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sabato 16 marzo 2019

UN INFAME SERVIZIO DE "IL MANIFESTO" A FAVORE DEL REGIME CRIMINALE DI ISRAELE, di Amedeo Rossi

Alla redazione del Manifesto

Sono rimasto sconcertato e indignato dal vostro inserto odierno relativo all’antisemitismo. Pur non negando la gravità della questione, trovo vergognoso che il giornale che leggo da decenni e che ho contribuito a finanziare in più occasioni si presti a dare spazio ad affermazioni che ripetono
i più noti argomenti della propaganda israeliana:
1) l’antisionismo e la critica contro Israele (con più di una citazione al BDS) come forma di antisemitismo;
2) c’è ben di peggio delle politiche israeliane, quindi chi si occupa di quelle lo fa in quanto antisemita.
A questo proposito mi colpisce quanto afferma un’intellettuale famosa e stimata come Agnes Heller, alla quale bisognerebbe ricordare quali sono state le politiche di Israele nei confronti dei palestinesi fin dalla sua nascita, ma anche che la campagna contro Soros di Orban, che ha alimentato l’antisemitismo in Ungheria, è stata ideata da due consulenti ebrei americani e che Netanyahu detesta anche lui Soros perché finanzia gruppi israeliani per i diritti umani.
( https://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-who-you-calling-an-auto-anti-
semite-1.6876609 ; http://zeitun.info/2017/07/29/linnamoramento-di-israele-per-gli-antisemiti-
ungheresi-mette-in-luce-lorribile-essenza-del-sionismo/; http://zeitun.info/2018/10/19/la-
frottola-del-giorno-lantisemitismo-e-la-negazione-dellautodeterminazione-degli-ebrei/)

Ad Heller ed agli esponenti della comunità ebraica da voi interpellati andrebbe obiettato che non solo non dicono una parola riguardo alla già citata deriva di estrema destra in Israele, ma neppure alle ottime relazioni del governo di quel Paese con personaggi razzisti ed antisemiti in tutto il mondo, dagli USA alle Filippine, dal Brasile alla Polonia, dall’India all’Ungheria, senza dimenticare la cordialissima accoglienza riservata a Salvini. In compenso accusano di antisemitismo, seguendo anche qui la propaganda israeliana, il partito Laburista di Corbyn o i giovani parlamentari della sinistra democratica negli USA.
Voi date spazio a queste opinioni proprio nel momento in cui in Israele le posizioni colonialiste, razziste e fondamentaliste sono sempre più esplicite e il rischio di annessione dei territori palestinesi occupati è sempre più concreto. Ci sono per fortuna intellettuali ebrei molto più avvertiti (https://www.liberation.fr/debats/2019/02/28/l-antisionisme-est-une-opinion-pas-un-
crime_1712216; https://www.middleeasteye.net/fr/news/rony-brauman-les-declarations-
demmanuel-macron-nourrissent-et-amplifient-lantisemitisme;
https://jacobinmag.com/2019/02/macron-antisemitism-zionism-racism), e persino sul New York
Times (https://www.nytimes.com/2019/01/07/opinion/rashida-tlaib-profanity.html)

ma che la vostra inviata in Francia non ha mai nominato, che si rendono conto dell’enorme pericolo per la comunità ebraica di questa assimilazione tra antisionismo e antisemitismo e della criminalizzazione del movimento BDS e in generale della solidarietà con i palestinesi. Dopo tanti anni ed una serie di recenti episodi che mi fanno pensare che questa stia diventando una presa di posizione costante almeno di una parte significativa della vostra redazione, che smentisce l’ottimo lavoro di Michele Giorgio e Chiara Cruciati, sto pensando di non rinnovare l’abbonamento al Manifesto.

Amedeo Rossi

https://diegosiragusa.blogspot.com/2019/03/un-infame-servizio-de-il-manifesto.html

martedì 12 marzo 2019

Venezuela-Siria, Tav- Eastmed, secessione dei ricchi-reddito di cittadinanza… o si muore. ----- AL CROCEVIA DEL DESTINO, di Fulvio Grimaldi




Potevano essere indotti ad accettare le più flagranti violazioni della realtà, poiché non hanno mai pienamente compreso l’enormità di quanto da loro si pretendeva e non erano abbastanza interessati ai fatti pubblici per accorgersi di cosa stava succedendo”. (George Orwell)

Di questioni che ci impongono a scegliere fra due o più strade in direzioni divergenti, perché sono in grado di determinare il nostro presente e futuro, dopo che è stato alterato e travisato il nostro passato, ce ne sono molte. Mi sono limitato a considerarne, a volo d’uccello, alcune, quelle che mi paiono al momento le più pressanti.

Siria e Venezuela: non è fatta!
Vedo buontemponi che si fregano le mani  convinti che in Siria, se non alla vittoria completa di quel popolo, dei suoi alleati e della sua dirigenza, con relativo riequilibrio geopolitico, si sia quanto meno alla sconfitta di assalitori e loro mercenari. Quando gli assalitori covano progetti elaborati nei decenni, in buona parte realizzati, dotati di forza militare (nucleare) e mediatica senza pari, decisivi per il loro ruolo e i loro obiettivi nel mondo, e dunque irrinunciabili, nessuna partita si può dire vinta, anche se nemmeno persa. E di mercenariato, tra masse alienate e alla canna del gas, ce n’è una fonte inesauribile.  Colonialismo e neoliberismo ne sono prodighi.


La stessa schiatta di fiduciosi nelle “magnifiche sorti e progressive”, ma ignari del pessimismo cosmico leopardiano, passato un mese dalla grottesca epifania di un teppistello da angiporto, però addestrato da Otpor a Belgrado e dalla National Endowment for Democracy (leggi CIA) a Washington, sottovalutando la psicopatologia dei mandanti e la determinazione dei banchieri sulle loro spalle, crede che basti la mancata defezione dei militari e il sostegno popolare maggioritario per affermare la vittoria di Nicola Maduro e della resistenza bolivariana. Magari restando un tantino interdetti per i tre micidiali colpi cibernetici che hanno annientato il funzionamento energetico del paese.

