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mercoledì 4 gennaio 2012

L'Opus Dei e l'Europa, di Thierry Meyssan

L’Opus Dei e l’Europa
Dal riciclaggio dei fascisti al controllo delle democrazie

L’Opus Dei svolge un ruolo di primo piano nella costruzione europea. Dopo la seconda Guerra Mondiale, vecchi responsabili fascisti si insediano in seno alle nuove istituzioni europee, collocativi dai membri dell'Opera divina.



Durante la Seconda Guerra mondiale, pur condannando l'ideologia nazista, i principali responsabili della Chiesa cattolica sostennero notevolmnente i regimi fascisti per il fatto che costituivano un baluardo alla sovversione bolscevica. Il crollo dell'III Reich, sotto i colpi congiunti degli Inglesi, degli Americani e dei Sovietici, avrebbe dovuto tradursi non soltanto con l'epurazione  della classe politica europea, ma anche con quella della Chiesa romana. Non se ne fece nulla.

Gli ecclesiastici collaboratori manipolarono l'illusione religiosa al punto che ogni obiezione della loro responsabilità in crimini contro l'umanità apparve come una blasfemia. Utilizzando l'immunità che agli occhi dei credenti è loro conferita dalle loro sacre funzioni da essi esercitate, essi si dedicarono ad "esfiltrare" verso l'America latina i capi fascisti per sottrarli alla giustizia ed impedire che i processi non giungessero a rivelare le loro colpe. In questo contesto, l'Opus Dei dedicò tutte le sue forze nel cancellare le tracce della Storia favorendo la riconciliazione europea.

1952_Adenauer_Schuman_De_Gasperi.jpg
(Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Konrad Adenauer, 1952.)

de_gaulle_5.jpgQuesta politica fu favorita a malincuore dal generale de Gaulle. I francesi avevano sostenuto massicciamente e sino all'ultimo momento il regime fascista dell'ex-maresciallo Pétain e, attraverso lui, avevano attivamente partecipato allo sforzo di guerra del Reich. Alla conferenza di Yalta, gli Alleati avevano deciso di occupare la Francia non appena avessero vinto, di fucilare i suoi ufficiali e di colpire di incapacità civica tutti gli uomini di più di quaranta anni. Il genio di de Gaulle fu dunque di presentare lo Stato francese come un usurpatore ed il governo della Francia libera, durante la sua avventura londinese, come il solo legittimo. Perfettamente cosciente che la Resistenza che era effettivamente esistita sul suolo francese era in maggioranza comunista e temendo un'insurrezione marxista, Churcill diede il suo appoggio a questa menzogna storica e si presentò la disfatta dello Stato francese come la liberazione da un territorio occupato da un nemico.

Trascinato da questa logica revisionista, de Gaulle fu costretto ad accettare ilmmantenimento dei vescovi fascisti e difare amnistiare, cioè presentare come resistenti diversi responsabili petainisti. Questo riciclaggio di cattolici fascisti fu favorito da due membri dell'Opus Dei vicini al generale: Maurice Schumann ("La vois de la France Libre") e la contessa Thérése, sposa del maresciallo Leclerc de Hautecloque. De Gaulle pensava di evitare così una guerra civile. Comunque sia, questa tattica ha permesso a dei politici e funzionari di estrema destra di integrarsi nelle nuove istituzioni democratiche, di farvi carriera di nascosto ed infine di farvi trionfare di nuovo le loro idee.


Un caso sorprendente è quello di Robert Schuman (con una sola "n", con nessun legame di parentela con il precedente appena citato). Nel settembre del 1944, questo politico cristiano democratico, allora di 58 anni, appariva come l'effimero consigliere del maresciallo de Lattre de Tassigni durante la liberazione dell'Alsazia Lorena. È eletto deputato nel 1945, nominato ministro delle Finanze nel 1946, presidente del Consiglio nel 1947, ministro degli Affari esteri nel 1948. Nel 1949, installa la sede della NATO a Parigi. Lancia l'idea dell'Europa comunitaria nel 1950 (CECA e CED), partecipa attivamente al governo di Antoine Pinay. Tenuto ai margini degli affari francesi al ritorno di de Gaulle, fu il primo presidente del Parlamento europeo. Colpito da senilità, morì nel 1963 e rimane nella memoria come il "padre dell'Europa".

