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domenica 21 luglio 2019

Dr. Daniele Ganser: Venezuela 2019 - Ein gescheiterter Putsch der USA (Nürnberg 1.4.2019)

Der Schweizer Historiker und Friedensforscher Dr. Daniele Ganser sprach am 1. April 2019 in Nürnberg über den gescheiterten Putsch der USA in Venezuela im Frühjahr 2019, den er als illegal einstuft. Dabei stützt sich Ganser auf das UNO-Gewaltverbot, das klar und deutlich den Einsatz von Gewalt untersagt und daher auch Staatsstreiche verbietet. Ganser zeigt in seinem Vortrag, dass Venezuela seit 2013 durch den vom Volk gewählten linksnationalistischen Präsidenten Nicolas Maduro regiert wird. Venezuela verfügt nach Angaben seines Ölministeriums mit 296 Milliarden Fass über die grössten Ölreserven auf der Welt, die Vorräte seien noch grösser als jene von Saudi-Arabien, behauptet Venezuela. Juan Guaido, Oppositionsführer und Präsident des Parlaments, erklärte sich am 23. Januar 2019 selber zum neuen Präsidenten von Venezuela. US-Präsident Trump erklärte am selben Tag, er anerkenne Guaido als Übergangspräsident. Die USA hofften, dadurch Präsident Maduro stürzen zu können. Doch dies gelang nicht. Mit Wirtschaftssanktionen, vergleichbar der Belagerungen von Städten im Mittelalter, haben die USA versucht, Venezuela in die Knie zu zwingen. In Caracas, der Hauptstadt von Venezuela, fiel am 7. März 2019 während Stunden der Strom aus. «Keine Nahrung, keine Medikamente. Jetzt kein Strom. Bald kein Maduro mehr», twitterte US-Aussenminister Mike Pompeo während dem Stromausfall und wollte so den Druck auf Venezuela erhöhen. «Die USA sollten Venezuela in Ruhe lassen. Lasst die Menschen in Venezuela selber über ihre Zukunft entscheiden», erklärte die US-Parlamentarierin Tulsi Gabbard aus Hawaii. «Wir wollen auch nicht, dass andere Länder unsere Anführer wählen, also müssen wir damit aufhören, dies in anderen Ländern zu tun.» Unter dem Druck der USA hat in Deutschland Bundeskanzlerin Angela Merkel den Putschisten Guaido am 4. Februar 2019 als Übergangspräsidenten anerkannt. Das war falsch. Der Wissenschaftliche Dienst des Bundestages in Berlin erinnert daran, dass nur die Bürger in Venezuela entscheiden dürfen, wer ihr Präsident ist: «Die Wahl oder Ernennung des Staatsoberhauptes liegt nach wie vor in der ausschließlichen Verantwortung innerstaatlicher Akteure». Daniele Ganser rief in seinem Schlusswort dazu auf, dass das UNO-Gewaltverbot geachtet und Konflikte ohne Gewalt gelöst werden sollten. +++ Daniele Ganser: https://www.danieleganser.ch https://twitter.com/danieleganser https://www.facebook.com/DanieleGanser

lunedì 18 marzo 2019

Le presstitute ignorano il rapporto delle Nazioni Unite sul Venezuela, di Paul Craig Robert

paulcraigroberts.org
Washington e il responsabile nominato per rovesciare il Venezuela continuano con le balle
Non credete che vi sia qualcosa di losco, quando gli organi di stampa orchestrano una fake news sulla “crisi umanitaria” in Venezuela, ma ignorano totalmente le reali crisi umanitarie in Yemen e Gaza?
Non credete che vi sia qualcosa di davvero molto spregevole quando l’esperto, Alfred Maurice de Zayas, inviato dall’ONU in Venezuela per valutare la situazione, non riscontra alcun interesse da parte dei media occidentali o di alcun governo occidentale per il suo rapporto?
Non pensate che sia un po’ troppo per Washington impadronirsi di 21 miliardi di dollari del Venezuela, imporre sanzioni nel tentativo di destabilizzare il Paese e mettere in ginocchio il governo venezuelano, biasimare il socialismo venezuelano (essenzialmente la nazionalizzazione della compagnia petrolifera) per aver portato “inedia al popolo” e offrire una misera [somma] di 21 milioni di dollari in “aiuti umanitari”[?]
Poiché gli Stati Uniti sono completamente privi di qualsiasi mezzo di stampa o TV per il giornalismo onesto, i media di Internet, come questo sito Web, assolvono a [tale] funzione mancante.
Per quanto riguarda la presunta inedia e la crisi umanitaria in Venezuela, Zayas dice che:
Le relazioni del dicembre 2017 e del marzo 2018 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) elencano le crisi alimentari in 37 Paesi. “La Repubblica Bolivariana del Venezuela non è tra queste”.
“Nel 2017, la Repubblica Bolivariana del Venezuela ha richiesto assistenza medica dal Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria(1), la supplica è stata respinta perché il Venezuela ‘è ancora un Paese ad alto reddito … e in quanto tale non ha i requisiti’.”
La “crisi” in Venezuela “non può essere paragonata alle crisi umanitarie a Gaza, nello Yemen, in Libia, nella Repubblica araba siriana, in Iraq, ad Haiti, in Mali, nella Repubblica Centrafricana, nel Sud Sudan, in Somalia o in Myanmar, tra le altre”.
Al fine di screditare i governi prescelti, i fallimenti nel campo dei diritti umani sono massimizzati in modo da rendere il rovesciamento violento più accettabile. I diritti umani vengono “utilizzati per scopi militari” contro i rivali.
Al paragrafo 37 del suo rapporto, de Zayas afferma: “Le sanzioni e i blocchi economici moderni sono paragonabili agli assedi medievali delle città, con l’intenzione di costringerle alla resa. Le sanzioni del ventunesimo secolo cercano di mettere in ginocchio non solo una città, bensì i Paesi sovrani. Una differenza, forse, è che le sanzioni del XXI secolo sono accompagnate dalla manipolazione dell’opinione pubblica attraverso ‘fake news’, relazioni pubbliche aggressive e una retorica dei diritti pseudo-umani, in modo da dare l’impressione che il ‘fine’ dei diritti umani giustifica i mezzi criminali. Non esiste solo un ordine mondiale giuridico orizzontale, governato dalla Carta delle Nazioni Unite e dai principi di uguaglianza sovrana, ma anche un ordine mondiale verticale che riflette la gerarchia di un sistema geopolitico che collega gli Stati dominanti con il resto del mondo secondo le regole militari e il potere economico. Quest’ultimo è il sistema geopolitico che genera, fino a tutt’oggi in totale impunità, malaffare geopolitico.”
[de Zayas] Esprime preoccupazione per il livello di polarizzazione e disinformazione che circonda ogni narrativa sul Venezuela. “Un’inquietante campagna mediatica cerca di costringere gli osservatori a un’idea preconcetta che esiste una‘crisi umanitaria’nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Un esperto indipendente deve stare attento all’iperbole, tenendo presente che ‘crisi umanitaria’ è una terminologia (terminus technicus) utilizzabile come pretesto per un intervento militare”.
Al fine di screditare i governi prescelti, i fallimenti nel campo dei diritti umani sono massimizzati in modo da rendere il rovesciamento violento più accettabile. I diritti umani vengono “utilizzati per scopi militari” contro i rivali.
Una soluzione politica è ostacolata perché “alcuni Paesi [gli Stati Uniti] non vogliono considerare una risoluzione pacifica al conflitto venezuelano e preferiscono prolungare la sofferenza della popolazione di quel Paese, con l’aspettativa che la situazione raggiunga il limite di una crisi umanitaria e provocare un intervento militare per imporre un cambio di regime.”
L’attacco di Washington al Venezuela è in violazione del diritto internazionale stabilito. “I principi di non intervento e non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani appartengono al diritto internazionale consuetudinario, e sono stati ribaditi nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale, in particolare 2625 (XXV) e 3314 (XXIX), e nella Vienna Declaration and Programme of Actiondel 1993. L’articolo 32 della Carta dei diritti e dei doveri economici degli Stati, adottato dall’Assemblea generale nel 1974, stabilisce che nessuno Stato può utilizzare o incoraggiare l’uso di misure economiche, politiche o di altro tipo per costringere un altro Stato a ottenere da esso la subordinazione dell’esercizio dei suoi diritti sovrani.”Il Capitolo 4, articolo 19, della Carta dell’Organizzazione degli Stati americani(2) (OAS) stabilisce che: “Nessun Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualsiasi ragione, negli affari interni o esterni di qualsiasi altro Stato. Il suddetto principio proibisce non solo la forza armata, ma anche qualsiasi altra forma di interferenza o tentata minaccia contro la personalità [giuridica] dello Stato o contro i suoi elementi politici, economici e culturali.”
Zayas riferisce che un’atmosfera di intimidazione accompagnava la missione, nel tentativo di costringerlo a una matrice predeterminata. Ha ricevuto lettere da ONG finanziate dagli Americani, che gli chiedevano di non procedere da solo, che gli dettavano il rapporto che avrebbe dovuto scrivere. Prima del suo arrivo in Venezuela, una campagna di propaganda è stata lanciata contro di lui su Facebook e Twitter, mettendo in discussione la sua moralità e accusandolo di faziosità.
Poiché le sanzioni e le manipolazioni valutarie di Washington costituiscono crimini geopolitici, Zayas chiede quali indennizzi sono dovuti alle vittime delle sanzioni. Raccomanda che la Corte penale internazionale indaghi sulle misure coercitive di Washington, causa della morte per malnutrizione e mancanza di medicinali e attrezzature mediche.
“Nonostante sia stato il primo funzionario delle Nazioni Unite a visitare e riferire dal Venezuela in 21 anni, il Signor de Zayas ha detto che le sue ricerche sulle cause della crisi economica del Paese sono state finora ignorate in larga misura dall’ONU e dai media, e hanno causato scarso dibattito all’interno del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
“Ritiene che il suo rapporto sia stato ignorato perché va contro la narrativa diffusa,che il Venezuela ha bisogno di un cambio di regime.”
Il Venezuela ha le maggiori riserve di petrolio al mondo e un’abbondanza di altre risorse naturali tra cui oro, bauxite e coltan. Ma sotto il governo di Maduro sono inaccessibili alle società statunitensi e transnazionali.


