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martedì 4 dicembre 2018

Ufficio Sinistri: Intervista a Roberto Vallepiano (agitare prima dell'uso), a cura di Alessio Trovato

Roberto Vallepiano autore di 'Ufficio Sinistri: il buco nero in cui è scomparsa la sinistra'
Alessio Trovato
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“Ufficio sinistri: il buco nero in cui è scomparsa la sinistra” è l’ultimo libro di Roberto Vallepiano. E’ anche il nome della sua pagina facebook, piuttosto seguita – oltre 14mila follower. Intuitivo capire di cosa parlino sia libro che pagina social ma Sputnik Italia ha voluto approfondire e lo abbiamo intervistato.
Per prima cosa vorrei chiederti cosa intendi quando ti definisci un 'agitatore culturale'.
Roberto Vallepiano
Roberto Vallepiano
Una volta, all'interno della tradizione comunista, esistevano quelli che venivano chiamati "gli intellettuali organici" che rappresentavano la cinghia di trasmissione tra il mondo intellettuale e il Partito. Io, non avendo tessere in tasca ed essendo un cane sciolto, vorrei riproporre l'idea dell'intellettuale organico nella sua accezione più autentica e cioè organico non al partito ma alla classe sociale di riferimento: i ceti popolari, la working class. La mia idea di "agitatore culturale" si rifà all'idea dell'Intellettuale Collettivo di Gramsci: usare la cultura come un ordigno per innescare detonazioni politiche, cortocircuiti ideologici e sabotaggi all'informazione addomesticata e all'imperialismo culturale. E' una pratica contemporanea e sovversiva di controinformazione che vuole colpire alla radice il conformismo del pensiero unico e la pervasività soporifera dei mass media per agire a livello creativo nella costruzione di un nuovo immaginario. Majakowsky diceva "terribile è non osare più" ecco, bisogna tornare ad osare. Sulla copertina del mio prossimo libro voglio scriverci "Agitare prima dell'uso!"
Sei di una ferocia sarcastica inaudita contro la sinistra ma tu stesso (si capisce chiaro) sei di sinistra, come lo spieghi?
Nelle borgate, nei quartieri popolari e nelle periferie ormai la parola sinistra suona come un insulto, e non è un caso che ormai vinca soltanto ai Parioli, perché rappresenta il privilegio. La cosa che più mi preme è di non essere complice. Il mio ultimo libro "Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra" è stato scritto anche perché un giorno nessuno possa accusarmi di aver taciuto di fronte al disastro di una sinistra che da soggetto politico si è trasformata in aggettivo qualificativo: "una cosa sinistra!" Ti prego di non definirmi così perché provo un senso di ripudio e di frustrazione ad essere accomunato a questa sinistra farlocca, stentorea e imbelle. Preferisco dirmi antimperialista, comunista e patriottico, socialista e rivoluzionario. Il blocco di centrosinistra negli ultimi venticinque anni ha dettato per conto di Washington e di Bruxelles le regole della finanza, nell'economia e nella politica, utilizzando a questo fine gli enormi spazi gentilmente messi a disposizione dal mondo della comunicazione e trasformando l'informazione in propaganda. La mia idea di sinistra non ha niente a che fare con questa. Gli esempi a cui mi richiamo stanno nella sinistra popolare e populista, nei governi sovranisti e patriottici, rivoluzionari e socialisti, che hanno incendiato di speranza l'America Latina.
Se la distinzione tra destra e sinistra oggi non pare più tanto chiara mentre chiarissima è piuttosto la differenza tra sovranità e cessione di sovranità, tra globalismo e identità, allora che senso ha parlare ancora di destra e sinistra?
