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venerdì 18 ottobre 2019

Victor: an American who Defected talks on Germany

Victor Grossman in the only person to have graduated from both Harvard and Karl Marx University. As a young leftist in the United States where the Cold War was being engineered, communists were facing increasing government hostility and harassment. The Korea War was seeing young men called up, and Victor was enlisted in the US Army and sent to Europe. In 1952 the Pentagon sent him a letter showing that they knew his politics (they left out his membership of the CPUSA probably to hide the extent of their infiltration). Facing the possibility of up to 2005 years in prison, he travelled to Austria under Western powers, and managed to present himself to the Soviet Red Army. He then settled in the German Democratic Republic and became a journalist. He still lives in East Berlin and writes with a keen eye about the current political scene. A large part of his discussions were about modern day Germany and the perils people face as Capitalism lurches in need of scapegoats and solutions - which often involve militarism and imperialist expansionism, as demonstrated by that great son of Germany Karl Marx. Read his Berlin Bulletin here: https://theleftberlin.wordpress.com/v... http://www.peoplesworld.org/authors/v...

lunedì 9 novembre 2015

Quattro cose che bisogna sapere sul Muro di Berlino, di Giovanni Apostolou

Vi sono 4 cose che bisognerebbe sapere sul Muro di Berlino:
1) Il Muro circondava Berlino Ovest, non Berlino Est o la DDR.
È tanta la manipolazione storica che la maggioranza delle persone è convinta che il Muro circondasse la parte orientale di Berlino e impedisse l’uscita ai tedeschi della DDR.
Esso non separava nemmeno la Repubblica Federale Tedesca dalla DDR.
Il Muro circondava esclusivamente i territori della Berlino Occidentale occupati da USA, Francia e Inghilterra (potenze che fecero tutto il possibile per destabilizzare il paese socialista dopo la Seconda Guerra Mondiale): questa zona era localizzata all’interno della DDR, il che era molto negativo per il paese che aveva il nemico al’interno delle sue Frontiere.
La DDR, vedendo il pericolo che questo creava, invocava la riunificazione del paese e la demilitarizzazione (cosa che gli Stati Uniti negarono sempre).
2) La DDR fece tutto il possibile per evitare la costruzione del Muro.
Vi è la convinzione generalizzata che il governo della DDR si svegliò un bel giorno e decise di costruire il Muro per pura malvagità.
Il Muro venne alzato dopo anni di conflitti tra il blocco socialista e le potenze occidentali.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale queste potenze decisero di dividere la capitale tedesca contrariamente a quanto chiesto da Stalin a Yalta: una Germania unita e demilitarizzata.
Nel Maggio 1949 le potenze occidentali unirono i territori sotto il loro controllo fondando la Repubblica Federale Tedesca (con molti ex nazisti tra le file del governo, dei servizi segreti e dell’Amministrazione), venendo meno agli ACCORDI di Postdam e Yalta.
Un mese dopo, come risposta alla fondazione della Repubblica Federale, nasce la DDR (uno Stato antifascista con un obiettivo: il socialismo).
L’unificazione della Berlino Ovest creò un blocco terrestre per i sovietici creando grande tensione tra entrambe le parti.
D’altra parte, l’enorme crescita economica, che travolse la Repubblica Federale Tedesca negli anni 50, fu possibile solo grazie agli aiuti delle potenze capitaliste che aiutarono considerevolmente la ricostruzione del paese (includendo anche condoni di debiti accumulati precedentemente) il che provocò un enorme aumento del PIL.
Ciò avvenne per la necessità di mostrare una nazione ricca e prospera, per evitare che la classe operaia volgesse il suo sguardo verso il comunismo.
Queste enormi differenze economiche tra le due Germanie provocarono come effetto che migliaia di tedeschi orientali, tra cui operai qualificati, cercassero di emigrare a Berlino Ovest per le più alte condizioni di vita.
Questo fenomeno colpiva direttamente la DDR che per la formazione professionale di questi aveva investito grandi quantità di denaro.
Si stabilì anche un commercio trans-frontaliero con due diverse valute, il che colpì l’economia della Germania Orientale.