8.03.2019

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di NICKAL88

Note a cura del traduttore
  • Il Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria è un’organizzazione non governativa che fornisce sovvenzioni per sostenere interventi costo-efficaci e tecnicamente validi per la prevenzione delle infezioni e per fornire cure, assistenza e sostegno per le persone infette e da HIV, AIDS, tubercolosi e malaria.
I risultati delle attività del Fondo, a giugno 2010, testimoniano la sua specifica importanza, nel contesto della Global Health. Dalla sua istituzione, il Fondo ha infatti approvato circa 600 progetti di finanziamento, distribuiti tra 140 Paesi per un valore totale di 19,1 miliardi di dollari. In poco più di otto anni di attività, il Fondo è riuscito a salvare circa 5,7 milioni di vite umane.
[…] Il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria è sovvenzionato, oltre che dai singoli Stati anche dalla Product Red, un’organizzazione benefica fondata tra gli altri, anche da Bono Vox, frontman degli U2.
L’Italia, che è stata una delle fondatrici del fondo, è uscita dal consiglio di amministrazione a causa del mancato versamento dei fondi promessi.
  • L’Organizzazione degli Stati americani (OSA, spesso OAS) è un’organizzazione internazionale di carattere regionale che comprende i 35 stati indipendenti delle Americhe (l’unico stato del continente non membro dell’OSA è la Guyana francese, in quanto dipartimento d’oltremare francese). L’organizzazione è il principale forum politico per il dialogo multilaterale e per la soluzione di problemi politici. Lo scopo dell’organizzazione è di mantenere la pace, rinforzare la democrazia e i diritti dell’uomo, e migliorare le condizioni sociali ed economiche dei paesi dell’America.
[…] L’organizzazione ha 4 lingue ufficiali, il francese (Organisation des États américains, OEA), l’inglese (Organization of American States, OAS), il portoghese (Organização dos Estados Americanos, OEA), e lo spagnolo (Organización de los Estados Americanos, OEA). La sede principale si trova a Washington, con sedi sussidiarie in altri paesi membri.
https://comedonchisciotte.org/le-presstitute-ignorano-il-rapporto-delle-nazioni-unite-sul-venezuela/

martedì 12 marzo 2019

Venezuela-Siria, Tav- Eastmed, secessione dei ricchi-reddito di cittadinanza… o si muore. ----- AL CROCEVIA DEL DESTINO, di Fulvio Grimaldi




“Potevano essere indotti ad accettare le più flagranti violazioni della realtà, poiché non hanno mai pienamente compreso l’enormità di quanto da loro si pretendeva e non erano abbastanza interessati ai fatti pubblici per accorgersi di cosa stava succedendo”. (George Orwell)

Di questioni che ci impongono a scegliere fra due o più strade in direzioni divergenti, perché sono in grado di determinare il nostro presente e futuro, dopo che è stato alterato e travisato il nostro passato, ce ne sono molte. Mi sono limitato a considerarne, a volo d’uccello, alcune, quelle che mi paiono al momento le più pressanti.

Siria e Venezuela: non è fatta!
Vedo buontemponi che si fregano le mani  convinti che in Siria, se non alla vittoria completa di quel popolo, dei suoi alleati e della sua dirigenza, con relativo riequilibrio geopolitico, si sia quanto meno alla sconfitta di assalitori e loro mercenari. Quando gli assalitori covano progetti elaborati nei decenni, in buona parte realizzati, dotati di forza militare (nucleare) e mediatica senza pari, decisivi per il loro ruolo e i loro obiettivi nel mondo, e dunque irrinunciabili, nessuna partita si può dire vinta, anche se nemmeno persa. E di mercenariato, tra masse alienate e alla canna del gas, ce n’è una fonte inesauribile.  Colonialismo e neoliberismo ne sono prodighi.