Il primo dei quali subito smascherato come atto bellico Usa dalla rivista “Forbes”, ma, prima ancora, in quanto annunciato, a 2’40” dal suo verificarsi, dal vaticinatore per il presidente venezuelano della stessa fine di Gheddafi, Marco Rubio, uno di cui andrebbe messa in discussione la natura umana. Con ogni evidenza, la guerra per cancellare dalla faccia della Terra la realtà bolivariana e l’intera emancipazione latinoamericana è appena iniziata. E se il moloch ripete con accanimento “tutte le opzioni sono sul tavolo”, sa quel che si dice e il blackout in atto si può definire l’inizio della guerra (economica) totale.

Chi vince prende tutto


Di crocevia della Storia, in entrambi i casi si tratta. Qui (ma anche in Afghanistan, Yemen, Libia, Iraq, Iran, Ucraina, Corea del Nord, Europa) alcuni miliardi di esseri umani sono coinvolti in un processo che li pone al bivio tra la fine dell’uomo voltairiano e socratico, e l’uomo del consumo-autoconsumo, abbarbicato alla slotmachine, o affogato nello smartphone, con zero altre opzioni o diritti. Ma anche tra esproprio totale e fine dell’uomotout court. E, meglio ancora, tra mafia e padrini, definitivamente elevati al rango di governo globale, e quanto ci resta di sovranità dell’individuo, sublimata in sovranità di popolo e Stato.

O vince l’imperialismo USA (con l’appendice junckeriana UE e del neofeudalesimo tirannico dei detriti antistorici sauditi), strumento dei finanzdittatori del mondialismo, o resiste uno straccio di potere del diritto, come emerso dai bagni di sangue della storia con il Trattato di Westfalia e poi la Carta dell’ONU. O il governo della legge, o l’arbitrio di chi si arroga il diritto di imporre gli interessi del proprio 1% al resto del pianeta vivente. Tipo tagliandoti le mani se non ottemperi alle sanzioni all’Iran, ti incammini sulla Via della Seta, sposti denaro dall’alto al basso, non accetti di fare da bersaglio alle rappresaglie missilistiche russe a missili Usa, o non riconosci un turpe fantoccio emerso dal  laboratorio di pendagli da forca per rivoluzioni colorate e colpi di Stato, inaugurato a Belgrado contro la Jugoslavia e ricaricato a molla ovunque occorresse.


Camere a gas 2.0
Il TAV non serve a nessuno, se non alle mafie degli appalti e loro padrini politici, è il doppione di una ferrovia esistente, ma costa/rende 20 miliardi e la devastazione di Prealpi e Alpi, con relativa umanità, fauna e flora. L’Eastmed, il gasdotto ora all’esame del governo, sarà il più lungo del mondo, con 1.500 km subacquei che passano su faglie sismiche e vulcaniche, costa 12 miliardi di euro (in effetti il doppio) e fornisce appena il 5% della domanda europea (contro il terzo fornito a prezzo più basso dalla Russia), coinvolge Israele, Cipro, Grecia e Italia e sbocca, come il TAP, in Puglia. Taglia fuori Turchia, Libano, Siria e Palestina (Gaza), che si affacciano sugli stessi giacimenti del Mediterraneo Orientale. Cerca di ridurre il ruolo della Russia. Ma elimina dal gioco soprattutto l’Egitto e l’ENI, possessori del giacimento più vasto e fornitori più ricchi, meno costosi e a noi vicini. Dal che si capisce meglio, sia l’operazione Regeni, che la spaventosa guerra terroristica lanciata contro l’Egitto dai Fratelli Musulmani (Isis) a nome dei concorrenti.

TAV, TAP, Eastmed, Italia hub del gas europeo, trionfo del fossile e sacrificio della nostra residua integrità ecologica nel tempo in cui incontrovertibili studi e conseguite evidenze ci lasciano 10 anni perché l’inizio dell’estinzione di massa (già in atto per il 40 % dei vertebrati e per molto di più degli insetti), sia irreversibile. Grazie all’energia fossile siamo stati capaci di arrivare a fine agosto avendo già esaurito quanto il pianeta può fornire in un anno. Non c’è un vertice sul disastro climatico e sulle morìe che provoca, tranne quello di Kyoto, dove personalmente ho visto gli Usa, con l’ambientalista Al Gore, bloccare l’obbligatorietà dei vincoli, che imponga sanzioni agli Stati che non raggiungono i già tardivi e minimalisti obiettivi di riduzione dei gas serra e di consumo del suolo. Abbiamo un piede sospeso sul baratro, ma i padrini della criminalità organizzata politico-economica si costruiscono bunker e isole buenos retiros. E ricercatori Frankenstein ben pagati cercano tecnologie per spegnere il sole due ore al giorno, o raccogliere le alluvioni in innaffiatoi.


Sbloccare i cantieri o bloccare le frane?
Lo sfessante e ormai ridicolo rinvio della decisione sul TAV, per sentire francesi ed europei che sanno benissimo  come tutto il Corridoio 5 non esista più e fare quel buco serva solo a bastonare gli sconvenienti 5 Stelle, finirà in parlamento. Qui il da sempre finto bipolarismo si tradurrà in perfetto monopolarismo, come del resto su tutto ciò che conta (Atlantismo, Israele, Venezuela, Via della Seta, trivelle, affari, malaffari), e il TAV finirà,.anzi partirà, come il TAP e l’ILVA. Di Maio ha detto: “Noi le infrastrutture le vogliamo fare, anche quelle nuove” e tutti i gialloverdi si riempiono la bocca dello “Sbloccacantieri”, eco tonitruante del renziano “Sbloccaitalia”. Mica hanno detto “Qui tocca rifare l’Italia”. Dissestata, inquinata, franata, siccitata, alluvionata, cementificata, soffocata, con i ratti che impazzano e gli esseri umani che stanno a guardare. E a morire. C’è uno che lo dice. Si chiama Costa e fa il ministro dell’ambiente, come nessuno l’aveva fatto prima. Al crocevia non va lasciato solo.