Il PD come il resto dei partiti della cosiddetta sinistra europea, dopo essere entrati nelle stanze dei bottoni si comportano ormai esattamente come i partiti di destra. Le tanto decantate riforme di cui si riempiono la bocca sono solo un espediente semantico, perché in realtà si tratta di controriforme che diventano alibi per nuove privatizzazioni, tagli ai servizi pubblici, programmi di austerità e attacchi al mondo del lavoro e che servono unicamente a legittimare le politiche antisociali dell'Unione Europea. A questa offensiva europeista, liberista e globalista le classi popolari hanno risposto in maniera diretta attraverso mobilitazioni imponenti come quella che sta paralizzando la Francia di Macron; e in maniera più carsica, dando il voto a chi viene percepito come opposizione a tutto ciò. Cinque Stelle e Lega innanzitutto. Perché la Politica è una legge fisica, se lasci uno spazio vuoto qualcuno lo riempie.
Esiste un populismo di destra e uno di sinistra, così come un sovranismo di destra e uno di sinistra. Penso al Partito Comunista Portoghese, a quello russo di Zjuganov, al KKE greco. E anche fuori dall'Europa i paesi dell'ALBA sono un emblema di ciò: Cuba Socialista, il Venezuela Chavista, il Nicaragua Sandinista, la Bolivia del Socialismo della Pacha Mama e parzialmente anche i governi di Lula in Brasile e di Nestor e Cristina Kirchner in Argentina hanno rappresentato una formidabile sintesi tra politiche sovraniste di giustizia sociale, indipendenza e autodeterminazione. Si sono svincolate dalle politiche usuraie di rapina del Fondo Monetario Internazionale, dalle imposizioni liberiste della Banca Mondiale e dalla basi militari statunitensi cacciate dalla propria terra. Naturalmente ciò ha visto una reazione furiosa da parte dell'imperialismo USA che ha tentato di colpire e destabilizzare questi paesi in ogni modo immaginabile.
Ma estinguendosi la sinistra, non finirà per estinguersi automaticamente anche la destra?
Ma che cos'è la destra, cos'è la sinistra? Cantava ironicamente il grande Giorgio Gaber. Oggi viviamo nell'epoca della rabbia effimera, dello sfogo sterile e virtuale, privo di una dimensione collettiva. Viviamo in una società che ha ormai smarrito qualsiasi vocazione collettiva per celebrare l'individualismo sfrenato e la gabbia psichica del proprio ego. Nell'era della virtualità la sinistra italiana, disatteso ogni radicamento sociale e ogni connessione sentimentale con le masse si è trasformata in tifoseria organizzata. Ma mentre la sinistra non ha più connessione sentimentale con il proprio popolo, non fa palpitare i cuori e viene dunque fagocitata da un buco nero, al contrario la destra si gode il suo trionfo dal momento che le sue idee e le sue pratiche liberiste sono diventate un dogma comune ai diversi schieramenti contaminando e cooptando quello che era il campo rivale. Dunque mentre osserviamo l'estinzione della sinistra, al contempo notiamo l'espansione della destra a tutti i gangli della società.
Ultima domanda, un po' machiavellica forse — secondo te, al lato pratico, chiunque si ritenesse come te sia sovranista che di sinistra (sinistra sostantivo, non aggettivo qualificativo) farebbe meglio a puntare sull'affermazione di un sovranismo aperto sia a destra che sinistra, oppure farebbe meglio a lavorare alla rigenerazione di una sinistra che accolga in sè il concetto di sovranismo?
Nei fatti in Italia esisterebbe uno spazio politico immenso per chi avrà la capacità di osare. Non esiste nessuna organizzazione strutturata ma esiste, nei fatti, un'area culturale ampia che guarda con interesse a queste tematiche e a queste parole d'ordine. Una miriade di persone, associazioni, microstrutture, intellettuali, cani sciolti, che ho incontrato personalmente girando l'Italia in lungo e in largo presentando i miei libri. Un'area che aspetta soltanto che nasca qualcosa di nuovo, con facce e parole d'ordine diverse, per aggregarsi e lottare.
Quindi intendi dire che in realtà ci sarebbe abbastanza spazio sia per l'una che l'altra opzione, posto che tu personalmente, mi pare di capire, preferiresti la seconda.
Esattamente.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
https://it.sputniknews.com/opinioni/201812036887501-Ufficio-sinistri-buco-nero-in-cui-scomparsa-sinistra-Roberto-Vallepiano-sovranismo-stato-sociale/?fbclid=IwAR0F90kur6R8_v8OjNAbhLcLdoSS-dODqAK0DUxERlPFswAXHrpZdNEMX_M