La stessa schiatta di fiduciosi nelle “magnifiche sorti e progressive”, ma ignari del pessimismo cosmico leopardiano, passato un mese dalla grottesca epifania di un teppistello da angiporto, però addestrato da Otpor a Belgrado e dalla National Endowment for Democracy (leggi CIA) a Washington, sottovalutando la psicopatologia dei mandanti e la determinazione dei banchieri sulle loro spalle, crede che basti la mancata defezione dei militari e il sostegno popolare maggioritario per affermare la vittoria di Nicola Maduro e della resistenza bolivariana. Magari restando un tantino interdetti per i tre micidiali colpi cibernetici che hanno annientato il funzionamento energetico del paese.

Il primo dei quali subito smascherato come atto bellico Usa dalla rivista “Forbes”, ma, prima ancora, in quanto annunciato, a 2’40” dal suo verificarsi, dal vaticinatore per il presidente venezuelano della stessa fine di Gheddafi, Marco Rubio, uno di cui andrebbe messa in discussione la natura umana. Con ogni evidenza, la guerra per cancellare dalla faccia della Terra la realtà bolivariana e l’intera emancipazione latinoamericana è appena iniziata. E se il moloch ripete con accanimento “tutte le opzioni sono sul tavolo”, sa quel che si dice e il blackout in atto si può definire l’inizio della guerra (economica) totale.

Chi vince prende tutto


Di crocevia della Storia, in entrambi i casi si tratta. Qui (ma anche in Afghanistan, Yemen, Libia, Iraq, Iran, Ucraina, Corea del Nord, Europa) alcuni miliardi di esseri umani sono coinvolti in un processo che li pone al bivio tra la fine dell’uomo voltairiano e socratico, e l’uomo del consumo-autoconsumo, abbarbicato alla slotmachine, o affogato nello smartphone, con zero altre opzioni o diritti. Ma anche tra esproprio totale e fine dell’uomotout court. E, meglio ancora, tra mafia e padrini, definitivamente elevati al rango di governo globale, e quanto ci resta di sovranità dell’individuo, sublimata in sovranità di popolo e Stato.

O vince l’imperialismo USA (con l’appendice junckeriana UE e del neofeudalesimo tirannico dei detriti antistorici sauditi), strumento dei finanzdittatori del mondialismo, o resiste uno straccio di potere del diritto, come emerso dai bagni di sangue della storia con il Trattato di Westfalia e poi la Carta dell’ONU. O il governo della legge, o l’arbitrio di chi si arroga il diritto di imporre gli interessi del proprio 1% al resto del pianeta vivente. Tipo tagliandoti le mani se non ottemperi alle sanzioni all’Iran, ti incammini sulla Via della Seta, sposti denaro dall’alto al basso, non accetti di fare da bersaglio alle rappresaglie missilistiche russe a missili Usa, o non riconosci un turpe fantoccio emerso dal  laboratorio di pendagli da forca per rivoluzioni colorate e colpi di Stato, inaugurato a Belgrado contro la Jugoslavia e ricaricato a molla ovunque occorresse.


Camere a gas 2.0
Il TAV non serve a nessuno, se non alle mafie degli appalti e loro padrini politici, è il doppione di una ferrovia esistente, ma costa/rende 20 miliardi e la devastazione di Prealpi e Alpi, con relativa umanità, fauna e flora. L’Eastmed, il gasdotto ora all’esame del governo, sarà il più lungo del mondo, con 1.500 km subacquei che passano su faglie sismiche e vulcaniche, costa 12 miliardi di euro (in effetti il doppio) e fornisce appena il 5% della domanda europea (contro il terzo fornito a prezzo più basso dalla Russia), coinvolge Israele, Cipro, Grecia e Italia e sbocca, come il TAP, in Puglia. Taglia fuori Turchia, Libano, Siria e Palestina (Gaza), che si affacciano sugli stessi giacimenti del Mediterraneo Orientale. Cerca di ridurre il ruolo della Russia. Ma elimina dal gioco soprattutto l’Egitto e l’ENI, possessori del giacimento più vasto e fornitori più ricchi, meno costosi e a noi vicini. Dal che si capisce meglio, sia l’operazione Regeni, che la spaventosa guerra terroristica lanciata contro l’Egitto dai Fratelli Musulmani (Isis) a nome dei concorrenti.

TAV, TAP, Eastmed, Italia hub del gas europeo, trionfo del fossile e sacrificio della nostra residua integrità ecologica nel tempo in cui incontrovertibili studi e conseguite evidenze ci lasciano 10 anni perché l’inizio dell’estinzione di massa (già in atto per il 40 % dei vertebrati e per molto di più degli insetti), sia irreversibile. Grazie all’energia fossile siamo stati capaci di arrivare a fine agosto avendo già esaurito quanto il pianeta può fornire in un anno. Non c’è un vertice sul disastro climatico e sulle morìe che provoca, tranne quello di Kyoto, dove personalmente ho visto gli Usa, con l’ambientalista Al Gore, bloccare l’obbligatorietà dei vincoli, che imponga sanzioni agli Stati che non raggiungono i già tardivi e minimalisti obiettivi di riduzione dei gas serra e di consumo del suolo. Abbiamo un piede sospeso sul baratro, ma i padrini della criminalità organizzata politico-economica si costruiscono bunker e isole buenos retiros. E ricercatori Frankenstein ben pagati cercano tecnologie per spegnere il sole due ore al giorno, o raccogliere le alluvioni in innaffiatoi.


Sbloccare i cantieri o bloccare le frane?
Lo sfessante e ormai ridicolo rinvio della decisione sul TAV, per sentire francesi ed europei che sanno benissimo  come tutto il Corridoio 5 non esista più e fare quel buco serva solo a bastonare gli sconvenienti 5 Stelle, finirà in parlamento. Qui il da sempre finto bipolarismo si tradurrà in perfetto monopolarismo, come del resto su tutto ciò che conta (Atlantismo, Israele, Venezuela, Via della Seta, trivelle, affari, malaffari), e il TAV finirà,.anzi partirà, come il TAP e l’ILVA. Di Maio ha detto: “Noi le infrastrutture le vogliamo fare, anche quelle nuove” e tutti i gialloverdi si riempiono la bocca dello “Sbloccacantieri”, eco tonitruante del renziano “Sbloccaitalia”. Mica hanno detto “Qui tocca rifare l’Italia”. Dissestata, inquinata, franata, siccitata, alluvionata, cementificata, soffocata, con i ratti che impazzano e gli esseri umani che stanno a guardare. E a morire. C’è uno che lo dice. Si chiama Costa e fa il ministro dell’ambiente, come nessuno l’aveva fatto prima. Al crocevia non va lasciato solo.