Fare o disfare l’Italia
In compenso qualcuno ha detto, anzi ha bisbigliato, dato che ancora le plebi non hanno saputo niente, che l’Italia va… disfatta. E qui siamo a un altro crocevia  del destino, dalla scelta irrinunciabile. Speravamo in un nuovo bipolarismo: 5 Stelle da una parte, tutti gli altri, come loro natura e le rimpiante larghe intese bancarie comandano, dall’altra. Invece siamo al monopolarismo con frange. E siccome noi di signori abbiamo i signorotti di provincia, il nostro nuovo feudalesimo subimperiale si articolerà in piccole unità monovernacolari, monoculturali, monofiscali, insignificanti e inoffensive sulla scena europea e mondiale, con la classica vocazione dei microbaroni e microprincipotti italioti: Francia o Spagna purchè se magna. Nel caso si tratta di Francia e Germania. E gli altri?Un volgo disperso che nome non ha.
E questi che governano, lo stesso custode della Costituzione, di cui il valore più alto è l’unità d’Italia, si rendono meritevoli delle misure che la Patria prevedeva per alto tradimento Perciò lo fanno di soppiatto. Come ladri nella notte. E nessuno, né tantomeno Salvini, gli spara.




Al bivio tra Via del Padrino e Via dei picciotti

Resta un ultimo bivio tra la via al mondo dei gangster e quella al mondo degli umani, con il loro indispensabile corredo animale, vegetale, ambientale. Non s’era mai visto, dopo gli uomini saggi e buoni di Neanderthal, che il flusso della ricchezza dalla terra agli uomini e, tra questi, da quelli bassotti a quelli altotti, cambiasse verso, dall’alto verso il basso. Attimi, in migliaia di anni, si sono avuti dopo il 1917, qua e là nel mondo. Ma è durato poco. Poi quattro stenterelli, intestatisi le stelle, ci hanno riprovato. Un piccolo esperimento, capace però di fare da innesco, soprattutto alla consapevolezza che il trasferimento dal basso verso l’alto non era necessariamente nella natura delle cose. E per cinque milioni di italiani hanno invertito la corrente. E’ successo il finimondo. Anatemi, scomuniche, roghi (mediatici) Come quando Copernico (15°secolo D.C), informatosi da Aristarco di Samo (terzo secolo A.C), asserì che la Terra girava intorno al sole. E non viceversa, neanche se è sulla Terra che era venuto Gesù bambino.

E fu il reddito di cittadinanza. Quello per i fannulloni sul divano. Quello del suo più nevrastenico oppositore. Tale Roberto Ciccarelli che, a disco rotto, ha ripetuto 127 volte l’esorcismo: “sussidio di povertà impropriamente detto reddito di cittadinanza”. E’ uno che vanta tutti i crismi della credibilità: sull’11 settembre ha sepolto sotto sberle e sputazzi oltre 3000 scienziati e tecnici che non erano proprio d’accordo con il racconto di Bush. Scrive sul “quotidiano comunista” . Quindi i soldi per i poveri gli vanno proprio di traverso. All’incrocio, non ha esitato un attimo.


Possiamo esitare noi che siamo il 99% e abbiamo la scelta tra il padrino, che infila popoli tra i tondini delle fondamenta dei suoi edfici e quelli che mafiosi non sono.  Ci facciano un pensierino colui che si chiama con termine antipatizzante “capo politico” e la polvere di stelle che lo segue. Al crocevia, che strada sceglieranno, dato che la scelta di Salvini, e dei suoi compari nel monopolarismo, chierici del pensiero unico, quello del padrino, la conosciamo bene?

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/03/venezuela-siria-tav-eastmed-secessione.html

giovedì 10 gennaio 2019

Mara Salvatrucha, il crimine globale insanguina anche l’Italia, di Stefano Zecchinelli

