e Pavolini), lo stesso
Mussolini era un ‘’socialista anarchico’’ – ma la loro prassi politica ricorda
quella dell’islamismo ‘’made in USA’’ e dei neonazisti ucraini. Melenchon ha
ragione: i Black bloc se non sono
propriamente fascisti, quanto meno somigliano molto ai bombaroli neofascisti
degli anni ’70. Quasi come Ordine Nuovo ed
Alba Dorata, il passo è breve.
Quando la violenza è legittima? Grimaldi
prosegue: ‘’Personalmente aborro le
vivandiere imperiali della non-violenza. Però distinguo. A Milano, un plotone
uniformemente vestito e attrezzato (casco, tuta, bambù, maschera anti-gas, da
magazzini di Stato), proprio come le ordinatissime orde dell’ISIS o del
battaglione Azov, sfascia negozi di barbiere, agenzie di viaggio e automobili
anonime’’. La violenza rivoluzionaria è stata legittima durante le
Resistenze antifasciste (Spagna, Italia, Jugoslavia, ecc …), in tutte le
Rivoluzioni anticoloniali – Cuba, Algeria, Vietnam, Iran – come nelle eroiche
Resistenze antimperialistiche – Palestina in testa, Colombia, Perù, Iraq,
Libia, Nepal, India, Filippine – disprezzate da una certa sinistra zombie. Chi scrive non demonizza le guerriglie urbane,
quindi rispetta il sacrificio dei comunisti della RAF tedesca, riconoscendo la necessità di passare dalla guerriglia
ad un Partito comunista caratterizzato dal ‘’centralismo democratico’’ (Lenin).
Dall’altra parte Grimaldi ha ragione: i Black
bloc hanno una prassi anti-proletaria, i loro cappucci neri ricordano i
neonazisti di Ordine Nuovo. Gli
anti-capitalisti combattono il Vero
Potere, non mettono a soqquadro interi quartieri in modo vile e sbirresco.
Gli ‘’antifa’’, arma della lobby pro-Israele
Un altro movimento apparentemente di
sinistra, ma nei fatti reazionario (per non dire di peggio) sono gli
‘’antifa’’. Figli dei cosiddetti ‘’anti-tedeschi’’, questi attivisti
riconducono la difesa dei diritti del popolo palestinese, spazzato via
dall’imperialismo israeliano, e la difesa degli Stati indipendenti ad una forma
‘’moderna’’ di fascismo. Di ‘’fascista’’ – seguendo Melenchon – c’è soltanto il
servilismo verso le principali potenze imperialistiche pan-planetarie. Il loro
‘’filo-sionismo’’ è documentato, come l’apologia ‘’libertaria’’ dei crimini USA in
Europa. Una pagina particolarmente infima sono i festeggiamenti d’una
ricorrenza nefasta: i bombardamenti nord-americani della città di Dresda, il 13
e 14 febbraio 1945. L’imperialismo USA colpì il popolo tedesco, salvando il
complesso militar-industriale nazista funzionale, dal ’48 in poi, nella lotta
contro l’Unione Sovietica polarità anticolonialista. Leggiamo un celebre
articolo di Ulrike Meinhof, fondatrice della RAF, la quale ci rivelò le vere intenzioni del gendarme
statunitense: ‘’Dresda era il punto
cruciale di questa politica. Dresda è stata rasa al suolo, due anni dopo che a
Stalingrado era stato deciso l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Quando
Dresda fu bombardata le truppe sovietiche erano già arrivate ai fiumi Oder e
Neisse e il fronte occidentale aveva raggiunto il Reno. L’anno dopo, il 13
febbraio 1946, il comandante supremo della Royal Air Force, Sir Arthur Harris,
che aveva condotto l’attacco contro Dresda, si imbarcò a Southhampton per
lasciare il paese che non era più pronto a riconoscergli i suoi meriti. Quando
la popolazione tedesca scoprì la verità su Auschwitz la popolazione inglese
scoprì la verità su Dresda. Ai responsabili fu negata la fama che era stata
loro promessa dai loro governi. Sia di qua che di là’’ 3. La superiorità
morale della Meinhof si compendia nelle parole finali dell’articolo: ‘’Chi
non denuncia i responsabili però, denuncia i popoli’’. Il ricorso alla ‘’guerriglia urbana’’ nella Germania Ovest lasciò perplessi molti militanti; detto questo sarebbe
ingeneroso assimilare la RAF al
terrorismo ‘’made in USA’’ delle Brigate
Rosse, si tratterebbe d’una operazione intellettualmente disonesta. Lo sforzo eroico di Ulrike, Andress Baader ed altri rivoluzionari merita d'essere valorizzato.
