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venerdì 11 maggio 2018

Antifa e Black bloc: braccio armato del sion-imperialismo, di Stefano Zecchinelli


In difesa del marxismo antimperialistaIdeologia e pratica della controrivoluzione capitalista.

‘’Coloro che sono contro il fascismo senza essere contro il capitalismo, che si lamentano della barbarie che proviene dalla barbarie, sono simili a gente che voglia mangiare la sua parte di vitello senza però che il vitello venga scannato. Vogliono mangiare il vitello, ma il sangue non lo vogliono vedere. Per soddisfarli basta che il macellaio si lavi le mani prima di servire la carne in tavola. Non sono contro i rapporti di proprietà che generano la barbarie, ma soltanto contro la barbarie. Alzano la voce contro la barbarie e lo fanno in paesi in cui esistono bensì gli stessi rapporti di proprietà, ma i macellai si lavano ancora le mani prima di servire la carne in tavola’’ Bertolt Brecht

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Il leader socialdemocratico Melenchon – uomo politico capace, non privo di contraddizioni alcune molto gravi – ha definito i Black bloc, protagonisti dei disordini durante la mobilitazione del Primo Maggio, ‘’fascisti infiltrati’’. Bisogna chiarire che la definizione ‘’fascisti infiltrati’’ ha delle pecche politologiche, ma inquadra politicamente il ruolo reazionario di questa organizzazione paramilitare al servizio della repressione neo-liberista. Il socialista francese ha rovesciato, con grande esperienza, i termini della questione spiazzando gli avversari del popolo lavoratore; ben fatto, una mossa eccellente. Anarchici di formazione, i Black bloc, con la loro violenza illogica, hanno dato un pretesto agli apparati dello Stato imperialista per reprimere i movimenti contrari al neo-liberismo ed al militarismo. Non sono esenti da infiltrazioni e con tutta probabilità rientrano in ciò che Daniele Ganser ha definito ‘’gli eserciti segreti della NATO’’. Seguirò alcune testimonianze autorevoli.

Il filosofo marxista Stefano Garroni riferì che durante il G8 di Genova 2001 gruppi di ‘’paramilitari anarchici’’ uscirono dalle camionette della polizia scatenando, con gesti degni delle pandillas sudamericane, una feroce repressione rivolta contro i manifestanti anti-globalizzazione. I risvolti drammatici, terminati col vile assassinio di Carlo Giuliani e la repressione di migliaia d’attivisti, li conosciamo tutti. Una simile mattanza venne pianificata? L’inchiesta del giornalista Franco Fracassi dà una risposta affermativa.
‘’Violenze al G20 di Toronto del 2010: 'Black bloc' o agenti provocatori infiltrati? La risposta nelle scarpe’’ (Fonte: http://ita.anarchopedia.org/Black_Bloc)

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‘’In evidenza alcuni poliziotti in borghese: degna di nota la "somiglianza" del primo sulla destra con il dimostrante che appare, in primo piano, nella foto riportata sopra, segno di mimetismo effettuato con particolare cura’’ (Ibidem)

La rete dei Black bloc è internazionale. Thierry Meyssan sostiene che in Egitto, malgrado la motivata mobilitazione di classe la quale rovesciò il dittatore Mubarak, gli ‘’anarchici’’ avessero al proprio interno agenti – in segreto? – del MOSSAD israeliano. Ogni governo patriottico, nemico dell’imperialismo USA, venne preso d’assalto da questi teppisti. Per i Black bloc latino-americani, il governo antimperialista di Nicolas Maduro è una dittatura ‘’cubanoide’ 1, inutile dire come quest’accusa potrebbe benissimo uscire da una centrale della CIA. Chi li manovra? Fulvio Grimaldi, descrivendo la violenza paramilitare sopravvenuta il Primo Maggio 2015 a Milano, ci dà degli ulteriori elementi da cui elaborare una analisi severa, ma articolata: ‘’L’altro 1 maggio: manifestazione contro quanto sopra di decine di migliaia di oppositori consapevoli e determinati, massa critica in progress, preoccupante  per l’affermazione degli assetti programmati e lacerazione netta dell’abito di gala a lustrini e chiffon, con emersione di epidermidi putride e carni verminose. Esattamente come le bande di ventura jihadiste contro le libere nazioni di Medioriente e Nord Africa, o come i nazisti di Maidan, Odessa e Victoria Nuland contro la stessa Ucraina, l’Europa, la Russia, entra in campo e a cannonate su tre quarti degli spazi di stampa e televisione, il plotone dei cosiddetti Black Bloc’’ 2. Questi picchiatori si dicono ‘’anarchici’’ – molti fascisti provenivano dall’anarchismo (es. Bottai e Pavolini), lo stesso Mussolini era un ‘’socialista anarchico’’ – ma la loro prassi politica ricorda quella dell’islamismo ‘’made in USA’’ e dei neonazisti ucraini. Melenchon ha ragione: i Black bloc se non sono propriamente fascisti, quanto meno somigliano molto ai bombaroli neofascisti degli anni ’70. Quasi come Ordine Nuovo ed Alba Dorata, il passo è breve.

Quando la violenza è legittima? Grimaldi prosegue: ‘’Personalmente aborro le vivandiere imperiali della non-violenza. Però distinguo. A Milano, un plotone uniformemente vestito e attrezzato (casco, tuta, bambù, maschera anti-gas, da magazzini di Stato), proprio come le ordinatissime orde dell’ISIS o del battaglione Azov, sfascia negozi di barbiere, agenzie di viaggio e automobili anonime’’. La violenza rivoluzionaria è stata legittima durante le Resistenze antifasciste (Spagna, Italia, Jugoslavia, ecc …), in tutte le Rivoluzioni anticoloniali – Cuba, Algeria, Vietnam, Iran – come nelle eroiche Resistenze antimperialistiche – Palestina in testa, Colombia, Perù, Iraq, Libia, Nepal, India, Filippine – disprezzate da una certa sinistra zombie. Chi scrive non demonizza le guerriglie urbane, quindi rispetta il sacrificio dei comunisti della RAF tedesca, riconoscendo la necessità di passare dalla guerriglia ad un Partito comunista caratterizzato dal ‘’centralismo democratico’’ (Lenin). Dall’altra parte Grimaldi ha ragione: i Black bloc hanno una prassi anti-proletaria, i loro cappucci neri ricordano i neonazisti di Ordine Nuovo. Gli anti-capitalisti combattono il Vero Potere, non mettono a soqquadro interi quartieri in modo vile e sbirresco.

Gli ‘’antifa’’, arma della lobby pro-Israele

Un altro movimento apparentemente di sinistra, ma nei fatti reazionario (per non dire di peggio) sono gli ‘’antifa’’. Figli dei cosiddetti ‘’anti-tedeschi’’, questi attivisti riconducono la difesa dei diritti del popolo palestinese, spazzato via dall’imperialismo israeliano, e la difesa degli Stati indipendenti ad una forma ‘’moderna’’ di fascismo. Di ‘’fascista’’ – seguendo Melenchon – c’è soltanto il servilismo verso le principali potenze imperialistiche pan-planetarie. Il loro ‘’filo-sionismo’’ è documentato, come l’apologia ‘’libertaria’’ dei crimini USA in Europa. Una pagina particolarmente infima sono i festeggiamenti d’una ricorrenza nefasta: i bombardamenti nord-americani della città di Dresda, il 13 e 14 febbraio 1945. L’imperialismo USA colpì il popolo tedesco, salvando il complesso militar-industriale nazista funzionale, dal ’48 in poi, nella lotta contro l’Unione Sovietica polarità anticolonialista. Leggiamo un celebre articolo di Ulrike Meinhof, fondatrice della RAF, la quale ci rivelò le vere intenzioni del gendarme statunitense: ‘’Dresda era il punto cruciale di questa politica. Dresda è stata rasa al suolo, due anni dopo che a Stalingrado era stato deciso l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Quando Dresda fu bombardata le truppe sovietiche erano già arrivate ai fiumi Oder e Neisse e il fronte occidentale aveva raggiunto il Reno. L’anno dopo, il 13 febbraio 1946, il comandante supremo della Royal Air Force, Sir Arthur Harris, che aveva condotto l’attacco contro Dresda, si imbarcò a Southhampton per lasciare il paese che non era più pronto a riconoscergli i suoi meriti. Quando la popolazione tedesca scoprì la verità su Auschwitz la popolazione inglese scoprì la verità su Dresda. Ai responsabili fu negata la fama che era stata loro promessa dai loro governi. Sia di qua che di là’’ 3. La superiorità morale della Meinhof si compendia nelle parole finali dell’articolo: ‘’Chi non denuncia i responsabili però, denuncia i popoli’’. Il ricorso alla ‘’guerriglia urbana’’ nella Germania Ovest lasciò perplessi molti militanti; detto questo sarebbe ingeneroso assimilare la RAF al terrorismo ‘’made in USA’’ delle Brigate Rosse, si tratterebbe d’una operazione intellettualmente disonesta. Lo sforzo eroico di Ulrike, Andress Baader ed altri rivoluzionari merita d'essere valorizzato.

