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lunedì 7 gennaio 2019

Il PKK/YPG smetterà di collaborare con l'imperialismo americano-sionista?, di Stefano Zecchinelli



Una notizia importante è stata taciuta dai media alternativi; le ragioni di questa amnesia possono essere inquadrate dopo una attenta analisi dei fatti. Nella celebrazione del cinquantunesimo anniversario del Fronte popolare di liberazione della Palestina, tenutosi a Rafah l’11 dicembre scorso, è arrivata la condanna ufficiale da parte della sinistra di classe palestinese nei confronti di PKK e YPG,  guerriglie curde ormai filo-americane; il FPLP e gli Hezbollah libanesi, a differenza dei separatisti curdi (cito testualmente) ‘’non hanno mai cercato l’appoggio militare e di intelligence degli USA, avendo ben chiara la propria identità e ripudiando ogni strumentale vittimismo sotteso unicamente alla propria sopravvivenza’’ 1. Il vittimismo del PKK ha dilapidato la causa curda: una guerriglia, un tempo marxista-leninista ed anti-americana, ha invocato l’aiuto dell’imperialismo israeliano e americano. Nei fatti, questo è un tradimento politico.
I comunisti palestinesi sostengono gli Hezbollah libanesi

La decisione di Trump, riguardante il ritiro delle truppe USA dalla Siria, ha gettato nel panico la sinistra imperiale e messo in moto l’offensiva del complesso militar-industriale. La destra cristiano-fascista ‘’yankee’’ ha piani diversi rispetto ai falchi liberali, certamente non agisce per benevolenza: l’Alt Right, puntando sugli evangelici brasiliani, vorrebbe ripristinare la Dottrina Monroe ragion per cui l’imperialismo statunitense non potrà impegnarsi in guerre (d’aggressione) lontano dalla madrepatria. Un progetto destinato a scontrarsi con la resistenza dei popoli latino-americani.
Torniamo al mondo arabo, qual è stato il ruolo delle milizie curde? Secondo il giornalista Fulvio Grimaldi ‘’Da noi, affetti dalla solita ipocrisia clericomafiosa, si piagnucola sull’abbandono dei curdi, “avanguardia democratica, laica, ecologista, femminista, LGBT”, con tanto di majorettes in armi. Si sorvola su queste milizie curde YPG arrivate in massima parte dalla Turchia che, mascherate da Federazione Democratica Siriana (solo la Cruciati del Manifesto li vuol far passare per coalizione multinazionale di arabi, assiri, turcomanni, puffi e curdi), grazie all’aiuto degli Usa dall’alto, si sono sostituiti all’Isis come fanteria Nato contro la Siria’’ 2. Oggi, dopo aver perso la guerra, l’YPG chiede l’aiuto del governo di Damasco. Ci sono tre problemi – in ordine – da menzionare:
  • I separatisti curdi hanno perseguito intenti reazionari. La Rete Voltaire ha analizzato con rigore la loro vicenda, leggiamo: ‘’Benché si richiamino al «municipalismo libertario» dell’anarchico statunitense Murray Bookchin, le autorità di Manbij hanno messo in atto una politica di kurdizzazione forzata della città. Nonostante la popolazione fosse inizialmente solo per un quarto kurda, il Consiglio Militare di Mandij vietò l’insegnamento in arabo e mise in atto una politica di discriminazione e spoliazione verso arabi, assiri e circassi’’ 3. I capi dell’YPG risponderanno di tutto ciò al legittimo governo di Damasco?
  • Fonti inoppugnabili dimostrano che i miliziani del Rojava hanno ricevuto armi da diversi governi imperialisti come quello canadese 4. Questo rapporto, organico al capitalismo di guerra, verrà abbandonato con una autocritica credibile? Chi scrive ne dubita fortemente.
  • L’Esercito Arabo Siriano, entrando a Manbij, ha tratto in arresto diversi agenti stranieri fra cui un ufficiale israeliano che monitorava l’attività dei guerriglieri. La notizia ci arriva dall’affidabile canale iraniano PressTV, ma la sinistra di classe panaraba (siriana, libanese e palestinese) da anni denuncia l’involuzione di PKK e YPG. I combattenti siriani e palestinesi difficilmente si riconcilieranno con gli alleati di un tempo.

L’imperialismo USA cambia prospettiva?
Dove va Donald Trump: il governo americano ha realmente riconosciuto la sconfitta oppure il complesso militar-industriale ha già ripreso in mano la situazione? Nel suo lungo articolo, Grimaldi esprime alcune ipotesi andando – come sempre – controcorrente: ‘’Se questo ritiro, con conseguente  occupazione turca di larghe fasce siriane, ha comportato la messa in crisi della triplice Russia-Turchia-Iran, oggi a capo della strategia mediorientale, la cancellazione dell’acquisto del sistema anti-aereo S400 russo e, chissà, la sospensione del gas-oleodotto Turkish Stream, allora lo scenario delle alleanze rischia ancora una volta di essere sovvertito. E quello che, secondo le colleriche geremiadi dei globalisti occidentali e di Israele, sarebbe stato un regalo a Russia e Iran, potrebbe ben rivelarsi una trappola mortale proprio per Mosca e Teheran’’. Il collante fra l’Alt Right e l’ideologia dei neoconservatori è l’adesione al sionismo religioso ed al progetto ultra-imperialista del Grande Israele. Il presidente rischia d’essere divorato da nemici esterni (il complesso militar-industriale) e (falsi)amici interni: cristiano-sionisti ed evangelici provenienti dalla cerchia di Bush. E’ presto per cantare vittoria.
L’estrema destra internazionale chiama – proprio in questi giorni – ad una ‘’alleanza cristiana’’ contro marxismo e nazionalismo progressista. L’appoggio russo alla causa sciita (siriana ed iraniana) dovrebbe risultare decisiva.


http://www.linterferenza.info/esteri/le-clamorose-contraddizioni-dei-curdi/?fbclid=IwAR0XMZrKlE6Su0qOyI-IzkIma-6d_SlXiWGD393epZeTU7OTx3OFL-9jefM

lunedì 23 ottobre 2017

Gli anarchici, piccoli delinquenti al servizio dell'imperialismo Usa e del sionismo, di S. Zecchinelli



Risultati immagini per Brigate LGBT curde
Simbolo delle Brigate LGBT

Dopo aver cercato di ricreare il Califfato ‘’sunnita’’ in Siria, l’imperialismo USA ha ripiegato sulla costituzione di uno Stato curdo concepito come una sorta di ‘’secondo Israele’’. Questa volta la manovalanza è passata dall’estrema destra all’estrema ‘’sinistra’’: gli anarchici. Il problema va inquadrato partendo dalle sue origini storiche.