Lo si conosceva come profondamente religioso, come uno che assisteva alla messa ogni mattina, che si dedicava a dolorose mortificazioni, si sa oggi in occasione della sua beatificazione che era membro dell'Opus Dei.


Petain-e-Hitler.jpg
 Avremmo dovuto ricordarci del decreto Poinso-Chapuis. Questo testo che egli firmò in quanto presidente del Consiglio (del 22 maggio 1948) permetteva alla Chiesa di sviare delle sovvenzioni pubbliche attraverso l'espediente delle associazioni familiari. Fu ritirato dopo una potente mobilitazione nazionale.

Ma prima che Robert Schuman venisse proclamato beato, poi santo da Giovanni Paolo II, conviene chiedersi come hanno potuto dimenticarsi che era stato fascista, sottosegretario di Stato di Philippe Pétain. Colpito da indegnità nazionale alla Liberazione, al momento stesso in cui aveva tentato di porsi presso il maresciallo de Lattre, era stato sollevato dalla sua ineleggibilità per intervento di Charles de Gaulle nell'agosto del 1945. Per camuffare questa riabilitazione si era evidenziato il fatto che egli era stato posto agli arresti domiciliari dai nazisti sin dal 1941. In realtà, 
Robert Schuman era sempre stato sostenuto la "rivoluzione nazionale" fascista e si era unicamente opposto all'annessione dell'Alsazia-Mosella da parte del Grande Reich.
Robert Schuman non poté edificare le prime istituzioni europee che con l'aiuto di un altro membro dell'Opus Dei, Alcide De Gasperi, il cui processo di beatificazione è anch'esso in corso alla Sacra congregazione per la causa dei santi. De Gasperi si oppose all'accesso di Mussolini al potere e fu imprigionato dalle Camicie nere nel 1926. Ma fu liberato e si ritirò dall'opposizione dopo la firma degli accordi del Laterano tra la Santa Sede e l'Italia. Visse allora nella Città del Vaticano dove lavorò agli archivi segreti sino alla caduta del Duce. Segretario generale della Democrazia cristiana, entrò al governo sin dal giugno del 1945 e fu diverse volte presidente del Consiglio. Sospese immediatamente l'epurazione e vegliò personalmente al ricollocamento dei quadri del fascismo che avevano saputo essere così generosi con il papato. Morì nel 1954.
Robert Schuman e Alcide De Gasperi poterono appoggiarsi su Konrad Adenauer per costruire l'Europa dell'amnesia. Il cancelliere tedesco, presidente della Democrazia cristiana (CDU), non sembra essere stato membro della santa setta, ma fu, almeno sino al 1958, il suo alleato indefettibile. Pur sostenendo il nazismo, non svolse un grande ruolo nel regime hitleriano. Sindaco di Colonia, era stato accusato di incapacità dagli Alleati e rimosso dalle sue funzioni. Konrad Adenauer partecipò attivamente alla protezione di quelli sospetti di crimini contro l'umanità ed al riciclaggio dei fascisti, non soltanto per ambizione politica ma per occultare il proprio passato.