Per questi e molti altri fattori si iniziò a parlare di chiudere le Frontiere tra i due Stati.
Nel 1955 la DDR entrò a far parte del Patto di Varsavia, e come se non bastasse nel 1958 la Repubblica Federale iniziò la ricerca nel campo degli armamenti atomici.
La DDR auspicava in una Germania unita e senza la presenza di truppe straniere, cosa accettata unicamente dall’Unione Sovietica.
Le potenze occidentali negarono il ritiro delle loro truppe dalla Berlino Ovest per la sua posizione strategica al centro della DDR.
Le tensioni andarono aumentando.
La DDR propose decine di proposte per l’abbandono dei programmi nucleari, per la collaborazione e la riunificazione.
Le potenze capitaliste rifiutarono sempre i negoziati poiché essi andavano contro i loro interessi economici.
Fu nel 1961 che, per causa di questi problemi e altri derivati, le autorità della DDR decisero, come ultima soluzione, di alzare il Muro ed evitare il collasso economico del paese.
Forse questa non fu la migliore soluzione, ma non venne sicuramente attuata per separare il popolo dell’Est da quello dell’Ovest come viene sostenuto oggi.
3) Molti di coloro che attraversavano il Muro finivano per tornare indietro nella DDR.
È innegabile che molta gente rischiò la vita per attraversare il Muro e alcuni di loro morirono nell’intento.
Tutti abbiamo avuto modo di vederlo sui mezzi di comunicazione.
Quello che non si dice è che parte di coloro che attraversarono (molti in forma legale vista la possibilità di ottenere il VISTO, cosa ben poco detta) tornarono indietro nella DDR.
Un esempio è il caso eclatante avvenuto nel 1984 in cui 40.000 abitanti della Germania dell’Est emigrarono nella Repubblica Federale e chiesero di tornare indietro in 20.000 solo un anno dopo.
I motivi di ciò furono la mancanza di coperture sociali, il tasso di disoccupazione alle stelle (allora toccava già i 2,5 milioni) e l’assenza di solidarietà.
In definitiva avevano provato ciò che era realmente il capitalismo.
4) La caduta del Muro rappresentò un brutale saccheggio alla classe operaia della Germania dell’Est.
Quando cadde il Muro nel 1989 la DDR venne integrata nella Repubblica Federale Tedesca e gli oligarchi occidentali se ne divisero il patrimonio pubblico.
Questo patrimonio accumulato grazie alla socializzazione dei mezzi di produzione, aveva permesso progressi sociali inesistenti nella Repubblica Federale Tedesca (e nella maggioranza degli Stati attuali) come l’assicurazione medica e l’istruzione completamente gratuita, alloggi per tutti, un impiego sicuro, pensioni d’anzianità o infermità, congedo per maternità da 6 settimane prima del parto a 8 settimane dopo (con il 100 % del salario), pari opportunità tra uomini e donne (nel 1985 il 50,6 % degli studenti delle 54 facoltà della DDR erano donne e nel 1989 il 90 % delle donne in età lavorativa svolgeva una professione), aborto libero e gratuito già nel 1972 e prescrizioni di anticoncezionali liberi e gratuiti.
Nel 1990 l’Agenzia Privata “Treuhandanstalt” venne fondata per gestire la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche della Germania dell’Est.
Si contarono 8.400 imprese, 25.000 attività commerciali, 7000 Hotel e ristoranti e 4 milioni di ettari in terre coltivabili e boschi.
Questa Agenzia amministrò anche le proprietà dei servizi segreti (la STASI) e dell’esercito della scomparsa DDR.
Questo patrimonio fu in gran parte diviso e privatizzato dal grande capitale o distrutto perché non potesse rappresentare un fattore di concorrenza per i padroni occidentali.
Il saccheggio del tessuto sociale costruito in decine d’anni dai lavoratori della DDR rappresentò il passaggio da un tasso di disoccupazione inesistente, a più del 14 % (aumentando negli anni fino a raddoppiare).
In pochi anni dei 4,5 milioni di lavoratori ne rimasero soltanto 1,5.
L’ 85 % delle imprese furono vendute a impresari privati occidentali o a capitalisti stranieri.
Arrivarono fenomeni quali la prostituzione, il traffico della droga, l’elemosina, l’alienazione e tutti quei fenomeni che fanno si che oggi a 25 anni dalla scomparsa della DDR molti tedeschi dell’Est guardino ancora con nostalgia tutti quei servizi di giustizia e sicurezza sociale garantiti nel paese socialista.