Gli anarchici contro le democrazie socialiste ed i popoli musulmani

Gli anarchici, rancorosi per essere stati esclusi dalla Rivoluzione d’ottobre, accettarono fin dal 1917 di collaborare con le forze colonialiste ed imperialiste. Fu in Ucraina che Leon Trotsky, allora capo dell’Armata Rossa, dovette schiacciare la Machnoscina guidata dall’anarconazionalista Nestor Machno. Per Trotsky si trattò d’una lezione importantissima: i comunisti non potevano fidarsi degli anarchici, labili e facilmente manipolabili. Anche per questa ragione, nel 1921, il leader bolscevico non ebbe nessun riguardo nei confronti dei libertari di Kronstadt. L’analisi che Trotsky ricavò di questo movimento opportunista ci aiuta a capire come mai questi ‘’rivoluzionari’’ decisero di diventare uno strumento del sionismo e dell’imperialismo statunitense. Leggiamo: ‘’Questo umore, che consisteva in un atteggiamento ostile verso la città, aveva nutrito il movimento di Machno, che fermava e saccheggiava i treni diretti alle fabbriche e all’Armata rossa, depredava gli automezzi, uccideva i comunisti, ecc.. Naturalmente Machno chiamava tutto ciò lotta anarchica contro lo «Stato», ma in realtà non si trattava che della lotta del piccolo proprietario infuriato contro la dittatura del proletariato. Movimenti del genere sorsero in tutta una serie di altre province, specialmente in quella di Tambov, sotto la bandiera dei «socialrivoluzionari», mentre i cosiddetti distaccamenti di contadini «Verdi» compivano azioni in varie parti del paese. Questi ultimi non volevano riconoscere né i Rossi né i Bianchi e si mostravano diffidenti verso i partiti delle città. I «Verdi» a volte si scontravano con i Bianchi e da questi ricevevano duri colpi, ma non ebbero ovviamente quartiere dai Rossi. Proprio come la piccola borghesia dal punto di vista economico è schiacciata da un lato dal grande capitale e dall’altro dal proletariato, così i distaccamenti partigiani contadini furono polverizzati, presi fra l’Armata rossa e i Bianchi’’ 1. Egoismo e ‘’spirito nazionalistico’’, alla faccia di chi rifiuta lo ‘’Stato’’ ( orizzonte più assurdo che utopico ). L’ultrasinistrismo è destinato ad essere una quinta colonna.
L’ostilità dei marxisti che rischiarono la vita contro le forze neocolonialiste ( mentre il movimento anarchico proliferava nelle metropoli imperialiste ) spinse i libertari a cercare una ‘’nuova via’’ al socialismo diversa dal marxismo-leninismo. Per questa ragione furono affascinati dai kibbutz sionisti. Una politica fallimentare ha una genesi storica che, come ogni cosa, deve essere indagata analiticamente utilizzando fonti e documentazioni inoppugnabili.
Gli anarchici che si trasferirono in Israele non furono affatto pochi; molti di loro passarono dall’anarchismo al laburismo. Altri – dopo aver assimilato il ‘’socialismo nazionale’’ israeliano – addirittura alla destra radicale. In quel periodo l’odio anticomunista degli anarchici divenne islamofobia ed ostilità verso il popolo palestinese visto come barbaro ed arretrato al contrario delle ricche metropoli occidentali. Tutto ciò ci dà un’ idea di quanto eurocentrico sia l’anarchismo: lontano dalle sofferenze dei popoli sottoposti a dominazione coloniale e vicino agli egoismi nazionali ed alle ambiguità ‘’comunitaristiche’’. Anche Toni Negri, teorico delle (concettualmente inesistenti) moltitudini ha avuto eseprienze in un kibbutz. Un disastro teorico, pieno di proiezioni ideologiche e completamente scollegato dalla realtà, che ha portato allo sbando il movimento ‘’no global’’ e tanti attivisti in buonafede.
L’anarchica Giora Manor, giornalista (critico teatrale e di danza) e membro del Kibbutz Mishmar HaEmek, ci dà questa descrizione del ‘’socialismo dei kibbutz’’: ‘’Dalla data del suo concepimento, risalente a circa un secolo fa, sino ai nostri giorni, il kibbutz è sempre stato una società libera che qualunque membro può abbandonare – come molti hanno fatto e fanno – se trova le sue decisioni inaccettabili. Nella realtà della vita del kibbutz è prevalso il principio anarchico di libera volontà. 
A questo punto dovrei forse chiarire un altro malinteso. Anarchia e anarchismo non sono sinonimi. Naturalmente, il kibbutz ha delle regole e i suoi membri sono tenuti a rispettarle. Non c’è anarchia – l’assenza totale di leggi e regolamenti nel kibbutz. La vera definizione di anarchismo non è quella di una società senza leggi, bensì di una società basata sull’accettazione volontaria delle decisioni e delle leggi della società da parte di ciascun membro, attraverso il consenso, senza coercizione e sanzioni imposte per statuto’’ 2. 
Una apologia sterile dato che, fin dal 1909, i kibbutz furono uno strumento imperialistico ‘’morbido’’ per la pulizia etnica della Palestina. I legami del ‘’socialismo israeliano’’ con la cultura fascista vengono sottolineati dallo storico Zeev Sternhell con grande onestà intellettuale: ‘’L’ideologia del socialismo nazionale nasce in Europa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Si propone come la vera soluzione, puntando a sostituire le ideologie marxista e liberale. Il suo postulato – il primato della nazione – trova le premesse nel socialismo premarxista di Proudhon. E’ un’ideologia che presenta la nazione come un’entità storica, culturale o biologica. Per preservare il suo avvenire e proteggersi dalle forze che scalzano la sua armonia, la nazione deve consolidare la sua unità interna, spingendo tutte le sue componenti alla missione comune. Per questa nuova ideologia, il liberalismo e il marxismo costituiscono il più grande pericolo che, nel mondo moderno, minacciano la nazione. Il liberalismo, perché concepisce la società come un’aggregazione di individui in eterna lotta per un posto al sole, una sorta di mercato selvaggio, la cui sola ragione d’esistenza è di soddisfare gli egoismi dei singoli, quelli dei più forti ovviamente, e il marxismo perché sostiene che la società è divisa in classi nemiche impegnate in una lotta senza pietà tanto più inevitabile in quanto iscritta nella logica interna del capitalismo’’ 3. Gli ‘’anarcosionisti’’, affascinati dal pensiero razzistoide di Proudhon, approvarono il progetto ‘’socialista nazionale’’ di Ben Gurion; il ‘’sionismo socialista’’ è il brodo comune in cui si ritrovarono tanto i ‘’comunisti comunitari’’ quanto i ‘’fascisti di sinistra’’ ( ora “rossobruni” ). Il capitalismo ‘’ebraico’’ – aldilà delle sciocchezze anarchiche – si fonda su di una alleanza fra il ‘’sindacato giallo’’, l’Histadrut ( creato ad immagine e somiglianza delle corporazioni fasciste ) e la destra, il Likud, erede di Hitler e Mussolini. Il fascismo è stato un brutale regime capitalista ed imperialista, le sue declinazioni fuori dall’Europa variano oggi dalla Corea del Sud degli ‘’agglomerati industriali’’ ad Israele, lo Stato ‘’per soli ebrei’’.
I più scettici non credono alla collaborazione dei libertari con il sionismo? Le prove, comprese diverse fotografie di kibbutz anarchici protetti dagli squadroni della morte dell’IDF, non ammettono replica. Il sionismo è una ideologia totalitaria che ha mille risorse, di sicuro è molto più insidiosa degli squallidi fascismi. Sa ingannare e colpisce alle spalle.
Gli anarchici dicono che tutti gli Stati sono uguali, per questo – data la loro storica incoerenza – combattono i paesi socialisti ed accettano la protezione di un regime
etnico e massacratore di un popolo che, per quanto ne dicano, merita uno Stato indipendente e soprattutto armato.

Gli anarchici contro la Siria indipendente e sovrana

La Siria baathista è storicamente una nazione amica dei popoli curdo e palestinese. Lo stesso PKK nacque in quanto organizzazione marxista-leninista e nemica degli Usa; il generale Hafez al Assad accolse i suoi guerriglieri impartendogli, insieme ai combattenti palestinesi del FPLP Commando-Generale (di Ahmed Jibril), addestramento e preziose istruzioni militari.
La situazione cambiò dopo l’arresto di Ocalan ed il suo radicale mutamento di strategia: dal marxismo-leninismo al ‘’municipalismo libertario’’. Il nemico – per Ocalan – non erano più l’imperialismo o il fascismo imposto ai paesi e ai popoli colonializzati ma lo ‘’Stato’’ in quanto tale; l’analisi della struttura economica scomparve dagli scritti del vecchio leader. Una confusione teorica difficile da spiegare se non con una ipotesi: Ocalan ha stretto un accordo con gli Usa? La domanda, arrivati a questo punto, deve essere posta.
Oggi i curdi partecipano attivamente al tentativo sion-imperialistico di balcanizzare la Siria. In che modo l’imperialismo Usa ha agito? Ce lo spiega il giornalista Thierry Meyssan: ‘’Come ha irreggimentato decine di migliaia di giovani mussulmani occidentali per farne degli islamisti, così la CIA ha iniziato a reclutare anarchici europei per formare Brigate Internazionali, sul modello di quelle che nel 1936 si batterono a Barcellona contro i fascisti. Il Battaglione Antifascista Internazionalista (Europa centrale), la Brigata Bob Crow (Inghilterra e Irlanda), la Brigata Henri Krasucki (Francia), le Forze Internazionali e Rivoluzionarie di Guerriglia del Popolo (Americhe), l’Unione Rivoluzionaria per la Solidarietà Internazionale (Grecia), l’Unità del Partito marxista-leninista (Spagna), tutti i gruppuscoli turchi pro-USA (DK, DKP, MLSPB-DC, PDKÖ, SI, TDP, TKEP/L, TKPML), per citare i più in vista, sono truppe supplementari dello YPG/NATO’’ 4. I giovani anarchici, al pari dei ‘’jihadisti’’, sono stati reclutati nelle carceri, per lo più sbandati già schedati da diverso tempo dai servizi di intelligence. Le conseguenze di questa operazione di ‘’guerra psicologica’’ sono enormi.
  • I media di regime hanno esaltato la presenza delle donne fra i combattenti curdi ma la verità e diversa: le donne sono ben poche, pochissime, nonostante l’immagine della bella guerrigliera curda sia entrato nell’immaginario collettivo degli attivisti eurocentrici e delle opinioni pubbliche europee. L’esercito arabo siriano, al contrario, è composto anche da battaglioni interamente femminili. Perché occultare questa verità? Il motivo è facilmente immaginabile.
  • Nel ‘’Rojava’’ combatte – secondo la stampa europea – il primo esercito LGBTcontro il fascismo ‘’islamico’’. Si tratta di una grande mistificazione dato che la Siria baathista, in quanto a laicità e pluralismo, è già uno dei paesi più progrediti della regione. Chi sono questi ‘’gay’’ della NATO? Il The Queer Insurrection and Liberation Armyè un movimento anarchico curdo-siriano quindi, tanto per cambiare, ‘’anarcosionista’’. Saranno davvero curdo-siriani? Personalmente credo proprio di no.
  • Il giornalista Thierry Meyssan ha messo in dubbio l’autenticità della battaglia di Kobane. Leggiamo: ‘’La battaglia di Aïn al-Arab, in cui si sostiene che giovani siriani, favorevoli al Califfato, si siano opposti a giovani curdi, è costata soprattutto la vita, da una parte e dall’altra, a giovani europei in cerca di un mondo migliore. I Paesi europei si preoccupano del possibile rientro dei giovani jihadisti, ma non s’inquietano per il ritorno dei giovani anarchici, sebbene altrettanto pericolosi. Probabilmente questi ultimi sono più facilmente manipolabili e potrebbero venire riciclati in nuove avventure imperialiste’’. Che cosa è realmente successo a Kobane? Si è trattato d’una nuova e più complessa ‘’operazione falsa flag’’? Dubitare è legittimo.
Le foto dell’esercito ‘’genderista’’ curdo-siriano sono un segno dei tempi rispetto alla capacità manipolatrice dell’imperialismo Usa, una vera macchina dello stravolgimento e manipolazione antropologica. Del resto le lobby sioniste occidentali operano la loro censura ( a discapito delle libertà democratiche ) supportate dai movimenti lgbt che, anteponendo i diritti civili alle questioni sociali, contribuiscono ad indebolire il movimento dei lavoratori ed il conflitto sociale. Si tratta di una nuova forma di totalitarismo psicologico con la parvenza della democrazia. Chi ne fa le spese? Chiaro, le Costituzioni antifasciste chce si basano sulla idea di comunità sociale e non sull’esaltazione degli egoismi personali ( pensiamo, ad esempio, alla pratica dell’utero in affitto ). La ‘’sinistra capitalistica’’ ( Jean Claude Michea ) questo non lo capirà mai: ha già tradito e tradirà ancora. Il teatro dell’orrore ‘’anarcogenderista’’ è una vera festa per l’imperialismo Usa; tutti gli attivisti dello svacco – italiani compresi – sono invitati. Porteranno alcol e hashish? Certamente non toglieranno la bandiera Usa, il simbolo del neocolonialismo per ecccellenza. D’altronde, ciascuno ha i suoi riferimenti…
Gli anarchici si stanno comportando come Daesh con la differenza che utilizzano la protesi ideologica della ‘’lotta allo Stato’’. Sì, ma a quale Stato? Come gli anarchici degli anni ’30 rivolsero la loro ostilità allo Stato sovietico, quelli del 2017 si scagliano contro la Siria baathista ed i movimenti rivoluzionari islamici. Insomma, gli Usa li appoggiano e, dal loro punto di vista, fanno bene. Sono delle vere e proprie quinte colonne.