CECA.pngI primi vagiti dell'Europa comunitaria si concretizzarono nel 1950 con l'instaurazione della Comunità economica del carbole e dell'acciaio (CECA). Riuniva come per caso gli interessi dei grandi industriali cattolici produttori di materie prime degli armamenti pesanti. Nel 1957, la Comunità europea vide la luce grazie al trattato di... Roma. I testi fondatori impiegano una fraseologia improntata alle encicliche sociali: "comunità", "comunione" "sussidiarità", ecc. La sede della Comissione fu stabilita a Bruxelles, capitale del molto pio membro dell'Opus Dei Baldovino I. Il cardinale Danneels ha richiesto d'altronde la beatificazione del re cristiano che si era opposto all'aborto, confermando che l'Opus Dei è un vivaio di piccoli santi.

arciduca-Otto-von-Asburgo-Lorena--1998.jpgPer garantire l'aiuto reciproco dei fascisti reinseriti in seno alle nuove istituzioni europee, l'erede del trono d'Austria-Ungheria, l'arciduca Otto von Asburgo-Lorena, fondò allora il Centro europeo di documentazione e di informazione (CEDI). Questa lobby fu del tutto naturalmente installata dall'Opus Dei al riparo dalla madre patria sotto la protezione del caudillo, il generalissimo Franco.
 Cattolico di grande umiltà, Sua Altezza Imperiale Otto von Asburgo si è fatto eleggere semplice deputato europeo per continuare a Strasburgo la sua lotta per la riconciliazione europea. Grazie a lui, al Parlamento europeo, i democratici cristiani (PPE, Parito Popolare Europeo) non sono più a destra ed i socialisti (PSE, Partito Socialista Europeo) non sono più a sinistra.

I confronti ideologici sono riservati alla galleria, in occasione delle elezioni. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi abbandonano i loro programmi e votano insieme la maggior parte dei testi. A strasburgo la buona educazione di "monsignore" si è imposta, non ci sono conflitti politici. Non vi sono che interessi condivisi. Il consenso dei privilegiati permette anche di spartirsi la presidenza del Parlamento e di organizzare un sistema a turno PPE/PSE. I gruppi che rifiutano di entrare nella combinazione (comunisti, ecologisti, radicali) sono esiliati insieme alle loro convinzioni.

Con la progressione della sua espansione, l'Opus Dei ha ampliato i suoi obiettivi in Europa. Al riciclaggio dei fascisti, alla difesa delle monarchie cattoliche, al controllo dell enuove istituzioni democratiche si è aggiunta la difesa dei grandi interessi economici. Lo strumento più notevole fu creato nel 1983 sotto l'impulso del visconte dell'Opus Dei Etienne Davignon (allora comissario europeo incaricato dell'Industria e successivamente presidente della Società generale del Belgio): La Tavola rotonda degli industriali europei (ERT). Raccoglie oggi una quarantina di dirigenti d'impresa di cui più della metà sono membri della santa setta.  L'adesione si fa unicamente per cooptazione, a titolo individuale, e non impegna ufficialmente le loro imprese. Tuttavia l'ERT è finanziata da queste imprese e pone a suo servizio alcuni dei loro quadri. L'ERT rivolge regolarmente le sue raccomandazioni alla Commissione europea. Essa non manca mai di ricordare che è la lobby economica più potente in Europa: i suoi quarantadue membri impiegano tre milioni di persone. Realizzano 3.500 miliardi di franchi annui (del 1995) di cifra d'affari. Un argomento che permette all'ERT di imporre le sue esigenze. Il "social cristiano" Jacques Delors, che non gli rifiutava nessun appuntamento, diceva dell'ERT: "È una delle forze maggiori dietro il mercato unico". È "risolutamente pronunciata per uno sviluppo di reti europee di infrastrutture" e ha fatto inscrivere questi obiettivi nel trattato di Maastricht.

L'Opus Dei non si accontenta di piazzare i suoi membri e di difendere la loro comunità di interessi. Persegue sempre il suo obiettivo di restaurazione della cristianità. È per questo protesa sia sul controllo dell'evoluzione istituzionale e sul controllo dei media. Così ha esatto ed ottenuto che uno dei suoi membri sia nominato alla Commissione europea. Marcellino Oreja-Aguirre si è così visto stranamente affidare allo stesso tempo il portafoglio delle "Problemi audiovisivi" e quello della rinegoziazione del trattato di Maastricht. Per quel che riguarda i Problemi audiovisivi, l'Opus Dei è favorevole al libero scambio. Cioè si augurano di abolire "l'eccezione culturale" con riserva di una deontologia euro-americana della moralità nei media. Essi auspicano che un ordine di giornalisti e produttori sia incaricato del suo rispetto.

