Centro di documentazione, d'archivio e di analisi giornalistica, a cura di Stefano Zecchinelli
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martedì 1 gennaio 2019
Daniele Ganser Vi daranno del complottista, rifiutate questo termine!
lunedì 31 dicembre 2018
Trump, ovvero il nuovo inganno globale, di Giorgio Bianchi

La mia riflessione su Trump nasce da una ricerca commissionata al sempre ottimo Paddy Petrovic in merito al fenomeno QAnon.
Secondo le informazioni fornitemi da Patrick, QAnon è una delle innumerevoli teorie della cospirazione che, come nella migliore tradizione, si articola in un complesso gioco di specchi dal quale è difficile districare il soggetto riflesso.
Ecco, un gioco di specchi, teniamolo a mente.
Ecco, un gioco di specchi, teniamolo a mente.
I Think Tank (pensatoi in italico idioma) per chi non lo sapesse sono camere di compensazione all’interno delle quali i gruppi di potere stipano quante più teste d’uovo riescono a concentrare, affinché da quella spremitura dei cervelli escano quelle famigerate analisi che dovrebbero essere utilizzate per governare i processi.
Nei paesi normali a sovranità limitata (scegliete a caso un qualsiasi paese europeo) queste analisi partono dallo studio della situazione presente e passata per generare ipotesi per il futuro.
Negli Stati Uniti, abituati a Hollywood ma soprattutto al controllo di tutti i parametri che possono innescare o disinnescare eventi, queste analisi si tramutano in sceneggiature.
In sostanza i pensatoi USA scrivono sotto forma di vero e proprio soggetto il mondo che verrà.
La bozza, redatta sotto l’attenta guida dei cosiddetti gruppi di potere, una volta realizzata viene sottoposta all’assemblea dei soci e quindi distribuita ai quadri intermedi per l’attuazione.
Gli USA se lo possono permettere (a differenza di noi poveri animali da cortile europei) in quanto hanno la possibilità di governare le più importanti variabili che determinano la verificabilità degli eventi.
Nei paesi normali a sovranità limitata (scegliete a caso un qualsiasi paese europeo) queste analisi partono dallo studio della situazione presente e passata per generare ipotesi per il futuro.
Negli Stati Uniti, abituati a Hollywood ma soprattutto al controllo di tutti i parametri che possono innescare o disinnescare eventi, queste analisi si tramutano in sceneggiature.
In sostanza i pensatoi USA scrivono sotto forma di vero e proprio soggetto il mondo che verrà.
La bozza, redatta sotto l’attenta guida dei cosiddetti gruppi di potere, una volta realizzata viene sottoposta all’assemblea dei soci e quindi distribuita ai quadri intermedi per l’attuazione.
Gli USA se lo possono permettere (a differenza di noi poveri animali da cortile europei) in quanto hanno la possibilità di governare le più importanti variabili che determinano la verificabilità degli eventi.
IN SOSTANZA E’ COME DIRE CHE PUR NON POSSEDENDO L’INTERA RETE FERROVIARIA, HANNO Il CONTROLLO DI TUTTI GLI "SCAMBI" E QUESTO GLI CONSENTE DI GOVERNARE AGEVOLMENTE IL "TRAFFICO FERROVIARIO".
Faccio un esempio per chiarirmi.
Molti anni prima che scoppiasse lo scandalo Calciopoli una mia carissima amica aveva la sciagurata abitudine di rivelarmi in anticipo chi sarebbe stato il vincitore del campionato di calcio italiano.
Per almeno sei anni ho saputo immancabilmente il nome della squadra vincitrice della massima serie italiana ALLA PRIMA GIORNATA DEL CAMPIONATO.
L’informazione arrivava da un suo parente chirurgo di fama internazionale introdotto in uno di questi gruppi di potere.
Lo so direte voi, perché allora non ci scommettevi sopra?
Perché, come voi starete pensando ora, credevo fossero tutte balle.
Il gioco purtroppo per me è durato solo sei anni perché poi la nostra deepthroat è morta di infarto.
Faccio un esempio per chiarirmi.
Molti anni prima che scoppiasse lo scandalo Calciopoli una mia carissima amica aveva la sciagurata abitudine di rivelarmi in anticipo chi sarebbe stato il vincitore del campionato di calcio italiano.
Per almeno sei anni ho saputo immancabilmente il nome della squadra vincitrice della massima serie italiana ALLA PRIMA GIORNATA DEL CAMPIONATO.
L’informazione arrivava da un suo parente chirurgo di fama internazionale introdotto in uno di questi gruppi di potere.
Lo so direte voi, perché allora non ci scommettevi sopra?
Perché, come voi starete pensando ora, credevo fossero tutte balle.
Il gioco purtroppo per me è durato solo sei anni perché poi la nostra deepthroat è morta di infarto.
Dopo qualche anno scoppiò lo scandalo Calciopoli.
In pratica si scoprì che esistevano nel mondo del calcio figure in grado di controllare molte delle variabili che possono determinare il risultato di una partita: arbitri, guardalinee, designatori, procuratori, giocatori (che facevano capo a determinati procuratori) e via discorrendo.
Non è un caso che uno di loro, Luciano Moggi, in passato fosse stato un ferroviere.
In pratica Moggi da buon casellante poteva controllare la quasi totalità degli scambi della rete ferroviaria del campionato di calcio.
Immaginiamo soltanto di avere la possibilità di manovrare un difensore (che fa capo ad un procuratore amico) e di sapere che in caso di necessità mi può procurare in qualsiasi momento un rigore al 90°( o in qualsiasi altro minuto di gioco)
Poi magari l’anno successivo quel giocatore fa uno straordinario balzo in carriera e finisce nella rosa di una buona società con un ottimo stipendio.
In pratica si scoprì che esistevano nel mondo del calcio figure in grado di controllare molte delle variabili che possono determinare il risultato di una partita: arbitri, guardalinee, designatori, procuratori, giocatori (che facevano capo a determinati procuratori) e via discorrendo.
Non è un caso che uno di loro, Luciano Moggi, in passato fosse stato un ferroviere.
In pratica Moggi da buon casellante poteva controllare la quasi totalità degli scambi della rete ferroviaria del campionato di calcio.
Immaginiamo soltanto di avere la possibilità di manovrare un difensore (che fa capo ad un procuratore amico) e di sapere che in caso di necessità mi può procurare in qualsiasi momento un rigore al 90°( o in qualsiasi altro minuto di gioco)
Poi magari l’anno successivo quel giocatore fa uno straordinario balzo in carriera e finisce nella rosa di una buona società con un ottimo stipendio.
Tornando ai pensatoi di cui sopra immagino il panico nel momento in cui gli è stata commissionata una versione alternativa al mondialismo petaloso (che sempre in quei luoghi aveva avuto origine)
Come può il mondo anglo-sionista del capitale rifarsi una verginità difronte al disastro generato dalla crisi finanziaria del 2008 e rimanere in sella?
Come riciclarsi agli occhi di una opinione pubblica che oramai comincia ad intravedere la ferocia del capitalismo finanziario e del mercato, come unico parametro regolatore delle società?
Il popolo non teme i fenomeni in sé, ma i trend prolungati; dopo 10 anni di recessione e fenomeni connessi, la misura era colma e la società iniziava a ribollire.
Come può il mondo anglo-sionista del capitale rifarsi una verginità difronte al disastro generato dalla crisi finanziaria del 2008 e rimanere in sella?
Come riciclarsi agli occhi di una opinione pubblica che oramai comincia ad intravedere la ferocia del capitalismo finanziario e del mercato, come unico parametro regolatore delle società?
Il popolo non teme i fenomeni in sé, ma i trend prolungati; dopo 10 anni di recessione e fenomeni connessi, la misura era colma e la società iniziava a ribollire.
Il pensatoio ragionò così.
- Gli USA sono un paese fallito e hanno bisogno di mantenere il pallino del gioco per non andare incontro al default e al crack sociale interno.
- Il nemico pubblico numero 1 è la Cina che nel giro di una decina di anni sarà la prima potenza economica e militare mondiale.
- l’Europa è in rotta di avvicinamento con l’Asia e mira ad entrare nel colossale piano di keynesiano di investimento della BRI e nei mercati emergenti.
- L’Europa Unita poterbbe liberarsi tutta assieme dell’occupazione straniera sul proprio territorio, secondo il progetto Franco-Tedesco (nessuno stato singolo avrà mai la forza di farlo), e poi sciogliersi per consentire ai singoli paesi di collocarsi nei mercati emergenti secondo le proprie possibilità e aspirazioni (Il progetto europeo è irrealizzabile e anch’esso frutto dei pensatoi di cui sopra per ingabbiare i paesi europei).
- i popoli hanno bisogno di un falso bersaglio per distogliere lo sguardo dal vero nemico.
- L’OGGETTO DELLA NUOVA NARRAZIONE E’ SEMPRE L’EUROPA, VERO AGO DELLA BILANCIA NEL DETERMINARE LA SOPRAVVIVENZA DELL’IMPERO (I PAESI NON ALLINEATI MO’ CE LI FREGHI, L’AMERICANO MEDIO E’ COMPLETAMENTE LOBOTOMIZZATO).
- Il nemico pubblico numero 1 è la Cina che nel giro di una decina di anni sarà la prima potenza economica e militare mondiale.
- l’Europa è in rotta di avvicinamento con l’Asia e mira ad entrare nel colossale piano di keynesiano di investimento della BRI e nei mercati emergenti.
- L’Europa Unita poterbbe liberarsi tutta assieme dell’occupazione straniera sul proprio territorio, secondo il progetto Franco-Tedesco (nessuno stato singolo avrà mai la forza di farlo), e poi sciogliersi per consentire ai singoli paesi di collocarsi nei mercati emergenti secondo le proprie possibilità e aspirazioni (Il progetto europeo è irrealizzabile e anch’esso frutto dei pensatoi di cui sopra per ingabbiare i paesi europei).
- i popoli hanno bisogno di un falso bersaglio per distogliere lo sguardo dal vero nemico.
- L’OGGETTO DELLA NUOVA NARRAZIONE E’ SEMPRE L’EUROPA, VERO AGO DELLA BILANCIA NEL DETERMINARE LA SOPRAVVIVENZA DELL’IMPERO (I PAESI NON ALLINEATI MO’ CE LI FREGHI, L’AMERICANO MEDIO E’ COMPLETAMENTE LOBOTOMIZZATO).
Questa in sintesi è l’analisi dei problemi, vediamo ora il plot che ne deriva.
Per uscire da questo mare di melma i pensatoi hanno ipotizzato la più classica delle narrazioni Hollywoodiane DA SPACCIARE AL CITTADINO MEDIO EUROPEO INFEROCITO.
Abbiamo il cattivo ragazzo del bronx (Trump) che si redime e sfida il deep state americano che tante sofferenze ha generato al popolo con il mondialismo petaloso e la turbofinanza (lui è un semplice miliardario amante del popolo).
Il nostro eroe ha come missione quella di liberare i popoli dall’oppressione della finanza (ogni miliardario ha a cuore questo tipo di battaglie).
Tra gli oppressi che vuole liberare ci sono i popoli europei schiacciati dall’EU che impedisce ai paesi membri di crescere: l’Europa è la cattiva ovviamente, non gli USA che quel progetto europeo hanno architettato (come un marchingegno truccato) e che hanno rinchiuso in una gabbia per tenerlo lontano dai mercati emergenti asiatici.
In questa battaglia per la salvezza del mondo Trump deve lottare contro il vecchio sistema che cerca di sopravvivere.
Per riuscire nella sua missione il Nostro cerca aiuto nella Russia ma il deep state lo ostacola in quanto ritiene la Russia un pericolo per la sua propria sopravvivenza.
Abbiamo il cattivo ragazzo del bronx (Trump) che si redime e sfida il deep state americano che tante sofferenze ha generato al popolo con il mondialismo petaloso e la turbofinanza (lui è un semplice miliardario amante del popolo).
Il nostro eroe ha come missione quella di liberare i popoli dall’oppressione della finanza (ogni miliardario ha a cuore questo tipo di battaglie).
Tra gli oppressi che vuole liberare ci sono i popoli europei schiacciati dall’EU che impedisce ai paesi membri di crescere: l’Europa è la cattiva ovviamente, non gli USA che quel progetto europeo hanno architettato (come un marchingegno truccato) e che hanno rinchiuso in una gabbia per tenerlo lontano dai mercati emergenti asiatici.
In questa battaglia per la salvezza del mondo Trump deve lottare contro il vecchio sistema che cerca di sopravvivere.
Per riuscire nella sua missione il Nostro cerca aiuto nella Russia ma il deep state lo ostacola in quanto ritiene la Russia un pericolo per la sua propria sopravvivenza.
Cosa si cela in realtà dietro a questa narrazione?
Trump e il complesso militare-industriale USA (IMC) giocano al poliziotto buono e al poliziotto cattivo.
Facendo un perfetto gioco di squadra stanno tentando in tutti i modi di ottenere la neutralità (o la complicità) della Russia prima di sferrare il decisivo attacco alla Cina (prima che sia troppo tardi).
La Russia viene affrontata con la carota (le manine tese di Trump) e con il bastone (sanzioni, provocazioni, obbligo alla corsa agli armamenti).
Il bastone lo agita il deep state, la carota la maneggia Trump.
Il russiagate è stato letteralmente inventato per connotare Trump come ben disposto verso la Russia, ma nello stesso tempo serve a giustificare la mancanza di risoluzione di Trump nel stringere legami con la Russia (il più classico gioco delle parti).
Tutte i passi indietro di Trump sono indicati come tattica per fregare il deep state ma in realtà rientrano in un teatrino prestabilito
Putin dal suo canto finge ogni tanto di accettare gli ammiccamenti di Trump (anche se ovviamente non ci pensa nemmeno a mollare la Cina in quanto caduta lei la Russia sarebbe la prossima), per guadagnare potere contrattuale con la Cina.
Nel frattempo Bannon è impegnato nel tentativo di impedire qualsiasi coalizione dei paesi europei contro il loro unico vero grande nemico e di fatto occupante.
La proposta di Macron dell’esercito unico europeo era una chiamata in codice per invitare i paesi europei a unirsi per liberare l’Europa dal dominio militare USA.
Questa chiamata gli è costata la rivoluzione colorata dei gilet gialli, che altri non è se non un messaggio altrettanto in codice per dire agli europei “non ci provate nemmeno”.
Nella migliore tradizione mafiosa dopo la prima grande manifestazione dei gilet gialli arriva il tweet di Trump che in pratica lascia l’impronta digitale sulla rivolta e rivela la sua collusione con il deep state
Facendo un perfetto gioco di squadra stanno tentando in tutti i modi di ottenere la neutralità (o la complicità) della Russia prima di sferrare il decisivo attacco alla Cina (prima che sia troppo tardi).
La Russia viene affrontata con la carota (le manine tese di Trump) e con il bastone (sanzioni, provocazioni, obbligo alla corsa agli armamenti).
Il bastone lo agita il deep state, la carota la maneggia Trump.
Il russiagate è stato letteralmente inventato per connotare Trump come ben disposto verso la Russia, ma nello stesso tempo serve a giustificare la mancanza di risoluzione di Trump nel stringere legami con la Russia (il più classico gioco delle parti).
Tutte i passi indietro di Trump sono indicati come tattica per fregare il deep state ma in realtà rientrano in un teatrino prestabilito
Putin dal suo canto finge ogni tanto di accettare gli ammiccamenti di Trump (anche se ovviamente non ci pensa nemmeno a mollare la Cina in quanto caduta lei la Russia sarebbe la prossima), per guadagnare potere contrattuale con la Cina.
Nel frattempo Bannon è impegnato nel tentativo di impedire qualsiasi coalizione dei paesi europei contro il loro unico vero grande nemico e di fatto occupante.
La proposta di Macron dell’esercito unico europeo era una chiamata in codice per invitare i paesi europei a unirsi per liberare l’Europa dal dominio militare USA.
Questa chiamata gli è costata la rivoluzione colorata dei gilet gialli, che altri non è se non un messaggio altrettanto in codice per dire agli europei “non ci provate nemmeno”.
Nella migliore tradizione mafiosa dopo la prima grande manifestazione dei gilet gialli arriva il tweet di Trump che in pratica lascia l’impronta digitale sulla rivolta e rivela la sua collusione con il deep state
“Le vaste e violente proteste in Francia non tengono minimamente conto con quanta ingratitudine gli USA siano stati trattati dall’EU sul giusto e ragionevole pagamento (chiesto) per la nostra grande protezione militare.