http://www.linterferenza.info/esteri/gli-anarchici-strumento-usa-israele/

venerdì 18 marzo 2016

DI CHE PARTE SIETE? di Kemal Okuyan (membro del Comitato Centrale del Partito Comunista)

Ci dicono “scegliete il vostro fronte, o state con noi oppure siete i nostri nemici.”

Colui che sta al Palazzo ci dice “io rappresento la volontà nazionale, sono stato eletto, pertanto posso fare ciò che voglio. Posso arrestare i giornalisti, dire alle donne di stare a casa, dichiarare coprifuochi per reprimere il popolo, vendere il Paese ai paesi più potenti, combattere i deboli, convertire le scuole laiche in scuole islamiche, nominare i preti alle istituzioni statali, fare il ‘curdo’ prima di dichiarare i curdi i miei nemici, fare dei negoziati prima di sparare, picchiare gli operai e gli studenti, insultare il popolo... nessuno mi può vincolare.”

Colui che grida dalle montagne (il PKK), dall’altro lato, ci dice “io sono la liberazione nazionale, lotto per l’autodeterminazione dei curdi, posso fare ciò che voglio. Quando è opportuno diffamo quelli che si oppongono alle mie trattative con Erdoğan e poi dichiaro Erdoğan un fascista. Quando è opportuno salvo Erdoğan dalle masse a Gezi Park e poi posso dire di rappresentare ‘lo spirito di Gezi’. Posso fare il partner strategico degli Stati Uniti mentre parlo dei piani imperialistici. Posso offrire una coalizione, se non mi accettano posso minacciare i dissidenti. Posso chiedervi di essere sensibili al massacro dei curdi mentre io massacro i civili turchi. Mi posso vantare del fatto che ho salvato Erdoğan mentre giuro di continuare a lottare contro Erdoğan. Dovete stare con me.”

Quelli che “non si schierano” saranno i nemici di entrambe le parti, questo èovvio. Lo dice il governo, e il PKK lo ripete.

Allora, in che base dobbiamo decidere?

I “turchi” e i “curdi” sono davvero le “due parti” di questa guerra? E se noi non volessimo una “soluzione” in base alle identità etniche? E se noi non fossimo turchi o curdi?

Ci sono davvero un campo “filo-USA” e un campo “anti-USA”? Infatti, mentre Erdoğan si vantava di essere il “co-presidente” del Progetto “Greater Middle East”,diceva ai paesi arabi e latinoamericani che vorrebbe “silenziare” l’espansionismo statiunitense. E nel quadro attuale, mentre si lamenta dell’aiuto NATO ai nazionalisti curdi, chiede allo stesso NATO di proteggere i confini della Turchia dalla Russia! Dall’altro lato, i nazionalisti curdi difendono una linea che era partita da “non siamo i nemici degli USA” ed è attualmente arrivata a “possiamo servire meglio agli interessi degli USA”. E poi dicono di essere “rivoluzionari”! No, non c’è uno “scontro” neanche qui.

E uno scontro tra i “laici” da una parte e i “reazionari” dall’altra? Sì, quelli che governano il Paese sono reazionari, non vi è dubbio qui. Tuttavia, non sono laici o “progressisti” neanche quelli che si dichiarano “oppositori”. Infatti questi “oppositori” sono così reazionari da difendere un controrivoluzionario come lo Sceicco Said e affermare che il laicismo sia una sorta di “elitismo kemalista”.

Per quanto riguarda l’essenza delle cose, e cioè lo scontro tra il capitale e il lavoro... le parti si contrappongono in questo quadro? Chiaramente no.

E ora perché si lotta?

“Per la libertà del popolo curdo e l’eguaglianza tra i popoli.”

Nessun comunista si può opporre ad una richiesta genuina di eguaglianza di un popolo. Tuttavia si può dibattere su come ottenere questa eguaglianza.

Fino ad ieri si parlava di una vita “insieme, fraterna e libera”. Ma che tipo di libertà ci poteva essere negando l’esistenza del “fratello curdo”? Come si può unire il paese senza rispondere alla domanda “quale Turchia”? La risposta potrebbe essere “se i curdi si liberano, si libereranno anche i turchi”? Non credo.

Siamo arrivati a questo punto morto in cui due parti concorrono per decidere chi è più violento, proprio perché non siamo riusciti a dare una risposta alla domanda “quale Turchia?”. E man mano si sta arrivando ad uno scontro tra turchi e curdi.

O noi comunisti non esistiamo, oppure questi “scontri” non esistono.

Non ci importa se i capitalisti, i rappresentanti della dittatura borghese o il dittatore attuale ci chiamano “traditoooooooori!”

Dall’altro lato non stiamo con quelli che dicono “noi siamo gli unici rappresentanti di un popolo oppresso, ci dovete sostenere senza se, senza ma”.

Va saputo che quelli che non vogliono uno scontro etnico diventano sempre più numerosi. L’attentato ad Ankara ha accelerato questa reazione popolare. Il popolo non sta né con il governo, né con quelli che cercano “atti di vendetta”!

Sì, ci vuole uno scontro nell’ambito di questa reazione popolare, ed è l’unico scontro di cui abbiamo bisogno.