Per quel che riguarda l'evoluzione istituzionale sono favorevoli ad uno sviluppo della sovranazionalità a condizione cje il potere sia affidato dai politici a dei tecnici. Su questo principio, hanno ottenuto il trasferimento del potere monetario ad un consiglio non politico sul modello della Bundesbank. Un sistema che incanta il presidente dell'Opus Dei della banca centrale tedesca, Hans Tiettmeyer, oltretutto accademico pontificio. Essi si sono pronunciati per un allargamento dell'Europa sul criterio della cultura cristiana e non su quello della democrazia. È in base a questo principio che il democratico cristiano Helmut Kohl si è opposto al sostegno europeo alla repubblica laica della Bosnia Erzegovina, la cui popolaione è a maggioranza musulmana.

 

Thierry Meyssan
Analista politico francese, presidente fondatore di Réseau Voltaire [Rete Voltaire] e della conferenza Axis for Peace. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera sulla stampa araba e russa. Ultima opera pubblicata:L’Effroyable imposture 2, [L'orribile impostura 2], éd. JP Bertand (2007)

giovedì 22 settembre 2011

Karol Woytila: da Hitler a Bush, di Stefano Zecchinelli

Ripropongo un interessante articolo che scrissi qualche mese fa, in occasione della beatificazione del criminale Karol Woytila. E' interessante ripubblicare quest'articolo perchè, sulla scia delle ricerche di Miguel Martinez, prendo in esame il rapporto fra neoconservatorismo e Teologia dell'Opus Dei, un rapporto molto stretto. Buona lettura.


1. La beatificazione di Karol Woytila, meglio conosciuto come Giovanni Paolo II, avvenuta questo primo maggio, è un attacco frontale della borghesia verso tutto il mondo del lavoro, quindi è bene cercare di prendere, una volta per tutte, di petto la questione. Woytila è stato uno dei migliori uomini della borghesia,un burocrate cinico e senza scrupoli; il primo maggio 1886, a Chicago il movimento operaio rivendicava le otto ore di lavoro, stabilite dalla legge, ora che questa rivendicazione sta per essere smantellata, il nemico di classe mette sull’altare uno dei suoi tecnici più capaci. In questo breve saggio, cercherò di spiegare il posto che Karol Woylila,ha avuto nell’articolazione del conflitto di classe,durante il suo lungo pontificato;questo studio non può prescindere da un metodo marxista e scientifico.

2. Dirò subito, che il pontificato di Giovanni Paolo II coincide con la massima egemonia dell’imperialismo yankee nel mondo,quindi chi vuole criticare questa figura, deve, a mio avviso, tenere presente questa coordinata fondamentale. Mettendo da parte la retorica, a dir poco demenziale, del Papa buono che distrugge un improbabile regime comunista, quando, a dispetto di Woytila, le vecchie burocrazie si sono riciclate in borghesie private (quindi quali sconfitti?), facendo danni enormi per ciò che riguarda i diritti sociali,mi concentrerei,sul cuore del problema. Gli Stati Uniti vincono il conflitto strategico con l’Urss, stabiliscono la loro egemonia nel mondo, ma l’azione politica, e in questo Gramsci ci ha dato una grande lezione,necessita di una ideologia,o se vogliamo (in linguaggio gramsciano), necessita di una visione del mondo dominante. Bene, partirò proprio da lì, e in particolare, dal rapporto che intercorre fra la Teologia dell’Opus Dei,e il cinismo filosofico dei neoconservatori americani.

