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mercoledì 30 marzo 2016

Hasbara for (Dummy) Gays, di Miguel Martines

Abbiamo già parlato della hasbarà, cioè le brillanti tecniche pubblicitarie con cui un gruppo di professionisti trasforma la cacciata, l’emarginazione e l’assoggettamento di un popolo in un simbolo di democrazia e di giustizia.
Nell’agosto del 2005, ad esempio, l’allegra compagnia di italiani che vedete sotto, composta da "un gruppo di élite con un notevole background giornalistico", ha potuto godere di otto giorni di viaggio a cura dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO) e del Keren Hayesod Italia, incontrando tra l’altro "i genitori di un soldato caduto" e visitando la radio militare.
Lo scopo? Fornire "informazioni e strumenti per occuparsi di questioni riguardanti lahasbarà in Italia".
hasbara sionismo
Come in ogni tecnica pubblicitaria, la hasbarà evita come la peste i lunghi, noiosi ragionamenti in stile Kelebek, e punta su immagini e racconti ad effetto, privi di qualunque contesto.
E ci riescono. Sentiamo ad esempio Paolo Mieli che sul potente Corriere della Sera scrive:
"Israele è l’unico Paese in tutto il Medio Oriente che non ha leggi contro la sodomia né prevede norme tipo ‘offese contro la religione’ o ‘condotta immorale’ usate di solito per perseguitare i gay, le lesbiche e le persone transessuali. […] Nessun altro Paese di quell’area (a parte Israele) accoglie i gay palestinesi che fuggono dalla persecuzione omofoba nei territori occupati.".
Alzi la mano, infatti, chi non ha sentito dire che i "gay palestinesi che rischiano la morte a casa loro trovano rifugio in Israele". E’ una di quelle cose che "si sa che è così". Per questo motivo, diversi militanti gay italiani hanno deciso di sostenere pubblicamente Israele.
Adesso alzi la mano chi è andato a investigare questa storia. Vedo in fondo alla sala una sola mano, quella del giornalista Stefano Bolognini.
Bolognini – una persona politicamente molto moderata – è andato a vedere da dove nasceva questa storia. E con grande fatica – visto che quasi nessuno gli rispondeva – ha scoperto alcune cose interessanti: invito tutti a leggere la sua inchiesta.
Non esiste la "pena di morte per gli omosessuali" nella zona sotto il parziale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, e i presunti omicidi di gay di cui di tanto in tanto si parla svaniscono nel nulla quando si cerca di documentarli. In base alla mia esperienza in Egitto, mi posso immaginare che sia considerato assolutamente tabù parlare di omosessualità, mentre la pratica omosessuale crea molto meno problemi che nelle tradizionali società cristiane o ebraiche.
La storia dei "palestinesi omosessuali accolti in Israele", invece, è una sorta di catena di Sant’Antonio che gira in rete e nei media; la fonte ultima sembra essere un articolo di Yossi Klein Halevi, pubblicato sul giornale statunitense di estrema destra New Republic. Piccolo particolare, Yossi Klein Halevi – come dice Bolognini – è autore di un libro dal titolo Memories of a Jewish Extremist.
Haneen Maikey, esponente di un’organizzazione omosessuale a Gerusalemme, spiega che in effetti qualche palestinese gay dei Territori immigrato in Israele c’è. Solo che si tratta di clandestini:
"Nessuno può dire esattamente quanti palestinesi gay siano fuggiti in Israele. La gente parla di circa 50 o 60 giovani. Di solito vivono in condizioni molto difficili, senza lavoro, non parlano ebraico e sono in Israele illegalmente. Poche Ong hanno cercato di sollevare il problema col ministro dell’interno ed hanno sempre ottenuto la stessa risposta. Lo stranissimo assunto dei ministri è che se il governo israeliano concedesse asilo ai gay palestinesi secondo la convenzione internazionale per i rifugiati, ciò aprirebbe la porta ad altri palestinesi, che pretenderebbero di appartenere alla comunità glbt per ottenere lo stesso status da Israele".
Altre fonti indicano che diversi di questi clandestini si arrangiano nella maniera più scontata. Bolognini tira conclusioni molto chiare su tutta la faccenda:
"Il che equivale a dire che l’Italia è una democrazia perché permette a centinaia di marocchini di vivere in clandestinità e di prostituirsi, sotto la costante minaccia di espulsione".

http://kelebeklerblog.com/2006/01/26/hasbara-for-dummy-gays/
 
 
 