Fonte: http://haber.sol.org.tr/yazarlar/kemal-okuyan/tarafinizi-secin-149341

Traduzione a cura di / Tercüme: Ârif Hikmet Dede





mercoledì 11 novembre 2015

Il PKK deve chiarire la sua posizione, di Stefano Zecchinelli

La sinistra occidentale ha appoggiato acriticamente il PKK – Partito del lavoratori del Kurdistan – e il suo ramo siriano: il YPG. Per mesi abbiamo visto le bandiere palestinesi, durante varie iniziative politiche, sventolare insieme a quelle della sinistra curda, eppure tale entusiasmo potrebbe rivelarsi immotivato. In pochi, infatti, anche e soprattutto nella sinistra occidentale, si sono premurati di analizzare la strategia che effettivamente il PKK e il YPG stanno portando avanti nello scacchiere mediorientale. In questo modo si rischia di assumere una posizione di tipo ideologico ma priva di fondamento politico.
Ho preferito seguire un altro metodo, quello cioè di consultare e verificare le fonti, in particolare quelle turche e palestinesi, per cercare di chiarire il reale rapporto che intercorre fra il PKK e il YPG con le altre forze antimperialistiche presenti in quell’area. Questo lavoro ha portato a degli esiti diversi rispetto a quelle che sono le convinzioni più o meno diffuse dei giornalisti e dei militanti della sinistra europea e occidentale. Il PKK viene considerato dalla gran parte della sinistra turca come un’ organizzazione separatista con addirittura delle venature razziste al proprio interno. Parole forti, che possono non piacere, ma questo è ciò che emerge da questo lavoro.
Nel 2014, il Partito comunista turco (di recente diviso in due tronconi), ha definito il PKK come una forza politica nazionalista che sta negoziando una soluzione politica con Erdogan, e il mancato appoggio dei curdi alla rivolta di Gezi Park – secondo i comunisti turchi – sarebbe la prova di ciò.
Nel marzo del 2015 la CIA ha creato il The Sirian Democratic Force, una replica dell’Esercito Libero Siriano, il quale include anche le milizie dell’YPG. Le milizie curde si sono rivoltate contro la Siria baathista iniziando la curdizzazione del Nord del paese. Thierry Meyssan, giornalista antimperialista che aveva sostenuto l’organizzazione di Ocalan (da lui definita, erroneamente, filorussa) sembra aver rivisitato le sue posizioni. Leggiamo:
‘’L’YPG che, fino al mese scorso, ha ricevuto le sue armi e i suoi soldi da Damasco, si è rivoltato contro la Repubblica araba siriana. I suoi miliziani invadono i villaggi conquistati, espellono gli insegnanti e decretano la curdizzazione forzata delle scuole. Il curdo, che era parlato e insegnato a scuola, diviene la lingua unica e obbligatoria. Le milizie della Repubblica araba siriana, compresi gli Assiri, sono ridotti a difendere le loro scuole armi in pugno contro i loro compatrioti curdi’’.
( Fonte: http://www.voltairenet.org/article189147.html )
La Rete Voltaire ci fornisce anche la copia di un documento, per la precisione un decreto, in cui si sostiene la costruzione di uno Stato etnico a scapito del governo di Damasco ( Fonte: http://www.voltairenet.org/IMG/pdf/_Kurdistan_-3.pdf ). A vantaggio di chi? I giornalisti della Rete Voltaire non hanno dubbi: degli Usa ma soprattutto di Israele.
Nel 2013 gli Usa hanno ridisegnato la regione: la costituzione di un Kurdistan indipendente e di un Sunnistan siriano, restano fra gli obiettivi di Washington. Erdogan in Turchia è stato capace di restare in sella, cercando di fare della Turchia la potenza egemone della regione. E’ vero che Erdogan è un fedele alleato degli USA e della NATO ma è anche vero che questi ultimi non possono permettersi che la Turchia aumenti più di tanto la sua forza politica e militare e vogliono porre dei limiti alla sua capacità di esercitare egemonia in tutto il Medio Oriente. Il separatismo etnico dei curdi e del PKK potrebbe tornare funzionale a questa politica di bilanciamento delle forze in campo e costituire una spina nel fianco del caudillo di Ankara. Del resto gli Usa non debbono impensierire Israele, il loro maggiore e più importante alleato nella regione (oltre, naturalmente, all’Arabia Saudita). La Turchia, dunque, è uno dei tasselli fondamentali del mosaico, a patto però di non uscire dai binari che le sono stati assegnati e di contenere le sue ambizioni espansionistiche.
Washington potrebbe quindi, a tal fine, essere interessata ad un appoggio tattico al PKK e al separatismo curdo.
Naturalmente il sottoscritto non ha mai negato i sacrosanti diritti nazionali dei curdi i quali hanno tutte le ragioni per rivendicare la propria autonomia e indipendenza politica e culturale. Tuttavia il PKK di trova nel bel mezzo di un “gioco” che potrebbe rivelarsi assai rischioso e aprire (come già sta aprendo…) delle forti contraddizioni .
Justin Raimondo rivela come gli armamenti del PKK, troppe volte, sono risultati di provenienza statunitense:
‘’ I numeri di serie delle armi catturate a dei combattenti del PKK hanno permesso di risalirne la filiera fino a dei carichi statunitensi destinati all’esercito e alla polizia iracheni. In risposta a lamentele turche a questo riguardo, gli Stati Uniti pretendono che queste armi sarebbero state dirottate dagli Iracheni – verosimilmente il governo curdo autonomo -, ma i Turchi non credono ad una parola: se questa enorme quantità di armi di fabbricazione USA (1260 unità trovate finora) si rivelasse essere stata fornita direttamente dagli Stati Uniti al PKK, ha avvertito Abdullah Gül, quando era ancora Ministro degli Esteri turco, le relazioni turco-americane “andrebbero in frantumi”. I diplomatici statunitensi hanno immediatamente rigettato tale ipotesi e Washington ha inviato sul posto il consigliere generale del Pentagono, William J. Haynes, dove ha incontrato i più alti responsabili delle forze armate turche. Secondo almeno una fonte, “L’incontro verteva su di una inchiesta in corso, scrupolosamente condotta dal Dipartimento USA della Difesa, su alcune informazioni secondo cui delle armi USA erano in procinto di essere vendute ad opera di truppe USA di stanza in Iraq”.’’
http://www.voltairenet.org/article160662.html
Il Partito dei lavoratori del Kurdistan non hai mai provveduto a fare opportuna chiarezza relativamente a queste gravi accuse. In Iran, l’organizzazione politica che rappresenta i curdi iraniani mantiene ottimi rapporti con il Partito Curdo della Vita ( Pejak ) che punta al rovesciamento della Repubblica Islamica dell’Iran. Eppure, l’Iran khomeinista, è un punto di riferimento per la sinistra islamica e per i movimenti di liberazione nazionale palestinesi e libanesi. Come si pone il PKK rispetto a tutto ciò?
Il PKK non ha appoggiato la rivolta di Gezi Park scontrandosi frontalmente con i comunisti turchi e ora sembra assecondare le milizie dell’YPG da poco alleate di Al Nusra contro la Siria baathista. Ocalan approva il progetto di Obama riguardante la creazione del Sunnistan siriano? Anche in questo caso l’amministrazione americana vuole unire i fondamentalisti sunniti contro il governo di Bashar Al Assad ( Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=zD3JKrGZZp4 )
A tal fine, il Presidente Obama dichiara testualmente che le milizie dell’YPG sono “friends on the round” ( Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=3lD4I0RJ0FM ). Il sito sinistra.ch conferma questa analisi: ‘’Il coinvolgimento militare americano spiana la strada ad una creazione de facto di un corridoio curdo, forzando l’ISIS a spostarsi dalle regioni di Damasco e Aleppo. Perciò, con il supporto dato al PYD, il centro della guerra organizzata dagli Stati Uniti in Siria si rivolge contro le forze leali al governo socialista di Assad’’ ( Fonte: http://www.sinistra.ch/?p=4107 )
Alla luce di tutto ciò diventa assolutamente necessario che il PKK faccia la dovuta chiarezza ed esca dall’ambiguità. Che rapporti ci sono con l’YPG? Qual è la sua posizione rispetto alla crisi siriana? E come si posiziona nei confronti dell’Iran? E infine, quali e di che natura sono, se ci sono, i rapporti con gli USA?

http://www.linterferenza.info/esteri/il-pkk-deve-chiarire-la-sua-posizione/

mercoledì 16 settembre 2015

Israel Trainning PKK Terrorists

An unnamed PKK leader has told a Turkish newspaper that Israeli soldiers have visited PKK training camps in the Kandil Mountains area to train members to use heavy weapons and bombs.

The unnamed man who defected from a Kurdish training camp said that Israeli officers have trained the PKK, a Kurdish separatist organization that has led an armed resistance against Turkey, for years. He told the newspaper that the Mossad has long been present in the Kurdish region of northern Iraq, a relationship that dates back to 1967 to the time of Kurdish leader Mullah Mustafa Barzani who had a close relationship with Israeli Prime Minister Levi Eshkol.

Accusations of Israeli support of PKK have been on the rise in recent weeks. Chairman of the ruling AKP party, Hüseyin Çelik, accused Israel of being behind the PKK bombing in İskenderun earlier this month which left seven Turkish soldiers killed.



Il PKK verso il “colonialismo democratico”? ( Stefano Zecchinelli )


La resistenza del popolo di Ayn el Arab – meglio conosciuta come Kobane – alle orde dell’ISIS, ha suscitato grandi aspettative presso la sinistra occidentale. Purtroppo queste aspettative, alla prova dei fatti, si sono rivelate non sempre corrispondenti alla realtà di classe ed alla natura sociale e politica delle forze in campo.
Le principali organizzazioni curde impegnate a Kobane – sarebbe meglio dire Ayn el Arab – sono il Partito dell’Unione Democratica ( PYD ) e le Unità di Difesa del Popolo ( YPG ), entrambe molto vicine al Partito dei lavoratori del Kurdistan ( PKK ).
La vulgata comune, in Europa, ritiene che il PKK sia una organizzazione marxista tout court di derivazione maoista ma – come ho avuto occasione di spiegare in altra occasione 1 – la sinistra curda ha ripiegato su una sorta di “federalismo democratico” che, alla luce di una attenta analisi di classe, consentirebbe alla borghesia curda di mantenere le vecchie strutture tribali. In poche parole, un compromesso con quegli strati sociali feudali ed antidemocratici ben presenti nelle zone rurali di paesi come la Turchia e l’Irak. Naturalmente tutto deve essere approfondito e accertato e questo sarà possibile solo attraverso un dibattito politico che possa portare a un sostanziale chiarimento. E’ però un dato di fatto che il primo beneficiario del Kurdistan irakeno di Barzani (uomo della CIA di vecchia data) sia la guerriglia della sinistra curda che proprio lì ha la sua base principale.

Leggi tutto: http://www.linterferenza.info/esteri/il-pkk-verso-il-colonialismo-democratico/


domenica 26 luglio 2015

Nessuna mobilitazione a Kobane può legittimare la collaborazione con l’imperialismo!