Entrambi questi argomenti andranno rimediati al più presto”.
Entrambi questi argomenti andranno rimediati al più presto”.
Tradotto:
questo è un assaggio. Tenete le basi dove sono e continuate a pagare il pizzo altrimenti vi scateniamo l’inferno in casa.
questo è un assaggio. Tenete le basi dove sono e continuate a pagare il pizzo altrimenti vi scateniamo l’inferno in casa.
Ricordate sempre una delle più belle massime mai scritte nella storia del cinema Hollywoodiano:
[Nel poker] Se non riesci a individuare il pollo nella prima mezz'ora di gioco, allora il pollo sei tu. (Mike McDermott in "Rounders")
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lunedì 26 gennaio 2015
I volenterosi carnefici dell'Occidente, di Stefano Zecchinelli
Pubblico ora due miei
articoli tratti dalla rivista online l’Interferenza.org, giornale di cui sono
redattore, sulla Strage di Parigi.
Hollande prende lezioni da Bush
I risvolti successivi
ai fatti di Parigi mi spingono a fare alcune rapide ed ulteriori valutazioni,
magari da riprendere e sviluppare prossimamente. Parto da una domanda e in
seguito ne porrò altre cercando di dare delle risposte, anche se il tutto a molti
potrà sembrare fuori luogo: è possibile, facendo le opportune valutazioni
storiche e politiche, che i meccanismi di funzionamento dell’ ISIS – ora IS
–siano modellati sull’esempio dell’ OAS ( Organisation de l’armée secrète )
data, per l’ennesima volta, la partecipazione congiunta di USA, Francia ed
Israele al processo di destabilizzazione degli Stati indipendenti dell’area
medio-orientale ?
La formula
“destabilizza la società civile per stabilizzare le istituzioni politiche” mi
pare non solo corretta ma anche attuale. L’OAS non era parte integrante di una
“internazionale nera” bensì un prodotto diretto dell’Alleanza Atlantica la
quale aveva riciclato, in funzione anticomunista, gli apparati burocratico
repressivi del governo fascista e filonazista di Vichi. Lo stragismo
neofascista a cosa serviva? Ovviamente nessuno pensava ad un “pinochetismo
europeo”; al contrario, le stragi venivano commesse in nome della difesa della
democrazia borghese atlantica minacciata dal comunismo. Da una parte si
rafforzava quindi il sistema repressivo e dall’altra assumevano centralità
politica le forze centriste in nome della unità nazionale antiestremistica (ma
in buona sostanza anticomunista). Lo stesso Vincenzo Vinciguerra (terrorista
neofascista che sta scontando la condanna all’ergastolo per la strage di
Peteano del 1972, di cui si è autoaccusato) uno dei protagonisti di quel
periodo storico alquanto torbido, dove servizi deviati e pezzi dello stato
erano collusi con gruppi neofascisti, ci fornisce testimonianze e informazioni
molto importanti e attendibili relativamente all’OAS:”I componenti di
un’organizzazione “terroristica’’ ( Vinciguerra si riferisce chiaramente
all’OAS ) siffatta, in buona parte provenienti dai ranghi delle Forze
armate, alcuni dei quali esperti in tecniche di “guerra rivoluzionaria”, non
potevano non trovare impiego in una guerra che ancora oggi si definisce
impropriamente “fredda” solo perché condotta, in Europa, in modo clandestino
attraverso una serie di operazioni “coperte” condotte dai servizi segreti
americani e dai loro alleati atlantici ed israeliani”.
CONTINUA A LEGGERE:
http://www.linterferenza.info/esteri/hollande-prende-lezioni-da-bush/
Strage di Parigi: cui podest ?
1. Il linguista statunitense Noam Chomsky illustrando
le strategie della manipolazione mediatica, scrive:
‘La maggior parte
della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi
e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza,
come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.
Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono
infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12
anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa
probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come
quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre
tranquille”)’
Tale formulazione è del
tutto aderente a ciò che hanno fatto i mass media di regime in occasione della
strage di Parigi, che ha avuto come obiettivo il giornale satirico Charlie
Hebdo. L’Occidente – di fronte ad una strage commessa da presunti jihadisti
affiliati, dicono, ad Al Qaeda nello Yemen – si erge a difensore delle
libertà contro il mondo islamico. Eppure una analisi razionale dei fatti è
sufficiente per mandare in frantumi questa tesi.
CONTINUA A LEGGERE: http://www.linterferenza.info/esteri/strage-di-parigi-cui-prodest/
sabato 22 settembre 2012
Operazioni mediatiche: come si distruggono le teorie cospirative, di Manuel Freytas
Distruggere il nemico con il mito della “teoria della cospirazione, controllare e trasformare la massa individuale in potenziale sociale manovrato con scopi di controllo politico ed economico, sono i due obiettivi chiave della struttura mediatica mondiale che determina e decide quello che la maggioranza deve capire (e consumare) come “informazione obiettiva”.
Di Manuel Freytas
Quando la stampa del sistema e i suoi giornalisti stipendiati vogliono screditare (o ridicolizzare) un' informazione pericolosa (per gli interessi dei loro padroni) la catalogano immediatamente come “teoria del complotto”.
Per Wikipedia, “"Una teoria del complotto è la spiegazione di un evento o una catena di eventi già avvenuti o che ancora devono accadere (solitamente politici, sociali, popolari o storici) partendo dall’occultazione delle sue vere cause alla conoscenza pubblica o a un complotto segreto, spesso ingannevole, da parte di un gruppo di persone o organizzazioni potenti e influenti che rimangono nell’ombra”.Nel circuito delle corporazioni dominanti della stampa commerciale, l’espressione “teoria cospirativa” si usa per mettere in risalto la mancanza di fondamenta di una spiegazione, valutandola come speculativa, falsa o stravagante.
La definizione chiude, tranne che per un dettaglio: Abitualmente la categoria di “teoria cospirativa” si applica particolarmente a documenti o investigazioni critiche (del sistema) che non s’inseriscono nei canoni di “normalità” stabiliti dalla corporazione mediatica dominante che fissa le regole di accettazione e valorizza ciò che “è notizia” da ciò che “non è notizia”. A livello politico e sociale, il sistema applica la qualifica di “teorie cospiratrici” per squalificare e screditare il discorso dei leader e dei movimenti popolari che si scontrano con lo status quo del sistema dominante vigente.
I discorsi (e le teorie) antimperialisti dei leader dei movimenti popolari che si scontrano e/o prendono posizione contro la struttura del potere imperiale sono svalutati e ridicolizzati come “cospiratori”. Le denunce e gli avvertimenti di Chavez agli USA e il capitalismo, gli avvertimenti ed i discorsi di Ahmadineyad contro l’agire di Israele e delle potenze sioniste, sono presentati come parte di “deliri cospirativi” o “fondamentalismi religiosi” infondati nella realtà.
Presentarli come “pazzi”, “deliranti”, o “fuori dalla realtà” è una tecnica manipolatrice ricorrente che la struttura mediatica usa storicamente contro i leader (o le teorie) che si scontrano col sistema capitalista stabilito come la civiltà accettata e “normale”.
Allo stesso modo, i sacerdoti (analisti e giornalisti) dei monopoli della comunicazione stabiliscono scale di valori e determinano come “cospirativa” (o di poca fiducia) tutta l’informazione che circola liberamente fuori dal circuito commerciale e dei loro interessi politici e aziendali.
Cosa giudicata
Così come le grandi corporazioni economiche fissano le regole del mercato e stabiliscono i prezzi, le grandi corporazioni mediatiche fissano le regole e determinano giornalmente (attraverso la concentrazione monopolistica) quello che “è notizia” e ciò che “non è notizia” nel mercato dell’informazione a livello locale ed internazionale.
Generalmente, quando un’informazione rompe con le maglie di ciò che è stabilito, quando rivela aspetti funzionali o interessi del sistema capitalista che sussistono dietro i governi, delle corporazioni imprenditoriali, o della struttura dominante dell’affare informativo, viene qualificata immediatamente come “teoria cospirativa”.Che si tratti di risultati provenienti da investigazioni scientifiche, di verifiche reali e documentate, di documentazione fondamentali con prove, il “sistema” chiude qualsiasi tipo di analisi e di valutazione con due parole fatali: “Teoria cospirativa”.
Un esempio chiaro di questo metodo è l’11 settembre: Decine di documenti d’investigazione sviluppati e documentati e perfino con prove fotografiche, sono stati sistematicamente squalificati (o svalutati) come “cospirativi” perché non si adeguavano alla “versione ufficiale” diffusa dalla Casa Bianca e dei servizi dell’Intelligence.
Decine di scienziati, di ricercatori e di prestigiosi esperti, sono stati messi a tacere o attaccati con discredito pubblico, per il semplice fatto di presentare una versione degli attacchi terroristi che non corrispondevano alla visione predominante nella struttura mediatica egemonica. E’ solo un esempio, dato che è la metodologia usata giornalmente (e in massa) per squalificare gli influssi d’informazione alternativa, o di controinformazione, che filtrano attraverso la rete e minacciano la “versione ufficiale” delle notizie manipolate dalla stampa del sistema.
In termini funzionali (ed anche se esistono canali sfruttati dai servizi dell’intelligence, i governi ed i gruppi economici) l’informazione alternativa che il sistema qualifica come “teoria cospirativa” nel web ha, in generale, una funzione molto precisa: Far venire alla luce quei rumori e sospetti che esistono sulle attività occulte (o segrete) che al potere, inclusa la stampa del sistema, non interessa che siano diffuse.
In termini politici, la missione essenziale della struttura mediatica convenzionale (la cui informazione “obiettiva non è nient’altro che la cospirazione del potere per occultare la realtà”) squalifica e ridicolizza tutto ciò che esca dai canoni del sistema capitalista. Paradossalmente, quelli che giudicano e decidono ciò che è “informazione obiettiva” e ciò che è “informazione cospirativa”, sono gli stessi monopoli della comunicazione che hanno costruito il loro potere economico sulla base della speculazione commerciale con “informazione cospirativa” venduta come se fosse “informazione obiettiva”.
La merce venduta come “obiettività giornalistica”
L’informazione mondiale (convenzionale e popolare) non è costruita sull' obiettività e la ricerca della verità, ma sulla base della commercializzazione delle “notizie” e la manipolazione attraverso il controllo dei cervelli e l’orientamento del comportamento sociale in massa con scopi politici ed economici. In primo luogo,l’informazione è una merce destinata a produrre profitto economico come qualsiasi altro prodotto commerciale in offerta sul mercato capitalista.
In termini funzionali (e aldilà delle leggende che si costruiscono intorno ad essa) le aziende giornalistiche non sono guidate da scopi sociali ma dalla ricerca del lucro economico. In secondo luogo e per il carattere strategico della funzione comunicativa che sviluppano (dal punto di vista di preservare la “governabilità” del sistema) i mass media sono strumenti centrali per il controllo (e/o manipolazione) dei processi economici, politici e sociali.
I mass media (al contrario di quanto recitano i loro mistificatori) non praticano l’ "obiettività informativa” nè l’indipendenza editoriale per due motivi pratici principali:
La “grande fabbrica cospirativa”
In generale, e a livello planetario, sono i monopoli mediatici (meno del 5% totale dei mass media mondiali) quelli che dettano le regole e stabiliscono i parametri dell’informazione a scala globale. In questo scenario, i mass media ed i giornalisti del sistema sono i primi elaboratori e diffusori di “teorie cospiratrici” a livello planetario ed in massa. In modo tale che, tutto quello che “informa” la stampa popolare è orientato e manipolato dagli interessi privati che fanno passare come “pubblici” (di tutta la società).
Le guerre politiche ed economiche del capitalismo, all’ombra, alimentano unamanipolazione psicologica continua e nutre la maggior parte dell’universo dell’”informazione mondiale”. (venduta dalla stampa del sistema come se fosse “obiettiva”). Facciamo un esempio preciso: Le “fonti” che usano i mass media ed i giornalisti del sistema non sono “disinteressate”.
Tutta l’informazione che la stampa convenzionale raccoglie proviene da funzionari, politici, militari, lobbisti e manager di aziende che usano l’informazione di massa per manipolare.
Interessi elettorali, politici e economici
La maggior parte delle “fonti” citate dal giornalista stipendiato sono sempre del potere. Esempio: I dossier sul “terrorismo”, prodotti e lanciati in serie dalla CIA ed i servizi dell’Intelligence, sono accettati come “fonti sicure” dalla struttura e i giornalisti della stampa convenzionale. Le notizie sull’Iraq, Afghanistan e le zone occupate, si nutrono di documenti e portavoci ufficiali dello stesso esercito invasore.
In questo scenario, di manipolazione dell’informazione con scopi economici e politici, tutte le notizie (senza eccezione) che circolano per l’universo della comunicazione giornalistica commerciale (locale ed internazionale) sono “cospiratrici” e la loro funzione è precisa: Alimentare le guerre politiche ed economiche del potere.
Da un aspetto politico, quell' informazione non è orientata alla ricerca dell’”obiettività” ma a guidare la condotta sociale, sia per il consumismo economico, per il beneficio elettorale, che per creare consenso in massa verso quei processi che favoriscono le corporazioni economiche e i governi del sistema capitalista.
Per mancanza di contro-informazione in massa, le maggioranze planetarie (ignoranti della manipolazione) consumano quelle notizie come se fossero parte di una realtà emergente dei processi e dei fatti che si succedono come prodotto di una dinamica “naturale” del mondo.
Riassumendo, mentre da una parte la stampa convenzionale e in massa qualifica come “teoria cospiratrice” le informazioni che rivelano i loro interessi e le strategie funzionali occulte, dall’altra parte, usa l' “informazione cospirativa” (venduta come se fosse “informazione obiettiva) per sostenere il sistema capitalista che paga per i suoi servizi.
Distruggere il nemico con il mito della “teoria della cospirazione, controllare e trasformare la massa individuale in potenziale sociale manovrato con scopi di controllo politico ed economico, sono i due obiettivi chiave della struttura mediatica mondiale che determina e decide quello che la maggioranza deve capire (e consumare) come “informazione obiettiva”.
Fonte:http://www.iarnoticias.com/2010/secciones/contrainformacion/0008_teorias_conspirativas_20en2010.html
Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA
http://www.vocidallastrada.com/2010/01/operazioni-mediadiche-come-si.html
Di Manuel Freytas
Quando la stampa del sistema e i suoi giornalisti stipendiati vogliono screditare (o ridicolizzare) un' informazione pericolosa (per gli interessi dei loro padroni) la catalogano immediatamente come “teoria del complotto”.
Per Wikipedia, “"Una teoria del complotto è la spiegazione di un evento o una catena di eventi già avvenuti o che ancora devono accadere (solitamente politici, sociali, popolari o storici) partendo dall’occultazione delle sue vere cause alla conoscenza pubblica o a un complotto segreto, spesso ingannevole, da parte di un gruppo di persone o organizzazioni potenti e influenti che rimangono nell’ombra”.Nel circuito delle corporazioni dominanti della stampa commerciale, l’espressione “teoria cospirativa” si usa per mettere in risalto la mancanza di fondamenta di una spiegazione, valutandola come speculativa, falsa o stravagante.
La definizione chiude, tranne che per un dettaglio: Abitualmente la categoria di “teoria cospirativa” si applica particolarmente a documenti o investigazioni critiche (del sistema) che non s’inseriscono nei canoni di “normalità” stabiliti dalla corporazione mediatica dominante che fissa le regole di accettazione e valorizza ciò che “è notizia” da ciò che “non è notizia”. A livello politico e sociale, il sistema applica la qualifica di “teorie cospiratrici” per squalificare e screditare il discorso dei leader e dei movimenti popolari che si scontrano con lo status quo del sistema dominante vigente.
I discorsi (e le teorie) antimperialisti dei leader dei movimenti popolari che si scontrano e/o prendono posizione contro la struttura del potere imperiale sono svalutati e ridicolizzati come “cospiratori”. Le denunce e gli avvertimenti di Chavez agli USA e il capitalismo, gli avvertimenti ed i discorsi di Ahmadineyad contro l’agire di Israele e delle potenze sioniste, sono presentati come parte di “deliri cospirativi” o “fondamentalismi religiosi” infondati nella realtà.
Presentarli come “pazzi”, “deliranti”, o “fuori dalla realtà” è una tecnica manipolatrice ricorrente che la struttura mediatica usa storicamente contro i leader (o le teorie) che si scontrano col sistema capitalista stabilito come la civiltà accettata e “normale”.