martedì 16 gennaio 2018

The Empire’s “Lefty Intellectuals” Call for Regime Change. The Role of “Progressives” and the Antiwar Movement, by Michel Chossudovsky

What is now unfolding in both North America and Western Europe is fake social activism, controlled and funded by the corporate establishment. This manipulated process precludes the formation of a real mass movement against war, racism and social injustice.  
The anti-war movement is dead. The war on Syria is tagged as “a civil war”.
The war on Yemen is also portrayed as a civil war.  While the bombing is by Saudi Arabia, the insidious role of the US is downplayed or casually ignored. “The US is not directly involved so there is no need for us to wage an anti-war campaign”. (paraphrase)
War and neoliberalism are no longer at the forefront of civil society activism. Funded by corporate charities, via a network of non-governmental organizations, social activism tends to be piecemeal. There is no integrated anti-globalization anti-war movement. The economic crisis is not seen as having a relationship to US led wars.
In turn, dissent has become compartmentalized. Separate “issue oriented” protest movements (e.g. environment, anti-globalization, peace, women’s rights, LGBT) are encouraged and generously funded as opposed to a cohesive mass movement against global capitalism.
This mosaic was already prevalent in the counter G7 summits and People’s Summits of the 1990s and also from the inception of the World Social Forum in 2000, which rarely adopted a meaningful anti-war stance.
Through staged protest events sponsored by NGOs and generously funded by corporate foundations, the unspoken objective is to create profound divisions within Western society, which serve to uphold the existing social order as well as the military agenda.
Syria
It is worth underscoring the role of so-called “progressive” intellectuals in paying lip service to the US-NATO military agenda. This is nothing new.
Segments of the anti-war movement which opposed the 2003 invasion of Iraq are tacitly supportive of  Trump’s punitive airstrikes directed against Syria’s “Assad regime” allegedly involved in “killing their own people”, gassing them to death in a premeditated chemical weapons attack. According to Trump “Assad choked out the lives of helpless men women and children”.
America’s Noam Chomsky in an April 5 2017 interview with “Democracy Now” (aired two days before Trump’s April 2017 punitive airstrikes against Syria) favors “regime change”, intimating that a negotiated “removal” of Bashar al Assad could lead to a peaceful settlement.
According to Chomsky: “The Assad regime is a moral disgrace. They’re carrying out horrendous acts, the Russians with them.” (emphasis added) Strong statement with no supporting evidence and documentation provided. Apology for Trump’s war crimes? The victims of imperialism are casually blamed for the crimes of imperialism:
…You know, you can’t tell them, “We’re going to murder you. Please negotiate.”That’s not going to work. But some system in which, in the course of negotiations …[with the Russians], … he [Bashar al-Assad] would be removed, and some kind of settlement would be made. The West would not accept it, …  At the time, they believed they could overthrow Assad, so they didn’t want to do this, so the war went on. Could it have worked? You never know for sure. But it could have been pursued. Meanwhile, Qatar and Saudi Arabia are supporting jihadi groups, which are not all that different from ISIS. So you have a horror story on all sides. The Syrian people are being decimated.
(Noam Chomsky on Democracy Now, April 5, 2017, See the video of the Democracy Now interview with Chomsky here
Update, Scan of Chomsky Interview Democracy Now, April 26, 2017
Similarly in Britain, Tariq Ali,  tagged by the U.K. media as the Left’s  prime leader of Britain’s anti-war movement going back to the Vietnam war,  has also called for the removal of president Bashar al Assad. His discourse is not dissimilar from that of  the Washington war hawks:
“He [Assad] has to be pushed out,… [ for which] the Syrian people are doing their best… The fact is that the overwhelming majority of people in Syria want the Assad family out – and that is the key thing that we have to understand and he [Assad] should understand…
Syria needs a non-sectarian national government to prepare a new constitution… If the Assad clan refuses to relinquish their stronghold on the country, sooner or later something disastrous will happen…That is the future that stares them in the face, there is no other future,” ” RT 2012 interview 
Tariq Ali, who is a spokesperson for Britain’s Stop the War Coalition, fails to mention that US-NATO and their allies are actively involved in the recruitment, training and arming of a (largely foreign) terrorist mercenary army.
Under the “progressive” mantle of Britain’s anti-war movement, Ali tacitly provides legitimacy to Western military intervention on humanitarian grounds under the banner of the “War on Terrorism” and the so-called “Responsibilty to Protect”(R2P). The fact that both Al Qaeda and ISIS-Daesh are supported (covertly) by US-NATO is not mentioned.
According to British author William Bowles, Tariq Ali is one among many of the Empire’s Lefty intellectuals who has served to distort anti-war activism in both North America and Western Europe:
It exemplifies the contradiction of being an alleged socialist at home and enjoying the privilege of being part of the Empire’s intellectual elite and paid very well thank you very much, whilst dictating to Syria what it should and shouldn’t do. I fail to see the distinction between Ali’s arrogance and that of the West, that called for exactly the same thing! Assad has to go!
The Existing Anti-War movement
Global capitalism finances anti-capitalism: an absurd and contradictory relationship.
There can be no meaningful anti-war movement when dissent is generously funded by those same corporate interests which are the target of the protest movement. In the words of McGeorge Bundy, president of the Ford Foundation (1966-1979),Everything the [Ford] Foundation did could be regarded as ‘making the World safe for capitalism’”. And several “Lefty intellectuals” serve the role of “making the World safe” for the warmongers.
Today’s antiwar protest does not question the legitimacy of those to whom the protest is addressed. At this juncture, “progressives” –funded by major foundations and endorsed by the mainstream media– are an obstacle to the formation of a meaningful and articulate grassroots antiwar movement acting both nationally and internationally.
A consistent antiwar movement must also confront various forms of cooption within its ranks, namely the fact that a significant sector of so-called “progressive” opinion tacitly supports US foreign policy including “humanitarian interventions” under UN/NATO auspices.
An antiwar movement funded by major corporate foundations is the cause rather than the solution. A coherent antiwar movement cannot be funded by warmongers.
The Road Ahead
What is required is the development of a broad based grassroots network which seeks to disable patterns of authority and decision making pertaining to war.
This network would be established at all levels in society, towns and villages, work places, parishes. Trade unions, farmers organizations, professional associations, business associations, student unions, veterans associations, church groups would be called upon to integrate the antiwar organizational structure. Of crucial importance, this movement should extend into the Armed Forces as a means to breaking the legitimacy of war among service men and women.
The first task would be to disable war propaganda through an effective campaign against media disinformation.
The corporate media would be directly challenged, leading to boycotts of major news outlets, which are responsible for channelling disinformation into the news chain.  This endeavor would require a parallel process at the grass roots level, of sensitizing and educating fellow citizens on the nature of  the war and the global crisis, as well as effectively “spreading the word” through advanced networking, through alternative media outlets on the internet, etc. In recent developments, the independent online media has been the target of manipulation and censorship, precisely with a view to undermining anti-war activism on the internet.
The creation of such a movement, which forcefully challenges the legitimacy of the structures of political authority, is no easy task. It would require a degree of solidarity, unity and commitment unparalleled in World history. It would require breaking down political and ideological barriers within society and acting with a single voice. It would also require eventually unseating the war criminals, and indicting them for war crimes.
https://www.globalresearch.ca/the-empires-lefty-intellectuals-call-for-regime-change-the-role-of-progressives-and-the-antiwar-movement/5625333

sabato 26 dicembre 2015

Come con il pretesto dei ” Diritti Umanitari” ci vendono la Guerra Intervista con Jean Bricmont