Fare o disfare l’Italia
In compenso qualcuno ha detto, anzi ha bisbigliato, dato che ancora le plebi non hanno saputo niente, che l’Italia va… disfatta. E qui siamo a un altro crocevia  del destino, dalla scelta irrinunciabile. Speravamo in un nuovo bipolarismo: 5 Stelle da una parte, tutti gli altri, come loro natura e le rimpiante larghe intese bancarie comandano, dall’altra. Invece siamo al monopolarismo con frange. E siccome noi di signori abbiamo i signorotti di provincia, il nostro nuovo feudalesimo subimperiale si articolerà in piccole unità monovernacolari, monoculturali, monofiscali, insignificanti e inoffensive sulla scena europea e mondiale, con la classica vocazione dei microbaroni e microprincipotti italioti: Francia o Spagna purchè se magna. Nel caso si tratta di Francia e Germania. E gli altri?Un volgo disperso che nome non ha.
E questi che governano, lo stesso custode della Costituzione, di cui il valore più alto è l’unità d’Italia, si rendono meritevoli delle misure che la Patria prevedeva per alto tradimento Perciò lo fanno di soppiatto. Come ladri nella notte. E nessuno, né tantomeno Salvini, gli spara.




Al bivio tra Via del Padrino e Via dei picciotti

Resta un ultimo bivio tra la via al mondo dei gangster e quella al mondo degli umani, con il loro indispensabile corredo animale, vegetale, ambientale. Non s’era mai visto, dopo gli uomini saggi e buoni di Neanderthal, che il flusso della ricchezza dalla terra agli uomini e, tra questi, da quelli bassotti a quelli altotti, cambiasse verso, dall’alto verso il basso. Attimi, in migliaia di anni, si sono avuti dopo il 1917, qua e là nel mondo. Ma è durato poco. Poi quattro stenterelli, intestatisi le stelle, ci hanno riprovato. Un piccolo esperimento, capace però di fare da innesco, soprattutto alla consapevolezza che il trasferimento dal basso verso l’alto non era necessariamente nella natura delle cose. E per cinque milioni di italiani hanno invertito la corrente. E’ successo il finimondo. Anatemi, scomuniche, roghi (mediatici) Come quando Copernico (15°secolo D.C), informatosi da Aristarco di Samo (terzo secolo A.C), asserì che la Terra girava intorno al sole. E non viceversa, neanche se è sulla Terra che era venuto Gesù bambino.

E fu il reddito di cittadinanza. Quello per i fannulloni sul divano. Quello del suo più nevrastenico oppositore. Tale Roberto Ciccarelli che, a disco rotto, ha ripetuto 127 volte l’esorcismo: “sussidio di povertà impropriamente detto reddito di cittadinanza”. E’ uno che vanta tutti i crismi della credibilità: sull’11 settembre ha sepolto sotto sberle e sputazzi oltre 3000 scienziati e tecnici che non erano proprio d’accordo con il racconto di Bush. Scrive sul “quotidiano comunista” . Quindi i soldi per i poveri gli vanno proprio di traverso. All’incrocio, non ha esitato un attimo.


Possiamo esitare noi che siamo il 99% e abbiamo la scelta tra il padrino, che infila popoli tra i tondini delle fondamenta dei suoi edfici e quelli che mafiosi non sono.  Ci facciano un pensierino colui che si chiama con termine antipatizzante “capo politico” e la polvere di stelle che lo segue. Al crocevia, che strada sceglieranno, dato che la scelta di Salvini, e dei suoi compari nel monopolarismo, chierici del pensiero unico, quello del padrino, la conosciamo bene?

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/03/venezuela-siria-tav-eastmed-secessione.html

giovedì 7 marzo 2019

The Recolonization of Latin America and the War on Venezuela, by James Petras

Introduction Not since the US pronounced the Monroe Doctrine proclaiming its imperial supremacy over Latin America, nearly 200 years ago, has a White House regime so openly affirmed its mission to recolonize Latin America.



The second decade of the 21st century has witnessed, in word and deed, the most thorough and successful US recolonization of Latin America, and its active and overt role as colonial sepoys of an imperial power.
In this paper we will examine the process of recolonization and the strategy tactics and goals which are the driving forces of colony- building. We will conclude by discussing the durability, stability and Washington’s capacity to retain ownership of the Hemisphere.