Il sionismo – avvallato dagli ‘’antifa’’
– da oltre un secolo utilizza il ‘’popolo ebraico’’ in quanto piede di porco
per i suoi loschi interessi.

Manifestazione degli ‘’antifa’’ in difesa dello Stato ‘’per soli ebrei’’
Gli ‘’antifa’’ festeggiano una nefasta ricorrenza: i bombardamenti
alleati contro la città di Dresda, febbraio 1945.
Oggigiorno gli ‘’antifa’’ e gli
anarchici appoggiano il nazionalismo curdo, falsificando con parole di
‘’sinistra’’ il tentativo dell’imperialismo USA di balcanizzare la Siria. I terroristi
linciatori di arabi dell’YGP
affiancati dai killer della NATO
sono, da quello che leggiamo, i loro riferimenti ideali. Dall’estrema sinistra
all’estrema destra dell’imperialismo. La giornalista Diana Johnstone ha
descritto, con estrema precisione, la funzionalità degli ‘’antifa’’ e dei Black bloc ai progetti della lobby
pro-Israele: ‘’In Europa gli
Antifa prendono essenzialmente due forme. Gli attivisti Black Bloc invadono le manifestazioni di sinistra
per creare disordini. Questi esaltati sono una minoranza politica che non fa
altro che giustificare la presenza della polizia ed è spesso sospettata di
avere al proprio interno infiltrazioni dei servizi segreti. Per esempio, il 23
settembre diverse dozzine di Black Bloc hanno tentato di irrompere al convegno
del politico Jean-Luc Mélenchon,
capo del maggiore partito di sinistra in Francia. Il messaggio che volevano
lanciare era: “nessuno è abbastanza rivoluzionario per noi”. Si pongono come
una auto-conclamata inquisizione morale’’ 4. Il socialista Melenchon si è
schierato (per questo il popolo della sinistra ‘’lo ama’’) contro la NATO, ma gli anarchici lo attaccano a
testa bassa; gli ‘’antifa’’ sono un’arma della Fondazione Clinton? La deduzione è motivata, dirò di più:
conseguente. Questa prassi politica è degna delle intelligence atlantiche; la
mossa che serve – a ‘’sinistra’’ – per distrarre. Domanda: il neofascismo non
divenne, dal ’48 in poi, una bambola degli imperialismi occidentali contro il
costituzionalismo democratico? Essere antifascisti significa, senza indugiare,
combattere contro l’Alleanza Atlantica capeggiata
dal gendarme USA, la faccia più aggiornata del padronato internazionale. I
comunisti d’un tempo procedevano così, poche chiacchiere ‘’politicamente
corrette’’. La ‘’sinistra imperiale’’ sovverte il linguaggio giornalistico
trasformando gli aggrediti in aggressori, ‘’teppisti’’ senza scrupoli (come i
neofascisti venezuelani) diventano all’improvviso un ‘’popolo in rivolta’’. La
stessa critica va estesa, cestinando il ‘’politicamente corretto, ai
separatisti etnici curdi rappresentati dai mass media in quanto ‘’combattenti
per la libertà’’. Domanda: come mai il ‘’giornalismo di regime’’ non dice una
parola sui crimini commessi dall’YPG
contro i sostenitori della Siria socialista pan-araba? Il colonialismo scompare;
rimuovendo queste categorie – capitalismo, colonialismo ed imperialismo – si
perde il senso della storia.