Un’analisi sulle origini e il radicamento della gang latino-americana tra le più spietate al mondo. E c’è anche chi, a Napoli, si ispira alla loro violenza
Stylo24, 3 settembre 2018
di Stefano Zecchinelli
La globalizzazione del crimine connessa al fenomeno dell’immigrazione di massa ha fatto sì che in Europa si diffondesse una piaga sociale non autoctona dalle inquietanti particolarità: le gang sudamericane. La Mara Salvatrucha (MS-13) è forse la più famosa, conta dai 30.000 ai 50.000 membri ed oltre un milione di sostenitori sparsi in tutto il mondo, una organizzazione criminale la quale prolifera sulla base economica del neoliberismo globalizzato. In altri termini la globalizzazione della povertà, in assenza di movimenti popolari socialdemocratici, spinge fette sempre più grandi della popolazione periferica ad aderire alle gang/pandillas. Come si strutturano queste mafie capaci di modernizzare la prassi criminale delle super-mafie occidentali? L’analista Riccardo Achilli ha scritto un articolo molto preciso sull’argomento, leggiamo: «Si tratta di una vera e propria gang globalizzata, che sfrutta la globalizzazione per reclutare membri fra i giovani immigrati, e per commerciare droga, armi e prostitute lungo le rotte commerciali mondiali, oppure per organizzare la tratta dell’emigrazione clandestina verso gli USA attraverso il Messico. Una struttura molto flessibile, che adegua le sue attività al singolo contesto nazionale in cui opera. Mentre negli USA, opera come una tradizionale gang suburbana di strada, nel Centroamerica si occupa di racket, estorsioni e commercio di armi. In Europa, ed in Italia in particolare, sfruttano la loro capacità di controllo del territorio per offrirsi come intermediari fra i grandi gruppi mafiosi che importano lo stupefacente, e la rete degli spacciatori di strada’’.
L’immigrazione incontrollata, quindi aliena al diritto internazionale, è riconnessa al capitalismo ed alle guerre imperialiste però questo fenomeno antichissimo, oggigiorno, viene indirizzato politicamente da forze con una natura di classe spesse volte contrapposta; la criminalità organizzata ha egemonizzato in alcune aree geografiche il traffico illecito dei migranti, danneggiando prima di tutto l’economia dei paesi post-coloniali. I disperati che aderiscono alla MS-13 subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello del resto la Mara è (continua Achilli): «Una gang di rinomata ferocia nel mondo criminale mondiale, tanto che diversi mareros vengono reclutati come mercenari, da parte del cartello di Sinaloa guidato dal “Chapo” Guzmán, per combattere nella guerra di droga che infiamma il Nord del Messico. Che sfrutta la miseria e la disperazione per reclutare ragazzi di strada, fra i 13 ed i 17 anni, trasformandoli in crudeli assassini tramite una vera e propria scuola del crimine interna ad ogni cellula»Il rito d’iniziazione «mistico-esoterico» la dice lunga sulla crudeltà della gang: l’aspirante bandero deve resistere a ben tredici secondi di pestaggio continuato per testare la forza psichica. Una volta terminata la prima prova c’è una missione da compiere: rapina, furto, pestaggio od addirittura un omicidio. Il capo e le «regole»interne sono inviolabili, addirittura «sacri».
La Mara Salvatrucha arriva in Italia
La Mara Salvatrucha, insieme ad altre gang (Mara-18, Trinitarios e Latin King), sta letteralmente terrorizzando importanti città italiane: Roma, Genova e Milano. Il segnale dell’arrivo dei banderos nel capoluogo lombardo, vera «capitale» della mafia centro-americana, si ebbe nel 2008 quando una partita di calcio fra salvadoregni degenerò in una rissa fra membri di gang rivali: MS-13 e Mara-18. La rissa fu violentissima con tanto di cinghiate ed un colpo di machete per cavare un occhio a Ricardo Antonio Gomez Guzman (24 anni), ridotto in fin di vita. Il giornalista Giovanni Giacalone, attento studioso del fenomeno, concluse che: «L’aggressione era un segnale chiaro: le maras avevano messo piede a Milano, un rischio reale e inevitabile, legato al flusso migratorio proveniente dall’America Centrale ed era solo questione di tempo prima che la situazione degenerasse ulteriormente». L’articolo prosegue: «Negli anni seguenti il “pentolone” maras iniziava a bollire e dopo due anni di indagini, a inizio ottobre 2013 la Polizia di Stato lanciava l’operazione “Mareros” che portava all’arresto di 24 membri della MS13, tutti di età compresa tra i 17 e i 36 anni, di origine latinoamericana, per la maggior parte salvadoregni, residenti nelle province di Milano, Brescia, Cremona, Novara, Pavia e Monza»Il legame fra l’insediamento delle gang e l’immigrazione di massa è (devo riconoscere) innegabile. Domanda: la stessa analisi vale anche per i flussi migratori provenienti dall’Africa? Le gang africane, Black Axe (Ascia nera) in testa, dimostrano una brutalità per certi aspetti addirittura superiore. Il disagio sociale e la povertà, imposta da un sistema economico profondamente ingiusto, insieme alla violenza, endemica nel tessuto sociale dei paesi centro-americani, ha trasformato Las Maras in un vero esercito di delinquenti al servizio della criminalità neo-capitalistica. Un modello eversivo anche per la delinquenza autoctona.
Un modello per le mafie italiane?
Le neo-mafie tendono a strutturarsi in cellule, una composizione piramidale la quale non permette ai «soldati» di conoscere – a differenza delle antiche organizzazioni criminali in cui il boss veniva santificato – i piani alti (ma nemmeno quello medio alti) della piramide. Questa dislocazione dei baby criminali, coordinati dal capobastone di turno, rende di gran lunga più difficoltoso il compito delle forze dell’ordine e di chi ha il dovere incondizionato di proteggere i cittadini.
La criminologa Ursula Franco ha avanzato delle considerazioni alquanto interessanti:
‘’Gli affiliati al clan Sibillo sono dei «self-styled soldiers» come lo sono gli affiliati a molte altre organizzazioni criminali. Il clan Sibillo pesca «à la carte» tra i simboli dei gruppi criminali più spietati, sono riconoscibili le barbe alla moda dei jihadisti e un logo che ricorda quello di una famosa gang centro americana. La barba incolta da jihadista è un messaggio potente, ben più decifrabile del simbolismo di cifre e numeri, è un messaggio capace di raggiungere chiunque. Alla barba incolta da jihadista, che ormai fa parte del nostro immaginario collettivo, noi tutti colleghiamo istantaneamente efferatezza e morte, lo stesso non può dirsi del logo ES17 dei Sibillo, quantomeno non in Italia».
Il logo ES17 è tipico della MS-13, infatti poco più avanti dice: «Ritengo molto probabile che l’idea iniziale, quella del logo FS17 si rifaccia al logo dei Mara Salvatrucha, MS13. L’MS13 è un’organizzazione criminale transnazionale tra le più violente che ha affiliati in America, in Canada, in Messico, nei paesi del centro america e perfino nel nostro nord Italia»Che cosa accomuna le gang latino-americane con le baby gang della camorra? La dimensione mistico-esoterica dei clan centro-americani presenta affinità col culto del Mamma Santissima? La risposta, con le dovute differenziazioni socio-culturali, potrebbe essere positiva fermo restando che i tatuaggi (nota la stessa criminologa) non sono per forza di cose una dichiarazione di fede ma potrebbero servire per lanciare un messaggio occulto d’altro tipo.
Ci troviamo dinnanzi un fenomeno alquanto pericoloso mal combattuto dall’FBIstatunitense dedito alla repressione indiscriminata dei migranti, strumentalizzato ipocritamente dalla CIA e, come se non bastasse, sottovalutato dalla ‘’sinistra’’ europea intrisa d’ideologia politicamente corretta. Una analisi, più sociologica e meno moralistica, del fenomeno migratorio è quanto meno doverosa.
https://malkecrimenotes.wordpress.com/tag/ms13/