https://petras.lahaine.org/the-recolonization-of-latin-america-and/

lunedì 4 febbraio 2019

Peculiarità dell’imperialismo USA in America Latina, di James Petras

Comprendendo l’imperialismo come fenomeno generale si perde di vista il suo modus operandi in ogni contesto specifico e significativo. Mentre l’esercizio del potere imperialista è una strategia comune, motivazioni, strumenti, obiettivi e impegno variano a seconda della natura del sovrano imperiale e del Paese bersaglio. Il Venezuela, attuale obiettivo degli Stati Uniti del presidente Donald Trump, è un caso che illustra le “peculiarità” della politica imperialista. Procederemo delineando sfondo, tecniche ed impatto della presa del potere imperiale.
Sfondo storico
Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di interventi in Venezuela principalmente per ottenere il controllo della sua ricchezza petrolifera. Negli anni ’50, Washington appoggiò la dittatura militare di Perez Jiménez fin quando fu rovesciata dall’alleanza di massa dei partiti socialisti, nazionalisti e socialdemocratici rivoluzionari. Washington non poteva e non intervenne; invece si schierò coi partiti democratici di centro-sinistra (AD) e centro-destra della COPEI che dichiararono guerra alla sinistra radicale. Negli anni gli Stati Uniti riguadagnarono l’egemonia fin quando l’economia non entrò in crisi negli anni ’90, portando a sollevazioni popolari e massacri di Stato. Gli Stati Uniti non intervennero inizialmente perché ritenevano di poter cooptare Hugo Chavez non essendo affiliato alla sinistra. Inoltre, gli Stati Uniti erano militarmente impegnati nei Balcani (Jugoslavia) e nel Medio Oriente e si preparavano per le guerre contro l’Iraq e altri Paesi nazionalisti che si opponevano a Israele e sostenevano la Palestina. Usando il pretesto della minaccia terroristica globale, Washington chiese la subordinazione alla sua dichiarazione di “guerra al terrorismo” mondiale. Il Presidente Chavez non si presentò dichiarando che “non si combatte il terrorismo col terrorismo”. Gli Stati Uniti decisero che la dichiarazione di indipendenza di Chavez rappresentava una minaccia all’egemonia statunitense in America Latina e oltre. Washington decise di rovesciare il Presidente eletto Chavez, ancor prima di nazionalizzare l’industria petrolifera statunitense. Nell’aprile 2002, gli Stati Uniti organizzarono un colpo di Stato militare, che fu sconfitto in quarantotto ore dalla rivolta popolare sostenuta dall’esercito. Un secondo tentativo di rovesciare il Presidente Chavez fu messo in moto dai dirigenti petroliferi attraverso il blocco petrolifero. Fu sconfitto dagli operai e dagli esportatori del petrolio. La rivoluzione nazional-populista di Chavez procedette alla nazionalizzazione delle compagnie petrolifere che sostennero il “blocco”. I falliti colpi di Stato portarono Washington ad adottare temporaneamente una strategia elettorale pesantemente finanziata attraverso fondazioni e ONG controllate da Washington. Ripetute sconfitte elettorali portarono Washington a passare ai boicottaggi elettorali e alla campagne di propaganda progettate per delegittimare il successo elettorale del Presidente Chavez. I tentativi falliti di Washington di restaurare il potere imperialista, gli si ritorsero contro. Chavez aumentò il sostegno elettorale, estese il controllo statale sul petrolio e altre risorse e radicalizzò la base popolare. Inoltre, Chavez si era sempre più assicurato il sostegno delle politiche antimperialiste tra governi e movimenti dell’America Latina, aumentando influenza e legami nei Caraibi fornendo petrolio sovvenzionato. Mentre i commentatori attribuivano al suo carisma il sostegno e l’influenza di massa del Presidente Chavez, decisive furono le circostanze oggettive peculiari dell’America Latina.
La sconfitta del Presidente Chavez dell’intervento imperialista può essere attribuita a cinque obiettivi e condizioni. Il profondo coinvolgimento degli Stati Uniti in più guerre prolungate allo stesso tempo, in Medio Oriente, Asia meridionale e Nord Africa. distrassero Washington. Inoltre, gli impegni militari statunitensi nei confronti d’Israele minarono gli sforzi degli Stati Uniti per concentrarsi nuovamente sul Venezuela. La politica delle sanzioni nordamericane si ebbe durante il boom delle materie prime tra il 2003 e il 2011, che fornì al Venezuela le risorse economiche per finanziare i programmi sociali nazionali e neutralizzare i boicottaggi locali da parte delle élite alleate agli Stati Uniti. Il Venezuela beneficià delle crisi neo-liberiste degli anni ’90 -‘2000 che portarono all’ascesa dei governi popolari nazionali di centro-sinistra in tutta la regione. Ciò avvenbe in particolare in Argentina, Brasile, Ecuador, Bolivia ed Honduras. Inoltre, i regimi “centristi” in Perù e Cile rimasero neutrali. Inoltre, il Venezuela e i suoi alleati si assicurarono che gli Stati Uniti non controllassero l’organizzazione regionale. Il Presidente Chavez da ex-ufficiale si assicurò la lealtà dei militari, sottraendosi ai complotti degli Stati Uniti per organizzare colpi di Stato. Le crisi finanziarie mondiali del 2008-2009 costrinsero gli Stati Uniti a spendere diversi miliardi di dollari per salvare le banche. Le crisi economiche e la parziale ripresa rafforzarono la mano del Tesoro ed indebolì l’influenza relativa del Pentagono. In altre parole, mentre le politiche imperiali e gli obiettivi strategici rimanevano, la capacità degli Stati Uniti di perseguirli era limitata da condizioni oggettive.
Circostanze che favoriscono gli interventi imperiali
Le circostanze inverse che favoriscono l’imperialismo possono essere viste in tempi più recenti. Questi includono quattro condizioni:
La fine del boom delle materie prime indebolì le economie degli alleati del centro-sinistra del Venezuela e portò all’ascesa dei regimi clienti di estrema destra diretti dagli Stati Uniti, oltre a intensificare le attività golpiste degli oppositori sostenuti dagli Stati Uniti contro il neoeletto Presidente Maduro. L’incapacità di diversificare le esportazioni, i mercati, i sistemi finanziari e distributivi durante il periodo espansivo portò a un calo dei consumi e della produzione e consentì all’imperialismo di attirare elettori, in particolare consumatori delle classi media e medio-bassa, impiegati, negozianti, professionisti e affaristi. Il Pentagono trasferì l’attenzione militare dal Medio Oriente all’America Latina, identificando i clienti militari e politici tra regimi chiave: Brasile, Argentina, Ecuador, Perù e Cile. L’intervento politico di Washington nei processi elettorali dell’America Latina aprì la porta allo sfruttamento economico delle risorse e al reclutamento di alleati militari per isolare e circondare il Venezuela nazionalista e populista. Le condizioni estere obiettive favorirono la ricerca di Washington del dominio imperiale. Le configurazioni nazionali del potere oligarchico rafforzarono la dinamica dell’intervento imperiale, il dominio politico e il controllo sull’industria petrolifera. Il declino delle entrate petrolifere del Venezuela, la mobilitazione dell’élite della propria base elettorale e il sistematico sabotaggio della produzione e della distribuzione ebbero un effetto moltiplicatore. I mass media e l’autoproclamata destra elettorale abbracciarono il colpo di Stato di estrema destra guidato dagli Stati Uniti manipolando la retorica democratica e umanitaria. Washington intensificò le sanzioni economiche per affamare i sostenitori chavisti dal basso reddito e mobilitò i clienti europei e latinoamericani per chiedere la resa del Venezuela mentre pianificava un sanguinoso colpo di Stato militare.
L’ultima fase del colpo di Stato militare pianificato dagli Stati Uniti richiedeva tre condizioni:
Divisione nell’esercito per fornire al Pentagono e ai golpisti una “testa di ponte” e un pretesto per l’invasione “umanitaria” degli Stati Uniti
Una leadership politica “compromettente” che persegua il dialogo cogli avversari che si preparano alla guerra.
Il congelamento di tutti i conti all’estero e la chiusura di tutti i prestiti e mercati dai quali il Venezuela continua a dipendere.
Conclusioni
L’imperialismo è un aspetto centrale del capitalismo globale degli Stati Uniti. Ma non può raggiungere i suoi obiettivi ogni volta e come desidera. Cambiamenti globali e di regime nella correlazione delle forze possono ostacolare e ritardare il successo imperialista. I golpe possono essere sconfitti e convertiti in riforme radicali. Le ambizioni imperialiste possono essere contrastate da politiche economiche di successo ed alleanze strategiche. L’America Latina è stata soggetta a colpi di Stato ed interventi militari imperialisti. Ma è anche in grado di costruire alleanze regionali, di classe e internazionali. A differenza di altre regioni ed obiettivi imperiali, l’America Latina è terreno di lotte di classe ed antimperialiste. I cicli economici accompagnano l’ascesa e la caduta delle classi e di conseguenza il potere imperialista avanza e si ritira. L’intervento USA in Venezuela è la più lunga guerra del nostro secolo (diciotto anni), superando l’invasione nordamericana dell’Afghanistan e dell’Iraq. Il conflitto illustra anche come gli Stati Uniti si affidino a clienti regionali ed alleati oltreoceano per una copertura alla loro presa del potere imperialista. Mentre i golpe sono frequenti, le loro conseguenze sono instabili: i clienti sono deboli e i regimi soggetti a sollevazioni popolari. I colpi di Stato degli USA contro i regimi popolari portano a sanguinosi massacri che non garantiscono un consolidamento ampio e a lungo termine. Queste sono le “peculiarità” dei colpi di Stato in America Latina.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://aurorasito.altervista.org/?p=5185

martedì 25 dicembre 2018

sabato 5 maggio 2018

[Vídeo] James Petras analiza la realidad latinoamericana Texto completo en: https://www.lahaine.org/video-james-petras-analiza-la

x Cristóbal García Vera
Entrevista con James Petras sobre la situación en Nicaragua, Brasil, las derechas regionales y el régimen de Trump