3. Non mi metto a parlare della nascita dell’Opus Dei, fondata il 28 ottobre 1928 a Madrid da Josemaria Escrivà, figura vicina al fascismo spagnolo. Inutile soffermarsi su questi argomenti, come non mi interessa in questa sede parlare degli scandali finanziari dell’Opus Dei, vera e propria organizzazione para-mafiosa; io non amo fare in modo scolastico quello che altri hanno fatto scendendo nell’analitico.Tornerò, rispettando gli spazi, invece sulla teologia, cosa che a me preme un po’ di più. Molti studiosi hanno comparato la produzione ideologica dell’Opus Dei con l’ideologia calvinista, studiata da Weber in ‘’L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’’. In entrambe le ideologie c’è il culto del lavoro,che santifica e porta ricchezza,quindi una forte difesa dei principi del capitalismo,come la proprietà (capitalistica). Inoltre sia il calvinismo che la Teologia dell’Opus Dei si fondano sul dogma della depravazione totale dell’uomo; la natura umana è corrotta in virtù del peccato originale, e l’uomo per salvarsi ha bisogno di affidarsi totalmente alla grazia di Dio. Il problema della libertà si risolve con la benevolenza divina,che indica agli uomini la via della salvezza; ovviamente,’’il sommo’’ fa leva su uomini illuminati,pochi eletti capaci di diffondere il suo verbo. Vediamo adesso, per grandi linee, cosa dice Leo Strauss, il principale esponente dei neoconservatori americani.

4. Leo Strauss, allievo di Carl Schmitt ,attribuisce alla religione un ruolo di conservazione sociale, in una funzione antimoderna, per schiacciare sia la democrazia e sia il socialismo, in quanto prodotti della Rivoluzione Francese. In filosofia però Strauss restava,forte della lezione di Nietzsche ed Heidegger, un nichilista radicale, quindi il suo è un ateismo devoto, da dare in pasto al popolaccio ignorante; i valori assoluti, come la religione, i valori morali e le categorie politiche (in questo,in parte,differisce da Schmitt), devono essere fatti ingoiare alle masse, mentre i prescelti (vedete l’analogia con la Teologia dell’Opus Dei), dispongono della verità. ‘’Il nostro’’ (riferito a Strauss) deforma,chiaramente il pensiero di Platone, e per la precisione, quella che il grande filosofo greco,chiamava la ‘’nobile menzogna’’. Solo i migliori, e quindi i tecnici, hanno il compito di esercitate il potere, tutti gli altri devono solo mettersi da parte, ed attendere;tutte cose molto interessanti, dato che saranno riprese da Alexandre Kojève nella sua ‘’Introduzione alla lettura di Hegel’’, e dal pupazzetto nippo-americano Fukuyama, il teorico della fine della storia. Strauss riprende il personaggio di Callicle, del ‘’Il Gorgia’’ sempre di Platone, sinistra figura che ispirerà anche il prenazista Nietzsche. (1)Insomma,un messaggio anticristiano, che conquisterà le burocrazie clericali, impegnate in quel momento a combattere, l’avanzata in America Latina della Teologia della Liberazione. E’ interessante accennare a come si presta attenzione, sia nella Teologia dell’Opus Dei che nel cinismo filosofico, alla formazione di questi ‘’migliori’’; le ideologie si concretizzano sempre in apparati burocratici, e la selezione al loro interno deve riflettere la divisione sociale del lavoro capitalistica,non è un caso che le università si siano ridotte a delle corporazioni mafiosissime,e producano solo spazzatura,in tutti i campi del sapere. I compagni hanno sottovalutato tutto ciò, non rilevando nemmeno come a ridosso dall’inizio del pontificato di Woytila, nasce la Commissione Trilaterale, che nel suo bollettino politico ‘’La crisi della democrazia’’afferma la necessità di svuotare quest’ultima di contenuto,lasciando solo l’involucro politico,una sorta di etichetta di garanzia. Allora rifissiamo i punti cardini della discussione :la Teologia segue la filosofia politica (e sociologia) borghese,quindi Leone XIII sta a Max Weber,come Karol Woytila a Leo Strauss. La Teologia dell’Opus Dei ha la punta di diamante nell’Enciclica Centesimus Annus,dove il ‘’Papa buono’’ attacca le economie dei paesi dell’est,e soprattutto la Teologia della Liberazione. Prima di vedere un po’ cosa dice ‘’il nostro’’, premettiamo che questa Enciclica è stata scritta per i cento anni,dalla Rerum Novarum di Leone XIII, bella coincidenza; come osserva Gramsci, Leone XIII scrisse questa Enciclica per arginare il movimento operaio che era passato ‘’dal primitivismo a una fase realistica e concreta’’ (2), la storia si ripete.