Il sionismo – avvallato dagli ‘’antifa’’ – da oltre un secolo utilizza il ‘’popolo ebraico’’ in quanto piede di porco per i suoi loschi interessi.
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Manifestazione degli ‘’antifa’’ in difesa dello Stato ‘’per soli ebrei’’

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Gli ‘’antifa’’ festeggiano una nefasta ricorrenza: i bombardamenti alleati contro la città di Dresda, febbraio 1945.

Oggigiorno gli ‘’antifa’’ e gli anarchici appoggiano il nazionalismo curdo, falsificando con parole di ‘’sinistra’’ il tentativo dell’imperialismo USA di balcanizzare la Siria. I terroristi linciatori di arabi dell’YGP affiancati dai killer della NATO sono, da quello che leggiamo, i loro riferimenti ideali. Dall’estrema sinistra all’estrema destra dell’imperialismo. La giornalista Diana Johnstone ha descritto, con estrema precisione, la funzionalità degli ‘’antifa’’ e dei Black bloc ai progetti della lobby pro-Israele: ‘’In Europa gli Antifa prendono essenzialmente due forme. Gli attivisti Black Bloc invadono le manifestazioni di sinistra per creare disordini. Questi esaltati sono una minoranza politica che non fa altro che giustificare la presenza della polizia ed è spesso sospettata di avere al proprio interno infiltrazioni dei servizi segreti. Per esempio, il 23 settembre diverse dozzine di Black Bloc hanno tentato di irrompere al convegno del politico Jean-Luc Mélenchon, capo del maggiore partito di sinistra in Francia. Il messaggio che volevano lanciare era: “nessuno è abbastanza rivoluzionario per noi”. Si pongono come una auto-conclamata inquisizione morale’’ 4. Il socialista Melenchon si è schierato (per questo il popolo della sinistra ‘’lo ama’’) contro la NATO, ma gli anarchici lo attaccano a testa bassa; gli ‘’antifa’’ sono un’arma della Fondazione Clinton? La deduzione è motivata, dirò di più: conseguente. Questa prassi politica è degna delle intelligence atlantiche; la mossa che serve – a ‘’sinistra’’ – per distrarre. Domanda: il neofascismo non divenne, dal ’48 in poi, una bambola degli imperialismi occidentali contro il costituzionalismo democratico? Essere antifascisti significa, senza indugiare, combattere contro l’Alleanza Atlantica capeggiata dal gendarme USA, la faccia più aggiornata del padronato internazionale. I comunisti d’un tempo procedevano così, poche chiacchiere ‘’politicamente corrette’’. La ‘’sinistra imperiale’’ sovverte il linguaggio giornalistico trasformando gli aggrediti in aggressori, ‘’teppisti’’ senza scrupoli (come i neofascisti venezuelani) diventano all’improvviso un ‘’popolo in rivolta’’. La stessa critica va estesa, cestinando il ‘’politicamente corretto, ai separatisti etnici curdi rappresentati dai mass media in quanto ‘’combattenti per la libertà’’. Domanda: come mai il ‘’giornalismo di regime’’ non dice una parola sui crimini commessi dall’YPG contro i sostenitori della Siria socialista pan-araba? Il colonialismo scompare; rimuovendo queste categorie – capitalismo, colonialismo ed imperialismo – si perde il senso della storia.

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I terroristi dell’YPG affiancati dai marines USA

Chi sono i nemici degli ‘’antifa’’? I sostenitori della Resistenza palestinese, i socialisti non allineati e gli antimperialisti radicali. I loro bersagli vanno da marxisti come James Petras e Michel Collon a scrittori documentati come Jean Bricmont, Diana Johnstone e Gilad Atzmon; dal socialista libertario Noam Chomsky a giornalisti del calibro di Thierry Meyssan ed Israel Shamir. Il loro antifascismo è una sorta di neofascismo rovesciato. Censurando qualsiasi dibattito sulla controinformazione con la scusa della ‘’teoria del complotto ‘’ (il Potere è il primo a complottare contro i popoli) questi teppisti finiscono per diffondere, consapevolmente, le menzogne dei media di regime diventandone alfieri. Una sorta di psico-polizia anarchica sodomizzata dalla lobby sionista. Continua Diana Johnstone: ‘’L’uso facile del termine “fascista” impedisce di identificare i veri nemici dell’umanità. Nel caos contemporaneo, la più grande minaccia è l’imperialismo globale: il capitalismo finanziario, il complesso industriale militare, le manie ideologiche degli Stati Uniti e la megalomania dei leader occidentali. Si potrebbe chiamare imperialismo, se non fosse che è molto più vasto e distruttismo dell’imperialismo storico dei secoli passati’’. Chi disconosce l’imperialismo in quanto nemico dell’umanità, imprescindibilmente, ne diventa una quinta colonna. Gli ‘’antifa’’ sono il braccio armato di Tel Aviv e Washington contro la classe operaia e le nazioni sovrane; chiunque ha a cuore la lotta contro il capitalismo deve combatterli con tutti i mezzi di cui dispone, il loro inganno – non per nulla – colpisce giovani attivisti digiuni delle letture marxiste basiche. Un fenomeno in crescita, preoccupante ed in alcuni paesi (come la Germania) inquietante.

La sinistra ‘’radical chic’’ tratta il problema dell’immigrazione confondendo volutamente l’immigrato con la politica immigrazionista. I migranti sono persone meritevoli di rispetto, la difesa e promozione dei loro diritti (sacrosanti) non deve essere confusa col progetto dello squalo Soros: distruggere gli Stati nazionali facendo leva sulla ideologia anarchica dei cosiddetti ‘’senza frontiera’’. Diana Johnstone è illuminante quando scrive (sottolineatura mia): ‘’Si dovrebbe poter discutere della cosa senza essere accusati di odiare gli stranieri; dopotutto i sindacati sono sempre tradizionalmente opposti all’immigrazione non per razzismo, ma perché può essere una strategia dei capitalisti per abbassare gli stipendi. Rendendo il tema dell’immigrazione il punto focale per decidere se qualcuno è fascista o meno, gli Antifa impediscono un dibattito proficuo. Senza dibattito, il tema si polarizza su due argomenti: pro o contro. E chi vincerà tra i due?’’. A perdere, con questi rapporti di forza, saranno sempre i lavoratori ma gli ‘’antifa’’ se ne fregano; non debbono alzarsi la mattina presto per andare a lavorare. Il giornalista Fulvio Grimaldi, da me intervistato, è concretamente preoccupato dalla ‘’operazione migranti’’, fiancheggiata dalla sinistra zombie (PSE, trotskisti, centri sociali, ecc …), una moribonda casta di mantenuti. Leggiamo: ‘’La diffusione della droga per la guerra alla droga; la diffusione del terrorismo per la guerra al terrorismo; la migrazione di massa finalizzata a un unico superstato che persegue la distruzione di ogni statualità attraverso la creazione di masse, estratte dal proprio contesto storico, omologate dall’abbandono, dalla disperazione, dalla perdita di anima e nome collettivi e da un destino di subalternità irrimediabile’’ 5. Domanda: i migranti sono sempre ‘’soggetto rivoluzionario’’? Possiamo parlarne? Penso che un dialogo alla pari, certamente fra anti-capitalisti, sia doveroso.

Il socialdemocratico Melenchon ha sbagliato nel sostenere, seppur parzialmente, l’aggressione neocolonialistica contro la Libia popolare; da un punto di vista ‘’rivoluzionario’’ diverse sue posizioni andrebbero corrette, altre radicalizzate. I marxisti rivoluzionari hanno diversi disaccordi col suo moderatismo istituzionale. Ciononostante la vittoria di France insoumise potrebbe disintegrare il polo imperialistico europeo, dando un colpo decisivo agli equilibri del capitalismo occidentale. Washington entrerebbe in crisi, Israele, regime razzista ed anti-proletario, avrebbe qualche ‘’zerbino sodomita’’ in meno (il riferimento a Macron è puramente casuale) e la classe operaia potrà disfarsi – finalmente – degli Stati neoliberisti fallimentari. Gli ‘’antifa’’ perderebbero i loro datori di lavoro, i Padroni che, con spirito di ‘’benevolenza’’, gli consentono di trascorrere le mattinate al letto.

http://www.linterferenza.info/contributi/sessantotto-lungo-vita-fulvio-grimaldi/

Stefano Zecchinelli



venerdì 6 gennaio 2017

Se ha detenido al revolucionario Musa Aşoğlu en Hamburgo


El revolucionario turco Musa Aşoğlu (55), que se figura en la lista de personas buscadas por el gobierno estadounidense con una recompensa de hasta 3 millones de dólares, ha sido detenido en Hamburgo la noche del 2 de diciembre a las 22:00. Según el gobierno de Estados Unidos y el Estado turco, es uno de los líderes claves del DHKP-C y miembro del Comité Central. Fue arrestado en una incursión en casa con otra persona, que fue expulsada de la comisaría más tarde en la noche. Desde las 13:00 horas hoy no se sabe el paradero de Musa Aşoğlu.
 