di Daniel Bey per Telesur
Telesur ha dialogato con Jean Bricmont realtivamente al tema di come l’industria e l’ideologia dei “Diritti Umanitari” si stia utilizzando per giustificare l’imperialismo e soffocare l’efficacia dei movimenti popolari in Europa ed in America del Nord.
Telesur: Il suo libro “L’Imperialismo Umanitario: L’utilizzo dei Diritti Umanitari per vendere la Guerra”, fu lanciato in inglese nel 2006, in ragione dell’invasione dell’Iraq da parte degli USA e dei britannici, così che per coloro che non hanno familiarità con il libro, potrebbe descrivere brevemente il contenuto e gli argomenti e se ci racconta esattamente cosa la ha ispirata per scriverlo?
Jean Bricmont: Si risale alla guerra del Kosowo, quando non c’era oppposizione alla guerra, salvo il Belgio e la Francia. Di fatto, ci fu un ampio consenso della sinistra e dell’estrema sinistra ad appoggiare quella guerra ( in Italia era D’Alema al governo) perchè sembrava una guerra per i “diritti umani” e bisognava “fermare il genocidio”. L’opposizione alla guerra in Iraq era in realtà abbastanza debole perchè la gente accettò le sanzioni ed ogni tipo di cosa che portò alla guerra, ma almeno ci fu una certa opposizione. Tuttavia non ci fu alcuna opposizione alla guerra in Libia e si è avuto un appoggio indiretto agli interventi in Siria ed in Ucraina.
Credo che la sinistra ha perso per completo il suo senso, visto che gli esponenti della sinistra hanno perso totalmente qualsiasi idea delle relazioni di forze tra le nazioni del mondo. Naturalmente questo si accompagna all’ideologia neoliberista del mercato: tutti vanno verso il mercato, tutti devono competere sul mercato e tutti i popoli sono uguali, e quindi c’è una superpotenza che presuppone di essere il poliziotto che sorveglia e fa ottemperare i “diritti umani”. L’ideologia dei diritti umani non è l’obiettivo dei diritti umani come tali, ma piuttosto l’ideologia che l’Occidente debba sempre intervenire e che le Organizzazioni dei diritti umani debbano sempre denunciare, questa ideologia ha finito totalmente per identificarsi con l’Occidente includendo la sinistra e forse più alla sinistra che alla destra. Nella destra ancora ci sono persone che pensano nell’interessse nazionale in termini di politica reale, che credo che oggi giorno sia un male minore che non scatenare una guerra contro tutti.
Jean Bricmont autore ed analista
Jean Bricmont autore ed analista
Tele Sur- : il 10 di dicembre è il giorno Internazionale dei Diritti Umani, che celebra l’adozione nel 1948 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dall’Assemblea Generale. Potrebbe tracciare brevemente la Storia dei diritti umani nei secoli XX e XI e ci dice cosa, secondo lei, è uscito male.
Jean Bricmont: La Dichiarazione del Diritti Umani era piena ovviamente di buone intenzioni. C’era il diritto all’educazione, all’alimentazione e così di seguito. Ma supponiamo che io abbia fame, come posso far eseguire questo diritto? Questi diritti non si possono applicare perchè sono diritti che si possono far eseguire all’interno di uno Stato che abbia il potere di far eseguire questi diritti. Lei necessita della polizia, sono necessari tribunali e così successivamente.
Il problema viene soprattutto dopo della decade del 1960. Prima di questa, è vero che il rispetto per il potere dello Stato era molto estremo, per quello capisco che la gente necessitava protestare contro il potere dello Stato, ma il problema è che non abbiamo mai incorporato un desiderio di pace. La Dichiarazione dei Diritti Umani si presentò nello stesso momento dei giudizi di Norimberga e con i principi e gli statuti dell’ONU.
La Carta delle Nazioni Unite è anche quella un documento importante per mantenere la pace, visto che si presume che si  debba avere lo stesso rispetto per gli stati grandi e piccoli, forti e deboli.
L’ideologia dei diritti umani, tuttavia, è stata utilizzata in forma sistematica con il fine di affossare la sovranità degli stati deboli e giustificare gli interventi, che sono sempre esisititi e che furono una delle cause della Seconda Guerra Mondiale. Uno dei motivi per cui fu creata la carta dell’ONU dopo la guerra era di evitare il ripetersi di tali avvenimenti ed adesso abbiamo il caos in Libia, in Siria e in Ucraina, abbiamo il caos in ogni parte. Quindi ci sono i rifugiati e poi c’è una reazione xenofoba contro i rifugiati, ma che vi aspettavate? Risulta del tutto irreale aspettarsi che la gente dia il benvenuto a milioni di rifugiati e non protesti, ugualmente sarebbe del tutto irrealistico pensare che i diritti umani si possano salvaguardare tramite la guerra.
Eventualmente la guerra fa in modo che il peggio degli esseri umani salti fuori dalla palestra. Diciamo che abbiamo la responsabilità di proteggere senza domandare chi sia il responsabile della protezione. La protezione di sicuro viene dagli Stati Uniti, ma gli USA non sono un potere benvolente come abbiamo visto lungo tutta la Storia. Hano il loro proprio programma e fanno la guerra contro i paesi che considerano ostili. Non vanno a proteggere i palestinesi, non vanno a proteggere gli yemeniti, non vanno a intervenire in Arabia Saudita. Così gli diamo un potere sovrano assoluto che utilizza cone lo consideri opportuno.
Questa è stata una sovversione totale dei diritti umani, visto che io rispetto, naturalmente, quella dei diritti umani come l’idea ma non la forma in cui si è messa in pratica. Questo include a “Human Rights Watch” e “Amnesty International”, che sono stati molto sommessi nelle loro denunce di abusi contro i diritti umani.