I terroristi dell’YPG affiancati dai marines USA
Chi sono i nemici degli ‘’antifa’’? I sostenitori della Resistenza
palestinese, i socialisti non allineati e gli antimperialisti radicali. I loro
bersagli vanno da marxisti come James Petras e Michel Collon a scrittori
documentati come Jean Bricmont, Diana Johnstone e Gilad Atzmon; dal socialista
libertario Noam Chomsky a giornalisti del calibro di Thierry Meyssan ed Israel
Shamir. Il loro antifascismo è una sorta di neofascismo rovesciato. Censurando
qualsiasi dibattito sulla controinformazione con la scusa della ‘’teoria del
complotto ‘’ (il Potere è il primo a
complottare contro i popoli) questi teppisti finiscono per diffondere,
consapevolmente, le menzogne dei media di regime diventandone alfieri. Una
sorta di psico-polizia anarchica sodomizzata
dalla lobby sionista. Continua Diana Johnstone: ‘’L’uso facile del termine “fascista”
impedisce di identificare i veri nemici dell’umanità. Nel caos contemporaneo,
la più grande minaccia è l’imperialismo globale: il capitalismo finanziario, il
complesso industriale militare, le manie ideologiche degli Stati Uniti e la
megalomania dei leader occidentali. Si potrebbe chiamare imperialismo, se non
fosse che è molto più vasto e distruttismo dell’imperialismo storico
dei secoli passati’’. Chi disconosce
l’imperialismo in quanto nemico dell’umanità, imprescindibilmente, ne diventa
una quinta colonna. Gli ‘’antifa’’ sono il braccio armato di Tel Aviv e
Washington contro la classe operaia e le nazioni sovrane; chiunque ha a cuore
la lotta contro il capitalismo deve combatterli con tutti i mezzi di cui
dispone, il loro inganno – non per nulla – colpisce giovani attivisti digiuni
delle letture marxiste basiche. Un fenomeno in crescita, preoccupante ed in
alcuni paesi (come la Germania) inquietante.
Il socialdemocratico Melenchon ha sbagliato nel sostenere, seppur parzialmente, l’aggressione neocolonialistica contro la Libia popolare; da un punto di vista ‘’rivoluzionario’’ diverse sue posizioni andrebbero corrette, altre radicalizzate. I marxisti rivoluzionari hanno diversi disaccordi col suo moderatismo istituzionale. Ciononostante la vittoria di France insoumise potrebbe disintegrare il polo imperialistico europeo, dando un colpo decisivo agli equilibri del capitalismo occidentale. Washington entrerebbe in crisi, Israele, regime razzista ed anti-proletario, avrebbe qualche ‘’zerbino sodomita’’ in meno (il riferimento a Macron è puramente casuale) e la classe operaia potrà disfarsi – finalmente – degli Stati neoliberisti fallimentari. Gli ‘’antifa’’ perderebbero i loro datori di lavoro, i Padroni che, con spirito di ‘’benevolenza’’, gli consentono di trascorrere le mattinate al letto.