Nessuna mobilitazione a Kobane può legittimare la collaborazione con l’imperialismo!
L’America è il nemico dei popoli! Il popolo curdo non può essere liberato con le armi statunitensi!
L’America non può risolvere i problemi dei popoli; essa distrugge e occupa per perseguire i propri interessi!
I recenti sviluppi a Kobane hanno chiarito chi è chi quando si tratta di combattere … Non c’è una via di mezzo tra l’imperialismo e i popoli che si battono e non c’è spazio per la neutralità …
Non vi è alcuna incertezza che si debba essere contro l’imperialismo e comportarsi di conseguenza. Indubbiamente questo è il punto di vista dei marxisti-leninisti … Certo, per coloro che non lo sono ci possono essere e ci sono una vasta gamma di punti di vista, ma non significa che questi siano corretti.
Ciò che conta è solo ciò che è la realtà … Il criterio è uno: distinguere tra ciò che è e che non è la realtà, comprendere da dove viene e come viene percepita.
Ciò che viene percepito è che negli ultimi sviluppi l’Esercito Libero Siriano (ELS) e i peshmerga di Barzani sono andati a sostenere Kobane. In realtà il Partito dell’Unione Democratica – PYD e le Unità di Difesa del Popolo – YPG (NdT: forze curde a Kobane) non vogliono nessuno dei due. Ma, nonostante questo, dopo lunghe discussioni e trattative, hanno dovuto accettarli. Perché? Che cosa significa il fatto che il PYD li accetta? È cambiato il carattere di Barzani e dell’Esercito Libero Siriano, è cambiata la posizione del PYD che è soddisfatto di queste due forze e combatterà al loro fianco?
Mentre questo sta accadendo a Kobane sul fronte del PYD, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo – AKP (NdT: il partito di Erdogan al governo in Turchia) ha iniziato a chiamare Kobane “Ayn Al Arab”1 e afferma che l’Esercito Libero Siriano opera sul terreno della Siria e questo è il motivo della sua presenza a Kobane. Come mai una forza alimentata dall’AKP è schierata a Kobane?
A Kobane, chi resiste e per chi?
Una settimana fa, è stato affermato che 1.300 combattenti ELS sarebbero stati mandati a Kobane per aiutare. Più tardi si è detto che una forza dei peshmerga di Barzani sarebbe entrata a Kobane. Poi è emerso che i 1.300 combattenti ELS sarebbero stati 400 o anche meno. Circa 150 peshmerga sono andati a Kobane. Si è detto che queste due forze avrebbero combattuto a fianco del PYD – YPG, il quale, in precedenza, aveva assicurato che sarebbe stato al comando. Più tardi, invece, si è saputo che ogni forza avrebbe dato ordini ai propri seguaci. Infine, questa situazione solleva delle domande circa il carattere delle forze che vanno lì e il tipo di guerra che perseguiranno.
Ad esempio, chi è l’Esercito Libero Siriano?
Sentiamo continuamente il suo nome come una forza che combatte il governo di Assad, ma chi è veramente e per cosa è in lotta? Fino ad oggi, in che modo l’Esercito ha combattuto la sua guerra?
Quando l’ELS sorse, sia i media dei paesi imperialisti che i media dell’AKP lo hanno presentato come una forza che avrebbe liberato il popolo siriano. Più tardi, la sua struttura ha mostrato segni di instabilità e l’incapacità evidente a fare progressi nella guerra contro Assad. Vi ricordate le azioni provocatorie di questa forza all’interno della Siria? Vogliamo ricordare che per lungo tempo gli imperialisti hanno detto che Assad aveva usato armi chimiche, ma l’invio di una squadra di ispezione delle Nazioni Unite, ha poi portato a ben altre conclusioni. Sia nelle vicinanze di Damasco che in altre città della Siria, vi era la loro firma sugli attacchi, chimici e non, alla popolazione civile, inclusi i bambini.
L’ELS è venuto a Kobane per aiutare il popolo curdo?
Nizar Al Khatib , comandante della Brigata “Alba Libera” collegata all’ELS, ha dichiarato quanto segue: “la ragione per cui combattiamo a Kobane non sono i curdi o gli arabi , il motivo è che Kobane fa parte della Siria. Stiamo anche proteggendo i siriani a Kobane.”
I Peshmerga di Barzani sono combattenti per conto di chi?
Chi sta addestrando e armando i Peshmerga di Barzani? Cosa significa quando un peshmerga viene fotografato con una bandiera americana attaccata alla sua uniforme? Questa è una coincidenza o una preferenza personale? Alcune fonti giornalistiche affermano che i peshmerga che andavano a Kobane avevano cittadinanza americana o tedesca e anche avevano ricevuto un addestramento in quei paesi. È vero? Questo potrebbe spiegare la bandiera del soldato? Le divise e i comportamenti dei peshmerga sono simili a quelli degli americani, è pura coincidenza? Cosa potremmo dire se pensiamo che anche gruppi di contras addestrati in Turchia dagli USA appaiono simili a costoro?
Quando i peshmerga attraversarono Urfa, la folla li accolse gridando “Biji Serok Obama”. (NdT: in lingua curda significa “lunga vita al leader Obama”, modificando lo slogan dei sostenitori del PKK “Biji Serok Ocalan”). Che significa questo? Qual è il significato degli applausi per Obama? La scorsa settimana Ahmet Karaman, uno scrittore di Ozgur Politika, un organo dei media dei nazionalisti curdi, ha scritto: “grazie America”. Che cosa significa ringraziare l’America, il principale nemico dei popoli, che ha trasformato il mondo intero in un lago di sangue? Quale stato d’animo, quale mentalità può far dire al presidente degli Stati Uniti, “Biji Serok Obama”?
Cemil Bayik (NdT: un leader del PKK) in una dichiarazione sul “processo di pacificazione” con la Turchia, ha detto: “c’è bisogno di veicoli e di osservatori. Possiamo accettare gli americani (come osservatori) e, per quanto possiamo vedere, questo è l’approccio corretto”. Poi ha detto: “Finalmente c’è una seria discussione sulla rimozione del PKK dalla lista dei gruppi terroristici”. Cosa significa questo? Chi controlla i fili del “processo di pacificazione”?
L’America non può determinare il destino del popolo kurdo. Se dovesse farlo , il “destino” del popolo curdo non sarà una liberazione. Tutte le speranze del movimento nazionalista curdo vengono legate agli imperialisti.
Bayik dice: “Crediamo che questa guerra abbia mostrato l’immagine (vera) del PKK, il quale sta cercando di ‘mettere alle strette’ l’AKP con il sostegno degli Stati Uniti”.
Bayik sta dicendo che la resistenza contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) dimostra che sono una forza che può essere utilizzata dagli imperialisti in Medio Oriente.
Chi ha messo in piedi la coalizione contro l’ISIL?
Per lottare contro l’ISIL, dall’agosto 2014 gli Stati Uniti stanno guidando una coalizione di cui fanno parte l’Unione Europea, la Turchia, forze che vanno dall’ELS fino agli Stati arabi collaborazionisti, per arrivare alle forze di Barzani e al PYD – PKK, i quali affermano di condurre una rivoluzione nel Rojava.
Ma qual è il vero carattere che ha riunito tutte queste forze sotto la stessa guida per combattere l’ISIL? Da una parte quasi tutte le forze imperialiste del mondo, dall’altra le forze, come ELS, PYD, PKK che sostengono di combattere per la libertà… L’ISIL, che ha unificato tutte queste forze contro di esso, è qualcosa su cui abbiamo scritto già molte volte… Mentre l’ISIL ha il suo carattere particolare, che cosa porta le forze che affermano di essere per la liberazione del popolo, al fianco dell’imperialismo?
Se guardiamo a tutti i periodi della storia, in quale momento gli imperialisti hanno lenito le ferite dei popoli? Quali popoli sono stati liberati dagli imperialisti e dai loro collaboratori? Ci si è dimenticati di cosa hanno fatto le forze imperialiste, soprattutto gli USA, in Iraq? In nome della libertà, l’arrivo dagli imperialisti in Iraq non ha portato altro che un collaborazionista come Barzani al potere in una sorta di ‘Israele alternativa’. Quali interessi dei popoli sono stati serviti da Barzani essendo lui una sorta di cane da guardia per l’America fin dai primi momenti della guerra?
Come possiamo classificare le esperienze del popolo in Siria? Da un lato vi è l’ELS, il cui carattere di giocattolo dell’imperialismo è stato ormai consolidato, d’altra parte c’è quello che viene chiamato ISIL, un mostro creato dall’imperialismo. E c’è il PYD – PKK , una forza che afferma di combattere per il proprio popolo e che sta facendo una “rivoluzione” nella regione. Chi sta combattendo contro chi? In una situazione che sarà diretta e determinata dall’imperialismo, anche se il carattere dell’ISIL è chiaro a tutti coloro che hanno occhi per vedere, quali interessi sono serviti da una coalizione contro l’ISIL creata dall’imperialismo? Non è che questa coalizione condivide esattamente gli stessi interessi dell’imperialismo? E su quali basi c’è unità con esso? O, in altre parole, c’è l’obiettivo di stabilire un governo curdo in Siria come quello di Barzani in Iraq? Cioè di impiantare una nuova forza di collaborazionisti degli imperialisti sul modello di Israele? Le parole di Cemil Bayik: “se i curdi non vi prendono parte, i problemi del Medio Oriente non possono essere risolti”, non possono essere valutate come una disponibilità ad offrire agli imperialisti un altro trampolino di lancio?
Allinearsi con gli eserciti assassini degli imperialisti non significa altro che essere un lupo per la tua gente!
“Coloro che giacciono con il cieco, si risvegliano con un occhio solo”. Essere in tale armonia con gli imperialisti significa , alla fine, pensare come loro e agire nel loro interesse. È un classico della politica nel Medio Oriente quello di tentare di perseguire i propri interessi offrendosi come utile agli altri, ma poi finire per non essere capace di ridursi a strumento altrui.
Ancora, si ha notizia che almeno due forze di assassini americani stiano andando a Kobane: la DELTA FORCE, forza militare contras e BLACKWATER, forza mercenaria, e a Kobane queste combatteranno insieme all’ELS, ai peshmerga e al PYD – YPG…
E’ ben noto quello che è successo quando gli Stati Uniti hanno usato queste due forze precedentemente. La Delta Force è un’organizzazione utilizzata per le operazioni militari segrete americane. Si tratta di un esercito di assassini. Per quanto riguarda l’istituzione chiamata Blackwater, essa ha aggiunto la parola ‘Accademia’ al suo nome, cambiamento effettuato (n.d.t. per non farsi riconoscere) dopo i massacri commessi in precedenza in Iraq. In che modo questo esercito di assassini sarà parte della liberazione del popolo curdo, in che modo sarà di beneficio alla liberazione di Kobane? In base a ciò che questo esercito di assassini ha fatto in Iraq, è possibile che si comporti diversamente a Kobane? Che tipo di “resistenza” sarà quella che ha tutte queste forze insieme sotto lo stesso tetto? Mentre “resistono” contro l’ISIL, sono al fianco delle molte forze che lo hanno creato inizialmente, e ciò cosa significa? Non saranno gli imperialisti a determinare e guidare i combattimenti a Kobane?
Quale beneficio c’è per i popoli ad essere accanto a questi eserciti di assassini? E’ ancora un ricordo molto fresco il fatto che in Iraq le forze americane hanno versato il sangue dei popoli e li hanno torturati, quindi come può una forza che dichiara di essere un movimento popolare stare al loro fianco? Non c’è la minima vergogna per questo?
Le armi degli imperialisti, che sono i nemici del popolo, non possono garantire la liberazione di nessuno
Sì, ci sono decine di domande e ci saranno decine di più, forse anche centinaia. Bisogna rispondervi, ma chi lo farà? I piccolo borghesi nazionalisti curdi e loro satelliti dovrebbero avere una risposta. Ci troviamo di fronte, da un lato, al loro porsi come forze al servizio dell’imperialismo e, dall’altro, abbiamo gli interessi del popolo curdo che continua ad essere massacrato e il cui futuro si sta oscurando. La linea di conciliazione è diventata una linea di collaborazione. “Noi crediamo che la guerra abbia mostrato la (vera) immagine del PKK”; dicendo questo Cemil Bayik ha mostrato quanto voleva essere apprezzato dagli imperialisti, e questa “vera immagine” di collaborazione sarà fonte di vergogna e preoccupazione per il popolo curdo. Vergogna, per essere a fianco dell’assassino dei popoli, per essere apprezzato da esso, per essere rimosso da una “lista del terrorismo” compilato da esso: tutto ciò è significativo ed è una fonte di vergogna. E preoccupazione, perché se una delle principali forze del popolo curdo sta combattendo a fianco degli assassini dei popoli, il popolo è destinato a preoccuparsi profondamente per un tale sviluppo. Perché gli imperialisti non hanno portato alcun beneficio ai popoli. Tutta la realtà storica e sociale mostra questo in tutta la sua crudezza. Le domande che abbiamo fatto in precedenza trovano le risposte in questa realtà. Ma sia il movimento nazionalista curdo che coloro che lo seguono preferiscono non andare al di là dei sogni e non fare domande. Sognano la “rivoluzione nel Rojava”, ma chiudono gli occhi di fronte alla realtà e sono destinati esclusivamente ad avanzare sulla scia dell’imperialismo.
Per anni l’imperialismo ha creato sogni di ” rivoluzione” per queste zone. La rivoluzione arancione, la rivoluzione “di velluto” e così via in un mondo pieno di “rivoluzioni”. Abbiamo visto tutti quello che è diventata la “primavera araba” piena di “democrazia”. Pur incoraggiando questi sogni, gli imperialisti hanno continuato ad attuare le proprie politiche. Coloro che hanno questi sogni ed entrano in una coalizione con l’imperialismo, sulla base dell’ostilità per l’ISIL, devono ricordare che se si dà all’imperialismo un pollice esso prenderà una mano. Gli imperialisti che li armano e che sono al loro fianco non hanno portato benefici a nessun popolo in guerra, curdi inclusi, e questa rimane la verità sebbene non vogliano vederla. Nonostante questo, è necessario chiedersi quali interessi comuni il movimento nazionalista curdo e i suoi satelliti condividono con l’imperialismo. Perché nonostante non sia nell’interesse dei popoli, entrare in accordo e in collaborazione con i loro assassini, è certamente frutto della cecità prodotta dal nazionalismo. Ma se questa mentalità, che li accomuna a gente come Barzani, fa convergere i loro interessi con quelli dell’imperialismo e informa il loro agire, allora, quanto sta accadendo a Kobane, non rappresenta il più pericoloso avvio per questa comunanza e collaborazione?
Per riassumere:
1. Quello che si sta vivendo a Kobane è in collegamento completo con l’imperialismo ed i suoi collaboratori. Biji SEROK OBAMA non ha alcun significato diverso da questo.
2. Mentre l’AKP utilizza l’ELS e le forze di Barzani per opporsi a qualsiasi entità curda che si ponga al di fuori del suo dominio, l’imperialismo cerca di aumentare il proprio controllo a Kobane.
3. La coalizione contro l’ISIL è costituita da forze stabilite per servire gli interessi dell’imperialismo. Questa è la verità oggettiva, al di là di qualunque scusa (per negarla).
4. Essere al fianco dell’esercito americano di assassini è una situazione vergognosa dal punto di vista dei popoli.
5. Coloro che viaggiano sulla scia dell’imperialismo, mentre affermano di garantire la liberazione del loro popolo con la forza delle armi, sono passati dalla conciliazione alla collaborazione, anche se non lo vogliono ammettere.
6. Ancora una volta diciamo ai nazionalisti curdi e ai loro satelliti: guardate negli occhi i popoli del mondo. Puntate le vostre armi contro gli imperialisti e i loro collaboratori. La strada su cui state scendendo è la strada della tutela e custodia degli interessi imperialisti. Su questa strada la liberazione non può venire dalle armi inviate dall’imperialismo sotto forma di “aiuti “. Le armi degli imperialisti servono per schiavizzare i popoli del mondo. Questo è stato vero in tutti i periodi della storia e continuerà ad essere vero. Non ingannate voi stessi o i popoli sognando che l’imperialismo possa cambiare la sua natura.
Traduzione dal turco dalla rivista settimanale Yuruyus (“Marcia”), n° 442, 9 novembre 2014, pp. 9-12.
Traduzione dall’inglese: Collettivo TazebaoFonte: Antimperialist Front
http://kanafani.it/?p=947