Telesur: voglio domandarle la relazione tra la sinistra ed i governi imperialisti come USA, Francia e Gran Bretagna, le organizzazioni dei diritti umani como “Amnesty Internacional” e “Human Rights Watch”, cosí come la stessa ONU Quale la relazióne tra questi differenti attori?
Jean Bricmont. Con il collasso dell’Unione Sovietica e del blocco dell’URSS la sinistra necessitava dello Spirito santo per aggregarsi e lottare. Invece del socialismo ha scelto i diritti umani. Nell’adottare questa ideologia dei diritti umani, pensavano che erano sovversivi, ma non lo erano. La destra in realtà era molto contenta con la forma con cui si è utilizzata ideologicamente, hanno sempre tenuto questi tipo di doppia morale. Con il collasso dell’URSS, lontani da vedere la nascita di una vera sinistra come quella di persone come Chomsky, che  potevano aver sperato, quello che è avvenuto è stata una capitolazione totale ed una accettazione dell’idea del nemico. Adesso abbiamo una sorta di divisione artificiale fra destra e sinistra, per esempio nell’ambito dei iritti degli omosessuali, che alla destra non piacciono, ma quando si tratta della guerra, la pace o il mercato e l’economia, non c’è alcun ripensamento consistente, neppure pensare ad alternative a neoliberismo.
– Tele Sur: I britannici si sono appena aggregati ad una coalizione internazionale per gli attacchi aerei contro lo Stato Islamico in Siria. La necessità di intervenire dei pro- interventisti era finalmente radicata con la retorica dell’umanitarismo. Come legge la situazione in Siria e che ruolo gioca il gruppo dello Stato Islamico per le potenze straniere?
Jean Bricmont: E’ un poco complicato visto che nel 2013 l’Occidente dibatteva se intervenire perchè Assad presuntamente aveva utilizzato armi chimiche, ed adesso stanno intervenendo contro i nemici di Assad. Mi sembra chiaro che non c’è un pensiero reale. Prima stavano appoggiando i ribelli che combattono contro Assad, ed adesso stanno di fatto lottando contro i peggiori nemici di Assad, mentre affermano di non avere alcun contatto con l’Esercito siriano, non ha senso, se lei vuole essere efficiente, allora deve essere in contatto con le truppe sul terreno che stanno combattendo contro l’ISIS, principalmente l’Esercito siriano.
Tuttavia loro non vogliono farlo per il pretesto dei loro diritti umani, perchè sono in una situazione in cui vanno a bombardare e creare odio in quelli che potevano simpatizzare con loro, e non saranno efficaci sul terreno. Io non credo che lo facciano, ma sarebbe realmente dimostrare di avere senso logico  se loro si unissero con i russi ed i siriani nella lotta contro l’ISIS, assieme alle truppe sul terreno, ma questa non sembra essere una priorità. La priorità sembra essere quella di una dimostrazione di forza: vogliono dimostrare che stanno facendo qualche cosa nonostante non siano efficaci. Quello che non vogliono ammettere è che questa nuova politica contraddice quella che erano soliti tenere quando volevano rovesciare Assad. Loro (gli USA e gli occidentali) hanno aiutato i ribelli, gli hanno fornito le armi ed il sostegno, per cui mi sembra che non c’è alcun pensiero strategico.
Putin può essere giusto o sbagliato ma lui sta operando strategicamente: pensa di dover sbaragliare l’ISIS mediante la cooperazione con le forze siriane. Quello che io credo è che l’Occidente vada ad aiutare le forze siriane e russe senza volerlo ammettere. Vedremo . Mi risulta che questo provochi imbarazzo.
Telesur: C’è niente che voglia aggiungere?
Jean Bricmont: La gente realmente ha appoggiato il caos nel Medio Oriente, in forma indiretta naturalmente, ma lo ha fatto. In Siria, per esempio, la sinistra ha tralasciato di guardare la relazione di forze, non ha potuto o voluto fare domande circa l’opposizione, il ruolo dell’Arabia Saudita, della Turchia. Invece di questo ha perseguito solo fantasie. Poi c’è la questione palestinese, in cui siamo sempre stati deboli. La ragione per cui siamo stati deboli è a causa di questa lotta contro l’antisemitismo senza fare distinzioni appropriate, senza nessun rispetto per la libertà di espressione. Ed adesso, la sinistra vuole dare il benvenuto ai rifugiati, ma in una situazione difficile, non c’è lavoro, c’è disoccupazione di massa reale, così che naturalmente, i rifugiati provovocano una rivolta.
In Francia c’è stata una grande vittoria dell’estrema destra e la sinistra sarà totalmente eliminata nelle prossime elezioni. Si raccoglie quello che si semina e la sinistra ha una politica totalmente confusa. Non si può essere per la globalizzazione e non per le frontiere mentre si destabilizzano altri paesi e non aspettarsi il caos nel proprio paese. Se si verifica il caos nel suo paese, lei andrà ad avere una reazione da destra perchè la popolazione appoggerà quelli che reagiscono.
Altra cosa è tutta questa gitazione per la COP 21, il cambio cliamtico e tutto il resto. Molte persone stanno manifestando sul clima ma la Francia sta entrando in guerra e non vedo nessuno reagire contro questo. Nessuno sta dicendo nulla. Naturale che si debba manifestare per il clima, ma siamo sull’orlo di una guerra generale. Se la restrizione non fosse stata imposta sulle armi nuleari, avremmo già una guerra generalizzata in Medio Oriente.  Ci sono l’Iran, la Russia, la Sira, l’Iraq, da una parte. Consideri che  lei ha l’Arabia Saudita, la Turchia, gli USA ed i loro alleati nell’altra parte. Questa è la ricetta per una guerra mondiale. nessuno vuole una guerra mondiale per causa delle armi nucleari altrimenti sarebbe una guerra mondiale e troneremmo al 1914. La situazione è molto grave. In raltà, sono abbastanza spaventato.
Fonte: Tele Sur
Traduzione: Manuel De Silva