giovedì 3 gennaio 2019

Leoluca Orlando: da Toto Riina alla mafia delle ONG

Seguite attentamente, ascoltate le parole e le allusioni con cui attaccavano Falcone pochi mesi prima di essere barbaramente ucciso dalla mafia... Quelli che oggi si ergono a paladini dell'antimafia e che presenziano in pompa magna gli anniversari della morte di Falcone, guardate come lo trattavano da vivo. Oggi Leoluca Orlando è il braccio destro di Antonio Di Pietro ed uno degli esponenti di spicco del centro-sinistra italiano. Meditate gente, meditate....

lunedì 24 dicembre 2018

La parabola sionista, ovvero ''storia di camaleonti''


Il sionismo, nato alla fine del XIX secolo, è un “movimento politico internazionale il cui fine è l'affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico mediante l'istituzione di un proprio Stato, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno”. Oggigiorno, il termine "sionista" viene applicato a varie fazioni politiche israeliane, sia di sinistra sia di destra, le quali hanno in comune il sostegno dello stato d'Israele come entità ebraica.
Il sionismo al suo inizio fu sostenuto fortemente dalle forze di sinistra e progressiste di ogni genere e fu considerato un movimento decisamente di sinistra, al punto che lo portò, ad esempio, a subire aggressioni da chi propugnava il maccartismo.
Altro esempio di questa faciloneria e ignoranza della questione era che nei primissimi anni dello stato di Israele nei cinema delle sue città, alla fine della proiezione dei film, veniva diffuso l’inno israeliano Hatikvà (la speranza) e immediatamente dopo la sala si riempiva delle note dell’Internazionale seguite da quelle dall’Inno sovietico.
Tutto questo mentre la terra della Palestina grondava sangue, lacrime e dolore delle famiglie palestinesi.
Per molti anni ancora Israele fu il paese dei kibbutz che candidamente, ed anche scaltramente, erano visti come strutture di un progetto socialista.
Avendo i fatti notoriamente la testa dura, questa favola dei kibbutz come elementi di socialismo cominciò, purtroppo molto lentamente, a perdere colpi a seguito della guerra dei sei giorni (1967) e con l’ascesa al governo delle destre dopo il conflitto del Kippur, ovvero il conflitto tra il 6 ed il 25 ottobre 1973 con Israele da una parte e dall’altra soprattutto Egitto e Siria.
Da allora Israele ha cominciato ad essere governato soprattutto da destre ultra sioniste reazionarie, sempre più alleate con il fanatismo religioso che portò a mostrare il suo vero volto segregazionista, colonialista e razzista.
Oggi vediamo che Israele ha trovato sempre più amici fra fascisti e razzisti della peggior specie.
FORMIDABILE LAVANDERIA
Da diversi anni assistiamo a questa fantastica conversione: polacchi, austriaci, ungheresi o italiani che siano neonazisti, fascisti, antisemiti a cui serve detergere la propria immagine, hanno a disposizione, appunto, una “formidabile lavanderia”, i proprietari sono i vari leader sionisti, in particolare il corrotto Netanyahu.
Pare che dicano: venghino, venghino… noi non faremo domande sul vostro antisemitismo e sul nero passato o presente, come gettone da inserire nella lavanderia son sufficienti poche ma precise dichiarazioni pro-israeliane e contro gli arabi, sarete così mondati dai peccati precedenti.
Automaticamente si diventa complici della guerra, dell'occupazione e delle politiche razziste e reazionarie dei governi sionisti.
Ultimo tra i clienti di questa “poderosa lavanderia” è stato il neo vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno italiano Matteo Salvini, che arrivato nella Palestina occupata è stato costretto ad indossare, senza alcuna vergogna, la kippa.
Matteo Salvini non molto tempo fa ha omaggiato il ventennio fascista con la frase «molti nemici, molto onore», si è mostrato in pubblico spesso indossando simboli dichiaratamente fascisti, le sue prese di posizioni razziste sull’immigrazione sono altrettanto pubbliche e famose.
Le porte della lavanderia, Yad Vashem, si sono aperte a questo fan del duce. Sappiamo che non è raro trovare sui muri di Israele svastiche disegnate da coloni europei.
Questa la parabola del sionismo: dal sostegno di sinistra a quello di dichiarati nazisti.
Sappiamo anche che non viltà solo del passato, infatti mentre scriviamo troviamo questo articolo tratto da La Stampa del 12-07-2007:
QUEST’ESTATE VADO IN UN KIBBUTZ
Che cosa unisce il leader della destra sociale Gianni Alemanno a Tony Negri, «cattivo maestro» dell’Autonomia operaia, filosofo marxista, intellettuale radical e provocatorio apprezzato in Francia e negli Stati Uniti? La storia li divide ma li accomuna la passione trasversale per i kibbutzim, le cooperative agricole autogestite che hanno tenuto a battesimo lo Stato d’Israele”. Per l’autore di «Empire» invece, si tratta di un vecchio amore: «Sono diventato comunista in Israele nel kibbutz Nahshonim, vicino Petah Tikva», ha raccontato Toni Negri la settimana scorsa, ospite dell’Istituto Spinoza di Gerusalemme. Al tempo aveva vent’anni, studiava «Il Capitale», la rivoluzione era la cifra del mondo: molte cose sono cambiate da allora.
Post Scriptum:
Perché nel titolo ci riferiamo al camaleonte per parlare del sionismo? Non solo per la capacità di “cambiare colore”, ma soprattutto perché sapendo che i camaleonti si nutrono generalmente di insetti, soprattutto locuste, ci è venuta subito alla mente la frase di un pericoloso terrorista sionista Yitzhak Shamir, che nel periodo in cui fu primo ministro d'Israele in un discorso ai coloni ebrei disse: «(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura» (New York Times, 1 aprile 1988).
https://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/la-parabola-sionista-ovvero-%E2%80%9Cstoria-di-camaleonti%E2%80%9D