http://www.linterferenza.info/contributi/sessantotto-lungo-vita-fulvio-grimaldi/
Stefano Zecchinelli
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Stefano Zecchinelli
giovedì 22 dicembre 2016
INTERVISTA Diana Johnstone: «Ecco perché vincerà Marine Le Pen»
Parla la scrittrice, giornalista e intellettuale statunitense: “Hillary Clinton ha perso perché la campagna di Bernie Sanders è stata un grande successo popolare e la sua esclusione ha deluso tanti elettori democratici”
Diana Johnstone è una donna dallo sguardo gentile e i giudizi severi, laureata in letteratura francese all’Università del Minnesota, scrittrice, giornalista, intellettuale, negli anni 60 era in prima linea contro la guerra in Vietnam, esperta di politica estera americana è stata corrispondente in Europa del magazine In These Times e portavoce del gruppo parlamentare verde al Parlamento di Strasburgo dal 1990 al 1996. Residente a Parigi da quasi trent’anni, è una critica tenace della linea « neoimperialista » degli Stati Uniti e dei loro alleati europei inaugurata con la guerra in ex Yugoslavia, un’avventura denunciata nel sulfureo saggio Fools’ Crusade.In Italia per presentare la biografia “ politicamente scorretta” di Hillary Clinton ( Hillary, la Regina del caos Zambon editore), anche lei è rimasta sorpresa dall’elezione di Donald Trump, ma oggi è ancora più sorpresa dalla reazione che il “ sistema” gli sta riservando. « Per la quasi totalità dei media è come se Trump non fosse stato eletto, il “ sistema” non riesce proprio a digerirlo, nel paese c’è una polarizzazione politica e psicologica profonda, una frattura che ricorda la Guerra di secessione, è straordinario » , commenta con un sorriso sarcastico.
Eravamo tutti convinti che Hillary Clinton avrebbe trionfato alle elezioni Usa, invece cosa è accaduto?
È accaduto che Donald Trump è riuscito a farsi percepire dagli elettori come un candidato fuori dal “ sistema”, e in parte questo è vero. Nelle elezioni presidenziali americane se vuoi avere una chance di essere eletto devi raccogliere una montagna di dollari, la forza di Trump è che ha usato la sua ricchezza personale per finanziare la campagna elettorale, non restando vincolato alle lobbies dei donatori. Da questo punto di vista è stato un candidato “ fuori sistema”, mentre Clinton è l’incarnazione dell’establishment, dei finanziamenti esterni, dai grandi gruppi finanziari, ai me- dia mainstream, alla famiglia reale saudita. Ma c’è anche un altro fattore che si è rivelato fatale per la candidata democratica.
Quale?
Si chiama Bernie Sanders, la sua candidatura alle primarie, il successo inaspettato che ha raccolto in particolare tra i giovani, le continue critiche rivolte alla sua rivale, hanno indebolito Hillary, la hanno allontanata dalla sua base. Sanders non è un rivoluzionario, ma un uomo sinceramente di sinistra, un socialdemocratico si direbbe in Europa, la battaglia politica che ha disputato ha messo in luce quanto Clinton fosse vicina alla destra, alienandole quei voti necessari per la vittoria. Senza la scesa in campo di Sanders Hillary Clinton sarebbe diventata presidente degli Stati Uniti. Se la nomination fosse stata una questione di popolarità Sanders l’avrebbe spuntata, ma il partito democratico ha scelto diversamente. Un’operazione che non è riuscita ai repubblicani, la loro debolezza e le divisioni interne hanno sospinto Trump verso la nomination.
Le definisce Trump come “ fuori sistema”, ma le sue prime nomine tra banchieri di Wall Street e petrolieri ci dicono il contrario.
Quando parlo di sistema non mi riferisco al sistema economicocapitalista, ma a quello politicomediatico, per il quale Trump era un corpo estraneo. Il suo discorso, rivolto ai lavoratori americani impoveriti dalla crisi, la sua promessa di rafforzare il tessuto economico nazionale lacerato dalla globalizzazione e dalla concorrenza esterna, ha fatto breccia tra gli operai che lo hanno ritenuto credibile, o comunque più vicino a loro di Clinton.
Un vero e proprio paradosso visto che stiamo parlando di uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti Si tratta di un paradosso comune a quasi tutti i paesi dell’Occidente dove le forze di sinistra hanno smesso di difendere gli interessi dei ceti popolari, hanno abbandonato la socialdemocrazia e l’idea di redistribuire il reddito, il che sta creando una dinamica caotica, disordinata, rivoltosa, dalla Brexit, alla corsa per la Casa Bianca, fino al referendum che si è appena svolto da voi in Italia. Pur di votare contro l’establishment gli elettori si affidano agli outsider, questo non vuol dire che gli outsider facciano gli interessi del popolo, ma che le classi dirigenti occidentali hanno fallito, tutte senza distinzione. La voglia di alternativa in un sistema che non prevede alternative è così grande, che si preferisce il “ salto nel buio”, insomma è quella che si dice una crisi di rigetto. Inoltre la sinistra, con il suo amore per le minoranze, ha dimenticato la maggioranza In che senso?