Junto a Musa Aşoğlu, los revolucionarios Zerrin Sarı y Seher Demir Sen también están en la lista de los EE.UU. para la gente deseada. Los tres son los únicos marxistas-leninistas en la lista. Se puede encontrar la lista en el sitio :
 
rewardsforjustice.net
 
¡Libertad para el revolucionario Musa Aşoğlu!
 

http://odiodeclase.blogspot.it/2016/12/se-ha-detenido-al-revolucionario-musa.html

domenica 25 dicembre 2016

L'identità di un attentato, di Andrea Montella

Carissime compagne e carissimi compagni
i massocapitalisti che governano i nostri Paesi e che sono in una sfrenata competizione a causa della crisi del loro sistema capitalistico, una ne fanno e cento ne pensano, essendo convinti che i loro cittadini sono tutti una banda di imbecilli, si permettono di tacere le vere ragioni degli attentati contro le loro popolazioni, che avvengono sempre con le stesse dinamiche: attentato, ritrovamento dei documenti del presunto attentatore, solitamente con precedenti penali e sua rapida eliminazione.
Ci sorgono spontanee alcune domande: ma questi attentatori sono tutti così distratti da perdere sempre i documenti? Perché non usano documenti falsi? Perché se li portano appresso?
E’ risaputo che le modalità operative dei servizi segreti sono identiche in tutto il mondo e se un’operazione ha funzionato una volta tendono a ripeterla nel tempo.
Andiamo con ordine:
New York, 11 settembre 2001, attentato alle Torri Gemelle che vengono letteralmente polverizzate. Ma si ritrova miracolosamente il passaporto di uno degli attentatori senza nessuna bruciatura o stropicciatura.
Parigi, 7 gennaio 2015, attentato contro il giornale satirico Charlie Hebdo. La polizia da la caccia a Said e Chérif Kouachi, i responsabili della strage. L’identificazione dei colpevoli è stata possibile, perché nell’auto abbandonata dai Kouachi è stata ritrovata la carta d’identità di Chérif.
I due fratelli vengono uccisi due giorni dopo in una violenta sparatoria in una tipografia.
Nizza, 14 luglio 2016, stando ai documenti ritrovati sul camion alla guida del mezzo scagliato sulla folla e che uccide 84 persone, c’era Mohamed Salmene Lahouaiej Bouhlel, un franco-tunisino di 31 anni, residente a Nizza, ma nato nel Paese nordafricano. Anche lui ucciso, da precisi colpi di arma da fuoco al volto, come si vede nella foto.
Sull’autocarro killer di Berlino è stato ritrovato un documento che porta sulle tracce del presunto attentatore. Sarebbe un tunisino che verrà ucciso in Italia, quattro giorni dopo, venerdì 23 dicembre. Questa è la fine che fanno tutti i cosiddetti “uomini di paglia”, per impedire che si risalga ai mandanti delle stragi o di omicidi politici. Possibile che sia così difficile catturarne uno vivo?
Questa tecnica degli “uomini di paglia” da sacrificare è stata usata anche con Lee Harvey Oswald, accusato di essere l’assassino di John F. Kennedy, ucciso poi dal mafioso Jack Ruby nella Centrale della polizia di Dallas per impedire di risalire ai veri mandanti politici e militari.

ECCO IN QUALI STRUTTURE SI FORMANO I TERRORISTI:


29 novembre 2016 21:27
GERMANIA, SCOVATA SPIA NEI SERVIZI SEGRETI: PREPARAVA ATTACCO
Un dipendente dei servizi di intelligence interni in Germania è stato arrestato perché sospettato di preparare un attentato di matrice islamica contro la sede centrale di Colonia. Lo rivelano lo Spiegel e Die Welt. L’uomo, un tedesco di 51 anni, avrebbe dovuto infiltrarsi in ambienti islamici ma in realtà stava fornendo informazioni dell’agenzia per preparare un attentato dinamitardo

Queste vicende dimostrano che ci sono in ogni Paese d’Europa soggetti che non rispondono ai propri governi. Uomini di strutture come Stay-behind, direttamente controllati dall’imperialismo angloamericano e dalla Nato, uomini che tentano di modificare, tramite il terrorismo, le politiche e le alleanze dei vari Paesi coinvolti.
Questi soggetti sono incaricati di mandare segnali ben precisi ai fantocci politici che credono di governare le loro nazioni. In questo caso il segnale era diretto ad Angela Merkel e alla classe dirigente tedesca che in vista della ricostruzione della Siria, un affare da centinaia di miliardi di euro, deve fare un passo indietro rispetto al nuovo blocco di comando Usa che vuole aprire, con Trump, un canale privilegiato con la Russia. Attualmente la Germania è il Paese del fronte occidentale che ha i migliori rapporti con la Russia di Putin e in Siria potrebbe fare grandi affari, nella sua ricostruzione.
Per queste ragioni alla Merkel è giunto un consiglio/minaccia da una delle più autorevoli riviste del potere negli Usa: Foreign Policy, L’avviso arriva tramite Matthias Mattchus, professore associato di economia politica Internazionale presso la Scuola di studi internazionali avanzati dell’Università John Hopkins, uno dei massimi centri Usa di formazione e reclutamento di agenti segreti, come del resto sono le maggiori università statunitensi.
Secondo il “professore” della John Hopkins Angela Merkel dovrebbe andare via, questo sarebbe l’unico modo per proteggere “l’ordine democratico dell’Occidente”, la Merkel ha dimostrato che non è in grado di risolvere nessuna delle crisi in Europa, quindi la Germania ha bisogno di qualcuno di fresco, idealmente non collegato né con lei, né con il suo partitoUnione cristiano-democratica, la CDU.
È evidente: se la Merkel continuerà a guidare l’Europa, la regione continuerà ad essere un potere in declino e gli Stati Uniti di Trump, e la Russia di Putin, potranno facilmente ignorarlo” riassume l’autore.
Foregn Policy, rivista che si occupa di politica estera Usa è di proprietà del filosionista Washington Post. La reazionaria rivista è stata fondata nel 1970 da Samuel P. Huntington – il teorico delle attuali guerre di civiltà – e da Warren Demian Manshel, grande amico del criminale ed ex segretario di Stato, Henry Kissinger, quello del golpe in Cile.
Per far smettere questa politica del terrore occorre che i proletari d’Europa riconsiderino la proposta avanzata dal segretario del P.C.I. Enrico Berlinguer conosciuta come Eurocomunismo. Una proposta tesa unificare tutto il mondo del lavoro europeo attorno a un progetto politico-sociale che superasse progressivamente i limiti politici e sociali del capitalismo continentale. Per questo occorre rilanciare in Europa la nostra Costituzione del 1948 fondamentale per battere tutte le proposte borghesi di unificazione continentale. I massocapitalisti europei con le loro politiche si dimostrano organici o succubi delle politiche e delle minacce imperialiste del blocco angloamericano.
I limiti e le complicità della massoborghesia europea rispetto al fenomeno terroristico sono sotto gli occhi di tutti ed è solo avanzando verso il socialismo-comunismo che possiamo sconfiggere questa deriva barbarica che tende a spostare a destra l’asse culturale del nostro continente per utilizzarlo come terreno di battaglia per una terza guerra mondiale. In tutta Europa, ma in modo estremamente preoccupante in Germania, foraggiano ogni forma di populismo e nazionalismo, ed ecco che rispuntano gli strumenti utili alla guerra: i partiti nazisti.
Saluti comunisti
Andrea Montella
http://www.iskrae.eu/?p=62080

lunedì 31 ottobre 2016

Wie uns Sahra Wagenknecht vor dem Kapitalismus retten will (Sternstunde Philosophie 15.05.2016)

Mehr zum Thema: http://www.srf.ch/kultur/gesellschaft...

Sahra Wagenknecht sieht uns in finsteren Zeiten: Wir sind bedroht von Flüchtlingsströmen, Arbeitslosigkeit und Finanzblasen; schuld an der Misere ist der entfesselte Kapitalismus. Barbara Bleisch spricht mit der kampflustigen Spitzenpolitikerin über ihre Rezepte für Wohlstand ohne Gier. 