Después de una etapa marcada en América Latina por el auge de gobiernos progresistas, liderados por el difunto líder venezolano Hugo Chávez, asistimos ahora a una contraofensiva de la derecha regional y los EEUU, que han hecho caer a algunos de estos gobiernos y recrudecen la presión sobre los que aún resisten.
En la presente entrevista, concedida a Canarias Semanal, el reconocido sociólogo estadounidense James Petras analizó esta coyuntura política, respondiendo a interrogantes sobre lo que está sucediendo realmente en Nicaragua con el Gobierno de Daniel Ortega o en Brasil con el procesamiento y encarcelamiento de Lula Da Silva, sobre la situación en Venezuela, el trasfondo de la política de Donald Trump más allá de sus manifestaciones grandilocuentes o el papel que desempeñan en el contexto internacional potencias como Rusia y China.
Algunos titulares de la entrevista:
"El Gobierno de Daniel Ortega combina políticas neoliberales con políticas antiimperialistas por las que Washington quiere tumbarlo"
"En Brasil se impuso un golpe de Estado contra Dilma Rousseff, pero el golpista Temer era socio de Lula y la propia Dilma"
"No se puede construir el socialismo en un país con una economía rentista como la de Venezuela"
"El gran problema en América Latina es la falta de un movimiento revolucionario"
"Todos los gobernantes progresistas llegaron al poder con organizaciones políticas multiclasistas en el marco de un capitalismo extractivo"
"Rusia sirve de contrapeso a EEUU, pero se trata de una lucha entre capitalistas"

Canarias Semanal
Texto completo en: https://www.lahaine.org/video-james-petras-analiza-la

giovedì 10 agosto 2017

Il ''comunismo colonialista'' di Dino Erba e Toni Negri musa ispiratrice del ''trotskismo capitalistico'', di Stefano Zecchinelli

Gli antimperialisti contro l’estrema sinistra dell’estrema destra

Risultati immagini per Toni Negri capitalista
Toni Negri e l'uomo di Gladio Cossiga che definì Impero ''un grande libro''


Molti analisti di ‘’estrema sinistra’’ appellandosi all’ortodossia marxista negano supporto al Venezuela bolivariano aggredito dall’imperialismo. La loro argomentazione preferita è questa ‘’Il Venezuela è un paese capitalistico e, per fronteggiare la destra, il governo ha mutuato metodi dittatoriali’’. Gli ambigui politicanti, trotskisti ed anarchici, arrivano a negare il ruolo degli Usa come potenza imperialistica egemone responsabile del sottosviluppo dei paesi coloniali. Un approccio equivoco che spinge molti studiosi ‘’marxisti’’ – dallo storico Dino Erba al blogger libertario Sebastiano Isaia – su posizioni apologete dell’imperialismo.

Il Venezuela non è un paese socialista ma il PSUV l’ha reso indipendente dalla Dottrina Monroe, staccando, progressivamente, le nazioni sudamericane dalla morsa imperialistica Usa. Le nazionalizzazioni di Chavez non erano misure ‘’bolsceviche’’ ma – come spiegò Trotsky nel caso di Lazaro Cardenas – furono necessarie per trasformare uno Stato vassallo aggredito dalla maggiore potenza imperialistica in una nazione sovrana. Chavez era un antimperialista eclettico ma ha sfidato Washington nel momento in cui il Pentagono teorizzò, nel 2004, la distruzione dei paesi del sud del mondo. Un merito indiscusso che James Petras gli riconosce ‘’Chavez aveva maturato una profonda avversione, e la volontà tenace di una efficace opposizione, contro l’imperialismo usamericano ed europeo e contro il brutale colonialismo israeliano, e le sue convinzioni erano profondamente radicate nella sua lettura degli scritti e della storia di Simon Bolivar, il padre fondatore della nazione venezuelana’’ 1. Quindi abbiamo una gerarchia imperiale con al vertice gli Usa ma anche una gerarchia delle Resistenze all’Impero. Il Venezuela non è marxista rivoluzionario differenziandosi dalle guerriglie sparse per il mondo – Dhkp-c, Fplp e Fdlp, Farc-ep, maoisti asiatici – ma si colloca fra gli Stati indipendenti i quali mettono in discussione l’egemonia Usa; la sua ideologia ( il bolivarismo ) è eclettica ma ha lasciato spazio ai partiti ed ai teorici marxisti-leninisti. Si tratta d’uno Stato progressista che rappresenta un ostacolo per la borghesia imperialistica Usa, la più rapace del mondo.

I paesi del sud del mondo devono, senza indugi, imputare i loro problemi all’Azione Imperiale del resto Ernesto Guevara ci aveva dimostrato come i teorici della globalizzazione non reggono davanti la confutazione ed il metodo leninista:

‘’Che cos'è il sottosviluppo? Un nano con una testa enorme ed un torace possente è "sottosviluppato" in quanto le deboli gambe e le corte braccia non sono adeguate al resto della sua anatomia: si tratta del prodotto di un fenomeno teratologico che ha distorto il suo sviluppo. Ecco che cosa siamo in realtà noi, definiti dolcemente "sottosviluppati" e in realtà paesi coloniali, semicoloniali o vassalli. Siamo paesi ad economia distorta a causa dell'azione imperialista, che ha sviluppato in maniera anormale i rami dell'industria o dell'agricoltura necessari a far da complemento alla sua complessa economia.(9) Il "sottosviluppo", o sviluppo distorto, comporta pericolose specializzazioni in materie prime, le quali mantengono sotto la minaccia della fame tutti i nostri popoli. Noi sottosviluppati siamo anche quelli della monocoltura, del monoprodotto, del monomercato. Un unico prodotto la cui incerta vendita dipende da un mercato unico che impone e fissa le condizioni: ecco la grande formula del dominio economico imperialista, che va ad aggiungersi all'antico ma sempre giovane motto romano: divide et impera’’ 2

Il governo chavista ha cercato di sopperire al ‘’sottosviluppo’’ imposto dagli Usa portando avanti la prima fase della rivoluzione ‘’patriottica ed antimperialistica’’. Il riformismo di Maduro ha una base operaia per questo l’Assemblea Costituente è una misura necessaria per proteggere il popolo venezuelano dall’imperialismo mentre il riformismo piccolo-borghese avrebbe già abdicato cedendo il passo all’opposizione nazi-liberista. Il PSUV s’è guadagnato i valori sul campo rendendosi molto più vicino ad Allende ed Olof Palme ( assassinato da un sicario di Gladio ) che alla socialdemocrazia europea.