lunedì 8 giugno 2015

Questione curda in Turchia: i problemi del separatismo etnico un programma di fase per i comunisti, di Doğu Perinçek

La vera “raison d’être” del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ndr.) è la speranza di fondare uno Stato curdo con l’appoggio del cosiddetto “Barzanistan”, quest’ultimo collocato nell’Iraq settentrionale. Il Governo turco di Erdoğan sta sostenendo i piani del PKK con il suo appoggio a Barzani. Partendo da questi fatti, vi presentiamo il programma che segnerà il destino del piano di balcanizzazione del Medio Oriente, impedendolo. Per iniziare, si deve comprendere questo dato di fatto: le trattative tra il Governo Erdoğan e Öcalan (il leader del PKK, ndr.) non sono affatto parte di un “processo pacifista”. Oggi, il piano viene dichiarato più apertamente anche dalla parte dei sionisti: essi vogliono che Diyarbakır diventi il centro di uno Stato satellite d’Israele; vogliono che la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria vengano divisi e il “Barzanistan” raggiunga il Mediterraneo. Sono questi i fini della “strada verso la pace”.

Un progetto sanguinoso

L’autore con alcune sue opere
Non c’è spazio per la pace in questo progetto. Vi sono soltanto guerre civili e fratricidio. Questo progetto assegna inoltre ai curdi il ruolo di eterni schiavi: gli imperialisti vogliono usarli come dei meri soldati per distruggere le nazioni sovrane del Medio Oriente. Gli Stati Uniti e Israele lasceranno infatti i curdi a mezza via dopo averli usati. Si vede chiaramente la fine di questa “strada”: gli Stati Uniti saranno costretti a ritirare le loro forze armate dal Medio Oriente e gli ufficiali dell’esercito turco che rifiuteranno di servire gli interessi americani rischieranno la libertà! A questo punto, c’è un’unica soluzione: l’unione dei Paesi della regione per mettere fine all’egemonia imperialista e alle tendenze separatiste (a loro funzionali, ndr.). Un mio amico curdo mi aveva chiesto di mostrargli una soluzione: aveva ragione. Perciò dedichiamo questa soluzione a tutti i popoli del Medio Oriente.