Homepage Sternstunde Philosophie: http://www.srf.ch/sendungen/sternstun...
Mehr Kultur: http://www.srf.ch/kultur

mercoledì 16 marzo 2016

Gli Illuminati di Baviera tra leggenda e realtà, di Marco Sacchi

L’Ordine degli Illuminati di Baviera è nominato spesso e volentieri (e dal mio punto di vista a sproposito), nelle opere di quelli che sono definiti, “complottisti”, in romanzi di successo, su di essi c’è tanta di quella letteratura che contribuisce a ingenerare confusione, così come fece a suo tempo la famosa diceria (per i reazionari vecchi e nuovi) inerente la                                                                                                      “congiura giudaico-massonica-comunista”. Nella realtà storica non ci fu niente di romanzesco nell’irruzione degli Illuminati (altro nome con cui erano conosciuti) nella Massoneria.
Gli Illuminati di Baviera compresero assai presto quale straordinario strumento politico potesse rappresentare la Massoneria e riuscirono a sfruttarla grazie a un sofisticato sistema di infiltrazione che non smette di sorprendere per efficacia e rapidità. Quando i massoni reagirono con un’aperta condanna – unendosi agli Stati che ne avevano denunciato il loro carattere eversivo rispetto all’ordine aristocratico e feudale – era ormai troppo tardi. L’Ordine degli Illuminati di Baviera entrò negli annali della storia massonica per non uscirne mai più.
L’Ordine fu fondato nel 1776 da Adam Weishaupt, nato il 6 febbraio 1748 a Ingolstad, dove trascorse gran parte della propria vita e presso di cui la cui Università raggiunse una fama considerevole. Il padre era stato un oscuro professore di diritto penale ma riuscì a far sposare la nipote del suo amico, il barone di Ickstatt – che lavorava come curatore dell’Università – con il figlio Adam. In questo modo la carriera del giovane Weisshaupt, che aveva conseguito il titolo do avvocato nel 1768, ottenne una spinta decisiva, portando a diventare professore titolare a 25 anni e decano della facoltà di diritto a 27.[1]
Poco tempo dopo, però, sentì che la sua vita aveva fini più alti e seguendo la moda dell’epoca gettò le basi di una società segreta. Weishaupt provava un odio profondo nei confronti del clero cattolico, in particolare contro i gesuiti presso i quali aveva compiuto gli studi. Era convinto che l’autorità del clero sulla società civile asfissiasse la vera scienza, anulasse la volontà dei principi e schiavizzasse il popolo con il veleno della superstizione. Aborriva, come molti intellettuali bavaresi, l’iniquità dell’assolutismo ed era convinto che fosse necessario eliminare la monarchia e distruggere la Chiesa cattolica. Inoltre, credeva che si dovesse abolire il concetto di proprietà privata.[2]
Il suo odio per il clero si accentuò nel 1775, anno in cui fu nominato professore il diritto canonico dell’Università – un incarico fino a quel momento era sempre stato svolto da un funzionario ecclesiastico – poiché la situazione causò un profondo risentimento nella Chiesa.
Nel 1776 creò la sua organizzazione, che era in realtà un partito di opposizione ai clericali che controllavano l’Università di Ingolstad. I primi aderenti all’ordine – che chiamò degli Illuminati – furono i suoi stessi alunni e discepoli, con i quali si riuniva in privato allo scopo di discutere questioni filosofiche e idee liberali. Ben presto, però, si rese conto che se fosse rimasto ai soli discepoli, il partito non sarebbe cresciuto: era necessario trovare una struttura adatta ai suoi scopi. Pensò quindi di diventare massone, cosa che egli avrebbe premesso di espandere i propri progetti al di là di un circolo ristretto.
Un anno dopo, nel 1777, fu iniziato nella loggia Teodoro del buon consiglio, che operava nella città di Monaco. Di qui in avanti Weishaupt dedicherà grande impegno alla scoperta di un modo per usare la Massoneria a vantaggio degli Illuminati.
Il piano ebbe inizio nel 1778, per opera di uno dei suoi seguaci che aveva adottato il nome simbolico di Catone. Era consuetudine che i membri della società assumessero nome legati all’antica Roma o quella greca, o all’antico Egitto. Catone era stato iniziato in una loggia di Amburgo, dove aveva anche ottenuto i più alti gradi scozzesi.[3]
In breve tempo si crearono due nuove logge, formate anche da Illuminati, a Monaco e a Eichhstaedt, che agivano da centri di reclutamento dell’Ordine, e da scuola per i nuovi membri.[4] Nel 1780, l’Ordine aveva conquistato i favori dei marchesi di Costanza (che assunse il nome di Diomede), ed egli fu affidato il compito di fondare nuove logge nei territori della Germania settentrionale. A Francoforte sul Meno, il marchese s’imbatté in un uomo che sarebbe diventato un elemento chiave nella storia degli Illuminati di Baviera, il barone Adolf Franz Friedrich von Knigge.
Le fonti concordano sul fatto che Costanza intrattenne con von Knigge una stretta relazione. Sapeva di avere incontrare un uomo cardine, un leader risentito e audace, con contatti importanti e notevole influenza nelle logge tedesche. Knigge era stato iniziato in gioventù nella Stretta osservanza di von Hund[5] ma insoddisfatto dell’organizzazione dell’origine templare della Massoneria, se ne era allontanato con livore. Credeva – come molti massoni tedeschi – che la Massoneria avesse bisogno di una riforma complessiva; questo agevolò l’opera di persuasione di Costanza, che non ebbe difficoltà a convincerlo a unirsi agli Illuminati.
Knigge abbracciò presto le idee di Weishaupt, credendo che l’Ordine degli Illuminati di Baviera fosse già perfettamente strutturato. Tuttavia, quando nel 1780 cominciò a corrispondere con Weishaupt, ebbe il sospetto che il nuovo Ordine, nonostante la notevole crescita, mancasse di organizzazione e decise di essere l’uomo giusto per sopperire al problema.
Weishaupt, che era senza dubbio un individuo carismatico e convincente, era riuscito in poco tempo a reclutare figure di rilievo tra la nobiltà e l’alta borghesia della Baviera. La sua influenza era tale che poteva, di fatto, controllare tutti gli impieghi e gli incarichi di prestigio della regione, cosa che cominciava a suscitare qualche sospetto nella corte e nel clero. Centinaia di discepoli, a loro volta, avevano ricevuto dal maestro e fondatore il potere di iniziare adepti, così da incrementare ulteriormente il numero dei proseliti in tutta la Germania.
Presto i nuovi Illuminati – per la maggior parte uomini intelligenti, professori, magistrati e dignitari – cominciarono a provare una certa insoddisfazione per il lento procedere degli insegnamenti di Weishaupt, che era riuscito solo a organizzare le scuole, ma che non aveva ancora realizzato quell’Ordine interiore per il quale le scuole rappresentavano solo un livello propedeutico.
Nel 1781, Knigge e Weishaupt conclusero un accorso decisivo per il futuro degli Illuminati. Decisero che il primo si sarebbe occupato dell’organizzazione dell’Ordine, e che avrebbero immediatamente messo in atto un piano per infiltrarsi nella massoneria tedesca grazie all’inserimento in massa degli Illuminati nelle logge. Knigge però era un politico astuto, e voleva di più: sapeva che l’imminente Convento di Wilhelmsbad, convocato da Ferdinando di Brunswick,[6] avrebbe costituito un’opportunità unica per discutere le idee che aveva abbracciato ai più alti livelli della Massoneria; convinse quindi Weishaupt a conferirgli pieni poteri per far avanzare i preparativi dell’azione politica degli Illuminati al Convento, e si mise a lavorare al progetto in modo frenetico.
La posta in gioco era molto alta, negli ultimi anni, il duca di Brunswick e il langravio di Assia-Kassel[7] avevano stretto una solida alleanza con i martinezisti di Willermoz,[8] il cui fine era riconvertire e rivitalizzare la Stretta osservanza, trasformandola in un nuovo Ordine che guidasse le correnti massoniche spiritualiste ed esoteriche europee.
Al contrario gli Illuminati, denunciando l’esistenza di patto tra la Stretta osservanza e il Vaticano attraverso i gesuiti, avrebbero cercato di ingraziarsi i convenuti, per assicurarli alla causa dell’Ordine degli Illuminati, rinforzando la strategia di usare la Massoneria nella lotta senza quartiere contro la monarchia e – obiettivo considerato prioritario – la nefasta influenza della Chiesa.