http://www.controinformazione.info/come-con-il-pretesto-dei-diritti-umanitari-ci-vendono-la-guerra-intervista-con-jean-bricmont/

venerdì 26 aprile 2013

Un diversivo strategico: la nuova ''sinistra'' imperiale, di Stefano Zecchinelli



1. Le categorie di Sinistra e di Destra dentro il neo-capitalismo hanno perso il loro valore, sono categorie vuote e prive di significato che fanno da ‘presentazione’ a grandi cartelli politici ed aziendali: i partiti che concorrono alla farsa elettorale.

La Sinistra – dalla Rivoluzione francese alle grandi Rivoluzioni socialiste ( Comune di Parigi, Rivoluzioni russa e cinese, Rivoluzioni anti-coloniali ) – ha sempre accompagnato l’emancipazione delle classi lavoratrici ( si passa dal settecentesco concetto di ‘popolo’ al marxiano concetto di ‘classe’ ) e dei popoli coloniali ( a partire dalla Rivolta di Haiti ). Fu il grande rivoluzionario Robespierre a consegnare la ‘patria’ alle classi lavoratrici contro le aristocrazie parassitarie, e furono, sempre i giacobini, ad abolire la schiavitù nelle colonie
.
La nascita, a Sinistra, del socialismo scientifico – che trova il punto più alto nel Capitale di Karl Marx – lega la lotta al capitalismo alla lotta al colonialismo ( ed alla sua evoluzione naturale, l’imperialismo ). Marx fu il primo a capire che il capitalismo poggia su basi colonialistiche, quindi la liberazione dei popoli coloniali è un presupposto IMPRESCINDIBILE per la liberazione degli operai nei paesi a capitalismo maturo.

Lenin approfondì gli studi di Marx, chiamando direttamente – al Congresso di Baku del 1920 – gli schiavi delle colonie a rompere le loro catene ( riferendosi, all’epoca, al colonialismo inglese ). Su questi principi, anticapitalistici ed ANTIMPERIALISTICI, si fonda la Sinistra, quella vera che con Marx, Lenin ed infine Mao, diventa Sinistra Rivoluzionaria.

La Destra, dal lato suo, ha sempre rappresentato la reazione dei ceti parassitari: si passa dalla aristocrazia alla borghesia reazionaria, fino alla nuova classe imperialistica globale che trova negli Stati Uniti e nel Sionismo i suoi principali pilastri politici e militari.

2. Il sistema neo-capitalistico si fonda sulla spettacolarizzazione, non solo della politica, ma di tutta la vita sociale; la cultura della visibilità ci porta verso esistenze commerciali e fittizie, in cui i legami sociali diventano indefiniti, od almeno non poggiano più su valori nobilitanti ( rispetto, impegno sociale, indignazione contro le ingiustizie, ecc …).

Le classi dominanti si sono curate di trasformare gli operai, un tempo combattivi, in tanti piccoli investitori e consumatori. Con il plusvalore sottratto alle colonie, e lo sfruttamento di queste, perpetuato ( a Destra ) con regimi militari e fascisti, o semplicemente ( restando a Sinistra ) con lo ‘scambio ineguale’, si sono fatte vivere le classi lavoratrici europee, fino ai primi anni ’80, in uno stato di relativo benessere. Questo ha distrutto la cultura socialista ed antimperialista, aprendo la strada al neo-liberismo culturale e politico.

Il nuovo capitalismo impone – come nota bene Manuel Freytas – il Principio di Maggioranza: la maggior parte della popolazione esalta la proprietà capitalistica, l’accumulazione della ricchezza, crede alla bufale mediatiche che giustificano le aggressioni neo-coloniali americane ed israeliane, quindi l’adesione al SENSO COMUNE ( uguale ACCETTAZIONE DEL PENSIERO DOMINANTE ) deve assurdamente coincidere con la VERITA’.

Il sistema di dominio attuale è assolutamente perverso: le forze che una volta si dicevano alternative hanno assorbito l’ideologia americanista, ma è proprio negli Usa che la partecipazione democratica viene fatta a pezzi. Gli strateghi del Pentagono e la CIA dicono che la democrazia per funzionare ha bisogno della apatia della popolazione, quindi i ‘cittadini’ americani passano le giornate davanti la televisione mangiando cibo spazzatura ignari che l’esercito Usa – composto da assassini, tossico dipendenti, ex barboni – uccide in nome della nazione yankee e della pseudo democrazia da asporto.