Allo stesso modo, i sacerdoti (analisti e giornalisti) dei monopoli della comunicazione stabiliscono scale di valori e determinano come “cospirativa” (o di poca fiducia) tutta l’informazione che circola liberamente fuori dal circuito commerciale e dei loro interessi politici e aziendali.
Cosa giudicata
Così come le grandi corporazioni economiche fissano le regole del mercato e stabiliscono i prezzi, le grandi corporazioni mediatiche fissano le regole e determinano giornalmente (attraverso la concentrazione monopolistica) quello che “è notizia” e ciò che “non è notizia” nel mercato dell’informazione a livello locale ed internazionale.
Generalmente, quando un’informazione rompe con le maglie di ciò che è stabilito, quando rivela aspetti funzionali o interessi del sistema capitalista che sussistono dietro i governi, delle corporazioni imprenditoriali, o della struttura dominante dell’affare informativo, viene qualificata immediatamente come “teoria cospirativa”.Che si tratti di risultati provenienti da investigazioni scientifiche, di verifiche reali e documentate, di documentazione fondamentali con prove, il “sistema” chiude qualsiasi tipo di analisi e di valutazione con due parole fatali: “Teoria cospirativa”.
Un esempio chiaro di questo metodo è l’11 settembre: Decine di documenti d’investigazione sviluppati e documentati e perfino con prove fotografiche, sono stati sistematicamente squalificati (o svalutati) come “cospirativi” perché non si adeguavano alla “versione ufficiale” diffusa dalla Casa Bianca e dei servizi dell’Intelligence.
Decine di scienziati, di ricercatori e di prestigiosi esperti, sono stati messi a tacere o attaccati con discredito pubblico, per il semplice fatto di presentare una versione degli attacchi terroristi che non corrispondevano alla visione predominante nella struttura mediatica egemonica. E’ solo un esempio, dato che è la metodologia usata giornalmente (e in massa) per squalificare gli influssi d’informazione alternativa, o di controinformazione, che filtrano attraverso la rete e minacciano la “versione ufficiale” delle notizie manipolate dalla stampa del sistema.
In termini funzionali (ed anche se esistono canali sfruttati dai servizi dell’intelligence, i governi ed i gruppi economici) l’informazione alternativa che il sistema qualifica come “teoria cospirativa” nel web ha, in generale, una funzione molto precisa: Far venire alla luce quei rumori e sospetti che esistono sulle attività occulte (o segrete) che al potere, inclusa la stampa del sistema, non interessa che siano diffuse.
In termini politici, la missione essenziale della struttura mediatica convenzionale (la cui informazione “obiettiva non è nient’altro che la cospirazione del potere per occultare la realtà”) squalifica e ridicolizza tutto ciò che esca dai canoni del sistema capitalista. Paradossalmente, quelli che giudicano e decidono ciò che è “informazione obiettiva” e ciò che è “informazione cospirativa”, sono gli stessi monopoli della comunicazione che hanno costruito il loro potere economico sulla base della speculazione commerciale con “informazione cospirativa” venduta come se fosse “informazione obiettiva”.
La merce venduta come “obiettività giornalistica”
L’informazione mondiale (convenzionale e popolare) non è costruita sull' obiettività e la ricerca della verità, ma sulla base della commercializzazione delle “notizie” e la manipolazione attraverso il controllo dei cervelli e l’orientamento del comportamento sociale in massa con scopi politici ed economici. In primo luogo,l’informazione è una merce destinata a produrre profitto economico come qualsiasi altro prodotto commerciale in offerta sul mercato capitalista.
In termini funzionali (e aldilà delle leggende che si costruiscono intorno ad essa) le aziende giornalistiche non sono guidate da scopi sociali ma dalla ricerca del lucro economico. In secondo luogo e per il carattere strategico della funzione comunicativa che sviluppano (dal punto di vista di preservare la “governabilità” del sistema) i mass media sono strumenti centrali per il controllo (e/o manipolazione) dei processi economici, politici e sociali.
I mass media (al contrario di quanto recitano i loro mistificatori) non praticano l’ "obiettività informativa” nè l’indipendenza editoriale per due motivi pratici principali:
- A) Sono aziende che non funzionano con obiettivi sociali ma con obiettivi commerciali soggetti alla legge della ricerca del profitto capitalista.
- B) La loro dipendenza strutturale al sistema del potere economico che controlla tutte le molle della produzione, le finanze e il commercio internazionale, al di sopra dei paesi e su scala planetaria.
La “grande fabbrica cospirativa”
In generale, e a livello planetario, sono i monopoli mediatici (meno del 5% totale dei mass media mondiali) quelli che dettano le regole e stabiliscono i parametri dell’informazione a scala globale. In questo scenario, i mass media ed i giornalisti del sistema sono i primi elaboratori e diffusori di “teorie cospiratrici” a livello planetario ed in massa. In modo tale che, tutto quello che “informa” la stampa popolare è orientato e manipolato dagli interessi privati che fanno passare come “pubblici” (di tutta la società).
Le guerre politiche ed economiche del capitalismo, all’ombra, alimentano unamanipolazione psicologica continua e nutre la maggior parte dell’universo dell’”informazione mondiale”. (venduta dalla stampa del sistema come se fosse “obiettiva”). Facciamo un esempio preciso: Le “fonti” che usano i mass media ed i giornalisti del sistema non sono “disinteressate”.
Tutta l’informazione che la stampa convenzionale raccoglie proviene da funzionari, politici, militari, lobbisti e manager di aziende che usano l’informazione di massa per manipolare.
Interessi elettorali, politici e economici
La maggior parte delle “fonti” citate dal giornalista stipendiato sono sempre del potere. Esempio: I dossier sul “terrorismo”, prodotti e lanciati in serie dalla CIA ed i servizi dell’Intelligence, sono accettati come “fonti sicure” dalla struttura e i giornalisti della stampa convenzionale. Le notizie sull’Iraq, Afghanistan e le zone occupate, si nutrono di documenti e portavoci ufficiali dello stesso esercito invasore.
In questo scenario, di manipolazione dell’informazione con scopi economici e politici, tutte le notizie (senza eccezione) che circolano per l’universo della comunicazione giornalistica commerciale (locale ed internazionale) sono “cospiratrici” e la loro funzione è precisa: Alimentare le guerre politiche ed economiche del potere.
Da un aspetto politico, quell' informazione non è orientata alla ricerca dell’”obiettività” ma a guidare la condotta sociale, sia per il consumismo economico, per il beneficio elettorale, che per creare consenso in massa verso quei processi che favoriscono le corporazioni economiche e i governi del sistema capitalista.
Per mancanza di contro-informazione in massa, le maggioranze planetarie (ignoranti della manipolazione) consumano quelle notizie come se fossero parte di una realtà emergente dei processi e dei fatti che si succedono come prodotto di una dinamica “naturale” del mondo.
Riassumendo, mentre da una parte la stampa convenzionale e in massa qualifica come “teoria cospiratrice” le informazioni che rivelano i loro interessi e le strategie funzionali occulte, dall’altra parte, usa l' “informazione cospirativa” (venduta come se fosse “informazione obiettiva) per sostenere il sistema capitalista che paga per i suoi servizi.
Distruggere il nemico con il mito della “teoria della cospirazione, controllare e trasformare la massa individuale in potenziale sociale manovrato con scopi di controllo politico ed economico, sono i due obiettivi chiave della struttura mediatica mondiale che determina e decide quello che la maggioranza deve capire (e consumare) come “informazione obiettiva”.
Fonte:http://www.iarnoticias.com/2010/secciones/contrainformacion/0008_teorias_conspirativas_20en2010.html
Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA
http://www.vocidallastrada.com/2010/01/operazioni-mediadiche-come-si.html
mercoledì 14 marzo 2012
I Democratici Svedesi, Anders Behring Breivik e la pista Islamonazicomunista, di Miguel Martinez
Visto che sicuramente ve ne siete quasi dimenticati, torniamo a parlare di Anders Behring Breivik e del suo mondo.
E’ interessante vedere come quello che potremmo chiamare lo schieramento occidentalista stia cercando affannosamente di lavarsene le mani.
A volte semplicemente dichiarandolo un “pazzo”, come fa Fiamma Nirenstein per rimediare all’immane figuraccia che aveva fatto, attribuendo subito la strage di Oslo ai musulmani:
“La variabile dell’orribile assassino pazzo non l’avevo messa in conto, confesso; e per ora egli sembra restare un vampiro solitario, uno psicopatico stragista non prevalentemente cristiano o islamofobo, ma soprattutto psicotico”.
Il piccolo sito occidentalista Perle Complottiste, invece, fa un‘affermazione molto precisa, che merita un approfondimento:
“Anders Behring Breivik è della stessa pasta di tanti complottisti, e in particolare quelli di ideologia neonazista, antisemita, antiamericana.“
L’affermazione è interessante, perché cerca di inserire Breivik in un contesto preciso, ciò che più volte abbiamo chiamato il Grande Complotto Islamonazicomunista. Si tratta di un artifizio retorico, che ha una funzione molto precisa, cioè di dividere il mondo in due: da una parte, c’è l’Occidente da una parte, dall’altra, una segreta coalizione di Mengele, Beria e sgozzatori di capre, voi da che parte state?
Torneremo sull’elemento “neonazista”; per ora, soffermiamoci sugli elementi “antisemita” e “antiamericano”.
Ora, Anders Breivik ha spiegato in maniera incredibilmente meticolosa come la pensa. E anche perché ha cominciato a pensarla in quel modo.
Da giovane graffitaro hip hop, Breivik frequentava una compagnia multietnica, che includeva anche un musulmano:
“Mi ricordo che durante la prima guerra del Golfo, lui si metteva ad applaudire rumorosamente ogni volta che un missile scud veniva lanciato contro gli americani. All’epoca, ero del tutto ignorante e apolitico, ma la sua totale mancanza di rispetto per la mia cultura (e per la cultura occidentale in generale) in realtà risvegliò il mio interesse. Grazie a lui, sviluppai una passione per la mia identità culturale”.
Breivik cita decine di volte la confinante Svezia e parla spesso dell’inatteso successo elettorale dei cosiddetti “Democratici Svedesi” (Sverigedemokraterna o SD).
Nel 2007, quando gli SD raccoglievano ancora pochi voti, mandarono un delegato al convegno di fondazione dei “movimenti anti-jihadisti” a Bruxelles.
Un convegno aperto da Gisèle Littman, alias Bat Ye’or, che ha inventato il termine “Eurabia“. Ricordiamo che Eurabia, per lei, non significa un’Europa piena di arabi, bensì sarebbe un progetto preciso, portato a termine da un’organizzazione segreta basata in Svizzera, per islamizzare a forza il nostro continente. Insomma, la stessa pasta dei complottisti, ma di quelli islamofobi… [1]
Al convegno di Bruxelles, l’SD era rappresentato dal giovane Ted Ekeroth.
I gemelli Ted e Kent Ekeroth sono oggi, il primo, direttore per la città di Lund degli SD; il secondo, parlamentare e responsabile degli affari esteri per il partito. Insieme, svolgono un ruolo che spesso oscura quello del presidente del partito, Jimmie Åkesson.
Ted e Kent Ekeroth ci tengono in ogni occasione a sottolineare le proprie origini ebraiche, cosa che allenta un po’ la pressione su un partito malvisto all’interno della comunità ebraica svedese.
A noi, delle origini etniche interessa poco. Piuttosto, troviamo interessanti le scelte politiche dei gemelli Ekeroth.
Ted Ekeroth, prima di entrare nei SD, è stato membro del direttivo della federazione sionista svedese e ha diretto la Föreningen Israel och demokrati i Mellanöstern, “Associazione Israele e democrazia in Medio Oriente”.
Nel 2006, solo sette persone in tutto il mondo furono insignite del Herzl Award, istituito per commemorare il padre del sionismo in persona. L’onorificenza è stata creata dall’Organizzazione Sionista Mondiale, per premiare gli “sforzi straordinari a favore di Israele e del sionismo“.
Bene, uno dei sette premiati fu proprio Ted Ekeroth.
La Federazione sionista svedese sostiene di aver saputo dell’adesione all’SD di Ted Ekeroth solo poco prima del conferimento del premio. Il presidente della federazione, Bo Sallmander, dice anche di aver cercato di convincere Ekeroth ad abbandonare il partito, ricordandogli come i giovani che avevano aderito al partito nazista siano stati perseguitati poi per tutta la vita. Ekeroth si dimise dal direttivo della federazione sionista, ma ricevette ugualmente il premio Herzl.
Forse i dirigenti sionisti non sapevano che il giovane Ekeroth fosse tesserato agli SD, ma troviamo improbabile che la federazione sionista non sapesse nulla delle idee politiche della persona che avevano fatto premiare.
Ovviamente i gemelli Ekeroth non hanno mai pensato che la soluzione finale per i musulmani in Europa passasse per una strage di giovani socialisti norvegesi, e quindi non hanno alcuna corresponsabilità nel gesto di Breivik.
Ma il mondo culturale di Breivik è quello. E non veniteci a dire che si tratta di un’area “antisemita e antiamericana”.
Nota:
[1] Significativa la presenza allo stesso convegno di Bruxelles di:
Filip Dewinter, esponente di spicco del Vlaams Belang;
Paul Beliën, liberista belga, membro della Mont Pelerin Society, della Property and Freedom Society e della Hudson Institute, seguace di Hayek e oggi direttore di Islamist Watch, un’iniziativa della destra statunitense;
il parlamentare israeliano Arieh Eldad;
Stefan Herre, fondatore del frequentatissimo sito tedesco Politically Incorrect;
Nidra Poller di Pajamas Media, sponsorizzata dall’associazione sionista CAMERA e sostenitrice della deportazione in massa dei musulmani dall’Europa;
l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff;
Marc Cogen, confondatore dei ‘European Friends of Israel” e consulente del ministro belga per gli affari esteri;
Robert Spencer, direttore di Jihad Watch, che in seguito avrebbe avuto il merito speciale di venire citato oltre sessanta volte, con forte approvazione, nel memoriale di Breivik.
Al convegno di Bruxelles, c’era anche “Fjordman” del blog Gates of Vienna. Fjordman è stato citato ben 111 volte da Breivik. E a ragione: alcuni islamofobi sono dialetticamente scaltri, ma Fjordman è l’unico di tutto il giro che usi veramente l’intelligenza.
Dopo la strage di Oslo, Fjordman si è presentato volontariamente alla polizia, rivelando anche il proprio vero nome, Peder Are Nøstvold Jensen.
Una nota di colore: a Bruxelles, l’Italia era rappresentata dalla cartomante e astrologa Adriana Bolchini Gaigher e da Armando Manocchia, il vivace imprenditore imolese che dirige “Una via per Oriana”.
http://kelebeklerblog.com/2011/08/18/i-democratici-svedesi-anders-behring-breivik-e-la-pista-islamonazicomunista/
E’ interessante vedere come quello che potremmo chiamare lo schieramento occidentalista stia cercando affannosamente di lavarsene le mani.
A volte semplicemente dichiarandolo un “pazzo”, come fa Fiamma Nirenstein per rimediare all’immane figuraccia che aveva fatto, attribuendo subito la strage di Oslo ai musulmani:
“La variabile dell’orribile assassino pazzo non l’avevo messa in conto, confesso; e per ora egli sembra restare un vampiro solitario, uno psicopatico stragista non prevalentemente cristiano o islamofobo, ma soprattutto psicotico”.
Il piccolo sito occidentalista Perle Complottiste, invece, fa un‘affermazione molto precisa, che merita un approfondimento:
“Anders Behring Breivik è della stessa pasta di tanti complottisti, e in particolare quelli di ideologia neonazista, antisemita, antiamericana.“
L’affermazione è interessante, perché cerca di inserire Breivik in un contesto preciso, ciò che più volte abbiamo chiamato il Grande Complotto Islamonazicomunista. Si tratta di un artifizio retorico, che ha una funzione molto precisa, cioè di dividere il mondo in due: da una parte, c’è l’Occidente da una parte, dall’altra, una segreta coalizione di Mengele, Beria e sgozzatori di capre, voi da che parte state?
Torneremo sull’elemento “neonazista”; per ora, soffermiamoci sugli elementi “antisemita” e “antiamericano”.
Ora, Anders Breivik ha spiegato in maniera incredibilmente meticolosa come la pensa. E anche perché ha cominciato a pensarla in quel modo.