Il convento di wilhelmsbad


Il 16 luglio 1782, Ferdinando, duca di Brunswick, diede via alla prima sessione del Convento indetto a Wilhelmsbad, città vicina a Hanau, nel territorio del principe Carlo di Assia-Kassel.
Né la Gran loggia nazionale di Germania né quella svizzera erano presenti all’assemblea. Alcune logge avevano inviato documenti e relazioni ma avevano preferito non mandare rappresentanti. È il caso della loggia dei Globi di Berlino, che si dichiarava disposta ad accettare un accordo di pace e concordia con i capitoli dei Cavalieri rosacroce, e della loggia Federico, del Leone d’oro, che si offriva di rivelare niente meno che i nomi dei superiori incogniti[9] e i veri rituali dell’Alta massoneria. L’offerta non ottenne seguito per il semplice effetto che l’intenzione dei promotori dell’incontro era propria di mettere fine a queste convinzioni.
Nonostante le assenze, al Convento si presentarono 36 delegati, provenienti dalla Germania, dall’Olanda, dalla Russia, dall’Italia, dalla Francia e dall’Austria. La commissione dei poteri, che aveva il compito di accreditare i delegati, giocò un ruolo fondamentale. Agì in modo da escludere accuratamente chiunque si fosse presentato con obiettivi che potessero nuocere al felice esito del Convento. Furono presi particolari precauzioni nei confronti di quelle logge che manifestavano posizioni contrarie ai sistemi filosofici degli alti gradi e in alcuni casi si arrivò al punto estremo di negare l’accesso a delegati della loggia madre della Mezzaluna delle tre chiave di Ratisbona e ai fratelli Filaleti di Parigi, guidati dal marchese di Chefdebien.
Ciò nonostante, un gruppo consistenze di razionalisti decisi a porre fine ai sistemi esoterici e agli alti gradi a formare un fronte che ebbe un alleato inatteso. Gli Illuminati di Baviera avevano i loro uomini migliori, guidati da uno dei capi di livello più alto: il barone von Knigge.
Wilhelmsbad riunì molti dei massoni più in vista d’Europa, in particolare quelli che rappresentavano la tradizione scozzese, legata alle correnti introdotte dai seguaci degli Stuart esiliati in Francia, secondo i quali la vera origine della Massoneria era da ricercarsi nell’Ordine dei cavalieri templari. La maggior parte dei convenuti apparteneva alla Stretta osservanza, le cui province erano rappresentate quasi nella totalità.
Il personaggio più importante era certamente il duca Ferdinando di Brunswick, presidente del Convento. Il secondo posto era il langravio Carlo di Assia-Kassel. Mentre Jean-Baptiste Willermoz, l’architetto della riforma generale completa l’elenco dei personaggi principali.
L’assemblea, assistette durante i primi giorni, all’impetuosa esposizione della parte razionalista. Per la maggior parte delegati indipendenti di logge tedesche e austriache, trovarono presto nelle guide nei rappresentanti bavaresi, e in particolare nei baroni Adolf Franz von Knige e Franz Friedrich Dittfurth von Wetzlar, il cui discorso anticattolico fu tanto violento da suscitare una profonda costernazione tra i presenti.
Dopo aver accusato la Stretta osservanza di agire a favore del Vaticano, ritenendo i gesuiti responsabili di frammentare la Massoneria per favorire il papato, si scagliò contro la restaurazione templare. Non mancò di appellarsi all’Imperatore stesso e turbò gli astanti quando affermò che era inutile resuscitare l’Ordine del tempio, poiché gli stessi vertici dell’Impero asburgico stavano eliminando le ultime vestigia di tale istituzione. C’è da chiedersi, se tali affermazioni, testimonino un’effettiva influenza degli Illuminati arrivasse fino alla corte di Giuseppe II, che era il più antimassonico tra i monarchi illuminati.
Giuseppe II aveva uno stretto rapporto con la Massoneria. Figlio di Francesco Stefano duca di Lorena – uno dei più grandi massoni del suo secolo, che aveva fondato un ducato massonico in Toscana, proprio alle porte dello Stato pontificio – e dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, non nascondeva la propria avversione nei confronti dei massoni. Era seccato dalle continue lusinghe provenienti dalle logge austriache, che sognavano di accoglierlo tra le proprie fila, aveva vietato che gli si parlasse della framassoneria e la sopportava mal volentieri.[10]
Giuseppe II portava avanti una campagna per sottomettere la Chiesa alla volontà dello Stato. Aveva instaurato una politica cesaropapista, imponendo numerose norme sul funzionamento degli ordini religiosi, l’organizzazione delle diocesi e la formazione del clero. Aveva istituito il matrimonio civile e aveva da poco firmato un Editto di tolleranza con il quale concedeva benefici e privilegi a protestanti e ortodossi. Tutti i funzionari del suo governo avevano frequentato università tedesche. C’è da chiedersi, quanti di questi uomini si rifacevano agli Illuminati di Baviera.
Willermoz si riferirà all’intervento di Dittfurth deplorandolo che aveva avuto la sfacciataggine di irrompere in un’assemblea di cristiani attaccando il principio religioso per cercare di fondare una massoneria basata su principi distruttivi di quello che definiva “di ogni vero vincolo tra gli uomini”.
I razionalisti continuarono ad attaccare senza concedere tregua. Von Knige era ben consapevole che la sua posizione era di minoranza. Sapeva che, quando fosse stato il momento di votare, l’alleanza formata da Willermoz e dal duca di Brunswick si sarebbe aggiudicata la vittoria. Tuttavia nei giorni successivi, i delegati che si rifacevano agli Illuminati proseguirono con le loro furiose critiche contro la Stretta osservanza, i martinezisti e i clericali.
I discorsi di von Knige cominciarono a fare breccia in alcuni delegati. Era ciò che desiderava e che lo avrebbe portato al successo. Il primo ad avvicinarlo fu un personaggio importante: Johann Joachim Bode, inviato, del potente di Ernst von Gotha.
Originario di Brunswick, Bode aveva fatto parte della Stretta osservanza con il titolo di eques a lilio convallium, ma soffriva di una vera e propria fobia nei confronti dei gesuiti. Lo stesso Knigge una volta affermò che l’unico difetto era di vedere gesuiti da tutte le parti. Da fervente difensore della restaurazione templare, si era trasformato in uno dei suoi più strenui oppositori.[11]
Esaltato dalle critiche rivolte da Dittfurth e von Knigge all’assemblea, Bode era già un Illuminato bavarese in potenza ancora prima che si concludesse il congresso. Quando fu il suo momento, propose che le innovazioni emerse a Wilhelmsbad “si imponessero in ottemperanza allo spirito del secolo”. Altri delegati furono sedotti dal discorso di Knigge e si sarebbero uniti agli Illuminati al termine dei lavori.[12]
Fin qui, ancora non si era espressa l’ala martinezista, e Willermoz attendeva il proprio turno convinto di uscirne vincente. A questione principale che doveva essere affrontata al Convento, riguardava la filiazione templare e l’eventuale riforma dell’Ordine. Si cominciò a parlare il 19 luglio, e si proseguì per le successive undici sessioni, fino al 14 agosto.
Nell’ottava sessione (25 luglio), Willermoz presentò un progetto di massima con il quale cercava di rispondere a uno degli interrogativi posti dal duca Ferdinando di Brunswick nella convocazione del Convento: era necessario mantenere una filiazione templare? O era giusto rompere con tale legame?
Willermoz basò il proprio intervento su quattro interrogativi profondamente interrelati tra loro:

  • Che interesse abbiamo a prendere in considerazione una filiazione con l’Ordine dei cavalieri templari e in che termini dovremmo attuarla?
  • La filiazione all’Ordine dei templari rispetto all’attuale sistema è legittima o no?
  • Nel primo caso, è prudente e conveniente mantenere il nostro sistema nella sua forma attuale? E nel secondo, dobbiamo assolutamente rinunciare alla filiazione?
  • Qual è il modo più sensato di riunire al meglio e senza rischi le parti costituenti dell’ordine in un solo e unico Regime?