L’imperialismo è, prima di tutto, culturale: i mass media portano avanti la loro guerra preventiva ideologica, spingendo i lavoratori a ritenere impossibile l’abbandono di un sistema capital-imperialistico. Le aggressioni statunitensi vengono viste come indispensabili per diffondere la democrazia, quando in realtà i paesi aggrediti, con politiche nazionali ed internazionali autonome, cercavano ( e cercano ) di sfuggire alla divisione sociale del lavoro imperialistica imposta dagli Usa e dai suoi alleati.

In Italia i rinnegati del PCI, intellettuali vanitosi e vogliosi di potere, venuto meno un partito anticapitalista a parole ma socialdemocratico nei fatti, hanno sfruttato il prestigio che questo aveva dentro le università pubbliche per diffondere il nuovo pensiero dominante basato, A SINISTRA, sul MULTICULTURALISMO di Fukuyama, ED A DESTRA, sullo SCONTRO DI CIVILTA’  di Huntigton, ideologo della guerra permanente, complice di crimini contro l’umanità.

Insomma, si sono messi a lavorare per l’imperialismo americano, riconvertendosi non solo politicamente ma anche umanamente. Uno schifo senza fine quello che ci fa vedere oggi la Sinistra Imperiale a stelle e strisce.

3. La Sinistra è stata inglobata all’interno di questo sistema basato sulla schiavitù salariata e sull’imperialismo.

Quella che un tempo era una forza rivoluzionaria, dal dopoguerra ha accettato il capitalismo come destino ( fino a diventare una prostituta degli Usa ! ), cercando di auto legittimarsi con la retorica anti-totalitaria, antifascista e dei diritti umani. La Destra poggia sulle dittature militari, mentre il suo (ex)opposto si abbellisce con le rivoluzioni colorate.

Dentro il neo-capitalismo, Destra e Sinistra, si tengono la mano: la seconda esalta le rivoluzioni colorate fatte da gruppi sociali imborghesiti e filo-americani, presentando giovanotti in carriera come combattenti per la libertà; finito lo show mediatico, e rammolliti i cervelli delle anime belle, interviene la ‘cloaca nera’ che tiene tonico l’apparato militare ed industriale statunitense.

Nella gestione del conflitto sociale interno le cose non cambiano. Aldo Giannuli ci comunica che ‘’ Va detto che negli anni della Presidenza Obama (forse per effetti della crisi o forse come reazione al “presidente nero”) i gruppi razzisti e fascistoidi hanno avuto una crescita esponenziale, passando da 149 censiti a 1.360 (“Repubblica 16 aprile 2013 p.7): in un documento dello Depertment of homeland security si riconosce che la destra sta guadagnando consensi sull’aumento delle paure urbane e cercando di radicalizzare lo scontro’’ (Aldo Giannuli, Strage di Boston: proviamo a ragionarci su, ALDOGIANNULI.IT ).

E se la presenza di Obama sia complementare al neo-fascismo americano e quindi – a dispetto dello spettacolo televisivo – diventi un grande affare per la lobby delle armi ? Nel neo-capitalismo ‘’il falso è un momento del vero’’ ( Debord ), quindi Obama ha bisogno dei neo-fascisti per lanciare il suo spettacolo mediatico sulla tolleranza e fare presa sugli intellettuali progressisti, mentre la lobby delle armi ha bisogno di Obama per aumentare la sua influenza sulla estrema destra americana filo-imperialistica.

Alla fine chi ci guadagna: l’IMPERIALISMO. Chi ci perde: i LAVORATORI. Questa è la morale della favola !

Negli ultimi quindici anni sembra che gli attori si siano dati il cambio nella recita di questi ruoli: quindi in Italia è stato D’Alema – un ex dirigente del PCI – a bombardare la Serbia ( solo per allontanarla politicamente dalla Russia ) mentre negli Usa, il fantoccio Obama, ha condotto un numero di operazioni militari infinitamente superiore a quello del neo-conservatore filo-nazista Bush. Insomma, un teatro degli orrori, a cui possono credere soltanto individui totalmente massificati.

Sinistra e Destra, concorrono a gestire un sistema che è STRUTTURALMENTE DI DESTRA.

Le elezioni politiche sono simulazioni di orgasmi: in realtà servono a mettere in circolazione nuovo denaro, ed a mantenere in piedi partiti che hanno una struttura assolutamente aziendale. Quello che davvero interessa al capitalismo è il rafforzamento del sistema di sicurezza interno ( servizi segreti, corpi di polizia, magistrature, ecc …), ed il potenziamento degli apparati militari dei singoli Stati imperialistici.

La Sinistra si richiama all’antifascismo come simbolo della lotta per la libertà ma la fascistizzazione di chi dissente dalle politiche imperiali è sempre stata una arma della Destra; così fu per Nixon – solo per citare un esempio eclatante – contro il socialista Allende.

L’informazione nel sistema di produzione capitalistico è una azienda e le notizie sono merci. Stati Uniti ed Israele sono un po’ due grandi censori: passa quello che legittima l’impero.

In questo grande gioco delle parti non importa su che spalla il fucile viene poggiato, aggressione esterna o stragismo interno, il risultato non cambia, per chi non capisce questo e si ostina a sostenere un sistema imperiale e genocida mi viene in mente Lenin ‘’il nemico più difficile da combattere è la stupidità’’.