La base di sviluppo del PKK

L'autore è uno dei più noti leader marxisti-leninisti turchi fin dagli anni '70
Innanzitutto osserviamo come si è sviluppato quello che di fatto è il terrorismo perpetrato dal PKK. La ragione principale è che i nostri concittadini di origine curda pensano che il PKK stia per fondare uno stato curdo “indipendente” con l’appoggio degli Stati Uniti e d’Israele. Questa aspettativa si è consolidata con la fondazione del “Barzanistan” dopo l’invasione dell’Iraq dalla parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La guerra in Siria e le trattative con Öcalan hanno nutrito questa speranza. Il sostegno di massa al PKK è cresciuto su queste basi. Il punto di vista militare sottolinea l’importanza del Monte Qandil: esso è, senza dubbio, la sede centrale del PKK (e per questo motivo l’esercito iraniano l’aveva assediato nel 2011) però, come abbiamo detto prima, la vera “raison d’être” del PKK è poter fondare un proprio Stato “indipendente”. Così il PKK rafforza la propria causa. Il Governo Erdoğan sta sostenendo la causa del PKK con il suo appoggio al regime fantoccio di Barzani. I piani atlantisti-sionisti per la fondazione di uno Stato satellite sono però in crisi: quando la Turchia si unirà con i paesi della regione, il problema sarà infatti risolto. Quelli che impongono la balcanizzazione alla Turchia hanno, di fatto e contro il loro interesse, gettato le basi proprio per un’alleanza tra la Turchia, l’Iran, la Siria e l’Iraq.

Il programma dei comunisti che metterà fine al terrore

Il popolo di Turchia dovrà saper distruggere l’egemonia dei collaborazionisti interni, fondando un Governo Nazionale che straccerà la mappa del progetto del “Greater Middle East”. Di seguito il programma che si verrà a delineare:

  1. Metteremo fine all’esportazione del terrorismo dalla Turchia in Siria e sosterremo l’unità nazionale della Siria: I piani di Erdoğan e i suoi superiori neo-liberali che prevedevano la divisione della Siria sono falliti. Il popolo siriano si sta unendo intorno ad al-Assad. La potenza separatista nella Siria settentrionale sarà sradicata e una volta che la Siria consoliderà la sua sovranità, la Turchia si alleerà con la Siria.
  2. Sosterremo l’unità nazionale dell’Iraq con tutti i mezzi necessari e affermeremo che il petrolio iracheno appartiene al Popolo iracheno: In questo modo distruggeremo i sogni degli Stati Uniti e d’Israele di sterminare le nazioni sovrane del Medio Oriente e sradicheremo la minaccia del PKK. In questo processo anche il centro del terrorismo nel Monte Qandil sarà eliminato. Per di più, cooperare con un’Iraq unito sarà la soluzione ottima per i nostri problemi energetici.
  3. Risusciteremo l’alleanza tradizionale con l’Iran e collaboreremo con l’Iran in ogni campo, specialmente nella sfera della sicurezza nazionale e regionale: L’Iran è già pronto per una tale cooperazione. Noi dovremo però smontare tutte le basi NATO nel nostro Paese e così  potremo collaborare con l’Iran in Siria e in Iraq. Una collaborazione economica tra la Turchia e l’Iran porterà un vantaggio immenso per entrambi i paesi.
  4. Concentreremo tutte le risorse pubbliche per la lotta contro il PKK e saremo decisivi nello sradicamento del separatismo etnico: Il PKK perderà la sua forza sociale senza l’appoggio diretto degli Stati Uniti e d’Israele e così, alla fine, sarà eliminato. I suoi militanti che si arrendono avranno l’opportunità di pentirsi e diventare cittadini degni della Repubblica.
  5. Uguaglianza e libertà in ogni campo per i nostri cittadini di origine curda: La questione curda è già stata risolta per quanto riguarda i diritti culturali: noi sapremo però distruggere anche la struttura feudale nelle province orientali (che sfrutta tuttora il proletariato curdo, ndr.) per completare la Rivoluzione Democratica e faremo sì che si realizzi l’uguaglianza sostanziale nella società.
  6. La “Nazione Turca”: Nella Costituzione la “Nazione Turca” sarà definita in questa maniera: “Si chiama Nazione Turca tutto il Popolo che vive in Turchia e che ha fondato la Repubblica. La Sovranità appartiene alla Nazione Turca che, con la lotta unitaria contro la Monarchia e le Potenze Imperialiste, ha affermato la sua volontà di vivere insieme”. Questa definizione della “Nazione Turca” che proporremo come nozione costituzionale si basa sull’affermazione “i turchi siamo noi, i curdi siamo noi – tutti insieme siamo la Nazione Turca”.
  7. Le relazioni sociali risalenti al Medioevo e gli status feudali saranno aboliti e fonderemo amministrazioni popolari su ogni piano gerarchico per consolidare il potere democratico e popolare: Noi garantiamo la libertà e il diritto ad amministrare il Paese ai nostri cittadini di origine curda, al contrario degli Stati Uniti e d’Israele che cercano sempre più servitori per consolidare una loro egemonia sulle nostre terre. L’unità del Popolo di Turchia è l’unica forza motrice per costruire una Turchia sovrana, democratica e progressista. La separazione, invece, porterebbe solo fratricidio ed indebolimento.
  8. Dopo aver sradicato le minacce separatiste, lavoreremo per realizzare l’Unione dei Cinque Paesi e dei Cinque Mari: Una cooperazione tra la Turchia, l’Iran, la Siria, l’Iraq e l’Azerbaigian porterà prosperità, sicurezza e democrazia alla regione. In questo modo, la sicurezza logistica delle risorse energetiche sarà garantita e si avrà una collaborazione benefica con i paesi euro-asiatici. Il blocco atlantico sta dividendo la Turchia con le minacce di guerra civile. La Turchia avrà la possibilità di unirsi e consolidare la sovranità solo completando la Rivoluzione kemalista.

Gli Stati Uniti non possono prevenire questo programma

Gli Stati Uniti non hanno il potere di ostacolare questo programma che sradicherà il terrorismo etnico una volta esso viene realizzato perché non si godono di una forza sostanziale nel Medio Oriente che può resistere alla potenza di un’alleanza  tra la Turchia, l’Iran, la Siria e l’Iraq. Gli Stati Uniti non hanno il potere di comandare sui paesi dell’Asia Occidentale, una volta che saranno uniti.

Doğu Perinçek, presidente del Partito dei Lavoratori di Turchia (IP) successore del Partito Rivoluzionario Operaio e Contadino (TIKP)

Traduzione dal turco: Aytekin K. Kurtul / con adattamenti della redazione

 http://www.sinistra.ch/?p=2633

Le ambiguità irrisolte del PKK: dal marxismo al separatismo etnico ?, di Stefano Zecchinelli