In seguito, presentò un elaborato schema argomentativo nel quale, dopo aver esposto una breve storia del Tempio, si chiedeva che tipo di filiazione rivendicare, sottolineando, che a unire la Massoneria e i templari non era altro che il comune interesse per la scienza massonica. Quest’ultima, secondo Willermoz, era stata praticata in epoche diverse e con differenti denominazioni, non essendo quindi appartenuta in maniera esclusiva né all’Ordine del tempio né alla Massoneria moderna. Attraverso un’allegoria, affermò che la “la scienza massonica è passata attraverso i cavalieri templari così come alcuni fiumi passano per grandi laghi senza perdersi né confondersi completamente con essi e proseguono, mantenendo forse alcune qualità e proprietà del lago che hanno attraversato”.[13]
Le sue conclusioni, nel riferirsi alle tre domande iniziali, non lasciano spazio a dubbi.
Non c’è un vero interesse nel restaurare l’Ordine del tempio a proposito dei possedimenti e alle ricchezze che gli furono sottratti; ma piuttosto è in qualità di massoni desiderosi di possedere le conoscenze scientifiche di cui i templari erano detentori che abbiamo interesse nello stabilire una filiazione con loro.
L’ipotesi concernente la restaurazione di qualsiasi titolo, ricchezza e possedimento di quell’ordine è assurda, ridicola e illegittima e non vi è alcuna prova per sostenere tale pretesa.
Anche nel caso in questa ipotesi fosse sostenuta da elementi indiscutibili, sarebbe imprudente e dannoso per il progresso della Massoneria, se non addirittura per l’Ordine stesso e per gli individui che ne fanno parte, riconoscere, rivendicare e favorire in qualsiasi forma l’attuazione di tale pretesa, per cui se una società, conosciuta o sconosciuta, volesse riformare il sistema in conformità a questa restaurazione, non dovremmo esserne coinvolti e, anzi, dovremmo interrompere ogni contatto con quella società.
Il Convento generale dell’ordine dovrà includere tra i suoi atti una dichiarazione vincolante per tutti i delegati, che sia chiara, categorica e inequivocabile in merito a tale questione.
La filiazione all’Ordine del tempio a proposito delle conoscenze scientifiche, poiché basata su una tradizione duratura e universale, certificata da numerosi documenti e testimonianze attendibili, è utile per mantenere o stabilire uno stretto legame o stabilire uno stretto legame tra l’Ordine massonico e l’Ordine del tempio nella maniera più opportuna e adeguata a favorire il progresso dei massoni nel perseguire finalità scientifiche, senza che tutto ciò possa suscitare la minima preoccupazione tra i governi.
Per quanto riguarda la risposta alla quarta domanda, Willermoz espose davanti ai delegati il sistema massonico che era stato adottato nel Convento delle Gallie del 1778. Il nuovo Regime sarebbe stato formato da un Ordine massonico chiamato <1 classe>, completato da quattro gradi: i tre simboli tradizionali ai quali si aggiungeva quello di maestro scozzese, una sorta di cerniera o grado di transizione tra l’ordine esterno e quello interno. Quest’ultimo, chiamato <II classe>, sarebbe rimasto un ordine cavalleresco con la denominazione di Cavalieri benefattori della città santa. La <III classe> sarebbe stata vacante, finché non fossero giunti gli uomini con le conoscenze adatte per costituirla.
Tuttavia, è qui che Willermoz occulta la verità di fronte all’assemblea, una verità nota soltanto a un piccolo gruppo di iniziati. La III classe sarebbe stata accessibile a chi avesse dimostrato di possedere qualità particolari, meritevoli dei gradi di <Professo> e <Gran Professo>. E c’è dell’altro: ancora al di sopra ci sarebbe stato l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo, il sistema che aveva appreso dal suo maestro Martinez de Pasqually.
Chi conosceva la verità? Pochissimi. Ferdinando di Brunswick era disposto a sostenere la strutture segreta dell’Ordine. Parimenti pochissime altre persone.
La proposta di Willermoz fu approvata ad ampia maggioranza. Nei giorni successivi, i delegati degli Illuminati di Baviera e i razionalisti si ritirarono dall’assemblea, sconfitti.[14] Non dovette passare molto tempo perché i bavaresi capitalizzassero il malcontento e ammettessero tra le propria fila numerosi massoni delusi dal Regime rettificato. Il Convento fissò il termine di un anno perché le logge tedesche della Stretta osservanza manifestassero la propria adesione al Regime scozzese rettificato, ma alla prova dei fatti apparve evidente che i tedeschi non accettarono il nuovo sistema.
Così come il Grande Oriente di Francia[15] aveva dovuto fare marcia indietro rispetto all’intenzione di aderire alla Stretta osservanza e alla necessità di rispondere a un direttivo straniero, i tedeschi rifiutarono la Riforma di Lione[16] e cercano nuove strade. In sostanza l’intera Massoneria europea entra in una fase turbolenta che avrebbe scatenato eventi impensabili.
E gli Illuminati di Baviera? In circostanze eccezionali l’Ordine di Weisshaupt fu scoperto e sgominato. Il 10 luglio 1785 questi s’incontrava nei dintorni di Ratisbona con un suo affiliato, l’abate Jacob Lang, al quale doveva affidare una missione delicata. A un tratto il cielo si oscurò, il tuono rimbombò sopra i due, e l’abate fu colpito da un fulmine che lo uccise. Weishaupt, atterrito, fuggì, dimenticando di portare via dei documenti preziosi, contenenti i nomi d’importanti affiliati, che la polizia rinvenne sul corpo di Lang. A questa prima scoperta ne fecero seguito altre, poiché gli inquirenti giunsero fino al consigliere aulico Zwack, nel cui castello, a Landshut, furono trovate numerose carte dell’Ordine.
A meno di dieci anni dalla fondazione, l’Ordine era soppresso nel Paese che gli aveva dato i natali.[17]


L’ombra di Weisshaupt

E’ chiaro che gli Illuminati bavaresi riuscirono a conquistare lo spirito di molti massoni, facendo sì che disattendessero i precoci avvertimenti e le condanne provenienti da ampi settori della massoneria tedesca. Nel 1783, quando ancora non si era spenta l’eco di Wilhelmsbad, la Gran loggia madre di Berlino ammonì, con un avviso, che avrebbe bandito tutte le logge che “avessero degradato la massoneria introducendovi i principi dell’Illuminismo”.[18] Vi furono addirittura massoni pentiti che si presentarono spontaneamente di fronte all’elettore di Baviera per denunciare la pericolosità e il carattere sovversivo della propria organizzativa.
Ma a quel punto la massoneria francese si orientata verso strutture più democratiche che agevolarono l’influenza bavarese tra i dirigenti.
A differenza della massoneria dell’ancien régime, fondata sul processo iniziatico di trasformazione spirituale,[19] gli Illuminati perseguivano l’obiettivo politico dichiarato di istituire “un ordine mondiale cosmopolita senza stati, principi o classi”.[20] Tuttavia questo cambiamento della gestione del potere non sarebbe dovuto avvenire con il ricorso della forza, né attraverso una rivoluzione. La loro proposta era una riforma morale, non necessariamente violenta. Weishaupt rifiutava le rivoluzioni in particolare perché “esse non possono migliorare niente se gli uomini mantengono inalterate le loro passioni, e perché la saggezza non ha bisogno della forza”, e lo ribadì nel 1799 quando rivolgendosi al proprio superiore bavarese, scrisse: “Non ho mai pensato a un sovvertimento dello stato. Per migliorare il mondo futuro e soffocare tutti gli abusi, bisogna, al contrario, creare nuovi interessi morali e, in generale, agire attraverso l’educazione e il miglioramento individuale”.[21]
Sono idee che allontano Weishaupt dal giacobinismo. Personalmente penso che per capire la prassi dell’Ordine degli Illuminati, bisogna considerare che esso fosse in fondo un’associazione prerivoluzionaria, che aveva come obiettivo certamente la lotta contro il modello assolutista e feudale, ma prevedeva la realizzazione di un nuovo ordine solo nell’ambito di un dispotismo illuminato, il che escludeva un’azione sovversiva rivoluzionaria.
Tornando sull’influenza che ebbero sulla Massoneria, gli Illuminati di Baviera agivano all’interno delle logge come una società segreta dentro un’altra.   Consideravano fondamentale studiare la Massoneria, così come l’ordine dei gesuiti che tanto aborrivano. Copiavano e replicavano la struttura gerarchica e persino l’impianto rituale dei gradi massoni, ma i loro obiettivi andavano ben oltre a quelli perseguiti dalle logge, poiché si basavano su un programma, attuato in maniera rigorosa e sistematica, grazie al quale avrebbero trasferito i propri principi alla società; cosa che la Massoneria, in quell’epoca non incoraggiava.
Per gli Illuminati i rituali erano dunque subordinati a un fine politico superiore, individuato nella trasformazione della società. Nel loro progetto la Massoneria avrebbe formato un ordine di seconda classe, ma non prima di avere attraversato la fase fondamentale in cui gli Illuminati si sarebbero infiltrati con sistematicità nelle logge. Quando un Illuminato era presentato per l’iniziazione, aveva ben chiaro quale fosse lo scopo della sua presenza in loggia. Nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle Grandi logge per denunciare questo progetto, la nascita di una massoneria post-rivoluzionaria che reclamava di cui faceva parte, ponendosi come ispiratrice delle grandi rivoluzioni democratiche del XIX secolo, fa pensare alla fine la politica dei bavaresi abbia avuto successo.
La subordinazione degli aspetti iniziatici e rituali della massoneria all’obiettivo politico sarà costante nel XIX secolo. E costituirà anche la causa degli scismi che disgregheranno l’Ordine massonico e creeranno all’attuale frammentazione.
Quando i dirigenti della massoneria si resero conto dell’esistenza di un piano d’infiltrazione da parte dei bavaresi, si diffuse un sentimento d’indignazione. Si cominciò ad affrontarli e a espellerli dalle logge. È in questo contesto che si rese pubblica nel 1783 la Dichiarazione dell’Antica loggia madre dei tre globi di Berlino, a tutte le illustri e onorevoli logge massoniche che con essa abbiamo relazioni, dentro e fuori della Germania, che affermava quanto segue: “Reprobo è il massone che nuoce alla religione dei cristiani e che degrada l’elevata massoneria, trasformandola in un sistema politico, e che non se ne vergogna. Non bisogna dimenticare il pericolo che questo comporta, poiché prima o poi di provocherà il braccio secolare che colpirà tutta la massoneria. Scacciamo questi sciagurati”.[22]
Come si diceva prima nel 1785, l’Ordine degli Illuminati di Baviera fu sciolto, ma a quel punto contava ormai sull’appoggio incondizionato di numerosi massoni influenti, tra i quali Bode, che convinse il principe von Gotha a proteggere Weishaupt e i più importanti leader dell’organizzazione ospitandoli presso la corte. L’allarme crebbe negli anni immediatamente il suo scioglimento, a mano a mano che nomi di rinomati filosofi, accademici e magistrati cominciarono a essere associati all’azione politica dell’Ordine. Si è calcolato che l’ordine avesse a quel tempo più di seicento membri,[23] benché risulti difficile stabilire quanti massoni – senza appartenere all’Ordine – ne condividessero i principi.
Durante l’esilio alla corte di von Gotha, Weishaupt non interruppe le proprie attività; al contrario, il suo legame con massoni famosi crebbe in maniera costante fino alla sua morte. La vasta rete intessuta dagli Illuminati raggiunse personalità di grande rilievo e servì da modello da altre organizzazioni, guidate da massoni, che divennero centri di cospirazione politica prima, durante e dopo la Rivoluzione francese.
Due di queste organizzazioni meritano di essere menzionate: l’Ordine degli evergeti, accorpato nel movimento rivoluzionario prussiano. Fondato nel 1791 in Slesia, vantava tra la propria fila il celebre massone Fessler, insieme a influenti funzionari prussiani, scrittori e sostenitori della rivoluzione, tutti membri attivi di logge massoniche, come il magistrato Zerboni, lo scrittore Hans von Held, l’alto ufficiale prussiano von Leipziger e, soprattutto, il professor Elsner, appartenente al circolo degli amici intimi di Hegel, il cui il livello di contatti con i massoni illuminati era impressionante.[24]
Nel 1797 i summenzionati Zerboni e von Leipziger fondarono, all’interno della loggia di Glogau, un’altra società segreta politico-massonica che chiamarono Tribunale della Sainte-Veheme[25] con gli obiettivi di denunciare gli abusi e le azioni degli assolutisti, lavorare a favore della libertà politica e il non intervento tedesco in Francia.[26]
Così come si sospetta che Hegel abbia preso parte a circoli legati ai bavaresi, lo stesso si potrebbe dirsi di Fichte, il quale venne addirittura accusato dalle autorità di Jena di essere un Illuminato e tenuto sotto sorveglianza a causa del libro Filosofia della massoneria.
Ma il motivo della dissoluzione degli Illuminati, oltre alla repressione fu dovuto al loro ordine interno: chi aderiva doveva giurare obbedienza assoluta ai superiori. Erano obbligati a una specie di resoconto mensile nel quale analizzavano il proprio operato e anche quello dei compagni.
Il sistema degenerò rapidamente verso la delazione e lo spionaggio, fatto che suscitò una reazione di disgusto da parte di molti massoni che si erano arruolati tra le fila di Weishaupt.