mercoledì 12 dicembre 2018

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…----- LA REPUBLIQUE EN MARCHE… JAUNE, di Fulvio Grimaldi


https://www.youtube.com/watch?v=AH0Fl09RG-E https://vimeo.com/305306130 (Torino No Tav)
https://www.zerohedge.com/news/2018-12-08/paris-lockdown-watch-live-hundreds-arrested-tear-gas-deployed-during-fourth-week?mc_cid=6e7bf29f37&mc_eid=741abab6a2 (Parigi, Gilet Jaunes, 4. Giornata)

Terrorismo di distrazione di massa
Sempre più grossolani, sempre più faciloni. Tanto c’è la rete mediatica sotto gli spericolati. In Francia è in atto un’insurrezione che, dopo aver bloccato e sconvolto il paese per un mese, non si ferma. Un’insurrezione approvata dai due terzi dei francesi, non di classe, ma di popolo che si è fatto, è stato fatto fare, proletariato. Un’insurrezione che si vuole limitata al rifiuto di un aumento dei prezzi, ma che si è rivelata contro il governo, l’Unione Europea, il neoliberismo, il colonialismo interno ed esterno. Tutti gli occhi, malevoli e benevoli, sono puntati su questo fenomeno di massa dai tratti epocali.

Tutti gli occhi, al quinto giro della lotta, si spostano, vengono diretti, verso Strasburgo, dove, naturalmente, il solito pregiudicato radicalizzato (ricostruito in carcere), naturalmente sotto osservazione per sospetto di terrorismo (!), con la casa piena di granate perquisita il giorno prima (!), assediato in un palazzo e, naturalmente, per miracolo fuggito, fa una nuova strage terroristica, naturalmente in pieno milieu natalizio, di pace e festa, e naturalmente qualcuno lo ha sentito urlare “Allah–U-Akbar”, talché nessuno pensasse che fosse un terrorista basco, o ceceno, o delle FARC, o laico. Naturalmente raccapricciante. Spazza via da occhi, orecchie, coscienza, riflessione, ogni altra cosa, anche la più grossa. Così, ratatatatà-clang!, è scesa la saracinesca su un mondo che, come per altri versi aveva cantato Ivan Della Mea mezzo secolo fa pensando a Mao, da rosso si era fatto giallo.

Repetita juvant
Macron era al 23% dei consensi. Hollande era messo anche peggio quando capitarono Bataclan e affini. In Belgio lo scazzo al vertice è tale che non si riesce più a mettere insieme un governo: ed ecco una bella raffica di attentati. Bush sprofonda mentre dovrebbe fare tante guerre e crollano le Torri. Theresa May è nella peste sul Brexit è viene avvelenata un po’ di gente “dai russi”…. Tutto inizia da noi, un po’ come oggi con il “governo del cambiamento” (componente gialla), con l’“autunno caldo”, una generazione di disobbedienti e vai con i botti dei servizi, fascisti e P2.

A Roma, visto che a Piazza Venezia non è spuntato un nuovo “Spelacchio”, ma un imponente e stupendamente agghindato abetone, da far ombra a quello di San Pietro; visto che da troppo tempo non vanno più a fuoco in serie gli autobus, visto che un certo ordine nello smaltimento dei rifiuti è stato raggiunto, visto che molte buche sono state chiuse, visto che Virginia Raggi è scampata definitivamente alla Procura di Roma, si incenerisce l’impianto di trattamento dei rifiuti di Via Salaria (telecamere spente il giorno prima!) e spedisce una nube tossica sull’intera Urbe. L’impianto si è autocombusto ad appena 10 gradi centigradi. Nessuna delle sostanze depositate nell’impianto (benzene, acetilene, carta, legno, etano, toluene, eccetera) si autoincendia a meno di 175°, quasi tutte solo tra i 230 e i 560 (dati inconfutabili diffusi da Adriano Colafrancesco. Grazie). E ora le 800 tonnellate di spazzatura assorbite laggiù ogni giorno possono ben finire a celebrare il Natale tra i piedi dei romani, per la gioia della Lega e dei suoi affini in PD e FI. Il ministro Costa, il miglior carabiniere che abbia l’Arma, anche perché era a capo della Guardia Forestale, astutamente abolita da Renzi, ha qualche sospetto.



La risposta la dà il poeta

Adesso voi, che avete vissuto o ricordate a cosa sono serviti Piazza Fontana, l’Italicus, Piazza della Loggia, Bologna, Via Palestro, Via dei Georgofili, Falcone e Borsellino, eccetera, eccetera; voi, che siete rimasti agghiacciati di fronte alle campagne “anti-terrorismo” di cui sopra, dal Bataclan al mercatino di Natale a Berlino e ai gas sparati su bambini a Ghouta Est, ma non per questo vi siete chiamati “Je suis Charlie”, né vi siete bevuti la fola del “terrorista Assad” propalata dai più feroci terroristi della Storia e dai loro mandanti….Voi, adesso, dando uno sguardo anche a cosa viene fatto seguire a questi fatti: divieto di manifestare (stop ai Gilet Gialli), proclamazione di stati d’urgenza o emergenza, poteri senza limiti e impunità ai repressori, ennesimo giro di vita alle espressioni fuori binario, fatevi una domanda e datevi una risposta. 