A German Democratic Republic stamp with the phrase "Crystal Night: never again!"


Ricevo dal compagno turco Aytekin Kaan Kurtul l'immagine di un francobollo della DDR in onore degli ebrei martirizzati dai nazisti durante la Notte dei Cristalli. Un documento di grande importanza storica che è bene divulgare e far conoscere. S.Z. 

LA CULTURA NELLA DDR - DAVIDE ROSSI

Il Direttore del Centro Studi "Anna Seghers" riflette sul valore della cultura nella Germania Democratica - incontro alla Casa Rossa Milano 16.11.2013 promosso dalla sezione tematica LAIKA del PdCI

mercoledì 15 agosto 2012

I ''rossobruni'' della DDR, di Miguel Martinez


In questi giorni, rovistando tra bancarelle di libri, ho scoperto l’esistenza di un partito politico, nella vecchia DDR, che mi ha fatto riflettere sulla diversità di quel mondo.
“Partito politico” ovviamente non va inteso nel senso delle democrazie occidentali: era il governo a decidere cosa volessero i partiti e non viceversa, e il 25% dei seggi in parlamento erano riservati al SED, il partito nato dalla fusione dei socialisti e dei comunisti; il 15% a testa ai democristiani e ai liberali, già attivi nella Germania orientale prima che nascesse la DDR.
L’autorizzazione di un partito era soprattutto un messaggio a determinate categorie sociali e culturali e un riconoscimento della loro dignità, purché seguissero ovviamente in tutto e per tutto la linea del governo. Autorizzare un “partito democristiano”, ad esempio, voleva dire, “puoi essere un cristiano e un buon cittadino della DDR”.
Ora, uno dei partiti, la National-Demokratische Partei Deutschlands (NDPD), era rivolto esplicitamente alla vasta categoria dei nazionalisti tedeschi, dei profughi dall’Est (il 20% della popolazione del nuovo Stato), degli ex-combattenti e in particolare degli ex-membri del partito nazionalsocialista.
Nel primo periodo dell’occupazione, i sovietici avevano arrestato decine di migliaia di ex-nazisti, rinchiudendoli nelle strutture di Buchenwald e di Sachsenhausen che gli stessi nazisti avevano preparato per altri.
Ma il 26 febbraio del 1948, le autorità sovietiche avevano dichiarato ufficialmenteterminata la “denazificazione” e chiusi tutti i procedimenti contro persone non colpevoli di concreti crimini di guerra o contro l’umanità.
Da Wikipedia – che cita come fonte un libro che non ho potuto leggere – scopro che Stalin avrebbe contemporaneamente dichiarato che bisognava “rimuovere la linea di separazione tra ex-nazisti e non nazisti”.
Il 22 marzo del 1948, i sovietici autorizzarono anche un quotidiano rivolto a questa area “nazionale” del pubblico – la National-Zeitung, che sarebbe uscito ogni giorno fino alla fine della DDR.
In uno dei suoi primi numeri, il nuovo quotidiano scrisse:
Mentre in altre parti della Germania si gioca ancora con pesante determinazione alla denazificazione, nella Zona Est gli occhi possono vedere più chiaro, oggi un semplice ‘Pg.’ [Parteigenosse, membro del partito nazionalsocialista] non deve più guardarsi attorno intimidito, sentendosi come un paria (National-Zeitung del 25.3.1948, p. 1).
Il 25 maggio del 1948, i sovietici autorizzarono l’NDPD, un “gruppo di tedeschi che amano la patria“: lo stesso SED dichiarò che lo scopo del nuovo partito era di evitare che queste persone “dalle idee politicamente confuse” finissero per votare per i democristiani o i liberali.
Durante tutto il periodo della DDR, l’NDPD – che alla fine degli anni Ottanta aveva oltre 100.000 membri – poteva contare su un numero prestabilito di 52 deputati in parlamento.