Le leggende sulle cause della rivoluzione francese


Il mito della “rivoluzione massonica” nacque durante il periodo rivoluzionario. Nel 1797 nell’opera I Veri Autori della Rivoluzione Jourde scrive testualmente: “Sono stati i Liberi Muratori i fomentatori della Rivoluzione. Non solo: ma furono essi a procurare il denaro ai rivoluzionari, così che quelli che proseguirono nell’opera di propaganda”. Nel biennio 1797-98 compaiono cinque volumi dell’abate Barruel, intitolati, Memorie per servire alla storia del giacobinismo. Raramente la falsificazione storica ebbe tanto successo e altrettanta influenza. Per il fecondo abate i Liberi Muratori avevano preparato da lungo tempo la Rivoluzione francese, nelle tenebre delle loro logge, favorendo poi le violenze, l’anarchia e le azioni più sanguinarie. Per di più, vi sarebbero state delle “Retro-Logge” pronte a giustiziare i Fratelli che non erano disposti a obbedire alle parole d’ordine sovversive. Lungo tutta la sua opera, Barruel mostra di confondere la Massoneria con l’Ordine degli Illuminati di Baviera e sciorina una profonda incomprensione dell’Ordine Massonico, attribuendogli assunti anticristiani. Numerosi storici si appoggiarono in seguito su falsità del genere. D’altra parte, certi massoni, contribuirono alla propagazione della suddetta leggenda, attribuendosi con fierezza la parte di fondatori della repubblica e della democrazia.
Bisogna intendersi, certamente nelle logge si è creato una tensione e una cultura che ha favorito il processo rivoluzionario,
Vi è quasi assoluta concordanza riguardo al fatto che la Massoneria, così come le altre società segrete operanti nell’Europa nella seconda metà del XVIII secolo, diede un contributo decisivo alla diffusione delle idee illuministe. Appare anche assodato che l’applicazione di meccanismi democratici nelle logge è precedente alla democrazia concepita in termini di Stato.
Come istituzione allineata con l’assolutismo illuminato (dunque non rovesciamento violento dell’ordine costituito), la Massoneria costituisce un caso unico nel quale la struttura politica interna possiede caratteristiche diametralmente opposte al regime che rappresenta.
La Massoneria agiva come un ambito all’interno del quale l’aristocrazia – che conservava i suoi privilegi sociali – era disposta ad accettare un certo livello di democrazia, senza che ciò significasse appoggiare un cambiamento radicale della società. Tuttavia, mentre per una parte dell’aristocrazia si trattava di “giocare alla democrazia” (una sostanza di svago), un crescente numero di leader massonici che aderivano alle associazioni politiche – compresi alcuni aristocratici – trasferiva a quei gruppi cospirativi i principi democratici che già applicava nelle rispettive logge massoniche.
Il fenomeno non costituiva un fatto isolato né limitato alla massoneria francese ma, anche se in misura meno ragguardevole, cominciava a estendersi in tutta l’Europa. Quando nel 1784 fu fondata la Gran Loggia territoriale austro-ungarica, la sua Costituzione dava nei principi fondamentali, perentorie indicazioni nel senso che “la massoneria è nelle sue fondamenta una unione democratica e ogni loggia è una democrazia”. E aggiungeva anche, nell’articolo VI, che “considerata la natura dell’unione democratica, il potere legislativo ed esecutivo dell’Ordine deve risiedere nelle logge”.[27]
Considerazioni analoghe sono state ritrovate negli archivi di altre logge tedesche e dei paesi nordici.
Se si considera lo spirito delle strutture aristocratiche, piramidali e tradizionaliste riunite nel Convento di Wilhelmsbad nel 1782, con i loro circoli interni e i gradi riservati a un cenacolo privilegiato e altamente selezionato, si comprenderà con chiarezza lo scontro tra i due sistemi.
Tornando al periodo della rivoluzione francese le logge, nel pieno dell’agitazione politica, si avviarono verso un lento ma costante processo di deterioramento; perché nella misura in cui le organizzazioni politiche si affollavano, le logge diminuivano la propria attività.
Quando il 6 aprile 1789, si svolse l’Assemblea generale del Grande Oriente, i presenti non erano che una trentina di rappresentanti. La situazione non fece che peggiorare, al punto che nel 1791 nove logge su dieci avevano chiuso i battenti.
L’ultima Assemblea generale del Grande Oriente si tenne nel 1792. Viene creata una sorte di commissione incaricata di portare aiuto ai fratelli in difficoltà. Molte logge sono prese d’assalto dalle folle e molti massoni finiscono in carcere.
Il 22 febbraio 1793, Luigi Filippo d’Orléans, Gran Maestro del Grande Oriente nelloJournal de Paris, ufficializza il ripudio dell’Ordine massonico da lui presieduto fino a quel giorno.
La Rivoluzione francese è stata lo sbocco di un processo inerente alla presa del potere politico da parte di una nuova classe sociale in ascesa: la borghesia.
Prima della rivoluzione l’Ordine massonico conosceva le stesse divisioni che erano presenti nella società. Non vi era una coerente dottrina politica che potesse unire i Fratelli pro o contro il rivolgimento sociale. Il Fratello La Fayette si trovava alla testa di una folla che svillaneggiava le guardie svizzere del re comandate dal Fratello D’Aumont; i Fratelli realisti non giustificano i Fratelli rivoluzionari, i quali li considerano tutti in blocco dei traditori della Repubblica.

















[1] Bayard Jeane-Pierre, La spritualité de la Rose-Croix: histoire, tradition et valeur initiatique, Dangles, Saint Jeane de Braye 1990.

[2]                                                                                          C.s.

[3] Nata con soli due gradi, la Massoneria non si accontentò di aggiungerne un terzo, quello di maestro, ma già prima del 1750 iniziò a introdurne altri, i cosiddetti <alti gradi>.
Il fenomeno ebbe forse origine proprio nelle isole britanniche, poco dopo il 1730, quando in ambienti latomistici particolarmente attenti all’aspetto ritualistico s’inizio a parlare di un grado elitario: <Maestro scozzese>. In seguito questo grado si diffuse in tutta Europa, soprattutto in Francia, terra di elezione degli alti gradi.
Fu in Francia che la Massoneria aveva attecchito rapidamente, grazie alla vicinanza con l’Inghilterra e alla presenza di numerosi rifugiati giacobiti (i seguaci degli Stuart la ex casa regnante della Scozia e per un certo periodo di tempo nel XVII secolo anche dell’Inghilterra). Fu qui che si cominciò a costruire a costruire la storia sulle possibili origini cavalleresche (in particolare dei Templari) e più misteriose della Massoneria.

[4] Findel Joseph Gabriel, Die Geschichte der Freimaurerei von der Zeit ihres Entstehens bis auf die Gegenwart, Hermann Luppe Leipzig, 1990.