Da giovane graffitaro hip hop, Breivik frequentava una compagnia multietnica, che includeva anche un musulmano:
“Mi ricordo che durante la prima guerra del Golfo, lui si metteva ad applaudire rumorosamente ogni volta che un missile scud veniva lanciato contro gli americani. All’epoca, ero del tutto ignorante e apolitico, ma la sua totale mancanza di rispetto per la mia cultura (e per la cultura occidentale in generale) in realtà risvegliò il mio interesse. Grazie a lui, sviluppai una passione per la mia identità culturale”.
Breivik cita decine di volte la confinante Svezia e parla spesso dell’inatteso successo elettorale dei cosiddetti “Democratici Svedesi” (Sverigedemokraterna o SD).
Nel 2007, quando gli SD raccoglievano ancora pochi voti, mandarono un delegato al convegno di fondazione dei “movimenti anti-jihadisti” a Bruxelles.
Un convegno aperto da Gisèle Littman, alias Bat Ye’or, che ha inventato il termine “Eurabia“. Ricordiamo che Eurabia, per lei, non significa un’Europa piena di arabi, bensì sarebbe un progetto preciso, portato a termine da un’organizzazione segreta basata in Svizzera, per islamizzare a forza il nostro continente. Insomma, la stessa pasta dei complottisti, ma di quelli islamofobi… [1]
Al convegno di Bruxelles, l’SD era rappresentato dal giovane Ted Ekeroth.
I gemelli Ted e Kent Ekeroth sono oggi, il primo, direttore per la città di Lund degli SD; il secondo, parlamentare e responsabile degli affari esteri per il partito. Insieme, svolgono un ruolo che spesso oscura quello del presidente del partito, Jimmie Åkesson.
Ted e Kent Ekeroth ci tengono in ogni occasione a sottolineare le proprie origini ebraiche, cosa che allenta un po’ la pressione su un partito malvisto all’interno della comunità ebraica svedese.
A noi, delle origini etniche interessa poco. Piuttosto, troviamo interessanti le scelte politiche dei gemelli Ekeroth.
Ted Ekeroth, prima di entrare nei SD, è stato membro del direttivo della federazione sionista svedese e ha diretto la Föreningen Israel och demokrati i Mellanöstern, “Associazione Israele e democrazia in Medio Oriente”.
Nel 2006, solo sette persone in tutto il mondo furono insignite del Herzl Award, istituito per commemorare il padre del sionismo in persona. L’onorificenza è stata creata dall’Organizzazione Sionista Mondiale, per premiare gli “sforzi straordinari a favore di Israele e del sionismo“.
Bene, uno dei sette premiati fu proprio Ted Ekeroth.
La Federazione sionista svedese sostiene di aver saputo dell’adesione all’SD di Ted Ekeroth solo poco prima del conferimento del premio. Il presidente della federazione, Bo Sallmander, dice anche di aver cercato di convincere Ekeroth ad abbandonare il partito, ricordandogli come i giovani che avevano aderito al partito nazista siano stati perseguitati poi per tutta la vita. Ekeroth si dimise dal direttivo della federazione sionista, ma ricevette ugualmente il premio Herzl.
Forse i dirigenti sionisti non sapevano che il giovane Ekeroth fosse tesserato agli SD, ma troviamo improbabile che la federazione sionista non sapesse nulla delle idee politiche della persona che avevano fatto premiare.
Ovviamente i gemelli Ekeroth non hanno mai pensato che la soluzione finale per i musulmani in Europa passasse per una strage di giovani socialisti norvegesi, e quindi non hanno alcuna corresponsabilità nel gesto di Breivik.
Ma il mondo culturale di Breivik è quello. E non veniteci a dire che si tratta di un’area “antisemita e antiamericana”.
Nota:
[1] Significativa la presenza allo stesso convegno di Bruxelles di:
Filip Dewinter, esponente di spicco del Vlaams Belang;
Paul Beliën, liberista belga, membro della Mont Pelerin Society, della Property and Freedom Society e della Hudson Institute, seguace di Hayek e oggi direttore di Islamist Watch, un’iniziativa della destra statunitense;
il parlamentare israeliano Arieh Eldad;
Stefan Herre, fondatore del frequentatissimo sito tedesco Politically Incorrect;
Nidra Poller di Pajamas Media, sponsorizzata dall’associazione sionista CAMERA e sostenitrice della deportazione in massa dei musulmani dall’Europa;
l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff;
Marc Cogen, confondatore dei ‘European Friends of Israel” e consulente del ministro belga per gli affari esteri;
Robert Spencer, direttore di Jihad Watch, che in seguito avrebbe avuto il merito speciale di venire citato oltre sessanta volte, con forte approvazione, nel memoriale di Breivik.
Al convegno di Bruxelles, c’era anche “Fjordman” del blog Gates of Vienna. Fjordman è stato citato ben 111 volte da Breivik. E a ragione: alcuni islamofobi sono dialetticamente scaltri, ma Fjordman è l’unico di tutto il giro che usi veramente l’intelligenza.
Dopo la strage di Oslo, Fjordman si è presentato volontariamente alla polizia, rivelando anche il proprio vero nome, Peder Are Nøstvold Jensen.
Una nota di colore: a Bruxelles, l’Italia era rappresentata dalla cartomante e astrologa Adriana Bolchini Gaigher e da Armando Manocchia, il vivace imprenditore imolese che dirige “Una via per Oriana”.
http://kelebeklerblog.com/2011/08/18/i-democratici-svedesi-anders-behring-breivik-e-la-pista-islamonazicomunista/
giovedì 23 febbraio 2012
Facebook appartiene alla CIA?, di Ernesto Carmona
Ernesto Carmona è un giornalista e consigliere della Federazione Latino Americana dei Giornalisti (FELAP), fa parte del consiglio del Collegio Nazionale dei Giornalisti del Cile ed è associato al Circolo dei Giornalisti di Santiago.
Fonte: Argenpress
articolo messo in diffusione dal giornalista belga Michel Collon a
http://www.michelcollon.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2091:facebook-appartient-il-a-la-cia-&catid=6:articles&Itemid=11 segnalato da Andrea Martocchia del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
lunedì, 15 giugno 2009
I grandi mezzi di informazione hanno celebrato Mark Zuckerberg come il bambino prodigio che, all’età di 23 anni, si è trasformato in un multimiliardario grazie al successo conseguito da Facebook, ma non hanno prestato la loro attenzione all’“investimento di capitale di rischio” di oltre 40 milioni di dollari effettuato dalla CIA per sviluppare la rete sociale.
Quando il delirio speculativo di Wall Street ha fatto credere agli improvvidi che il valore di Facebook ammontava a 15 milioni di dollari, nel 2008 Zuckerberg è diventato il miliardario “che si è fatto tutto da solo”, il più giovane della storia della “graduatoria” della rivista Forbes, con 1500 milioni di dollari.
A quel momento, il capitale di rischio investito dalla CIA sembrava avere ottenuto degli ottimi rendimenti, ma nel 2009 il “valore” di Facebook è andato ad aggiustarsi al suo valore reale e Zuckerberg è scomparso dalla graduatoria Forbes.
La bolla Facebook si è gonfiata quando William Gates, il titolare di Microsoft, vi acquisiva nell’ottobre 2007 una partecipazione dell’1.6%, per un ammontare di 240 milioni di dollari.
Questa operazione induceva a fare il ragionamento per cui, se l’1% di Facebook corrispondeva a 150 milioni di dollari, allora il valore del 100% doveva ammontare a 15 miliardi di dollari, ma il sotterfugio finiva per apparire nella sua piena luce.
La questione di fondo è che Facebook esiste grazie ad un investimento di capitali di rischio della CIA. Nel 2009, i grandi mezzi di comunicazione non si sono risparmiati nel produrre “propaganda informativa” per rendere omaggio a Zuckerberg come paradigma del giovane imprenditore di successo, ma la diffusione reiterata di questa “informazione” non è stata in grado di indurre la rivista Forbes a mantenerlo nella sua graduatoria, versione 2009.(1) Il bambino prodigio spariva dalla lista, malgrado l’intensa campagna propagandistica della CNN e della grande stampa mondiale, che riflettevano gli interessi di Wall Street. La lista Forbes corrisponde ad un Premio Oscar dei grandi affari e fa gonfiare o sgonfiare il valore delle azioni.
La CIA ha investito in Facebook molto prima che questa rete divenisse una delle reti sociali più popolari di Internet, questo secondo una inchiesta del giornalista britannico Tom Hodgkinson pubblicata nel 2008 nel giornale inglese The Guardian (3) e ripresa e commentata da qualche mezzo di comunicazione indipendente di lingua inglese, ma senza alcuna ripercussione nella grande stampa.
La propaganda corporativa ha trasformato il portale sociale Facebook in sinonimo di successo, di popolarità, e nel contempo di buoni affari. Facebook si presenta come un inoffensivo sito web di relazioni sociali, che facilità i rapporti interpersonali. La sua popolarità ha fatto prevedere che i suoi approssimativamente 70 milioni di utilizzatori potrebbero aumentare in un paio di anni a 200 milioni nel mondo intero, dato che nelle migliori settimane Facebook è arrivato a ricevere fino a due milioni di nuovi utilizzatori. Nel frattempo, Facebook non convince proprio tutti!
Critiche e detrattori
“Colui che non compare su Facebook non conta nulla o si colloca fuori del sistema”, affermano taluni. Al contrario, altri dichiarano che si tratta di uno strumento atto a costruirsi una nuova immagine senza contenuti, per darsi dell’importanza nel mega-supermercato che è diventato Internet, sostituto dei posti pubblici di anziana memoria. I più pragmatici sostengono che Facebook consiste solo in uno strumento per ritrovarsi fra vecchi compagni di infanzia o di gioventù, che si sono persi di vista fra i movimenti della vita.
I suoi difensori di sinistra ribadiscono invece che Facebook serve a promuovere le lotte contro la globalizzazione e a coordinare campagne contro attività come le riunioni del G8.
Il giornalista spagnolo Pascual Serrano ha descritto come Facebook sia stato utilizzato dal governo della Colombia per coordinare la giornata mondiale contro le FARC, che nel 2008 ha marcato lo scatenarsi dell’offensiva propagandista contro la guerriglia, che continua tutt’oggi.
Ed è molto evidente come Facebook sia stato utilizzato dalla CIA.
Per Walter Goobar, di MiradasAlSur.com, “si è trattato in realtà di un esperimento di manipolazione globale: [...] Facebook è uno strumento sofisticato finanziato dall’Ufficio Centrale d’Informazione, la CIA, che non solamente lo utilizza per il reclutamento di agenti e per la compilazione di informazioni in lungo e in largo attraverso tutto il pianeta, ma anche per allestire operazioni sotto copertura.”
A grandi linee, Facebook è uno strumento di comunicazione che consente di contattare e di archiviare indirizzi ed altri dati relativi a famigliari ed amici. Per istituzioni come il ministero di Sicurezza per la Patria, degli Stati Uniti, e, in generale, per l’insieme degli apparati di sicurezza dello Stato, consacratisi con pari entusiasmo al “nemico” interno come a quello esterno, dopo l’era Bush, Facebook è una miniera di informazioni sulle amicizie dei suoi utilizzatori.
Milioni di utenti offrono informazioni sulla loro identità, fotografie, e liste di oggetti di consumo da loro preferiti.
Un messaggio proveniente da un amico invita all’iscrizione e a partecipare a Facebook.
I dati personali, spesso catturati da ogni sorta di truffatori e clonatori di carte bancarie, vanno inoltre ad approdare nei dischi rigidi dei computers dei sistemi di sicurezza degli USA.
Il sistema Beacon di Facebook realizza degli elenchi di utenti e associati, includendovi anche coloro che non si sono mai iscritti o quelli che hanno disattivato la loro registrazione. Facebook si dimostra essere più pratico e rapido degli InfraGard (2), che corrispondono a 23.000 micro-comunità o “cellule” di piccoli commercianti-informatori organizzati dall’FBI al fine di conoscere i profili psico-politici della loro clientela.
Dopo il dicembre 2006, la CIA ha utilizzato Facebook per reclutare nuovi agenti.
Altre organizzazioni governative devono sottoporre il reclutamento e gli ingaggi a regole federali, ma la CIA ha acquisito una maggior libertà di azione che non ha avuto mai nemmeno sotto l’amministrazione Bush, perfino per torturare senza salvare nemmeno le apparenze.
La CIA ha dichiarato: “ Non è necessario ottenere un qualsivoglia permesso per poterci inserire in questa rete sociale.”
Capitale di rischio della CIA
Il giornalista britannico Tom Hodgkinson ha lanciato un ben motivato segnale di allarme rispetto alla proprietà della CIA su Facebook in un articolo ben documentato, “With friends like these…”, pubblicato nel giornale londinese The Guardian, il 14 gennaio 2008 (3).
Il giornalista ha sottolineato come dopo l’11 settembre 2001 l’entusiasmo per l’alta tecnologia si è assolutamente intensificato. Entusiasmo che aveva già catturato gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, dopo che costoro avevano creato due anni innanzi il fondo di capitali “In-Q-Tel”, per far fronte ad opportunità di investimenti a rischio nelle alte tecnologie.
Secondo il giornalista Hodgkinson, i collegamenti di Facebook con la CIA passano attraverso Jim Breyer, uno dei tre associati chiave che nell’aprile 2005 ha investito in questa rete sociale 12,7 milioni di dollari, associato anche al fondo di capitali Accel Partners, membro dei consigli direttivi di giganti del calibro di Wal-Mart e Marvel Entertainment e per di più ex-presidente di National Venture Capital Association (NVCA), caratterizzata nell’investire su giovani talenti.
Hodgkinson ha scritto: “La più recente tornata di finanziamenti di Facebook è stata condotta da una compagnia finanziaria denominata Greylock Venture Capital, che vi ha impegnato 27,5 milioni di dollari. Uno dei più importanti associati di Greylock si chiama Howard Cox, che è un altro ex-presidente di NVCA, che inoltre fa parte del consiglio direttivo di In-Q-Tel”.
“E In-Q-Tel, in cosa si configura?” si domanda Hodgkinson. “Bene, che lo crediate o no, (comunque lo potete verificare sul suo sito web) si tratta di un fondo di capitali a rischio della CIA. Creato nel 1999, la sua missione è quella di “individuare e di associarsi a società che sono intenzionate a sviluppare nuove tecnologie, per sostenere l’apporto di nuove soluzioni necessarie all’Ufficio Centrale d’Informazione CIA”.
La pagina web di In-Q-Tel (4) raccomandata da Hodgkinson è del tutto esplicita: “Nel 1998, il Direttore della Centrale di Intelligence (DCI) identificava la tecnologia come una prerogativa strategica superiore, direttamente connessa ai progressi della CIA nelle future tecnologie per migliorare le sue missioni di base, di compilazione e di analisi. I responsabili della Direzione di Scienza e Tecnologia hanno elaborato un piano radicale per creare una nuova struttura d’impresa con il compito di consentire un accresciuto accesso dell’Agenzia all’innovazione del settore privato.”
Anche aggiungendo ancora acqua non potremo avere più limpidità, conclude Hodgkinson.
Note
(1) Rapporto Forbes 2009, a : http://www.forbes.com/lists/2009/10/billionaires-2009-richest-people_The-Worlds-Billionaires_CountryOfCitizen_18.html
(2) http://www.infragard.net/
(3) http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook
(4) http://www.iqt.org/about-iqt/history.html
Di seguito, l’articolo del Guardian, che nel documento appena esaminato è stato evidenziato.
“With friends like these...”
a: http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook
Facebook ha 59 milioni di utenti – e 2 milioni se ne aggiungono ogni settimana. Ma non vi troverete Tom Hodgkinson arruolato come volontario ad offrire i suoi dati personali informativi – non ora che si è reso consapevole delle politiche populiste che stanno nel retroscena di questo sito-rete sociale.
The Guardian, lunedì 14 gennaio 2008
di Tom Hodgkinson
L’entusiasmo della comunità spionistica di intelligence Statunitense per le innovazioni ad alta tecnologia dopo l’11 settembre 2001 è andato alle stelle, entusiasmo che aveva già catturato gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, visto che costoro avevano creato due anni prima, nel 1999, il fondo di capitali “In-Q-Tel”, per far fronte ad opportunità di investimenti a rischio nelle alte tecnologie.
Io detesto Facebook. Questo “affare” Americano di enorme successo viene descritto come “un servizio di pubblica utilità sociale che vi mette in comunicazione con le persone che stanno nel vostro intorno”. Ma aspettate un attimo! Perché, per la grazia di Dio, dovrei io avere necessità di un computer per mettermi in comunicazione con le persone che mi stanno attorno? Perché l’insieme delle mie relazioni dovrebbe venire mediato tramite l’immaginazione di un branco di superfanatici degenerati in California? Cosa c’era di sbagliato nel pub?