Tocca a voi, giacchè quella risposta non la troverete né nelle edicole, né sugli schermi. E tenetela per voi, non arrischiatevi su Facebook, se non ve la sentite di essere sotterrati da una valanga di hate speech, con “il manifesto” a strepitare più forte di tutti, che vi qualificano di complottisti, teorici della cospirazione, provocatori, sediziosi, disturbatori della quiete pubblica, colpevoli di schiamazzi molesti. Viviamo in Occidente. Dove la grande stampa tratta l’informazione come si vede dal confronto fatto dal Fatto Quotidiano (spazi per SI TAV, 30mila manifestanti, poi per NO TAV, 70mila). Traetene le conclusioni. Comunque non è mai sbagliato rifarsi a un poeta. Pierpaolo Pasolini, che la sapeva lunghissima, quella risposta se l’era data. Tanti anni fa. L’hanno ammazzato.



Se non ci fosse Wu Ming1, chi ci farebbe capire che siamo sotto Pinochet?
Tale Wu Ming1, che secerne hate speech sui Gialli di governo (i verdi, in tutte le loro salse, sono da sempre considerati o innocui, o contigui; stanno con gli appalti e con Israele, una garanzia)) e qualifica, con competenza di grande storico, questo governo come quello “più a destra di tutta la storia d’Italia” (immagino, dopo l’unità, chè sennò si va a finire a Barbarossa o Domiziano), considerando migliori quelli di Crispi, Bava Beccaris, Mussolini, Tambroni e Andreotti. Con rispetto per questo Wu Ming1, dirò che i gialli d’Italia e i gialli di Francia e i gialli che si agitano un po’ ovunque (Podemos, France Insoumise, Wagenknecht, No Tav e tutti i NO all’esistente di bratta…) sono membri della stessa famiglia. Con vari gradi di parentela, da fratelli a cugini di primo, secondo, terzo grado. Ai nostri potrebbe anche spettare la qualifica di papà, o fratelli maggiori. Sono arrivati primi al governo, anche se, ahinoi, a costo di un’alleanza che, o si sfascia, o si riequilibra, o va tutto a ramengo. E, infatti, se le nostre piazze non si colorano di giallo sfasciacarrozze è perché ancora quel 32,3% del voto antagonista regge, ancora confida nel “suo” governo. Se poi questo delude, andremo a chiedere consiglio in Francia.

 Se non fate attenzione, i giornali vi faranno odiare gli oppressi e amare quelli che opprimono.
Notate l’euforica sveltezza con cui giornaloni e televisionone hanno accantonato l’imbarazzante e fastidiosa alterazione dei rapporti di forza verificatosi a Torino sul Tav e, più in grande, nella Francia dove le rivolte di massa interminabili sono patrimonio storico e dunque si susseguono di semestre in semestre (ricordate i ferrovieri e altri dell’anno scorso) e il banchiere preso di mira reagisce con pigolii di autocritica e tonanti minacce di repressione. Colui che il “manifesto” aveva promosso a “leader dei progressisti europei”, in cui tutto l’establishment politico-mediatico aveva salutato, per niente ammaestrato dall’analogo Tony Blair, il nuovo “Santo Patrono d’Europa” (Travaglio), un Macron da ridurre a micron tutto quanto era venuto prima, un Mazinga da spazzar via la feccia populista, ridotto a concedere 100 euro di aumenti salariali, la sospensione degli aumenti di carburanti, gas e luce, un eventuale bonus di fine anno, la defiscalizzazione di straordinari e pensioni sotto i 2000 euro. “Briciole”, ha gridato il 59% dei francesi, confermando il suo appoggio ai Gilet Gialli.

Se c’è stato tentativo di rompere il fronte giallo tra i “moderati”, cari ai nostri centrosinistri e centrodestri, e i detestati, quasi fascisti, “radicali”, il proposito di far pagare i 10 miliardi dei provvedimenti agli stessi depredati in piazza, combinato con il rifiuto di ristabilire l’ISF, la patrimoniale sui ricchi, confermando a Macron la stigmate rothschildiana e di paladino dei satrapi, dovrebbe aver vanificato la mossa.

Parigi val bene un 3,5%, noi neanche una messa
Mentre da noi la sfrontata disponibilità dei Torquemada UE, di affiancare alla punizione di un governo che, col misero 2,4 di deficit, cerca di fare qualcosa anche per i poveri e per la giustizia, quindi nemico, la benevolenza al governo che, per l’ennesima volta con l’oltre 3%, cerca di tenere a bada i disperati mantenendo i benefit ai ricchi, quindi amico, dovrebbe aver acuito la vista a coloro che avevano individuato nel Berlaymont, palazzo della Commissione, nient’altro che il castello di carta del fraudolento Mago di Oz.



Ti esorcizzo come destra e così sto a posto
Dunque per l’inconfutabile saggio della montagna Wu Ming1, che non differenzia tra giallo e verde e perciò viene glorificato dal “manifesto”, soffriamo il gioco del governo più di destra della nostra storia. Ma, dal momento che il Movimento Cinque Stelle, nel suo insieme, è schierato a sostegno dei Gilet Gialli, insieme a Melenchon e alla Wagenknecht (diversamente dal suo partito, Die Linke, che condivide con il “manifesto” l’orrore per lo spontaneismo apartitico e a-ideologico e la violenza dei Gilet) e che sulle stesse parole d’ordine dei Gilet è stato votato dal 32,3% degli elettori, ne consegue che per Wu Ming1 anche l’insurrezione francese è di estrema destra. Agli esorcisti di autentica sebbene mascherata destra che, come costui, cercano di azzerare quanto sta sorgendo e minaccia di diffondersi in varie forme, comunque “populiste”, in tutta Europa, non resta che l’anatema.