Citiamo un po’ l’amico di Pinochet:

 ‘’ Proponendosi di far luce sul conflitto che si era venuto a creare tra capitale e lavoro, Leone XIII affermava i diritti fondamentali dei lavoratori. Per questo, la chiave di lettura del testo leoniano è la dignità del lavoratore in quanto tale e, per ciò stesso, la dignità del lavoro, che viene definito come «l'attività umana ordinata a provvedere ai bisogni della vita, e specialmente alla conservazione».Il Pontefice qualifica il lavoro come «personale», perché «la forza attiva è inerente alla persona e del tutto propria di chi la esercita ed al cui vantaggio fu data». Il lavoro appartiene così alla vocazione di ogni persona; l'uomo, anzi, si esprime e si realizza nella sua attività di lavoro. Nello stesso tempo, il lavoro ha una dimensione «sociale» per la sua intima relazione sia con la famiglia, sia anche col bene comune, «poiché si può affermare con verità che il lavoro degli operai è quello che produce la ricchezza degli Stati». È quanto ho ripreso e sviluppato nell'EnciclicaLaborem exercens’’. (3)

 Ed ancora:

 ‘’ Un altro principio rilevante è senza dubbio quello del diritto alla «proprietà privata». Lo spazio stesso, che l'Enciclica gli dedica, rivela l'importanza che gli si attribuisce. Il Papa è ben cosciente del fatto che la proprietà privata non è un valore assoluto, né tralascia di proclamare i principi di necessaria complementarità, come quello della destinazione universale dei beni della terra. D'altra parte, è senz'altro vero che il tipo di proprietà privata, che egli precipuamente considera, è quello della proprietà della terra. Ciò, tuttavia, non impedisce che le ragioni addotte per tutelare la proprietà privata, ossia per affermare il diritto di possedere le cose necessarie per lo sviluppo personale e della propria famiglia — quale che sia la forma concreta che questo diritto può assumere —, conservino oggi il loro valore. Ciò deve essere nuovamente affermato sia di fronte ai cambiamenti, di cui siamo testimoni, avvenuti nei sistemi dove imperava la proprietà collettiva dei mezzi di produzione; sia anche di fronte ai crescenti fenomeni di povertà o, più esattamente, agli impedimenti della proprietà privata, che si presentano in tante parti del mondo, comprese quelle in cui predominano i sistemi che dell'affermazione del diritto di proprietà privata fanno il loro fulcro. A seguito di detti cambiamenti e della persistenza della povertà, si rivela necessaria una più profonda analisi del problema, come sarà sviluppata più avanti’’. (4)

 Mi sembra che qui Woytila riprenda il Rotarismo delle origini, per cui in funzione antimarxista, è necessario fare leva sui servizi sociali; ingegnoso espediente con cui le borghesie congelano il conflitto di classe. Quindi richiamando ai valori morali, e all’etica sociale (ancora Strauss e Woytila vanno a braccetto), si cerca di arginare il capitalismo di rapina. Il nostro scrive questa Enciclica, in contemporanea con lo sgretolamento delle Repubbliche Popolari dell’Est (che poi di popolare non avevano proprio nulla!), e quindi era necessario attenuare l'attrito Gran Capitale/Lavoro salariato prima del macello neoliberista. Il Pontefice,in quanto maschera di facciata del capitalismo, non poteva non cercare di tappare quel vuoto sociale,che nell’immaginario comune si sarebbe creato con la caduta, del ‘’socialismo reale’’.
Poco più sotto abbiamo un vero gioiello:

 ‘’ In tal modo il principio, che oggi chiamiamo di solidarietà, e la cui validità, sia nell'ordine interno a ciascuna Nazione, sia nell'ordine internazionale, ho richiamato nella Sollicitudo rei socialis,si dimostra come uno dei principi basilari della concezione cristiana dell'organizzazione sociale e politica. Esso è più volte enunciato da Leone XIII col nome di «amicizia», che troviamo già nella filosofia greca; da Pio XI è designato col nome non meno significativo di «carità sociale», mentre Paolo VI, ampliando il concetto secondo le moderne e molteplici dimensioni della questione sociale, parlava di «civiltà dell'amore»’’. (5)

 E’ chiaro a chi procede con il ''Grande Metodo'' (Brecht) che Leone XIII ha camminato di pari passo con l’avvento degli Stati Uniti, la potenza emergente di fine ‘800, e quindi con l’introduzione dell’economia fordista; mentre Woytila, richiamandosi al corporativismo, ha cercato di armonizzare il passaggio dal fordismo stesso, al managerialismo. In questo la Teologia papale è andata a braccetto,prima con la teoria politica dell’hitlerismo (applicazione del fordismo nell’Europa centrale), e poi con la teoria politica dell’imperialismo yankee. Insomma, il quadro che ne esce è abbastanza chiaro: Karol Woytila è stato l’uomo immagine (o almeno poco ci manca) della massima espansione dell’imperialismo americano nel globo terrestre; ha benedetto il passaggio dal mondo bipolare a quello unipolare, dedicando i suoi ‘’padre nostro’’ alla strategia (del contenimento) della potenza egemone. I poveri? Il buon Karol, come ha dimostrato in Nicaragua,Cile,e Argentina (giusto per fare qualche piccolissimo esempio!),a dir poco ‘’se ne fotteva’’.In Teologia,’’il nostro’’ ha rielaborato tutto ciò che i neoconservatori hanno detto in filosofia; quindi abbiamo avuto inizialmente una sorta di hitlerismo morbido, per poi arrivare, cercando anche di ottenere dei consensi sociali,ad un riutilizzo del rotarismo delle origini; dalla massoneria nera a quella bianca,e la borghesia esce con l'anima in pace dalla sua Chiesa. Dulcis in fundo (chiaroveggenza divina?), negli ultimissimi anni del suo pontificato,ha ‘’quasi’’ anticipato, il passaggio dalla strategia della tigre di Bush, e quindi dell’attacco frontale,a quello della diplomazia strisciante di Obama; insomma, un burocrate di tutto rispetto e con grandi capacità. Sono arrivato alla conclusione, ma ripercorrendo,e qui il mio essere ripetitivo è semplicemente per il congedo,la produzione ideologia dell’amico di Pinochet,non posso che sintetizzare in questo modo la sua vera funzione politica:Karol Woytila da Hitler a Bush.

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 NOTE:

 1) da Maschera e volto di Leo Strauss ‘’Le radici culturali del neocon.Da Weimar alla nobile menzogna’’ di Matteo D’Amico.Pubblicato su Alfa e Omega marzo-aprile 2005.
 Fonte: http://www.kelebekler.com/occ/strauss01.htm

 2) Antonio Gramsci ‘’Il Vaticano e l’Italia’’ Ed. Riuniti 1974

 3) Giovanni Paolo II ‘’Centesimus annus’’
 Fonte:http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_01051991_centesimus-annus_it.html

 4) Ibidem

 5) Ibidem



Stefano Zecchinelli


Articolo pubblicato anche su: http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/2011/05/karol-wojtila-da-hitler-bush.html