Riporto dal blog di Amedeo Sartorio questa intervista, tradotta dallo stesso curatore del blog, a Mohamed Hassan sull'Eritrea, davvero molto interessante rispetto alla disinformazione fatta dai media di regime. Buona lettura. S. Z.
In questi tempi di forti flussi migratori sud-nord,
si è tornati a parlare di Eritrea, definendola spesso come una sorta di lager a cielo aperto.
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Le testimonianze portate
secondo lei non sono affidabili?
Sul
piano democratico, la situazione non è dunque delle più rosee, certo. Ma quando
si abborda questo problema, bisogna avere una visione globale che tenga conto
del contesto. Quello che i media occidentali non fanno.
Su
questa questione d'altronde, il governo ha una posizione molto interessante di
cui non sentiamo mai parlare. Pensa che l'ingerenza delle potenze neocoloniali è
la principale responsabile dei conflitti che attraversano il Corno d'Africa. E
per lenire le tensioni, l'Eritrea propone di riunire tutti gli attori regionali
attorno a un tavolo per dialogare pacificamente, senza l'interferenza di
potenze straniere. Infine, il governo è molto franco sul tema: le elezioni e i
media privati non sono la sua priorità, senza offesa alla visione etnocentrica
occidentale che glorifica la scheda di voto a discapito di altre questioni più
cruciali. Il governo eritreo si batte prima di tutto sul terreno dello
sviluppo. Questo i media non lo dicono, e perdono così, secondo me, il punto
essenziale. In effetti, dopo la sua indipendenza, l'Eritrea ha rifiutato gli
aiuti di Banca Mondiale e FMI, così come i programmi che ne conseguono. "Gli eritrei sanno meglio di queste
istituzioni internazionali quello che è meglio per l'Eritrea", aveva
detto il presidente Afewerki.
22.06.2015