I ‘’trotskisti moderni’’ dicono che il mondo è retto dalle conflittualità inter-imperialistiche ed all’interno di questa distopia capitalistica Usa, Russia e Cina oppure Israele, Colombia e Venezuela sarebbero sullo stesso livello. Una sciocchezza dato che Russia e Cina non hanno raggiunto la fase della decadenza imperialistica mentre il Venezuela è un paese in fase di modernizzazione il quale ha il sacrosanto diritto a svilupparsi autonomamente. Israele minaccia la pace mondiale; Iran e Corea del Nord non sono un pericolo per nessuno. Dirò di più: l’Iran o la Corea del Nord, se aggrediti, hanno l’innegabile diritto di vincere contro il marcio occidente capitalistico ed imperialistico.

Lo storico ‘’marxista libertario’’ Dino Erba è arrivato a scrivere: ‘’In Italia, i nostalgici del bel tempo che fu sono coloro che animano i vari movimenti «antimperialisti a senso unico» (anti Usa), composti in massima parte da frange della piccola borghesia «statalista» del pubblico impiego, in primis gli insegnanti. Costoro, vedendo decadere la propria posizione sociale, evocano un passato che non può tornare. La loro, è una difesa retriva di qualche briciola di Welfare State che, invece, gli operai hanno perso da tempo, nella tempesta della flessibilizzazione selvaggia del lavoro salariato’’ 3. Erba, senza averne la minima consapevolezza, mutua le tesi di Toni Negri il quale, dall’alto della sua cattedra universitaria, ha attaccato Edward Said proclamando la fine dell’antimperialismo. Non solo Said ma pagine e pagine di James Petras ci dimostano quanto l’alternativa antimperialistica sia necessaria per la ripresa della lotta di classe. Il marxista argentino Nestor Kohan ha letteralmente smontato le sciocchezze eurocentriche di Negri, leggiamo: ‘’Se il populismo nazionalistico arriva a <<salvare>> e a legittimare in qualche modo le borghesie latinoamericane, la visione di Negri, all’opposto, porta a diluire la responsabilità strutturale degli Stati Uniti nell’arretratezza latinoamericana’’ ( Nestor Kohan, Toni Negri e gli equivoci di Impero, Editore Massari ). Dino Erba, poco più avanti, sprofonda nel razzismo italocentrico: ‘’Versioni «originali» di Welfare State si ebbero in America Latina, prima col peronismo in Argentina e col castrismo a Cuba, poi col sandinismo in Nicaragua e, dulcis in fundo, col bolivarismo in Venezuela’’, fino al vergognoso attacco al ‘’Che’’ ‘’Il limite intrinseco di tutte queste esperienze fu il conclamato nazionalismo: la Patria Socialista! Nonostante il preteso internazionalismo, nessuna di esse fu «esportabile», come conferma la tragica fine (fisica e politica) di Ernesto Che Guevara in Bolivia (ottobre 1967)’’. Nestor Kohan mette in risalto le gravi omissioni del duo Erba/Negri: ‘’Al contrario, le correnti politiche più radicali che hanno utilizzato le categorie della teoria della dipendenza contestano allo stesso tempo le borghesie latinoamericane e gli Stati Uniti, baluardo dell’imperialismo’’. I ‘’trotskisti moderni’’, senza accorgersene, hanno sostituito Leon Trotsky con Toni Negri dimenticandosi che gli Usa sono il ‘’baluardo dell’imperialismo’’.

Dino Erba è un famoso storico marxista libertario molto quotato in certi contesti ‘’anticapitalisti’’. Purtroppo il suo ripudio del leninismo a favore del comunismo consiglierista lo porta ad avere posizioni controrivoluzionarie e pro-Usa. Già Lenin fu molto duro verso i comunisti olandesi – Gorter, Pannekoek ed altri – ma Erba tocca il fondo nonostante il vasto seguito di lettori. Leggiamo qualche sua posizione equivoca:

‘’Negli ultimi anni, questa tesi «antimperialista» è stata spartita da ambienti di sinistra (il cosiddetto «campo antimperialista»)12 che hanno intrecciato implicite (ma a volte esplicite) alleanze con ambienti del-la destra rossobruna, in funzione anti USA, in un mistico afflato, condito di suggestioni complottiste. Cui si aggiunge una componente antisemita, attribuendole, ovviamente, una patente anticapitalistica…
Negli ambienti della sinistra cialtrona è abbastanza diffusa la tesi di stampo keynesiano secondo la quale l’attuale crisi economica sarebbe causata dalla finanza (la speculazione) che rovina l’industria (l’economia reale). Ignorando il nesso indissolubile che lega queste due manifestazioni del modo di produzione capitalistico. Implicitamente, questa tesi ha implicazioni antisemite, secondo il luogo comune della cattiva finanza ebraica’’ 4
I sionisti possono gioire dell’esistenza di ‘’comunisti’’ come Erba che legittima l’esistenza dello Stato neofascista d’Israele attaccando la Resistenza palestinese. Ma di quale ‘’finanza ebraica’’ parla Erba? Il suo luogo comune, tipico d’una certa estrema destra europea pro-Israele, serve a legittimare lo Stato ‘’per soli ebrei’’ il quale è una dittatura razzista, una potenza imperialistica di primo ordine. James Petras, che straccia di gran lunga Negri ed Erba, ci spiega l’anomalia israeliana:
‘’Israele è sicuramente una potenza colonialista, in possesso del quarto o quinto arsenale nucleare più fornito, ed è il secondo più rilevante esportatore di armi nel mondo.
Comunque, il suo tipo di popolazione, la sua espansione territoriale e la sua economia sono sparute rispetto alle potenze imperiali e alle potenze imperiali di recente emergenti. Malgrado queste limitazioni, Israele esercita un potere supremo nell’influenzare la direzione della politica di guerra degli Stati Uniti in Medio Oriente attraverso un potente apparato politico Sionista, che permea lo Stato, i mezzi di informazione di massa, i settori delle elites economiche e la società civile. (3a)  Attraverso l’influenza politica diretta di Israele nella produzione della politica estera degli USA, come pure attraverso la sua collaborazione militare esterna con i regimi dittatoriali vassalli dell’impero, Israele può essere considerata parte della configurazione delle potenze imperiali, malgrado i suoi limiti demografici, la quasi universalistica condizione di paria della sua diplomazia, e la sua economia sostenuta dall’esterno’’ 5
Erba omette ciò che Petras spiega benissimo ‘’Israele esercita un potere supremo nell’influenzare la direzione della politica di guerra degli Stati Uniti’’, quindi l’antisionismo nelle pagine dei marxisti libertari scompare. Mi dispiace, l’articolo di Erba s’intitola ‘’Dalla tragedia terzomondista al pateracchio rossobruno’’ e continua ‘’le molte facce della ‘’teoria’’ leniniana dell’imperialismo’’ ma Lenin continua ad avere ragione, i comunisti dei consigli torto. Erba, Isaia e Negri non riescono proprio a capirlo.
Negri trascorse diverse giornate in un kibbutz esaltando il colonialismo israeliano. Il giovane Negri sionista in che rapporto si colloca col Negri di Impero? Il papa dei no global è sempre stato un pensatore ambiguo, un avversario degli antimperialisti, un nemico dei comunisti ben pagato dalla Fondazione Rockefeller. Erba ed Isaia hanno preso lezione da lui?
Il filo-sionismo di Erba spiega anche la sua incapacità d’analizzare la situazione venezuelana. Erba parla nel nome di Rosa Luxemburg ma, in realtà, si dimostra un teorico della globalizzazione innocuo per i padroni del mondo. Reazionario e di destra.
Il capitalismo è un sistema d’oppressione globale ma con diverse articolazioni. In questo momento il sion-imperialismo è la faccia più aggiornata e violenta del padronato internazionale. Negri contesta Said per la sua lotta al sion-imperialismo mettendosi sullo stesso piano dei ‘’trotskisti moderni’’ i quali attaccano Petras per il suo sostegno al Venezuela bolivariano. I ‘’trotskisti moderni’’ replicano l’hasbara sionista, odiano il giornalismo investigativo, prendono per buone le menzogne dei media corrotti dalle borghesie statunitense ed israeliana. Said e Petras sono due giganti contestati da personaggi insignificanti, nessun Antimperialista ( con la ‘’a’’ maiuscola ) può fare a meno dello studio dei loro testi.
Le caratteristiche dell’ultrasinistrismo – ‘’trotskismo moderno’’, ‘’anarcocapitalisti’’ e ‘’maoismo revisionista’’ – sono queste.