Comunque Facebook mette in comunicazione effettivamente le persone? Piuttosto, non è che ci sconnetta, dato che al posto di fare qualcosa di godibile come passeggiare e mangiare e danzare e bere con i miei amici, meramente invio loro delle note sgrammaticate e mi diverto con fotografie nel ciberspazio, mentre sto incatenato alla mia scrivania? Un mio caro amico di recente mi ha confessato che ha passato un sabato notte da solo a casa su Facebook, bevendo al suo tavolo di computer. Quale malinconica immagine! Ben lontano da metterci in comunicazione, in realtà Facebook ci isola nelle nostre postazioni di lavoro.
Facebook fa ricorso ad una qualche forma di vanità e di alta opinione in noi stessi, fin troppo.
Se io costruisco un ritratto lusinghiero di me stesso con una serie di cose ed attività da me preferite, io costruisco una rappresentazione artificiale di chi io sono, in modo da ottenere sesso o consenso. (“Io amo Facebook,” mi diceva un altro amico, “attraverso Facebook ho potuto anche scopare.”)
Per di più, Facebook incoraggia una disturbante competitività intorno all’amicizia: sembra che con gli amici oggi, quella che conta sia la quantità e che la qualità non conti nulla. Più amici voi avete, meglio siete. Voi risultate “popolari”, nel senso molto amato nelle scuole superiori Statunitensi. Lo testimonia il titolo di copertina sulla nuova rivista di Facebook del gruppo editoriale Tennis: “Come raddoppiare l’elenco dei vostri amici.”
Comunque, sembra che io sia veramente molto solo nella mia ostilità. Nel momento in cui scrivo, Facebook dichiara 59 milioni di utenze attive, di cui 7 milioni nella Gran Bretagna, il terzo più grande utilizzatore di Facebook dopo gli USA e il Canada.
Si tratta di 59 milioni di creduloni, di potenziali vittime, molti dei quali hanno volontariamente fornito informazioni relative al loro documento di identità e alle loro preferenze come consumatori al sistema affaristico Americano, senza rendersi conto di nulla su questo. Giusto ora, ogni settimana 2 milioni di nuove persone si iscrivono. Al presente tasso di crescita, da ora fino al prossimo anno Facebook avrà più di 200 milioni di utenti attivi. Ed io potrei prevedere che, se mai, questo tasso di crescita vedrà una accelerazione nei prossimi mesi. Come il portavoce di Facebook Chris Hughes dichiara: “ Si è radicato tanto che non può altro che crescere , mentre sarà duro liberarsene.”
Tutto questo per me è sufficiente per farmi rigettare Facebook per sempre. Ma vi sono tante altre ragioni per averlo in odio. Veramente tante!
Facebook è un progetto ben costruito, e le persone che stanno dietro alla sua fondazione, un gruppo di capitalisti di ventura della Silicon Valley, hanno un patrimonio ideologico chiaramente elaborato, che sono fiduciosi di propagare in tutto il mondo. Facebook è una manifestazione di questa ideologia. Come per il precedente PayPal, si tratta di un esperimento sociologico, un’espressione di un particolare tipo di dottrina del libero arbitrio neoconservatrice. Su Facebook, voi potete essere liberi di essere chi desiderate essere, finché non verrete bombardati da annunci pubblicitari dei più importanti marchi del mondo. Come con PayPal, le line di demarcazione nazionali sono una cosa del passato.
Sebbene il progetto sia stato inizialmente concepito dalla star delle copertine dei media Mark
Zuckerberg, il volto reale che sta dietro alle quinte di Facebook è quello del filosofo futurista Peter Thiel , un quarantenne capitalista di ventura della Silicon Valley.
Vi sono solo tre membri nel consiglio direttivo di Facebook, e questi sono Thiel, Zuckerberg e un terzo investitore che porta il nome di Jim Breyer, per conto di una impresa di capitali a rischio, la Accel Partners.
Thiel ha investito 500.000 dollari in Facebook , quando gli studenti di Harvard Zuckerberg, Chris Hughes e Dustin Moskowitz lo hanno incontrato a San Francisco nel giugno 2004, subito dopo che questi avevano lanciato il sito. Da quel che si dice, attualmente Thiel possiede il 7% di Facebook, che, alla valutazione corrente di Facebook di 15 miliardi di dollari, dovrebbe corrispondere a più di 1 miliardo di dollari. Esiste un ampio dibattito su chi esattamente siano stati i co-fondatori originali di Facebook, ma chiunque siano stati, Zuckerberg è l’unico rimasto nel consiglio direttivo, benché Hughes e Moskowitz lavorino ancora per la compagnia.
Thiel è ampiamente riconosciuto nella Silicon Valley e nello scenario Statunitense dei capitali di rischio come un genio libertario. Egli è il co-fondatore e direttore generale del sistema bancario virtuale PayPal, che ha venduto a Ebay per 1.5 miliardi di dollari, guadagnando per sé 55 milioni di dollari. Inoltre, ha amministrato un fondo assicurativo di 3 miliardi di lire sterline, il Clarium Capital Management e un fondo di capitali a rischio denominato Founders Fund.
Di recente, la rivista Bloomberg Markets lo ha definito come “uno dei manager di maggior successo del paese nel campo dei fondi assicurativi”. Thiel ha fatto i soldi scommettendo sul rialzo dei prezzi del petrolio e prevedendo in modo giusto l’indebolimento del dollaro. Lui e i suoi amiconi assurdamente ricchi della Silicon Valley sono stati recentemente etichettati come “La Mafia di PayPal” dal periodico Fortune, e un giornalista della rivista ha per di più fatto osservare che Thiel impiega un maggiordomo in uniforme e possiede una superautomobile McLaren da 500.000 dollari. Per altro Thiel è anche un maestro di scacchi, decisivamente competitivo. In questo campo si è anche distinto per avere rovesciato con furia la scacchiera addosso agli altri giocatori, se perdente. E non si è mai scusato per questo atteggiamento iper-competitivo, affermando: “Mostratemi un buon perdente ed io mi dimostrerò perdente!”
Ma Thiel è ben più di un capitalista abile ed avido. È anche un filosofo futurista ed un attivista neocon.
Laureato in filosofia all’università di Stanford, nel 1998 egli scriveva in collaborazione un libro dal titolo “The Diversity Myth – il Mito della Diversità”, un minuzioso attacco contro il liberalismo e l’ideologia multiculturalista, che dominava Stanford. Egli affermava che la “multicultura” portava ad una perdita delle libertà individuali.
Da studente a Stanford, Thiel aveva fondato un giornale di tendenze di destra, ancora pubblicato, il
“The Stanford Review”- motto: Fiat Lux (“Che venga la luce!”).
Thiel è membro del TheVanguard.Org, un gruppo di pressione neoconservatore con sito in Internet, che era stato costruito per attaccare MoveOn.org, un gruppo di pressione liberale che opera sul web. Thiel si definisce “libertario di passaggio”.
TheVanguard è diretto da un certo Rod D. Martin, un capitalista-filosofo grande ammiratore di Thiel. Sul sito Thiel dichiara: “Rod è una delle nostre menti guida della nazione nella creazione di nuove ed indispensabili idee per la politica pubblica. Ron è in possesso di una più che completa comprensione dell’America, più di quello che molti poteri esecutivi hanno dei loro affari.”
Questo piccolo assaggio dal loro sito web vi darà un’idea della loro visione del mondo: “TheVanguard.Org è una comunità online di Americani che credono nei valori della conservazione, del libero mercato e del governo limitato della cosa pubblica come i mezzi migliori per produrre aspettative ed opportunità per ognuno, specialmente per i più poveri fra noi.”
Il loro obiettivo è quello di promuovere politiche che “daranno nuova forma all’America e al mondo”.
TheVanguard descrive la sua politica come “Reaganite/Thatcherite”.
Un messaggio del presidente recita: “Oggi impartiremo a MoveOn [il sito web liberal], ad Hillary, e ai media radicali di sinistra alcune lezioni che mai hanno immaginato.”
Allora, le politiche di Thiel non presentano dubbi di sorta. Cosa possiamo dire sulla sua filosofia? Io ho prestato ascolto ad un podcast [un podcast è un file (generalmente audio o video), messo a disposizione su Internet per chiunque si abboni ad una trasmissione periodica e scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore] sugli indirizzi che Thiel ha dato sulla sua visione del futuro. In breve, questa è la sua filosofia: dal secolo diciassettesimo, alcuni pensatori illuminati hanno sottratto il mondo da una esistenza legata a valori vecchi, costretta dallo stato di natura, e a questo proposito cita la famosa caratterizzazione di Thomas Hobbes sull’esistenza come “cattiva, brutale e caduca”, in favore di un nuovo mondo effettivo, in cui noi abbiamo conquistato la natura.
Attualmente, viene riposto valore nelle cose immaginarie. Thiel sottolinea come PayPal poneva le sue motivazioni su questa concezione: non si ripone valore su oggetti di produzione reale, ma nelle relazioni fra esseri umani. Quindi, PayPal costituiva una modalità di movimentare denaro in tutto il mondo senza alcuna limitazione. La rivista “Bloomberg Markets” si esprimeva così al riguardo: “Per Thiel, PayPal è tutto centrato sulla libertà: dovrebbe consentire alla gente di scansare i controlli monetari e movimentare denaro in tutto il mondo.”
Chiaramente, Facebook è un altro esperimento del grande capitale: volete fare denaro con l’amicizia? Volete creare collettività libere da confini nazionali – e quindi vendere poi a queste la Coca-Cola? Facebook è profondamente acreativo. Non fa nulla di tutto questo. Semplicemente fa da mediatore in relazioni che sarebbero avvenute comunque.
Il mentore filosofico di Thiel è un certo René Girard della Stanford University, che propone una teoria sul comportamento umano denominata “desiderio mimetico”.
Girard riconosce che la gente è essenzialmente un branco di pecore, che tendono a copiarsi l’un l’altra senza troppa riflessione. Quindi la teoria dovrebbe sembrare essere dimostratamente corretta nel caso dei mondi virtuali di Thiel: l’oggetto desiderato è irrilevante; tutto quello che è necessario sapere è che gli esseri umani tenderanno a muoversi come un gregge. Da qui, le bolle finanziarie! Da qui, l’enorme popolarità di Facebook!
Girard è una presenza regolare alle serate intellettuali di Thiel.
Quello che non sentirete mai nella filosofia di Thiel, fra parentesi, sono concetti…antiquati del mondo reale, come arte, bellezza, amore, piacere e verità.
Internet è estremamente attraente per i neocons come Thiel, visto che promette un certo tipo di libertà nelle relazioni umane e negli affari, libertà dalle fastidiose leggi nazionali, dai confini nazionali e da cose di tal fatta. Internet apre su un mondo di libero commercio e di espansione liberistica.
Perciò, Thiel si mostra approvare i paradisi fiscali, e afferma con chiarezza che il 40% delle ricchezze mondiali risiedono in posti come Vanuatu [una Repubblica situata nell’Oceano Pacifico meridionale], le Isole Cayman, Monaco e le Barbados.
Penso che non siamo molto lontani dal dire che Thiel, come Rupert Murdoch, è contrario ad ogni tipo di tassazione. Inoltre ama la globalizzazione della cultura digitale, perché il digitale mette i signori supremi del sistema bancario al riparo da attacchi; e per questo ha dichiarato: “Non è possibile avere una rivoluzione operaia che prenda il controllo delle banche, se queste banche hanno la sede a Vanuatu.”
Se l’esistenza nel passato era cattiva, brutale e caduca, allora per il futuro Thiel desidera renderla molto più lunga, e per questo fine ha investito in un’impresa che sta esplorando tecnologie che procurino un allungamento della vita. Egli ha impegnato 3.5 milioni di sterline su Aubrey de Grey, un gerontologo con sede a Cambridge, che sta ricercando le chiavi dell’immortalità.
Inoltre, Thiel fa parte del consiglio direttivo di un istituto denominato “Singularity Institute
for Artificial Intelligence”. Estrapoliamo dal suo fantastico sito web: “L’istituto Singularity è la creazione tecnologica di un’intelligenza più acuta di quella umana. Esistono diverse tecnologie…che spingono in questa direzione…Intelligenza Artificiale…dirette interfacce cervello-computer…ingegneria genetica…differenti tecnologie che, se raggiungessero un livello percettivo di sofisticazione, dovrebbero consentire la creazione di un’intelligenza più acuta di quella dell’uomo.”
Dunque, per sua stessa ammissione, Thiel sta cercando di distruggere il mondo reale, che egli identifica con “natura”, per imporre al suo posto un mondo virtuale, ed è in questo contesto che noi dobbiamo considerare la nascita di Facebook.
Facebook consiste in un esperimento programmato a tavolino di manipolazione globale, e Thiel è un giovane e lucido pensatore nel pantheon dei neoconservatori, con una inclinazione per insolite fantasie techno-utopistiche. Ed io non desidero aiutare nessuno a diventare ancora più ricco!
Il terzo membro del consiglio direttivo di Facebook è Jim Breyer, un partner nell’impresa a capitale di rischio “Accel Partners”, che nell’aprile 2005 ha portato in Facebook 12.7 milioni di dollari. Breyer fa parte del consiglio di amministrazione di giganti Statunitensi del calibro di “Wal-Mart” e di “Marvel Entertainment”, ed inoltre è un ex presidente della “National Venture Capital Association (NVCA)”.
Ora, queste sono le persone che realmente muovono le cose negli Stati Uniti, dato che investono nei giovani talenti, sul tipo di Zuckerberg. La più recente tornata di finanziamenti di Facebook è stata condotta da una compagnia denominata “Greylock Venture Capital”, che ha posizionato una somma pari a 27.5 milioni di dollari. Uno dei soci importanti di Greylock si chiama Howard Cox, un altro ex presidente della NVCA, che è anche nel consiglio direttivo di “In-Q-Tel”.
A cosa corrisponde “In-Q-Tel”? Bene, che lo crediate o no (ma lo potete verificare nel loro sito web), questa organizzazione gestisce il fondo a capitale di rischio della CIA. Prima dell’11 settembre, l’organizzazione spionistica Statunitense si era tanto eccitata per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalle innovazioni portate avanti nel settore privato, che nel 1999 istituiva un suo fondo a capitale di rischio, l’In-Q-Tel, che “identifica e si associa con quelle imprese che sviluppano tecnologie all’avanguardia per aiutare a trasmettere queste soluzioni alla Central Intelligence Agency e ai contigui Servizi Informativi (IC) per le loro future missioni”.
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e la CIA adorano la tecnologia perché questa consente loro di spiare più facilmente. Nel 2003, il Ministro della Difesa USA Donald Rumsfeld dichiarava: “Noi abbiamo bisogno di trovare nuovi mezzi per scoraggiare i nuovi avversari; abbiamo necessità di spiccare un balzo nell’era dell’informazione, cosa che costituisce il fondamento cruciale dei nostri sforzi di trasformazione.”
Il primo presidente di “In-Q-Tel” è stato Gilman Louie, che aveva fatto parte del consiglio direttivo della NVCA con Breyer.
Un’altra figura chiave nella squadra di “In-Q-Tel” è Anita K. Jones, ex- direttrice delle ricerche e dei servizi di ingegneria per la difesa per il Ministero della Difesa degli USA e, sempre con Breyer, membro del consiglio di amministrazione di “BBN Technologies”. Quando lei ha lasciato il Ministero della Difesa USA, il Senatore Chuck Robb le ha riservato il seguente tributo: “La Jones ha procurato la tecnologia e le organizzazioni militari operative insieme ai progetti dettagliati per sostenere il dominio Statunitense sui campi di battaglia per il prossimo secolo.”
Ora, anche se voi non accogliete l’idea che Facebook sia una qualche sorta di allargamento del programma imperialista Americano incrociato con un massiccio strumento di raccolta delle informazioni, comunque non vi è modo di negare che come affare consista in una trovata puramente megageniale. Alcuni analisti della rete hanno suggerito che la sua valutazione di 15 miliardi di dollari sia eccessiva, ma io reputo al contrario che sia troppo modesta. Le sue quotazioni sono veramente da vertigine, ma il suo potenziale di crescita è effettivamente senza limiti.
La voce impersonale del Grande Fratello sui siti web incita: “Tutti desideriamo essere in grado di usare Facebook”. Potete scommettere che questo avverrà!