Voglio dire che le battaglie per i diritti delle minoranze, etniche, sessuali si giocano su tutto un altro piano rispetto a quelle socio- economiche, i lavoratori non sono una minoranza, ma la maggioranza delle persone, tra di loro ci sono individui di tutte le etnie e tutti gli orientamenti sessuali, ma quel che li accomuna è il fatto di essere lavoratori. Invece vengono balcanizzati, trattati anche loro come una minoranza tra le altre, questa miopia della sinistra ha provocato lo smarrimento e la fuga delle classi lavoratrici.
Come cambierà la politica americana con la presidenza Trump
Nessuno è in grado di fare previsioni, tuttavia, se darà seguito allle sue promesse, se davvero troverà un’intesa diplomatica con Putin dovremmo tutti essere contenti, una guerra tra Stati Uniti e Russia sarebbe un autentico disastro. Non credo che aspiri diventare il presidente dell’apocalisse, è un uomo d’affari e non ha certo l’ambizione di cambiare il mondo. Il problema è che non sappiamo chi ci sarà dietro di lui, quale personale politico si occuperà dei dossier più importanti, contrariamente a quel che si dice gli Stati Uniti non sono una dittatura, ci sono pesi e contrappesi, i governi sono composti da più personalità, la dialettica tra la Casa Bianca e il Congresso è spesso conflittuale, per capire l’orientamento dell’amministrazione bisognerà attendere ancora un po’. Ricordiamoci di George W. Bush, il tratto politico della sua presidenza è stato impresso dai suoi consiglieri neocon, sono stati loro a forgiare la “ guerra infinita”, sono stati loro a rilanciare l’idea di esportare la democrazia nel pianeta. Come Bush junior, anche Trump sembra manipolabile, ma anche più imprevedibile. Le posso raccontare un aneddoto che mi ha molto colpita?
Prego
Trump ha rifiutato un nuovo sofisticatissimo aereo presidenziale dicendo che era troppo costoso, ma la cosa interessante è che questo aereo è concepito per mantenere in volo il presidente degli Stati Uniti per un tempo illimitato, in teoria potrebbe trascorrere tra i cieli tutta la vita; il pianeta potrebbe essere distrutto da un conflitto nucleare e il presidente continuare a volare in eterno. È un concetto veramente spaventoso.
Dopo la Brexit e Trump, in Francia, paese che lei conosce molto bene, vincerà la populista Marine Le Pen? È una prospettiva che la spaventa?
No, non mi spaventa affatto, molti definiscono Marine Le Pen una fascista, ma non è così, il Front National non è più il partito di qualche anno fa, con lei è molto cambiato. Sempre per rimanere nel campo dei paradossi, ora che François Fillon è il candidato ufficiale della destra gollista, lei diventa il candidato di sinistra. Fillon ha un programma economico che si ispira a Reagan e Thatcher e ha promesso che taglierà senza pietà la spesa sociale, in particolare nella sanità pubblica, per questo la campagna di Marine Le Pen sarà giocata a sinistra, considerando anche che i socialisti non hanno alcuna chance di arrivare al ballottaggio. Le classi dirigenti occidentali sono state schiaffeggiate dalla Brexit, dalla vittoria Trump e ora i loro mezzi di informazione usano gli stessi mezzi e la stessa retorica contro l’ascesa Marine Le Pen. E se non c’è due senza tre…
http://ildubbio.news/ildubbio/2016/12/15/intervista-diana-johnstone-perche-vincera-le-pen/
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