Il fondatore del NDPD fu un ex-comunista, ma il suo successore, rimasto a dirigere il partito fino alla fine, fu un ex-membro dell’NSDAP ed ex-ufficiale dell’esercito, catturato dai sovietici a Stalingrado e subito incorporato nella Nationalkomitee Freies Deutschland, che nei propri stendari adottava i vecchi colori, nero, bianco e rosso, della Germania imperiale, al posto del nero, rosso, oro della repubblica di Weimar.
Politicamente, l’NDPD non si distingueva dai comunisti, sostenendo come tutti i partiti legali l’esproprio dei latifondi, le collettivazioni e la fluttuante politica sociale ed economica del governo. E possiamo immaginare che i dirigenti del partito non fossero diversi da tutti quelli, insieme conformisti e opportunisti, dei paesi del blocco sovietico.
Ma l’NDPD ebbe un ruolo importante nella costruzione simbolica della DDR, ad esempio facendovi entrare la tremenda “Battaglia dei popoli” (Völkerschlacht), cioè la grande vittoria contro Napoleone nel 1813 a Lipsia (ve la ricordavate, centomila morti in tre giorni, molti di più che nella battaglia di Anzio?).
Il NDPD si sciolse rapidamente dopo la fine della DDR, finendo per fondersi addirittura con il partito liberale.
Sarebbe interessante confrontare questa storia con quella dei movimenti neofascistialtrove, soprattutto in Italia.
In entrambi i casi, abbiamo l’interferenza di una potenza occupante. Sovietici nella DDR, statunitensi da noi, entrambi interessanti al controllo di una parte potenzialmente irrequieta della popolazione. Recuperata nel primo caso a “sinistra”, nel secondo a “destra”.
Ma il rapporto simbolico è rovesciato: in Italia, la palese presenza a tanti livelli di ex-fascisti veniva vissuto come una sorta di sporco segreto, di “mancata epurazione”; gli ex-fascisti dovevano quindi essere smascherati se diventavano democristiani conservatori e relegati nell’MSI, mentre allo stesso tempo l’MSI doveva vivere in una sorta di ghetto politico e morale. A destra, ci si vendica ancora oggi rimescolando nel lontanissimo passato fascista di Ingrao, di Giorgio Bocca o di Dario Fo.
Invece, nella DDR… nel 1952, il governo lanciò una vasta campagna contro la sudditanza della Germania dell’Ovest alla NATO e alle potenze occidentali.
L’NDPD contribuì a questa campagna con un “appello alla generazione tedesca che era stata al fronte durante la seconda guerra mondiale“: i 119 firmatari dell’apello scrissero, accanto al proprio nome e cognome, anche il proprio rango nella Wehrmacht, nelle SS, nella Hitler Jugend e altre organizzazione dell’epoca.
Posso immaginare che la scelta di non stigmatizzare i “reduci” sia stata aiutata dal rigore marxista della dirigenza della DDR.
In Occidente è prevalso uno stranissimo atteggiamento verso i reduci, che mescola almeno tre elementi teoricamente inconciliabili: fantasie cristiane su “colpa” e “innocenza”, svolazzi di provenienza psicoanalitica e una visione quasi razzista dell’immutabile malvagità di intere categorie di persone.
Nell’Europa sotto influenza sovietica, invece, ci si chiedeva – magari in modo un po’ ottuso e meccanico – semplicemente quali fossero gli interessi di classe reali delle persone, senza preoccuparsi troppo delle loro idee e senza demonizzazioni personali. Purché ovviamente rigassero molto dritto.
Pescata in rete, la foto dei fondatori del NDPD di Hermsdorf, un quartiere di Berlino. Un notevole campionario di umanità novecentesca, che sa di militanza, duro lavoro, vestiti di seconda mano e macchine per cucire costruite ingegnosamente in casa.
Una birra il sabato sera, pochi libri, ma densi e sfogliati con grande determinazione.