È il potenziale enorme di Facebook che ha indotto Microsoft ad acquisirne l’1.6% per 240 milioni di dollari. Una recente voce di corridoio assicura che l’investitore Asiatico Lee Ka-Shing, si dice che sia il nono uomo più ricco del mondo, ha acquistato lo 0.4% di Facebook per 60milioni di dollari.
I creatori del sito devono fare ben poco, se non giocherellare con il programma. Principalmente, devono molto semplicemente stare a guardare e aspettare che milioni di fanatici intossicati da Facebook a titolo volontario inviino file con dettagliati i loro dati identificativi, le loro fotografie ed elenchi dei loro oggetti favoriti di consumo. Dopo avere assemblato questo enorme “database” di esseri umani, Facebook non ha altro da fare che vendere ad agenzie pubblicitarie le informazioni ricevute, o, come ha sottolineato Zuckerberg in un recente blog post, “di cercare di aiutare le persone a condividere informazioni con i loro amici su argomenti e cose che fanno sul web.” Ed infatti, è precisamente quello che sta avvenendo.
Il 6 novembre dello scorso anno, Facebook ha annunciato che 12 marchi mondiali hanno dato la scalata al consiglio direttivo. Fra loro, Coca-Cola, Blockbuster, Verizon, Sony Pictures e Condé Nast. Tutti addestrati nelle stupidaggini del marketing di ordine più elevato, i loro rappresentanti hanno reso commenti di fiamma di questa natura:
“Con Facebook Ads, il nostro marchio può diventare parte del modo in cui gli utenti comunicano ed interagiscono su Facebook,” ha affermato Carol Kruse, vice presidente della sezione marketing interagente mondialmente della Coca-Cola Company.
“Noi pensiamo questa come una maniera innovativa di coltivare relazioni fra milioni di utenti, mettendoli in grado di interagire con Blockbuster in un modo conveniente, adatto e divertente,” così ha dichiarato Jim Keyes, presidente e direttore generale della Blockbuster. “Questo va al di là della creazione di effetti pubblicitari. Questa è la ragione per cui Blockbuster partecipa alla comunità dei consumatori, in modo tale che, per concerto, i consumatori vengono motivati a condividere i vantaggi del nostro marchio con i loro amici.”
“Condividere”, questo il linguaggio di Facebook, per “reclamizzare”! Iscrivetevi a Facebook e diverrete gratuitamente pubblicisti rice-trasmittenti per Blockbuster o la Coca, decantanti le virtù di questi marchi ai vostri amici.
Stiamo assistendo alla modificazione mercantile delle relazioni umane, all’estrazione del valore capitalistico dall’amicizia.
Ora, rispetto a Facebook, i quotidiani, ad esempio, cominciano ad apparire sorpassati senza speranza come modello produttivistico. Un giornale vende spazi pubblicitari alle imprese commerciali perché sembra vendere materiale di valore ai suoi lettori. Ma questo sistema è molto meno sofisticato di Facebook per due ragioni. Una è quella che i giornali devono affrontare la fastidiosa spesa per pagare i giornalisti che devono fornire i contenuti. Facebook fornisce questo servizio gratuitamente. L’altra è che Facebook può raggiungere l’obiettivo pubblicitario con una precisione molto più grande di quella di un quotidiano.
È vero che Facebook recentemente naviga in acque agitate, dato il suo programma pubblicitario Beacon. Degli utenti avevano fatto presente come uno dei loro amici aveva fatto un acquisto online presso alcuni esercizi commerciali pubblicizzati; 46.000 utenti hanno considerato che quel livello di pubblicità risultava intrusivo ed hanno firmato una petizione dal titolo “Facebook! Basta invadere la mia privacy!”, tanto per dire. Zuckerberg ha presentato le scuse presso il blog della compagnia, asserendo che ora il sistema era mutato da “opt-out” a “opt-in”.
[ N.d.tr.: Con il termine “opt-out” (in cui opt è l'abbreviazione di option, opzione) ci si riferisce ad un concetto della comunicazione commerciale diretta (direct marketing), secondo cui il destinatario della comunicazione commerciale non desiderata ha la possibilità di opporsi ad ulteriori invii per il futuro. In mancanza di tale opposizione e in virtù di una sorta di silenzio-assenso può continuare a essere destinatario di questo tipo di comunicazioni; i metodi di opt-out sono quindi i metodi con cui un individuo può evitare di ricevere informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un esempio molto comune di opt-out è l’apposizione della scritta “Niente pubblicità” o similare sulla propria casella di posta in modo da evitare l’inserimento non desiderato di depliant pubblicitari.
Si definisce “opt-in” il concetto inverso, ovvero la comunicazione commerciale può essere indirizzata soltanto a chi abbia preventivamente manifestato il consenso a riceverla. I metodi di opt-in sono i metodi con cui un individuo può esprimere il consenso al ricevimento di informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un esempio molto comune di opt-in è l'invio di una e-mail per confermare la propria volontà di ricevere un servizio che potrebbe essere stato attivato senza esplicito assenso.]
Ma ho il sospetto che la piccola ribellione a questo sistema tanto radicalmente modificato sarà quanto prima dimenticata: dopo tutto, nella Gran Bretagna della metà del diciannovesimo secolo vi è stata perfino una protesta nazionale da parte del movimento per le libertà civili quando era stata proposta l’idea di una forza di polizia!
Per di più, voi tutti, utenti di Facebook, avete letto effettivamente le norme che regolano la privacy? Questo vi sta a dimostrare che non avete molta privacy. Facebook pretende di essere un campione di libertà, ma in realtà non è forse un sistema virtuale totalitario, ideologicamente motivato, con una popolazione di utenti che va ben oltre a quella della Gran Bretagna?
Thiel e gli altri hanno creato un loro proprio paese, una nazione di consumatori.
Ora, come Thiel e gli altri nuovi proprietari di questo poetico cyberspazio, voi potrete trovare questo esperimento sociale anche tremendamente eccitante. Finalmente si è realizzata la condizione Illuminista tanto desiderata fin dai tempi dei Puritani del diciassettesimo secolo che hanno veleggiato verso il Nord America, un mondo dove ognuno è libero di esprimere se stesso come più gli aggrada. I confini nazionali sono una cosa del passato ed ognuno salterella insieme a ruota libera in uno spazio virtuale. La natura è stata conquistata tramite l’abilità inventiva illimitata dell’uomo. Sì. E come voi potete decidere di inviare al geniale investitore Thiel tutti i vostri denari, allora certamente dovreste impazientemente attendervi la costituzione pubblica di un sistema Facebook senza blocchi limitanti.
O potreste riflettere che veramente non potete desiderare di far parte di questo programma pesantemente finanziato per creare una arida repubblica virtuale globale, nella quale il vostro io e le relazioni con i vostri amici sono trasformati in merci da vendere ai marchi giganti mondiali.
Voi potreste decidere di non volere di far parte di questo tentativo di prendere il controllo sul mondo.
Per parte mia, io non sono interessato al sistema Facebook, rimango quanto possibile senza strumenti elettronici e spendo il mio tempo che risparmio non per andare su Facebook, ma per fare qualcosa di utile come leggere qualche libro. Perché dovrei desiderare di sprecare il mio tempo su Facebook, quando non ho ancora letto il poema “Endimione” di John Keats? E quando vi sono ancora sementi da piantare nel mio giardino di casa? Non ho alcun desiderio di allontanarmi dalla natura, desidero ricongiungermi con essa. Maledetta l’aria condizionata! E se io desidero mettermi in rapporto con le persone che mi stanno attorno, farò riferimento ad un metodo tecnologico molto antico. Si tratta di un metodo libero, facile da usare e che trasmette una ineguagliabile esperienza individuale nel distribuire le informazioni: questo metodo viene denominato “parlare faccia-a-faccia con gli altri”.
La politica di Facebook sulla privacy. (Tanto per divertimento, proviamo a sostituire le parole “Grande Fratello” tutte le volte che leggiamo la parola “Facebook”.)
1) Noi vi faremo pubblicità: “Quando usate Facebook, avete la possibilità di fornire il vostro profilo personale, costruire relazioni, inviare messaggi, svolgere ricerche e presentare quesiti, formare gruppi, presentare eventi, rivolgere istanze e trasmettere informazioni mediante svariati canali. Noi raccoglieremo queste informazioni in modo tale da fornirvi i servizi ed offrirvi attrattive personalizzate.”
2) Voi non potete cancellare o perdere nulla: “Quando volete aggiornare le informazioni, noi conserviamo di regola una copia registrata della versione originale per un ragionevole periodo di tempo in modo da rendere possibile la riacquisizione della primitiva versione di quelle informazioni.”
3) Ognuno può lanciare uno sguardo sulle vostre più personali confessioni: “... noi non possiamo garantire, e non lo facciamo, che il contenuto pubblicato sul sito da un utente non sarà visionato da persone non autorizzate. Noi non ci rendiamo responsabili per l’aggiramento di qualsiasi regolazione della privacy o delle misure di sicurezza presenti sul sito. Voi siete ben consapevoli che, anche dopo la rimozione, copie del contenuto dell’utente possono rimanere visibili in pagine conservate nelle memorie di archivio, o possono essere state copiate da altri utenti, che ne hanno conservato il contenuto.”
4) Il profilo di marketing che noi vi procuriamo sarà imbattibile: “Inoltre, Facebook ha la potenzialità di raccogliere informazioni su di voi da altre fonti, come giornali, blog, servizi che consentono di scambiare messaggi in tempo reale e da altri utenti del sistema Facebook mediante l’operatività del servizio (ad esempio, cartellini fotografici) in modo da fornire informazioni a vostro riguardo le più opportune e un curriculum più personalizzato.”
5) Decidere di ritirarsi non vuol dire “decidere di ritirarsi.”: “Facebook si riserva il diritto di mettere a disposizione i dati che vi concernono, anche se decidete di ritirarvi del tutto spontaneamente mediante comunicazioni via e-mail.”
6) La CIA può visionare tutto il materiale, quando ritiene opportuno farlo: “Diventando utenti di Facebook, voi acconsentite a che i vostri dati personali possano essere trasferiti ed elaborati negli Stati Uniti…Noi possiamo ricevere la richiesta di mettere a disposizione le informazioni su un utente conformemente ai requisiti e alle norme di legge, come mandati di comparizione o citazioni del tribunale, o in conformità alle applicazioni di norme legali. Noi non rendiamo pubbliche le informazioni fintanto che non riceviamo valide garanzie che le richieste di informazioni per imposizioni legali o per controversie private non corrispondano a consone modalità legali standard. Inoltre, noi possiamo condividere il materiale informativo quando pensiamo sia necessario in ottemperanza della legge, per proteggere i nostri interessi e le nostre proprietà, per prevenire frodi o altre attività illegali perpetrate tramite il servizio di Facebook o con l’utilizzo del marchio Facebook, o per impedire imminenti lesioni corporali. Questo può intendersi come condivisione di informazioni con altre compagnie, studi legali, magistrati, agenti o agenzie governative.”
http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/2009_06_ernesto-carmona_facebook-appartiene-alla-cia.htm
Fonte: Argenpress
articolo messo in diffusione dal giornalista belga Michel Collon a
http://www.michelcollon.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2091:facebook-appartient-il-a-la-cia-&catid=6:articles&Itemid=11 segnalato da Andrea Martocchia del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
lunedì, 15 giugno 2009
I grandi mezzi di informazione hanno celebrato Mark Zuckerberg come il bambino prodigio che, all’età di 23 anni, si è trasformato in un multimiliardario grazie al successo conseguito da Facebook, ma non hanno prestato la loro attenzione all’“investimento di capitale di rischio” di oltre 40 milioni di dollari effettuato dalla CIA per sviluppare la rete sociale.
Quando il delirio speculativo di Wall Street ha fatto credere agli improvvidi che il valore di Facebook ammontava a 15 milioni di dollari, nel 2008 Zuckerberg è diventato il miliardario “che si è fatto tutto da solo”, il più giovane della storia della “graduatoria” della rivista Forbes, con 1500 milioni di dollari.
A quel momento, il capitale di rischio investito dalla CIA sembrava avere ottenuto degli ottimi rendimenti, ma nel 2009 il “valore” di Facebook è andato ad aggiustarsi al suo valore reale e Zuckerberg è scomparso dalla graduatoria Forbes.
La bolla Facebook si è gonfiata quando William Gates, il titolare di Microsoft, vi acquisiva nell’ottobre 2007 una partecipazione dell’1.6%, per un ammontare di 240 milioni di dollari.
Questa operazione induceva a fare il ragionamento per cui, se l’1% di Facebook corrispondeva a 150 milioni di dollari, allora il valore del 100% doveva ammontare a 15 miliardi di dollari, ma il sotterfugio finiva per apparire nella sua piena luce.
La questione di fondo è che Facebook esiste grazie ad un investimento di capitali di rischio della CIA. Nel 2009, i grandi mezzi di comunicazione non si sono risparmiati nel produrre “propaganda informativa” per rendere omaggio a Zuckerberg come paradigma del giovane imprenditore di successo, ma la diffusione reiterata di questa “informazione” non è stata in grado di indurre la rivista Forbes a mantenerlo nella sua graduatoria, versione 2009.(1) Il bambino prodigio spariva dalla lista, malgrado l’intensa campagna propagandistica della CNN e della grande stampa mondiale, che riflettevano gli interessi di Wall Street. La lista Forbes corrisponde ad un Premio Oscar dei grandi affari e fa gonfiare o sgonfiare il valore delle azioni.
La CIA ha investito in Facebook molto prima che questa rete divenisse una delle reti sociali più popolari di Internet, questo secondo una inchiesta del giornalista britannico Tom Hodgkinson pubblicata nel 2008 nel giornale inglese The Guardian (3) e ripresa e commentata da qualche mezzo di comunicazione indipendente di lingua inglese, ma senza alcuna ripercussione nella grande stampa.
La propaganda corporativa ha trasformato il portale sociale Facebook in sinonimo di successo, di popolarità, e nel contempo di buoni affari. Facebook si presenta come un inoffensivo sito web di relazioni sociali, che facilità i rapporti interpersonali. La sua popolarità ha fatto prevedere che i suoi approssimativamente 70 milioni di utilizzatori potrebbero aumentare in un paio di anni a 200 milioni nel mondo intero, dato che nelle migliori settimane Facebook è arrivato a ricevere fino a due milioni di nuovi utilizzatori. Nel frattempo, Facebook non convince proprio tutti!
Critiche e detrattori
“Colui che non compare su Facebook non conta nulla o si colloca fuori del sistema”, affermano taluni. Al contrario, altri dichiarano che si tratta di uno strumento atto a costruirsi una nuova immagine senza contenuti, per darsi dell’importanza nel mega-supermercato che è diventato Internet, sostituto dei posti pubblici di anziana memoria. I più pragmatici sostengono che Facebook consiste solo in uno strumento per ritrovarsi fra vecchi compagni di infanzia o di gioventù, che si sono persi di vista fra i movimenti della vita.
I suoi difensori di sinistra ribadiscono invece che Facebook serve a promuovere le lotte contro la globalizzazione e a coordinare campagne contro attività come le riunioni del G8.
Il giornalista spagnolo Pascual Serrano ha descritto come Facebook sia stato utilizzato dal governo della Colombia per coordinare la giornata mondiale contro le FARC, che nel 2008 ha marcato lo scatenarsi dell’offensiva propagandista contro la guerriglia, che continua tutt’oggi.
Ed è molto evidente come Facebook sia stato utilizzato dalla CIA.
Per Walter Goobar, di MiradasAlSur.com, “si è trattato in realtà di un esperimento di manipolazione globale: [...] Facebook è uno strumento sofisticato finanziato dall’Ufficio Centrale d’Informazione, la CIA, che non solamente lo utilizza per il reclutamento di agenti e per la compilazione di informazioni in lungo e in largo attraverso tutto il pianeta, ma anche per allestire operazioni sotto copertura.”
A grandi linee, Facebook è uno strumento di comunicazione che consente di contattare e di archiviare indirizzi ed altri dati relativi a famigliari ed amici. Per istituzioni come il ministero di Sicurezza per la Patria, degli Stati Uniti, e, in generale, per l’insieme degli apparati di sicurezza dello Stato, consacratisi con pari entusiasmo al “nemico” interno come a quello esterno, dopo l’era Bush, Facebook è una miniera di informazioni sulle amicizie dei suoi utilizzatori.
Milioni di utenti offrono informazioni sulla loro identità, fotografie, e liste di oggetti di consumo da loro preferiti.