Mentre tacciono, proprio come Macron, sulla sollevazione degli studenti, unitisi ai Gilet Gialli con l’occupazione di centinaia di scuole e decine di università. Tacciono, mentre Macron, con gli studenti inginocchiati, faccia al muro, mani dietro la testa, nell’irrisione dei robocop all’americana nei ghetti neri, o all’israeliana nei ghetti palestinesi, inaugura quella che molti vaticinano come la soluzione finale al Giallo dei tempi: lo Stato di polizia. L’incredibile violenza di una polizia di regime, pretoriana della créme de la crème, di un Macron che, peggio di Maria Antonietta e delle sue presunte brioches, insieme a Brigitte, indossa un gilet giallo milionario confezionatogli da Vuitton, mentre i suoi sbirri sparano ad altezza d’uomo gas tossici e granate assordanti, fino a uccidere una vecchietta alla finestra.



Richieste di destra che fanno infuriare la sinistra alla Juncker e Macron
E allora vediamo, con una breve selezione dei 40 punti qualificanti delle richieste dei Gilet (pensate l’orda dei disorganizzati plebei ha addirittura concordato un programma), quali sono queste manifestazioni di pensiero destro, quasi fascista. Elenco di richieste meticolosamente ignorato dai media, per i quali si trattava di evidenziare solo una turba di incazzati andati in fissa per una tassa, dopotutto “ecologica”. Una casa per i 200mila senzatetto; paga minima €1.300; sostegno ai negozi di vicinato, basta con i centri commerciali; tasse sui grandi di finanza, digitale, commercio; per i parlamentari stipendio medio francese; pensioni minime a €1.200; salari collegati all’inflazione; contratti a tempo indeterminato; niente interessi sul debito; affrontare le cause dell’emigrazione (e non gli effetti. Cioè bloccare le guerre e le depredazioni e devastazioni multinazionali); permessi di soggiorno da esaminare nei paesi d’origine; tetto per gli affitti; divieto di vendita dei beni pubblici; gas, elettricità e altri servizi essenziali devono tornare pubblici; basta chiusura linee ferroviarie secondarie, ospedali, uffici postali, asili, tribunali; referendum popolare con 700mila firma deve essere approvato dal parlamento; pensione a 60 anni per lavori usuranti; trasporto su ferro anziché su gomma; niente commissioni bancarie su pagamenti con carta di credito; tasse sul gasolio navale e sul kerosene degli aerei.

Far pagare il disastro climatico alle sue vittime
Infine c’è la richiesta di cancellare la cosiddetta ecotassa sui carburanti che, per conto mio, è infelicemente condivisa (ma ora abbandonata) dai 5 Stelle. E’ il classico strumento specchietto delle allodole per far pagare ai soliti una limitatissima conversione alle energie pulite, esonerando le grandi compagnie del fossile che, intanto, se ne fottono di qualsiasi COP 24, 25, 26. Ecotassa diversivo, giacchè ti esime dal potenziare i servizi pubblici, ti costringe ad acquistare nuove automobili, elettriche o ibride che, del resto, sono futuribili, a costi esorbitanti e pure dipendenti dal petrolio, mentre langue del tutto lo sviluppo dell’unica macchina ecologica, quella all’idrogeno. Insomma, è davvero il colmo dell’impudenza: prima ci rifilano macchine che fanno morire noi, i nostri figli, trequarti del mondo animale e l’ecosistema; poi, ad avvelenamento compiuto e forse irreversibile, gli stessi ci minacciano di catastrofe se non paghiamo per la riconversione, mentre continuano a farsi finanziare, in cambio di leggi benevole, dai responsabili del dramma.



Quando certe cose erano di sinistra
Tutto questo programmino risulta più o meno uguale a quello dei 5 Stelle, prima che fossero costretti a governare con il mazziere dei cementificatori e rastrellatore di pessime facce in giro per l’Italia. Un governo per impedire che continuassero a imperversare su di noi le confraternite di Berlusconi e Renzi più gradite a Wu Ming1, a Zoro, al “manifesto”, alla Gruber, a Floris, a tutto il cucuzzaro politico-mediatico italiota. Se non mi inganna la memoria, un programma come questo un tempo era considerato di sinistra. Punta all’uguaglianza togliendo in alto e dando in basso, si preoccupa dell’ambiente, demistifica la retorica colonialista dell’emigrazione, si oppone ai diktat dell’oligarchia europea. Ma forse proprio questo dato, di essere inequivocabilmente progressista, come tutte le insurrezioni dei deprivati contro il sovrano, individuo o classe, da Spartaco a Robespierre, da Zapata al Che e al 1917, è ciò che da fastidio ai “sinistri”. Ce li mostra nudi come vermi.

Avrei sperato di trovare tra i 40 punti qualcosa di netto e chiaro sul militare, le guerre, la Nato impegnata in un genocidio dopo l’altro, il colonialismo francese in Africa e Medioriente. Forse lo si può vedere implicito nella richiesta di rivolgersi alle cause delle migrazioni, in massima parte racchiuse in quel l’interventismo bellico ed economico che parte dalla Libia, passa per la Siria e occupa tutto il Sahel e l’Africa Occidentale, terra d’origine del più alto numero di sradicati. Si poteva essere più decisi e precisi. L’importante, il decisivo è che, attraverso Macron, hanno infastidito un sacco di bella gente, da Juncker su su fino alle varie famiglie Rothschild, la Cupola. E, come diceva quello, nessuno è perfetto. Ma tutti sono perfettibili. Tranne Wu Ming1.

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2018/12/ce-qualcosa-di-nuovo-oggi-nel-sole-anzi.html