(1)  Equiparare e porre sullo stesso livello l’imperialismo Usa, quello europeo ed il sionismo con un governo aggredito dicendo che sono entrambi oppressori. Sbagliato. Gli Usa sono la principale potenza imperialistica ed è tutto loro in piano di distruggere i paesi che si collocano al di fuori della NATO di cui l’Unione Imperialistica Europea è l’ala civile.

(2)  Nel fare questo gli ‘’estremisti di sinistra’’ mantengono una posizione di equidistanza fra aggressori ed aggrediti bollando per ‘’complottismo’’ la controinformazione dei giornalisti antimperialisti. L’ultrasinistrismo omette di dire che gli Usa non solo hanno monopolizzato i mezzi di produzione a livello mondiale ma hanno anche il controllo dei media. I ‘’trotskisti’’ dogmatici ed i ‘’maoisti’’ revisionisti diventano il megafono dell’imperialismo, le citazioni dei testi ‘’leninisti’’ sono del tutto decontestualizzate, non c’è rigore nella loro prassi politica. Trotsky e Mao non possono far altro che rinnegare, dall’altra parte, i loro epigoni.

(3)  Considerano ‘’dittatoriali’’ i paesi aggrediti rimuovendo il fatto che sono paesi dell’area periferica quindi non a capitalismo maturo. La loro analisi è antimarxista ed a tratti apologeta del colonialismo. Altro che ‘’trotskismo rivoluzionario’’, il loro è ‘’imperialismo economicistico’’.

(4)  Non appoggiano le Resistenze antimperialistiche ma, paradossalmente, stanno con ‘’rivoltosi’’ post-moderni e le ‘’Organizzazioni non governative’’. Il ‘’trotskismo capitalistico’’, prima ancora del maoismo degenerato, è una specie di braccio armato di Soros. Imbarazzanti.

Le conseguenze di queste posizioni errate sono state devastanti in Serbia, Libia e Siria. Fra i ‘’maoisti’’ si sono distinti, in negativo, i venezuelani di Bandera Roja. Trotsky ha forse negato appoggio al movimento antibritannico indiano? Mao, davanti l’attacco nord-americano alla Cambogia, disse ‘’popoli di tutto il mondo unitevi contro l’imperialismo americano ed i loro lacchè’’. Cosa è rimasto del metodo rivoluzionario? Nulla, i loro epigoni non sanno far altro che lanciare invettive contro Cuba ed il Venezuela che – ribadisco – si fa portatore d’una concezione eclettica d’anticolonialismo, forse, un po’ troppo confusionaria.

L’estremismo di sinistra è come ‘’l’estrema sinistra dell’estrema destra’’: usa un linguaggio marxista ma presentando il capitalismo come un blocco monolitico ed una unica distopia omette le periodizzazioni interne al ‘’potere borghese’’ compresa la presenza d’una vera e propria gerarchia imperiale. Il ruolo del gendarme Usa scopare e la CIA dice ‘’grazie’’. I paesi BRICS  non sono assimilabili – solo per fare un esempio – agli Stati borghesi europei. I ‘’trotskisti moderni’’ sono passati, dalla tesi osteggiata da Trotsky, sul ‘’collettivismo burocratico’’ all’apologia di Toni Negri e della sua inesistente globalizzazione. Dove va il ‘’trotskismo’’? Difficile che le poche componenti sane rimaste riescano ad invertire la tendenza.

Gli Usa vogliono replicare – dice Assange – in Venezuela quello che hanno fatto in Irak. Gli antimperialisti non avevano simpatie per Saddam ma hanno difeso il governo baathista ed appoggiato la Resistenza patriottica rischiando la galera e la repressione. Trotsky non appoggiò il Negus contro l’imperialismo italiano? La sua posizione fu perfetta, una analisi esemplare degna d’un rivoluzionario. I ‘’trotskisti moderni’’ scimmiottano, da sinistra, Mussolini e Bush presentando agli imperialisti, con le loro sporche invettive, le liste di proscrizione verso i giornalisti e le organizzazioni politiche che si oppongono alla guerra. Così facendo diventano manovalanza di basso livello. Una responsabilità politica pesante che non riusciranno a cancellare.

Il governo venezuelano non ha ceduto come, due anni fa, fece Tsipras. Maduro ha i suoi limiti ma conserva la dignità politica del chavismo della prima ora. Non è socialista, non avrà letto tutto Marx e forse non ha nessuna simpatia per Trotsky e Bordiga ma in questo momento si sta dimostrando un resistente con la schiena dritta, ha coraggio e non svenderà il suo paese. Gli auguro di vincere fino a che il proletariato non sarà pronto.





http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/2007_03_james-petras_analisi-sull-impero-gerarchie-architetture-clientele.htm


Stefano Zecchinelli