[5] L’Ordine della stretta osservanza templare, fu organizzato dal barone tedesco Carl Gotthelf von Hund per adempiere la missione affidatogli dalle alte cariche della Massoneria cattolica giacobita.

[6] Il duca Ferdinando di Brunswick, Gran maestro delle logge rettificate, era nato nel 1721 e iniziato alla Massoneria all’età di vent’anni. Fratello di Carlo di Brunswick – il duca regnante – e cognato di Ferdinando II il Grande, re di Prussia, si era distinto in ambito militare ai tempi della guerra di Slesia, iniziata nel 1741, e fino al termine della Guerra dei sette anni, nella quale era stato tenente generale e comandante in capo.


[7] Carlo di Assia-Kassel, Gran Maestro dell’Ottava provincia <della Germania superiore> e coadiutore della Settima <della Germania inferiore fino al mar Baltico>. Fu una figura chiave nella riforma templare.

[8] Il martinezzismo deriva dalla filosofia di Martinez de Pasqually, fondatore dell’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo. Il termine di cohen è connesso ai cohanim, la più alta carica sacerdotale ebraica, che offriva sacrifici al servizio del tempio.
Martinez fu l’iniziatore di una tradizione che annoverò tra i suoi adepti personaggi importanti, tra cui Louis-Claude de Saint Martin e Baptiste Willermoz.
Egli, dopo aver viaggiato in Turchia, Arabia e Palestina (dove presumibilmente aveva appreso le dottrine della cabala ebraica). In questo, la sua storia, somiglia alla legenda di Christian Rosenkreutz, dove anche lui nacque in Germania e poi girovagò per il Medioriente, dove ebbe accesso a misteriose conoscenze, prima di tornare in Europa e edificare le suole rosacrociane.
Martinez sviluppò una dottrina basata sulla cabala ebraica. La cabala può essere considerata come una teosofia con una propria cosmogenesi, nella quale Dio, concepito come la causa senza causa (l’EN Sof), costruisce l’universo con una serie di emanazioni che attraversano diversi piani, dai veli negativi dell’esistenza fino al mondo materiale. Il tettrgramma, nome di Dio formato da quattro lettere, fu introdotto nei rituali della Massoneria (in particolare in quelli del Rito scozzese antico e accettato).

[9] Sorse un mito in questi ambiti esoterici che la Massoneria fosse guidata da dei superiori incogniti (o sconosciuti) che non erano degli uomini in carne e ossa, bensì delle entità viventi sul piano astrale, da dove emanerebbero occulte influenze. La Stretta Osservanza contribuirà più tardi alla formazione ed espansione di un particolare sistema massonico: il Rito Scozzese Rettificato, che è, in effetti, d’ispirazione cristiana e templare. Sul piano simbolico esso impegna i propri iniziati a partecipare alla successiva costruzione di diversi templi, destinati a essere riassorbiti in quella Gerusalemme celeste che non è opera della mani dell’uomo.
Leo Zagami con le sue Confessioni di un illuminato rimette in circolazione questa tradizione presente in un certo tipo di ambiente massonico.

[10] Secondo Frau Abrines, l’imperatore rifiutò l’offerta di uno dei dignitari della massoneria austriaca con queste parole: “Non mi parlate più dei vostri massoni, disse, vedo che sono uomini come tutti gli altri, e che tutta la filosofia di cui fanno sfoggio non li esenta dalle volgarità e dalle debolezze che l’orgoglio porta con sé”. Lorenzo Frau Abrines, Diccionario Enciclopédico Abreviado de la Massoneria, 1976, voce Giuseppe II.

[11] Bode era molto amico del filosofo razionalista tedesco Gotthold Lessing.

[12] Findel afferma che numerosi delegati si presentarono da von Knige durante l’assemblea per chiedere di essere ammessi. Anche Emile Dermenghen menziona i massoni razionalisti sconfitti a Wilhelmsbad che in seguito si allearono, in segreto, con gli Illuminati di Baviera.

[13] Le Forrestier, Les Cahiers verts, VII.

[14] Sembra strano che in tutta la letteratura che si potrebbe definire, “complottista” non si parli del Convento di Wilhelmsbad, dove gli Illuminati uscirono sconfitti. Non si parli degli altri riti e delle loro relativi strutture segrete. Detto in termini moderni e politici, si potrebbe dire che ci fu uno scontro “tra linee” (con molto virgolette). Tra una che si prefigge di essere una sorta di avanguardia (Magaldi del Grande Oriente Democratico parla di avanguardie massoniche che hanno costruito l’Europa contemporanea, quella liberale dove ci sono i cittadini e non i sudditi), mentre l’altra guardava indietro al medioevo, vedeva la Massoneria come una sorta di nuovo ordine cavalleresco.
In sostanza era sorto che nelle Logge dal XVI secolo i massoni detti accettati (quelli che non praticavano l’arte dell’edilizia) diventano sempre più numerosi e parallelamente gli autentici artefici costruttori vanno facendosi man mano più rari. E dopo gli ermetisti le colonne dei Templi vedono sedersi fra esse borghesi, sacerdoti e molti nobili. Ne risulta un completo ribaltamento dell’ambiente sociale dell’istituzione. Progressivamente gli operativi in senso stretto, si allontanano dalla Libera muratoria e creano un ben organizzato e autonomo Compagnonaggio che non vuole avere nulla a che fare con la borghesia mercantile, con le autorità ecclesiali troppo inclini a interessi mondani e con tutte e con tutte le forme di autorità secolari.


[15] Il Grande Oriente di Francia sorse nel 1773 con lo scopo di federare tutte le logge francesi in un’unica Obbedienza in grado di conciliare le numerose strutture massoniche e rituali in attività. A differenza delle strutture politiche piramidali dei rettificati il Grande Oriente si fondava sulle decisioni democraticamente prese dai molti delegati che agivano in nome delle rispettive logge.

[16] Nel novembre del 1778, Lione è convocata un’assemblea nel corso della quale viene proposta e approvata la cosiddetta Riforma di Lione. Nasce così un nuovo Ordine massonico rettificato conosciuto come Regime scozzese rettificato.
L’organizzazione del nuovo Regime comprende: un Ordine massonico (chiamato anche <classe simbolica> che presenta i gradi di apprendista, compagno e maestro propri della massoneria simbolica, oltre un quarto, quello di maestro scozzese di sant’Andrea, una sorta di grado preparatorio per poter passare al livello successivo; un Ordine interno formato dai gradi di novizio e cavaliere benefattore della città santa; un Ordine o <Doppia classe> segreta, nota soltanto a chi ne fa parte e che prevede i gradi di professo e Gran professo; infine, in vetta alla piramide, nei misteri più elevati, l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo.
In questo modo, l’Ordine era costituito da un livello di base che corrispondeva all’iniziazione massonica tradizionale, un secondo livello strutturato come un ordine di cavalleria e un terzo stato di natura mistica o sacerdotale. Se si considera il primo livello come corrispondente all’ambito dei mestieri (il lavoro), il secondo alla cavalleria (connesso alle armi e alla guerra) e il terzo alle professioni di fede, potremmo dire che il regime riproduceva alla perfezione l’ordine politico-sociale medievale.

[17] Gianni Vannoni, LE Società SEGRETE dal Seicento al Novecento, Sansoni Editore, 1985.

[18] Illuminismo neanche Illuminati, dovrebbe far riflettere tutta quella corrente di “complottisti” reazionari (e anche “sinistri”) che vedono in qualsiasi fenomeno storico di avanzamento dell’umanità l’ombra della Massoneria (magari dietro a essa il demonio).

[19] Oppure dediti all’occultismo, che XVIII secolo divenne facilmente un fatto di costume. Nel 1758 l’enigmatico conte di Saint-Germain scrive alla corte di Parigi di essere l’artefice in grado di produrre l’oro. Asserzione che deve avere accompagnato con argomenti più che persuasivi, tanto che Madame Pompadour lo autorizzerà a stabilirsi prima a Chambord e poi a Versailles. E v’è dell’altro. Si ha quasi la certezza che Luigi XV, dopo averlo incontrato, gli affiderà alcune missioni da agente segreto in diversi paesi stranieri. Saint-Germain è solo una tra quelle elusive figure che contribuiranno a estendere la fama di mistero dell’ordine, pur restando fedele alla Chiesa e sempre attenti alla buona fama dei fratelli.

[20] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.), pag. 69.

[21]                                                        C.s.

[22]                                                         c.s.

[23] Eduardo R. Callaey, il mito della rivoluzione massonica massoni e rivoluzione francese le origini della massoneria moderna, Marco Tropea Editore S.r.l., Milano, 2010.

[24] Emilio J. Coribière, Hegel y la Framcmasoneria, in Simbolo, N. 60, Buenos Aires 1997, pp. 7 e sgg.

[25] Una denominazione che si usa ancora oggi per XXXI grado del Rito scozzese antico e accettato.

[26]                                                                            C.s.

[27] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.).

https://marcos61.wordpress.com/2016/03/15/gli-illuminati-di-baviera-tra-leggenda-e-realta/