Un messaggio proveniente da un amico invita all’iscrizione e a partecipare a Facebook.
I dati personali, spesso catturati da ogni sorta di truffatori e clonatori di carte bancarie, vanno inoltre ad approdare nei dischi rigidi dei computers dei sistemi di sicurezza degli USA.
Il sistema Beacon di Facebook realizza degli elenchi di utenti e associati, includendovi anche coloro che non si sono mai iscritti o quelli che hanno disattivato la loro registrazione. Facebook si dimostra essere più pratico e rapido degli InfraGard (2), che corrispondono a 23.000 micro-comunità o “cellule” di piccoli commercianti-informatori organizzati dall’FBI al fine di conoscere i profili psico-politici della loro clientela.
Dopo il dicembre 2006, la CIA ha utilizzato Facebook per reclutare nuovi agenti.
Altre organizzazioni governative devono sottoporre il reclutamento e gli ingaggi a regole federali, ma la CIA ha acquisito una maggior libertà di azione che non ha avuto mai nemmeno sotto l’amministrazione Bush, perfino per torturare senza salvare nemmeno le apparenze.
La CIA ha dichiarato: “ Non è necessario ottenere un qualsivoglia permesso per poterci inserire in questa rete sociale.”
Capitale di rischio della CIA
Il giornalista britannico Tom Hodgkinson ha lanciato un ben motivato segnale di allarme rispetto alla proprietà della CIA su Facebook in un articolo ben documentato, “With friends like these…”, pubblicato nel giornale londinese The Guardian, il 14 gennaio 2008 (3).
Il giornalista ha sottolineato come dopo l’11 settembre 2001 l’entusiasmo per l’alta tecnologia si è assolutamente intensificato. Entusiasmo che aveva già catturato gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, dopo che costoro avevano creato due anni innanzi il fondo di capitali “In-Q-Tel”, per far fronte ad opportunità di investimenti a rischio nelle alte tecnologie.
Secondo il giornalista Hodgkinson, i collegamenti di Facebook con la CIA passano attraverso Jim Breyer, uno dei tre associati chiave che nell’aprile 2005 ha investito in questa rete sociale 12,7 milioni di dollari, associato anche al fondo di capitali Accel Partners, membro dei consigli direttivi di giganti del calibro di Wal-Mart e Marvel Entertainment e per di più ex-presidente di National Venture Capital Association (NVCA), caratterizzata nell’investire su giovani talenti.
Hodgkinson ha scritto: “La più recente tornata di finanziamenti di Facebook è stata condotta da una compagnia finanziaria denominata Greylock Venture Capital, che vi ha impegnato 27,5 milioni di dollari. Uno dei più importanti associati di Greylock si chiama Howard Cox, che è un altro ex-presidente di NVCA, che inoltre fa parte del consiglio direttivo di In-Q-Tel”.
“E In-Q-Tel, in cosa si configura?” si domanda Hodgkinson. “Bene, che lo crediate o no, (comunque lo potete verificare sul suo sito web) si tratta di un fondo di capitali a rischio della CIA. Creato nel 1999, la sua missione è quella di “individuare e di associarsi a società che sono intenzionate a sviluppare nuove tecnologie, per sostenere l’apporto di nuove soluzioni necessarie all’Ufficio Centrale d’Informazione CIA”.
La pagina web di In-Q-Tel (4) raccomandata da Hodgkinson è del tutto esplicita: “Nel 1998, il Direttore della Centrale di Intelligence (DCI) identificava la tecnologia come una prerogativa strategica superiore, direttamente connessa ai progressi della CIA nelle future tecnologie per migliorare le sue missioni di base, di compilazione e di analisi. I responsabili della Direzione di Scienza e Tecnologia hanno elaborato un piano radicale per creare una nuova struttura d’impresa con il compito di consentire un accresciuto accesso dell’Agenzia all’innovazione del settore privato.”
Anche aggiungendo ancora acqua non potremo avere più limpidità, conclude Hodgkinson.
Note
(1) Rapporto Forbes 2009, a : http://www.forbes.com/lists/2009/10/billionaires-2009-richest-people_The-Worlds-Billionaires_CountryOfCitizen_18.html
(2) http://www.infragard.net/
(3) http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook
(4) http://www.iqt.org/about-iqt/history.html
Di seguito, l’articolo del Guardian, che nel documento appena esaminato è stato evidenziato.
“With friends like these...”
a: http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook
Facebook ha 59 milioni di utenti – e 2 milioni se ne aggiungono ogni settimana. Ma non vi troverete Tom Hodgkinson arruolato come volontario ad offrire i suoi dati personali informativi – non ora che si è reso consapevole delle politiche populiste che stanno nel retroscena di questo sito-rete sociale.
The Guardian, lunedì 14 gennaio 2008
di Tom Hodgkinson
L’entusiasmo della comunità spionistica di intelligence Statunitense per le innovazioni ad alta tecnologia dopo l’11 settembre 2001 è andato alle stelle, entusiasmo che aveva già catturato gli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, visto che costoro avevano creato due anni prima, nel 1999, il fondo di capitali “In-Q-Tel”, per far fronte ad opportunità di investimenti a rischio nelle alte tecnologie.
Io detesto Facebook. Questo “affare” Americano di enorme successo viene descritto come “un servizio di pubblica utilità sociale che vi mette in comunicazione con le persone che stanno nel vostro intorno”. Ma aspettate un attimo! Perché, per la grazia di Dio, dovrei io avere necessità di un computer per mettermi in comunicazione con le persone che mi stanno attorno? Perché l’insieme delle mie relazioni dovrebbe venire mediato tramite l’immaginazione di un branco di superfanatici degenerati in California? Cosa c’era di sbagliato nel pub?
Comunque Facebook mette in comunicazione effettivamente le persone? Piuttosto, non è che ci sconnetta, dato che al posto di fare qualcosa di godibile come passeggiare e mangiare e danzare e bere con i miei amici, meramente invio loro delle note sgrammaticate e mi diverto con fotografie nel ciberspazio, mentre sto incatenato alla mia scrivania? Un mio caro amico di recente mi ha confessato che ha passato un sabato notte da solo a casa su Facebook, bevendo al suo tavolo di computer. Quale malinconica immagine! Ben lontano da metterci in comunicazione, in realtà Facebook ci isola nelle nostre postazioni di lavoro.
Facebook fa ricorso ad una qualche forma di vanità e di alta opinione in noi stessi, fin troppo.
Se io costruisco un ritratto lusinghiero di me stesso con una serie di cose ed attività da me preferite, io costruisco una rappresentazione artificiale di chi io sono, in modo da ottenere sesso o consenso. (“Io amo Facebook,” mi diceva un altro amico, “attraverso Facebook ho potuto anche scopare.”)
Per di più, Facebook incoraggia una disturbante competitività intorno all’amicizia: sembra che con gli amici oggi, quella che conta sia la quantità e che la qualità non conti nulla. Più amici voi avete, meglio siete. Voi risultate “popolari”, nel senso molto amato nelle scuole superiori Statunitensi. Lo testimonia il titolo di copertina sulla nuova rivista di Facebook del gruppo editoriale Tennis: “Come raddoppiare l’elenco dei vostri amici.”
Comunque, sembra che io sia veramente molto solo nella mia ostilità. Nel momento in cui scrivo, Facebook dichiara 59 milioni di utenze attive, di cui 7 milioni nella Gran Bretagna, il terzo più grande utilizzatore di Facebook dopo gli USA e il Canada.
Si tratta di 59 milioni di creduloni, di potenziali vittime, molti dei quali hanno volontariamente fornito informazioni relative al loro documento di identità e alle loro preferenze come consumatori al sistema affaristico Americano, senza rendersi conto di nulla su questo. Giusto ora, ogni settimana 2 milioni di nuove persone si iscrivono. Al presente tasso di crescita, da ora fino al prossimo anno Facebook avrà più di 200 milioni di utenti attivi. Ed io potrei prevedere che, se mai, questo tasso di crescita vedrà una accelerazione nei prossimi mesi. Come il portavoce di Facebook Chris Hughes dichiara: “ Si è radicato tanto che non può altro che crescere , mentre sarà duro liberarsene.”
Tutto questo per me è sufficiente per farmi rigettare Facebook per sempre. Ma vi sono tante altre ragioni per averlo in odio. Veramente tante!
Facebook è un progetto ben costruito, e le persone che stanno dietro alla sua fondazione, un gruppo di capitalisti di ventura della Silicon Valley, hanno un patrimonio ideologico chiaramente elaborato, che sono fiduciosi di propagare in tutto il mondo. Facebook è una manifestazione di questa ideologia. Come per il precedente PayPal, si tratta di un esperimento sociologico, un’espressione di un particolare tipo di dottrina del libero arbitrio neoconservatrice. Su Facebook, voi potete essere liberi di essere chi desiderate essere, finché non verrete bombardati da annunci pubblicitari dei più importanti marchi del mondo. Come con PayPal, le line di demarcazione nazionali sono una cosa del passato.
Sebbene il progetto sia stato inizialmente concepito dalla star delle copertine dei media Mark
Zuckerberg, il volto reale che sta dietro alle quinte di Facebook è quello del filosofo futurista Peter Thiel , un quarantenne capitalista di ventura della Silicon Valley.
Vi sono solo tre membri nel consiglio direttivo di Facebook, e questi sono Thiel, Zuckerberg e un terzo investitore che porta il nome di Jim Breyer, per conto di una impresa di capitali a rischio, la Accel Partners.
Thiel ha investito 500.000 dollari in Facebook , quando gli studenti di Harvard Zuckerberg, Chris Hughes e Dustin Moskowitz lo hanno incontrato a San Francisco nel giugno 2004, subito dopo che questi avevano lanciato il sito. Da quel che si dice, attualmente Thiel possiede il 7% di Facebook, che, alla valutazione corrente di Facebook di 15 miliardi di dollari, dovrebbe corrispondere a più di 1 miliardo di dollari. Esiste un ampio dibattito su chi esattamente siano stati i co-fondatori originali di Facebook, ma chiunque siano stati, Zuckerberg è l’unico rimasto nel consiglio direttivo, benché Hughes e Moskowitz lavorino ancora per la compagnia.
Thiel è ampiamente riconosciuto nella Silicon Valley e nello scenario Statunitense dei capitali di rischio come un genio libertario. Egli è il co-fondatore e direttore generale del sistema bancario virtuale PayPal, che ha venduto a Ebay per 1.5 miliardi di dollari, guadagnando per sé 55 milioni di dollari. Inoltre, ha amministrato un fondo assicurativo di 3 miliardi di lire sterline, il Clarium Capital Management e un fondo di capitali a rischio denominato Founders Fund.
Di recente, la rivista Bloomberg Markets lo ha definito come “uno dei manager di maggior successo del paese nel campo dei fondi assicurativi”. Thiel ha fatto i soldi scommettendo sul rialzo dei prezzi del petrolio e prevedendo in modo giusto l’indebolimento del dollaro. Lui e i suoi amiconi assurdamente ricchi della Silicon Valley sono stati recentemente etichettati come “La Mafia di PayPal” dal periodico Fortune, e un giornalista della rivista ha per di più fatto osservare che Thiel impiega un maggiordomo in uniforme e possiede una superautomobile McLaren da 500.000 dollari. Per altro Thiel è anche un maestro di scacchi, decisivamente competitivo. In questo campo si è anche distinto per avere rovesciato con furia la scacchiera addosso agli altri giocatori, se perdente. E non si è mai scusato per questo atteggiamento iper-competitivo, affermando: “Mostratemi un buon perdente ed io mi dimostrerò perdente!”
Ma Thiel è ben più di un capitalista abile ed avido. È anche un filosofo futurista ed un attivista neocon.
Laureato in filosofia all’università di Stanford, nel 1998 egli scriveva in collaborazione un libro dal titolo “The Diversity Myth – il Mito della Diversità”, un minuzioso attacco contro il liberalismo e l’ideologia multiculturalista, che dominava Stanford. Egli affermava che la “multicultura” portava ad una perdita delle libertà individuali.
Da studente a Stanford, Thiel aveva fondato un giornale di tendenze di destra, ancora pubblicato, il
“The Stanford Review”- motto: Fiat Lux (“Che venga la luce!”).
Thiel è membro del TheVanguard.Org, un gruppo di pressione neoconservatore con sito in Internet, che era stato costruito per attaccare MoveOn.org, un gruppo di pressione liberale che opera sul web. Thiel si definisce “libertario di passaggio”.
TheVanguard è diretto da un certo Rod D. Martin, un capitalista-filosofo grande ammiratore di Thiel. Sul sito Thiel dichiara: “Rod è una delle nostre menti guida della nazione nella creazione di nuove ed indispensabili idee per la politica pubblica. Ron è in possesso di una più che completa comprensione dell’America, più di quello che molti poteri esecutivi hanno dei loro affari.”
Questo piccolo assaggio dal loro sito web vi darà un’idea della loro visione del mondo: “TheVanguard.Org è una comunità online di Americani che credono nei valori della conservazione, del libero mercato e del governo limitato della cosa pubblica come i mezzi migliori per produrre aspettative ed opportunità per ognuno, specialmente per i più poveri fra noi.”
Il loro obiettivo è quello di promuovere politiche che “daranno nuova forma all’America e al mondo”.
TheVanguard descrive la sua politica come “Reaganite/Thatcherite”.
Un messaggio del presidente recita: “Oggi impartiremo a MoveOn [il sito web liberal], ad Hillary, e ai media radicali di sinistra alcune lezioni che mai hanno immaginato.”
Allora, le politiche di Thiel non presentano dubbi di sorta. Cosa possiamo dire sulla sua filosofia? Io ho prestato ascolto ad un podcast [un podcast è un file (generalmente audio o video), messo a disposizione su Internet per chiunque si abboni ad una trasmissione periodica e scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore] sugli indirizzi che Thiel ha dato sulla sua visione del futuro. In breve, questa è la sua filosofia: dal secolo diciassettesimo, alcuni pensatori illuminati hanno sottratto il mondo da una esistenza legata a valori vecchi, costretta dallo stato di natura, e a questo proposito cita la famosa caratterizzazione di Thomas Hobbes sull’esistenza come “cattiva, brutale e caduca”, in favore di un nuovo mondo effettivo, in cui noi abbiamo conquistato la natura.
Attualmente, viene riposto valore nelle cose immaginarie. Thiel sottolinea come PayPal poneva le sue motivazioni su questa concezione: non si ripone valore su oggetti di produzione reale, ma nelle relazioni fra esseri umani. Quindi, PayPal costituiva una modalità di movimentare denaro in tutto il mondo senza alcuna limitazione. La rivista “Bloomberg Markets” si esprimeva così al riguardo: “Per Thiel, PayPal è tutto centrato sulla libertà: dovrebbe consentire alla gente di scansare i controlli monetari e movimentare denaro in tutto il mondo.”
Chiaramente, Facebook è un altro esperimento del grande capitale: volete fare denaro con l’amicizia? Volete creare collettività libere da confini nazionali – e quindi vendere poi a queste la Coca-Cola? Facebook è profondamente acreativo. Non fa nulla di tutto questo. Semplicemente fa da mediatore in relazioni che sarebbero avvenute comunque.
Il mentore filosofico di Thiel è un certo René Girard della Stanford University, che propone una teoria sul comportamento umano denominata “desiderio mimetico”.
Girard riconosce che la gente è essenzialmente un branco di pecore, che tendono a copiarsi l’un l’altra senza troppa riflessione. Quindi la teoria dovrebbe sembrare essere dimostratamente corretta nel caso dei mondi virtuali di Thiel: l’oggetto desiderato è irrilevante; tutto quello che è necessario sapere è che gli esseri umani tenderanno a muoversi come un gregge. Da qui, le bolle finanziarie! Da qui, l’enorme popolarità di Facebook!
Girard è una presenza regolare alle serate intellettuali di Thiel.
Quello che non sentirete mai nella filosofia di Thiel, fra parentesi, sono concetti…antiquati del mondo reale, come arte, bellezza, amore, piacere e verità.
Internet è estremamente attraente per i neocons come Thiel, visto che promette un certo tipo di libertà nelle relazioni umane e negli affari, libertà dalle fastidiose leggi nazionali, dai confini nazionali e da cose di tal fatta. Internet apre su un mondo di libero commercio e di espansione liberistica.
Perciò, Thiel si mostra approvare i paradisi fiscali, e afferma con chiarezza che il 40% delle ricchezze mondiali risiedono in posti come Vanuatu [una Repubblica situata nell’Oceano Pacifico meridionale], le Isole Cayman, Monaco e le Barbados.