Stefano Zecchinelli








sabato 22 settembre 2012

La morte del Partito socialista italiano, di Salvatore Tamburro


Dichiaro la pena capitale per il Partito Socialista Italiano (PSI) in quanto, oltre ad essere completamente assente dalla odierna scena socio-politica, si è indebitamente appropriato del termine "socialista", colpevole quindi di utilizzare una denominazione ingannevole, oppure, inconsapevolmente, colpevole di aver sbagliato l'ideologia da perseguire.
Che un economista indipendente come me ritenga i partiti politici, da destra a sinistra, in gran parte collusi con l'oligarchia bancaria e, quindi, non degni nemmeno di sprecare tempo a descriverli, è cosa risaputa. Ma vorrei soffermarmi oggi sull'utilizzo della parola "socialismo", inclusa nel moderno "Partito socialista italiano", quello "nuovo" fondato nel 2007 per intenderci.
Come si legge da wikipedia "Il Partito Socialista Italiano (PSI) è un partito politico italiano di ispirazione socialdemocratica, che si colloca nella sinistra riformista. Dopo un'alleanza col Partito Democratico, nell'Unione di centro-sinistra, e una con la coalizione di sinistra laica e alternativa Sinistra e Libertà, dal 2010 non aderisce a nessuna coalizione e dal 4 novembre 2011, con l'adesione al partito del senatore Carlo Vizzini, ha il suo rappresentante in Parlamento.". In realtà per le prossime elezioni politiche 2013, pur di ottenere qualche poltrona in Parlamento, quasi sicuramente si alleeranno col PD di Bersani e col Sel di Vendola, come già auspicato dallo stesso segretario nazionale del PSI, Riccardo Nencini.
Ma a parte strategie di "sopravvivenza parlamentare" che poco mi interessano, e delle quali lascio interessarsi i giullari politici e mediatici di regime, ritengo sia necessario richiamare l'importanza sull'uso dei termini.
Il socialismo dovrebbe rappresentare quella ideologia basata sull'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico. 

Chi conosce il reale funzionamento del sistema economico sa bene che il potere è nelle mani dell'oligarchia bancaria in possesso della direzione della politica monetaria, o meglio del potere di emettere moneta. Senza battersi affinchè la politica monetaria passi dalle mani di istituzioni private (B.C.E., Ue, F.M.I., non elette democraticamente da alcun cittadino) a quelle dello Stato, attraverso il ripristino della Sovranità Monetaria e la distruzione della truffa delsignoraggio bancario, non avverrà alcuna uguaglianza economica, sociale o giuridica tra cittadini. Fino ad allora la piramide del potereresterà salda al suo posto, nel cui vertice vedremo l'èlite finanziaria, mentre alla base della piramide assisteremo il posizionamento dei cittadini, sulle cui spalle graveranno ricette economiche nefaste oltre che fallimentari, derivanti da misure di austerity capaci di aggravare la recessione economica già in atto, ma in grado di garantire le "privatizzazioni" tanto desiderate dalle multinazionali.
Ordunque parlare di socialismo, riempirsi la bocca di significati come "giustizia sociale" e poi non includere nel proprio programma politico una sola azione, pensiero, progetto contro il vero nemico di questa società, ossia l'oligarchia bancaria, mi sembra un controsenso che pesa come un macigno, poichè intacca contemporaneamente la denominazione e l'ideologia stessa su cui si fonda, o meglio ha la presunzione di fondarsi, il partito.
Per analogia è come se io domattina decidessi di fondare il "partito dei falegnami italiani" senza disporre della minima conoscenza sulle tecniche di falegnameria; oppure fondassi il "partito artistico italiano", pur non occupandomi d'arte, in tal modo mi approprierei di una denominazione che non mi spetterebbe.  
Apprezzo senza dubbio le battaglie fatte dal PSI per il riconoscimento delle unioni di fatto o la difesa della laicità, ma sfruttare il termine "socialista" nella denominazione e fingere di appartenere ad una ideologia connessa alla difesa dei diritti del popolo, quando nei fatti si dimostra di essere lontani dalla vera essenza socialista, lo definirei un abuso ideologico che non può che meritare una simbolica pena capitale.
Essere dalla parte del popolo significa lottare contro gli aguzzini che torturano il popolo e liberarlo da essi; se invece i crimini degli aguzzini non vengono nemmeno menzionati e diffusi allora mi domando dalla parte di chi si vuol far credere di schierarsi? Come direbbe Elie Wiesel: "Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, mai il torturato". E allora perchè continuare a tacere sui crimini dell'èlite bancaria, continuando a sventolare la bandiera della giustizia sociale? Si tratta di disinformazione\ignoranza circa il reale funzionamento del sistema economico (da ritenersi un aggravante di colpa, non un esimente) o piuttosto trattasi di collusione con i criminali della finanza internazionale, atta ad occultare il crimine del signoraggio bancario e l'assenza di sovranità monetaria?
Per rinnovarsi e mostrare le intenzioni di voler combattere contro il vero nemico del popolo, invece che contro mulini a vento, non c'è più tempo. E' anche vero, però, che in un attimo le intenzioni potrebbero essere aggiornate e riviste, ammesso che si abbia la voglia di aggiornarle e non di dedicarsi esclusivamente alla conquista di qualche poltrona a cui aggrapparsi pur di sopravvivere.

Salvatore Tamburro