1. La Resistenza contro le formazioni integraliste dell’ISIS della città curdo-siriana di Kobane ha restituito prestigio al PKK (Partito dei lavoratori curdo) in seno alla sinistra internazionale. Il mio appoggio alla lotta dei miliziani curdi contro i tagliagole dell’ISIS – terroristi ben armati e finanziati da Usa, Turchia ed Arabia Saudita – è stato incondizionato fin dai primi momenti del conflitto. Tuttavia questo non mi esonera dall’analizzare alcuni retroscena del Partito “rivoluzionario” curdo che in Europa sono scarsamente conosciuti.
Il PKK si è fatto conoscere dalla sinistra europea – dopo l’abbandono del marxismo – come sostenitore delle dottrine antimarxiste del “confederalismo democratico e del femminismo rivoluzionario”. Una vera sequela di vuoti slogan che, purtroppo, si scontrano con la realtà dei fatti.
In Turchia i socialisti curdi organizzano convegni per promuovere una società “fedele alla tradizione” e “per combattere la modernità”. Mi sembra che nessun analista abbia citato il recente “Congresso per un Islam democratico” in cui Ocalan è intervenuto con una lettera dove dice testualmente:
“Ritengo che dobbiamo incorporare la nostra lotta democratica e popolare nei principi della religione islamica contro lo statalismo rappresentato dai due grandi centri politici dell’Islam attuale: il nazionalismo arabo e lo sciismo iraniano […] è importante vedere che il concetto moderno dell’Umma (unità religiosa nella terminologia islamica) è multiculturale.”
( Fonte: http://www.bbc.co.uk/turkce/haberler/2014/05/140510_kongre_diyarbakir )
Strano che Ocalan indichi come avversari il panarabismo laico e lo sciismo iraniano essendo stati, storicamente, la Siria del Ba’th e l’Iran sciita due bastioni della difesa del diritto di autodeterminazione dei popoli. Non fu forse Hafez Al Assad a dare ospitalità ai socialisti turchi durante i primi anni della lotta di liberazione nazionale? La domanda sorge spontanea: come mai il PKK ha assunto questa posizione ambigua ?
La parabola teorica e politica di Ocalan è abbastanza evidente: oltre a non considerarsi più un marxista (si dice solo – stando alle sue parole – hegeliano),il leader curdo è arrivato a definire la sua lotta come “una lotta contro la modernità rappresentata dal capitalismo e dagli stati nazionali” ( Fonte: http://ozgur-gundem.com/haber/110432/ )
Lo scrittore Ozgur Gundem ritiene che “il concetto dell’autonomia democratica è un concetto più progressista del socialismo” ( Fonte: http://www.ozgur-gundem.com/haber/119038/sosyalizm-kavrami-demokratik-ozerklik-kavramindan-geri-bir-kavramdir ).Una riflessione è doverosa: l’autonomia democratica non sarà forse un tentativo di far convivere le vecchie strutture tribali con un capitalismo islamico ispirato alla dottrina della Fratellanza Musulmana (che come sappiamo è antinazionalista e antisciita?).
I socialisti curdi negoziano con Erdogan dal 2013 (in Italia sappiamo davvero poco di tutto ciò), ragion per cui non hanno partecipato alla rivolta di Gezi Park, affermando “abbiamo visto dei manifestanti che volevano realizzare un colpo di stato e rovesciare il governo, perciò ci siamo allontanati da Gezi Park”.
Sulla stessa questione siriana il PKK è diviso: se da una parte varie milizie si sono unite all’esercito regolare siriano, grate per lo storico sostegno che la Siria dà alla causa curda, il leader del PKK in Siria, Salih Muslim “è scappato in Danimarca per fare dei colloqui’ ( Fonte: sinistra.ch ). Le fonti riportate ci dicono che finiti i colloqui in Danimarca, Muslim è andato in Turchia per incontrarsi col Primo Ministro turco Ahmed Dovutoglu. Questa notizia è stata riportata da un organo locale del Partito comunista ( Fonte: http://haber.sol.org.tr/devlet-ve-siyaset/pyd-lideri-salih-muslim-turkiyede-haberi-98140 ). Sembra di capire che Muslim si sarebbe sostanzialmente genuflesso ad Erdogan promettendo di non collaborare con l’esercito siriano. Come avrà spiegato questa sua decisione alla base combattente del partito ?
Le sorprese non finiscono qui. Lo stesso dirigente ha detto “collaboriamo anche con il Libero Esercito Siriano per combattere lo Stato Islamico […] la Turchia dovrebbe sostenerci nella nostra lotta, è uno dei punti sui quali abbiamo raggiunto un accordo […] saremmo favorevoli ad una soluzione che include anche la Turchia” ( Fonte: http://www.aljazeera.com.tr/al-jazeera-ozel/pek-cok-konuda-fikir-birligine-vardik ).
Il sito della sinistra svizzera sinistra.ch ha tradotto e riportato in modo meritevole documenti ed analisi provenienti dal Partito del lavoro turco. Riguardo questa questione aggiunge che “A questo punto sarebbe opportuno ricordare che il PYD, ossia la sezione siriana del PKK, aveva collaborato col Libero Esercito Siriano prima di dichiararsi neutrale, e in seguito aveva cominciato a collaborare con l’Esercito Nazionale Siriano (guidato dal Presidente Bashar al-Assad e sostenuto dal Partito Comunista Siriano) solo dopo aver visto che quest’ultimo stava vincendo”.
Che cosa succede realmente dentro il PKK ? Come mai non abbiamo nessun documento ufficiale in cui si chiarisce definitivamente la posizione del partito sulla situazione siriana che è chiaramente una aggressione imperialistica contro uno Stato sovrano ed indipendente? Domande, queste, più che legittime. La preoccupazione più grande è che la vecchia lotta di liberazione nazionale curda possa regredire verso una forma “atipica” di separatismo etnico. Un’ipotesi tutt’altro che infondata, soprattutto se prendiamo in considerazione alcune analisi pubblicate su autorevoli organi della sinistra antimperialista internazionale.

2. Inizio proprio col riportare una importante analisi dei marxisti (maoisti) turchi, in cui spicca la durissima critica di Dogu Perincek, fondatore del Partito del lavoro. Perincek ritiene che:
“Partendo da questi fatti, vi presentiamo il programma che segnerà il destino del piano di balcanizzazione del Medio Oriente. Per iniziare, si deve comprendere questo dato di fatto: le trattative tra il Governo Erdoğan e Öcalan (il leader del PKK, ndr.) non sono affatto parte di un “processo pacifista”. Oggi, il piano viene dichiarato più apertamente anche dalla parte dei sionisti: essi vogliono che Diyarbakır (principale città curda in Turchia) diventi il centro di uno Stato satellite d’Israele; vogliono che la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria vengano divisi e il “Barzanistan” raggiunga il Mediterraneo. Sono questi i fini della “strada verso la pace”. ( Fonte: sinistra.ch )
Secondo questa organizzazione di provenienza maoista (che, si presume, conosca molto bene il PKK) non c’è spazio per la pace perchè saremmo di fronte ad un progetto che assegna ai curdi il ruolo di piede di porco degli imperialismi statunitense ed israeliano. Il PKK – mi permetto di interpretare la tesi di Perincek – con la sua prassi politica ambigua starebbe minando lo storico legame fra Turchia ed Iran, divisi politicamente ma uniti dal principio di solidarietà fra i musulmani (si pensi al ponte che Ahmadinejad gettò verso Erdogan, respinto da quest’ultimo)? A chi giova la rottura fra i principali Stati islamici nella regione, rottura fomentata dall’adesione irresponsabile dei governi turchi alla NATO, cioè il braccio armato dell’occidente? Approfondirò in un altro articolo anche questa questione; per ora è bene sapere che il comportamento degli indipendentisti curdi non facilita d certo la conciliazione.
E’ sulla stessa linea anche il famoso sociologo marxista James Petras il quale intuisce come il Partito dei lavoratori curdo abbia del tutto cambiato pelle: “Ho intervistato gente legata al PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) – spiega – e parlano di appoggio critico agli Stati Uniti. Più che di appoggio critico parlano di colonialismo democratico, per giustificare la loro collaborazione con gli Stati Uniti. Il PKK un tempo era marxista-leninista e si dichiarava a favore del socialismo, ma ora parla di colonialismo democratico”.
Ma davvero si può ambire alla democrazia ed alla giustizia sociale facendo compromessi con gli Usa e Israele? La storia ci insegna, al contrario, che a spuntarla sul lungo periodo sono proprio i resistenti e non quelli disposti a facili compromessi spesso dettata da ragioni di opportunismo.
Cosa pensano i palestinesi, da 70 anni in prima fila nella lotta contro il colonialismo, nel merito? Al momento le maggiori organizzazioni palestinesi sembrerebbero non essersi pronunciate. Interessante però questa intervista fatta di Abu Obaida Shakir, importante dirigente della Jihad islamica 1. Vediamo come inquadra la questione curda:
“Noi siamo dalla parte di tutti gli oppressi del mondo perché siamo a nostra volta oppressi. La questione curda è complicata, i curdi vivono divisi in quattro stati. Noi non siamo per il divisionismo e la separazione. Il popolo curdo dovrebbe vivere in pace e con pieni diritti all’interno degli stati in cui vive. In questo momento è noto che la questione curda è profondamente infiltrata dai sionisti. E’ noto che gli israeliani godono di un’ampia libertà di movimento nella parte curda dell’Iraq. La questione curda è usata per ricattare i popoli della regione. Comunque non ci sono differenze tra curdi, turchi e arabi nell’ambito dell’identità islamica e tutte le nazionalità devono godere di uguali diritti”
Ancor più di recente il sito “Kanafani.it” vicino al Fronte popolare di liberazione palestinese” ha riportato un importante documento del settimanale turco Yuruyus in cui il giudizio pare netto: ‘I recenti sviluppi a Kobane hanno chiarito chi è chi quando si tratta di combattere … Non c’è una via di mezzo tra l’imperialismo e i popoli che si battono e non c’è spazio per la neutralità …” ( Fonte: kanafani.it ).
Il PKK è al corrente che – utilizzando le parole del rappresentante della Jihad islamica – la questione curda è usata anche (ovviamente non è solo questo…) per ricattare i popoli della regione? E se è così, la sua base militante, quali misure intende assumere per impedirlo? Per il momento sospendo ovviamente il giudizio, nell’attesa di un chiarimento politico quanto mai urgente che possa dare una risposta politica efficace a queste legittime perplessità .
Nota:
La Jihad islamica palestinese può essere confusa con le organizzazioni legate ad Al Qaeda che minacciano la regione, in realtà si tratta di un movimento di liberazione nazionale islamico ispirato al pensiero dell’imam Khomeini ed alla sua “rivoluzione degli oppressi”; per questo mantiene ottimi rapporti con l’Iran ed i suoi miliziani vengono addestrati in Libano nei campi di Hezbollah.
Per una maggiore chiarezza riporto uno stralcio all’introduzione dell’intervista sopra citata tratta dal sito del Campo antimperialista: “Ispirato dalla Rivoluzione Islamica in Iran, il suo fondatore Fathi Shikaki (nato nel 1951 e assassinato nel 1995 a Malta da una micidiale operazione del Mossad), ha, quindi, assorbito diversi principi sociali e politici dallo shiismo antimperialista iraniano, in particolare dalla tradizione dell’“Islam Rosso” di Shariati. Il libro di Fathi Shikaki “Khomeini: la Soluzione Islamica e l’Alternativa”, apparso nel 1979, può essere considerato come la prima importante eco della rivoluzione iraniana in ambito Arabo Sunnita’. Questo per evitare equivoci di ogni genere.

Fonti:

http://www.sinistra.ch/?p=2633
http://www.ossin.org/analisi-e-interventi/intervista-a-james-petras.html
http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1164:luno-stato-comune-per-musulmani-cristiani-ed-ebreir&catid=5:terra-di-palestina-cat&Itemid=119
http://kanafani.it/?p=947

Stefano Zecchinelli