Penso che non siamo molto lontani dal dire che Thiel, come Rupert Murdoch, è contrario ad ogni tipo di tassazione. Inoltre ama la globalizzazione della cultura digitale, perché il digitale mette i signori supremi del sistema bancario al riparo da attacchi; e per questo ha dichiarato: “Non è possibile avere una rivoluzione operaia che prenda il controllo delle banche, se queste banche hanno la sede a Vanuatu.”
Se l’esistenza nel passato era cattiva, brutale e caduca, allora per il futuro Thiel desidera renderla molto più lunga, e per questo fine ha investito in un’impresa che sta esplorando tecnologie che procurino un allungamento della vita. Egli ha impegnato 3.5 milioni di sterline su Aubrey de Grey, un gerontologo con sede a Cambridge, che sta ricercando le chiavi dell’immortalità.
Inoltre, Thiel fa parte del consiglio direttivo di un istituto denominato “Singularity Institute
for Artificial Intelligence”. Estrapoliamo dal suo fantastico sito web: “L’istituto Singularity è la creazione tecnologica di un’intelligenza più acuta di quella umana. Esistono diverse tecnologie…che spingono in questa direzione…Intelligenza Artificiale…dirette interfacce cervello-computer…ingegneria genetica…differenti tecnologie che, se raggiungessero un livello percettivo di sofisticazione, dovrebbero consentire la creazione di un’intelligenza più acuta di quella dell’uomo.”
Dunque, per sua stessa ammissione, Thiel sta cercando di distruggere il mondo reale, che egli identifica con “natura”, per imporre al suo posto un mondo virtuale, ed è in questo contesto che noi dobbiamo considerare la nascita di Facebook.
Facebook consiste in un esperimento programmato a tavolino di manipolazione globale, e Thiel è un giovane e lucido pensatore nel pantheon dei neoconservatori, con una inclinazione per insolite fantasie techno-utopistiche. Ed io non desidero aiutare nessuno a diventare ancora più ricco!
Il terzo membro del consiglio direttivo di Facebook è Jim Breyer, un partner nell’impresa a capitale di rischio “Accel Partners”, che nell’aprile 2005 ha portato in Facebook 12.7 milioni di dollari. Breyer fa parte del consiglio di amministrazione di giganti Statunitensi del calibro di “Wal-Mart” e di “Marvel Entertainment”, ed inoltre è un ex presidente della “National Venture Capital Association (NVCA)”.
Ora, queste sono le persone che realmente muovono le cose negli Stati Uniti, dato che investono nei giovani talenti, sul tipo di Zuckerberg. La più recente tornata di finanziamenti di Facebook è stata condotta da una compagnia denominata “Greylock Venture Capital”, che ha posizionato una somma pari a 27.5 milioni di dollari. Uno dei soci importanti di Greylock si chiama Howard Cox, un altro ex presidente della NVCA, che è anche nel consiglio direttivo di “In-Q-Tel”.
A cosa corrisponde “In-Q-Tel”? Bene, che lo crediate o no (ma lo potete verificare nel loro sito web), questa organizzazione gestisce il fondo a capitale di rischio della CIA. Prima dell’11 settembre, l’organizzazione spionistica Statunitense si era tanto eccitata per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalle innovazioni portate avanti nel settore privato, che nel 1999 istituiva un suo fondo a capitale di rischio, l’In-Q-Tel, che “identifica e si associa con quelle imprese che sviluppano tecnologie all’avanguardia per aiutare a trasmettere queste soluzioni alla Central Intelligence Agency e ai contigui Servizi Informativi (IC) per le loro future missioni”.
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e la CIA adorano la tecnologia perché questa consente loro di spiare più facilmente. Nel 2003, il Ministro della Difesa USA Donald Rumsfeld dichiarava: “Noi abbiamo bisogno di trovare nuovi mezzi per scoraggiare i nuovi avversari; abbiamo necessità di spiccare un balzo nell’era dell’informazione, cosa che costituisce il fondamento cruciale dei nostri sforzi di trasformazione.”
Il primo presidente di “In-Q-Tel” è stato Gilman Louie, che aveva fatto parte del consiglio direttivo della NVCA con Breyer.
Un’altra figura chiave nella squadra di “In-Q-Tel” è Anita K. Jones, ex- direttrice delle ricerche e dei servizi di ingegneria per la difesa per il Ministero della Difesa degli USA e, sempre con Breyer, membro del consiglio di amministrazione di “BBN Technologies”. Quando lei ha lasciato il Ministero della Difesa USA, il Senatore Chuck Robb le ha riservato il seguente tributo: “La Jones ha procurato la tecnologia e le organizzazioni militari operative insieme ai progetti dettagliati per sostenere il dominio Statunitense sui campi di battaglia per il prossimo secolo.”
Ora, anche se voi non accogliete l’idea che Facebook sia una qualche sorta di allargamento del programma imperialista Americano incrociato con un massiccio strumento di raccolta delle informazioni, comunque non vi è modo di negare che come affare consista in una trovata puramente megageniale. Alcuni analisti della rete hanno suggerito che la sua valutazione di 15 miliardi di dollari sia eccessiva, ma io reputo al contrario che sia troppo modesta. Le sue quotazioni sono veramente da vertigine, ma il suo potenziale di crescita è effettivamente senza limiti.
La voce impersonale del Grande Fratello sui siti web incita: “Tutti desideriamo essere in grado di usare Facebook”. Potete scommettere che questo avverrà!
È il potenziale enorme di Facebook che ha indotto Microsoft ad acquisirne l’1.6% per 240 milioni di dollari. Una recente voce di corridoio assicura che l’investitore Asiatico Lee Ka-Shing, si dice che sia il nono uomo più ricco del mondo, ha acquistato lo 0.4% di Facebook per 60milioni di dollari.
I creatori del sito devono fare ben poco, se non giocherellare con il programma. Principalmente, devono molto semplicemente stare a guardare e aspettare che milioni di fanatici intossicati da Facebook a titolo volontario inviino file con dettagliati i loro dati identificativi, le loro fotografie ed elenchi dei loro oggetti favoriti di consumo. Dopo avere assemblato questo enorme “database” di esseri umani, Facebook non ha altro da fare che vendere ad agenzie pubblicitarie le informazioni ricevute, o, come ha sottolineato Zuckerberg in un recente blog post, “di cercare di aiutare le persone a condividere informazioni con i loro amici su argomenti e cose che fanno sul web.” Ed infatti, è precisamente quello che sta avvenendo.
Il 6 novembre dello scorso anno, Facebook ha annunciato che 12 marchi mondiali hanno dato la scalata al consiglio direttivo. Fra loro, Coca-Cola, Blockbuster, Verizon, Sony Pictures e Condé Nast. Tutti addestrati nelle stupidaggini del marketing di ordine più elevato, i loro rappresentanti hanno reso commenti di fiamma di questa natura:
“Con Facebook Ads, il nostro marchio può diventare parte del modo in cui gli utenti comunicano ed interagiscono su Facebook,” ha affermato Carol Kruse, vice presidente della sezione marketing interagente mondialmente della Coca-Cola Company.
“Noi pensiamo questa come una maniera innovativa di coltivare relazioni fra milioni di utenti, mettendoli in grado di interagire con Blockbuster in un modo conveniente, adatto e divertente,” così ha dichiarato Jim Keyes, presidente e direttore generale della Blockbuster. “Questo va al di là della creazione di effetti pubblicitari. Questa è la ragione per cui Blockbuster partecipa alla comunità dei consumatori, in modo tale che, per concerto, i consumatori vengono motivati a condividere i vantaggi del nostro marchio con i loro amici.”
“Condividere”, questo il linguaggio di Facebook, per “reclamizzare”! Iscrivetevi a Facebook e diverrete gratuitamente pubblicisti rice-trasmittenti per Blockbuster o la Coca, decantanti le virtù di questi marchi ai vostri amici.
Stiamo assistendo alla modificazione mercantile delle relazioni umane, all’estrazione del valore capitalistico dall’amicizia.
Ora, rispetto a Facebook, i quotidiani, ad esempio, cominciano ad apparire sorpassati senza speranza come modello produttivistico. Un giornale vende spazi pubblicitari alle imprese commerciali perché sembra vendere materiale di valore ai suoi lettori. Ma questo sistema è molto meno sofisticato di Facebook per due ragioni. Una è quella che i giornali devono affrontare la fastidiosa spesa per pagare i giornalisti che devono fornire i contenuti. Facebook fornisce questo servizio gratuitamente. L’altra è che Facebook può raggiungere l’obiettivo pubblicitario con una precisione molto più grande di quella di un quotidiano.
È vero che Facebook recentemente naviga in acque agitate, dato il suo programma pubblicitario Beacon. Degli utenti avevano fatto presente come uno dei loro amici aveva fatto un acquisto online presso alcuni esercizi commerciali pubblicizzati; 46.000 utenti hanno considerato che quel livello di pubblicità risultava intrusivo ed hanno firmato una petizione dal titolo “Facebook! Basta invadere la mia privacy!”, tanto per dire. Zuckerberg ha presentato le scuse presso il blog della compagnia, asserendo che ora il sistema era mutato da “opt-out” a “opt-in”.
[ N.d.tr.: Con il termine “opt-out” (in cui opt è l'abbreviazione di option, opzione) ci si riferisce ad un concetto della comunicazione commerciale diretta (direct marketing), secondo cui il destinatario della comunicazione commerciale non desiderata ha la possibilità di opporsi ad ulteriori invii per il futuro. In mancanza di tale opposizione e in virtù di una sorta di silenzio-assenso può continuare a essere destinatario di questo tipo di comunicazioni; i metodi di opt-out sono quindi i metodi con cui un individuo può evitare di ricevere informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un esempio molto comune di opt-out è l’apposizione della scritta “Niente pubblicità” o similare sulla propria casella di posta in modo da evitare l’inserimento non desiderato di depliant pubblicitari.
Si definisce “opt-in” il concetto inverso, ovvero la comunicazione commerciale può essere indirizzata soltanto a chi abbia preventivamente manifestato il consenso a riceverla. I metodi di opt-in sono i metodi con cui un individuo può esprimere il consenso al ricevimento di informazioni su prodotti o servizi non desiderati. Un esempio molto comune di opt-in è l'invio di una e-mail per confermare la propria volontà di ricevere un servizio che potrebbe essere stato attivato senza esplicito assenso.]
Ma ho il sospetto che la piccola ribellione a questo sistema tanto radicalmente modificato sarà quanto prima dimenticata: dopo tutto, nella Gran Bretagna della metà del diciannovesimo secolo vi è stata perfino una protesta nazionale da parte del movimento per le libertà civili quando era stata proposta l’idea di una forza di polizia!
Per di più, voi tutti, utenti di Facebook, avete letto effettivamente le norme che regolano la privacy? Questo vi sta a dimostrare che non avete molta privacy. Facebook pretende di essere un campione di libertà, ma in realtà non è forse un sistema virtuale totalitario, ideologicamente motivato, con una popolazione di utenti che va ben oltre a quella della Gran Bretagna?
Thiel e gli altri hanno creato un loro proprio paese, una nazione di consumatori.
Ora, come Thiel e gli altri nuovi proprietari di questo poetico cyberspazio, voi potrete trovare questo esperimento sociale anche tremendamente eccitante. Finalmente si è realizzata la condizione Illuminista tanto desiderata fin dai tempi dei Puritani del diciassettesimo secolo che hanno veleggiato verso il Nord America, un mondo dove ognuno è libero di esprimere se stesso come più gli aggrada. I confini nazionali sono una cosa del passato ed ognuno salterella insieme a ruota libera in uno spazio virtuale. La natura è stata conquistata tramite l’abilità inventiva illimitata dell’uomo. Sì. E come voi potete decidere di inviare al geniale investitore Thiel tutti i vostri denari, allora certamente dovreste impazientemente attendervi la costituzione pubblica di un sistema Facebook senza blocchi limitanti.
O potreste riflettere che veramente non potete desiderare di far parte di questo programma pesantemente finanziato per creare una arida repubblica virtuale globale, nella quale il vostro io e le relazioni con i vostri amici sono trasformati in merci da vendere ai marchi giganti mondiali.
Voi potreste decidere di non volere di far parte di questo tentativo di prendere il controllo sul mondo.
Per parte mia, io non sono interessato al sistema Facebook, rimango quanto possibile senza strumenti elettronici e spendo il mio tempo che risparmio non per andare su Facebook, ma per fare qualcosa di utile come leggere qualche libro. Perché dovrei desiderare di sprecare il mio tempo su Facebook, quando non ho ancora letto il poema “Endimione” di John Keats? E quando vi sono ancora sementi da piantare nel mio giardino di casa? Non ho alcun desiderio di allontanarmi dalla natura, desidero ricongiungermi con essa. Maledetta l’aria condizionata! E se io desidero mettermi in rapporto con le persone che mi stanno attorno, farò riferimento ad un metodo tecnologico molto antico. Si tratta di un metodo libero, facile da usare e che trasmette una ineguagliabile esperienza individuale nel distribuire le informazioni: questo metodo viene denominato “parlare faccia-a-faccia con gli altri”.
La politica di Facebook sulla privacy. (Tanto per divertimento, proviamo a sostituire le parole “Grande Fratello” tutte le volte che leggiamo la parola “Facebook”.)
1) Noi vi faremo pubblicità: “Quando usate Facebook, avete la possibilità di fornire il vostro profilo personale, costruire relazioni, inviare messaggi, svolgere ricerche e presentare quesiti, formare gruppi, presentare eventi, rivolgere istanze e trasmettere informazioni mediante svariati canali. Noi raccoglieremo queste informazioni in modo tale da fornirvi i servizi ed offrirvi attrattive personalizzate.”
2) Voi non potete cancellare o perdere nulla: “Quando volete aggiornare le informazioni, noi conserviamo di regola una copia registrata della versione originale per un ragionevole periodo di tempo in modo da rendere possibile la riacquisizione della primitiva versione di quelle informazioni.”
3) Ognuno può lanciare uno sguardo sulle vostre più personali confessioni: “... noi non possiamo garantire, e non lo facciamo, che il contenuto pubblicato sul sito da un utente non sarà visionato da persone non autorizzate. Noi non ci rendiamo responsabili per l’aggiramento di qualsiasi regolazione della privacy o delle misure di sicurezza presenti sul sito. Voi siete ben consapevoli che, anche dopo la rimozione, copie del contenuto dell’utente possono rimanere visibili in pagine conservate nelle memorie di archivio, o possono essere state copiate da altri utenti, che ne hanno conservato il contenuto.”
4) Il profilo di marketing che noi vi procuriamo sarà imbattibile: “Inoltre, Facebook ha la potenzialità di raccogliere informazioni su di voi da altre fonti, come giornali, blog, servizi che consentono di scambiare messaggi in tempo reale e da altri utenti del sistema Facebook mediante l’operatività del servizio (ad esempio, cartellini fotografici) in modo da fornire informazioni a vostro riguardo le più opportune e un curriculum più personalizzato.”
5) Decidere di ritirarsi non vuol dire “decidere di ritirarsi.”: “Facebook si riserva il diritto di mettere a disposizione i dati che vi concernono, anche se decidete di ritirarvi del tutto spontaneamente mediante comunicazioni via e-mail.”
6) La CIA può visionare tutto il materiale, quando ritiene opportuno farlo: “Diventando utenti di Facebook, voi acconsentite a che i vostri dati personali possano essere trasferiti ed elaborati negli Stati Uniti…Noi possiamo ricevere la richiesta di mettere a disposizione le informazioni su un utente conformemente ai requisiti e alle norme di legge, come mandati di comparizione o citazioni del tribunale, o in conformità alle applicazioni di norme legali. Noi non rendiamo pubbliche le informazioni fintanto che non riceviamo valide garanzie che le richieste di informazioni per imposizioni legali o per controversie private non corrispondano a consone modalità legali standard. Inoltre, noi possiamo condividere il materiale informativo quando pensiamo sia necessario in ottemperanza della legge, per proteggere i nostri interessi e le nostre proprietà, per prevenire frodi o altre attività illegali perpetrate tramite il servizio di Facebook o con l’utilizzo del marchio Facebook, o per impedire imminenti lesioni corporali. Questo può intendersi come condivisione di informazioni con altre compagnie, studi legali, magistrati, agenti o agenzie governative.”
http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/2009_06_ernesto-carmona_facebook-appartiene-alla-cia.htm
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