mercoledì 15 agosto 2012

I ''rossobruni'' della DDR, di Miguel Martinez


In questi giorni, rovistando tra bancarelle di libri, ho scoperto l’esistenza di un partito politico, nella vecchia DDR, che mi ha fatto riflettere sulla diversità di quel mondo.
“Partito politico” ovviamente non va inteso nel senso delle democrazie occidentali: era il governo a decidere cosa volessero i partiti e non viceversa, e il 25% dei seggi in parlamento erano riservati al SED, il partito nato dalla fusione dei socialisti e dei comunisti; il 15% a testa ai democristiani e ai liberali, già attivi nella Germania orientale prima che nascesse la DDR.
L’autorizzazione di un partito era soprattutto un messaggio a determinate categorie sociali e culturali e un riconoscimento della loro dignità, purché seguissero ovviamente in tutto e per tutto la linea del governo. Autorizzare un “partito democristiano”, ad esempio, voleva dire, “puoi essere un cristiano e un buon cittadino della DDR”.
Ora, uno dei partiti, la National-Demokratische Partei Deutschlands (NDPD), era rivolto esplicitamente alla vasta categoria dei nazionalisti tedeschi, dei profughi dall’Est (il 20% della popolazione del nuovo Stato), degli ex-combattenti e in particolare degli ex-membri del partito nazionalsocialista.
Nel primo periodo dell’occupazione, i sovietici avevano arrestato decine di migliaia di ex-nazisti, rinchiudendoli nelle strutture di Buchenwald e di Sachsenhausen che gli stessi nazisti avevano preparato per altri.
Ma il 26 febbraio del 1948, le autorità sovietiche avevano dichiarato ufficialmenteterminata la “denazificazione” e chiusi tutti i procedimenti contro persone non colpevoli di concreti crimini di guerra o contro l’umanità.
Da Wikipedia – che cita come fonte un libro che non ho potuto leggere – scopro che Stalin avrebbe contemporaneamente dichiarato che bisognava “rimuovere la linea di separazione tra ex-nazisti e non nazisti”.
Il 22 marzo del 1948, i sovietici autorizzarono anche un quotidiano rivolto a questa area “nazionale” del pubblico – la National-Zeitung, che sarebbe uscito ogni giorno fino alla fine della DDR.
In uno dei suoi primi numeri, il nuovo quotidiano scrisse:
Mentre in altre parti della Germania si gioca ancora con pesante determinazione alla denazificazione, nella Zona Est gli occhi possono vedere più chiaro, oggi un semplice ‘Pg.’ [Parteigenosse, membro del partito nazionalsocialista] non deve più guardarsi attorno intimidito, sentendosi come un paria (National-Zeitung del 25.3.1948, p. 1).
Il 25 maggio del 1948, i sovietici autorizzarono l’NDPD, un “gruppo di tedeschi che amano la patria“: lo stesso SED dichiarò che lo scopo del nuovo partito era di evitare che queste persone “dalle idee politicamente confuse” finissero per votare per i democristiani o i liberali.
Durante tutto il periodo della DDR, l’NDPD – che alla fine degli anni Ottanta aveva oltre 100.000 membri – poteva contare su un numero prestabilito di 52 deputati in parlamento.
Il fondatore del NDPD fu un ex-comunista, ma il suo successore, rimasto a dirigere il partito fino alla fine, fu un ex-membro dell’NSDAP ed ex-ufficiale dell’esercito, catturato dai sovietici a Stalingrado e subito incorporato nella Nationalkomitee Freies Deutschland, che nei propri stendari adottava i vecchi colori, nero, bianco e rosso, della Germania imperiale, al posto del nero, rosso, oro della repubblica di Weimar.
Politicamente, l’NDPD non si distingueva dai comunisti, sostenendo come tutti i partiti legali l’esproprio dei latifondi, le collettivazioni e la fluttuante politica sociale ed economica del governo. E possiamo immaginare che i dirigenti del partito non fossero diversi da tutti quelli, insieme conformisti e opportunisti, dei paesi del blocco sovietico.
Ma l’NDPD ebbe un ruolo importante nella costruzione simbolica della DDR, ad esempio facendovi entrare la tremenda “Battaglia dei popoli” (Völkerschlacht), cioè la grande vittoria contro Napoleone nel 1813 a Lipsia (ve la ricordavate, centomila morti in tre giorni, molti di più che nella battaglia di Anzio?).
Il NDPD si sciolse rapidamente dopo la fine della DDR, finendo per fondersi addirittura con il partito liberale.
Sarebbe interessante confrontare questa storia con quella dei movimenti neofascistialtrove, soprattutto in Italia.
In entrambi i casi, abbiamo l’interferenza di una potenza occupante. Sovietici nella DDR, statunitensi da noi, entrambi interessanti al controllo di una parte potenzialmente irrequieta della popolazione. Recuperata nel primo caso a “sinistra”, nel secondo a “destra”.
Ma il rapporto simbolico è rovesciato: in Italia, la palese presenza a tanti livelli di ex-fascisti veniva vissuto come una sorta di sporco segreto, di “mancata epurazione”; gli ex-fascisti dovevano quindi essere smascherati se diventavano democristiani conservatori e relegati nell’MSI, mentre allo stesso tempo l’MSI doveva vivere in una sorta di ghetto politico e morale. A destra, ci si vendica ancora oggi rimescolando nel lontanissimo passato fascista di Ingrao, di Giorgio Bocca o di Dario Fo.
Invece, nella DDR… nel 1952, il governo lanciò una vasta campagna contro la sudditanza della Germania dell’Ovest alla NATO e alle potenze occidentali.
L’NDPD contribuì a questa campagna con un “appello alla generazione tedesca che era stata al fronte durante la seconda guerra mondiale“: i 119 firmatari dell’apello scrissero, accanto al proprio nome e cognome, anche il proprio rango nella Wehrmacht, nelle SS, nella Hitler Jugend e altre organizzazione dell’epoca.
Posso immaginare che la scelta di non stigmatizzare i “reduci” sia stata aiutata dal rigore marxista della dirigenza della DDR.
In Occidente è prevalso uno stranissimo atteggiamento verso i reduci, che mescola almeno tre elementi teoricamente inconciliabili: fantasie cristiane su “colpa” e “innocenza”, svolazzi di provenienza psicoanalitica e una visione quasi razzista dell’immutabile malvagità di intere categorie di persone.
Nell’Europa sotto influenza sovietica, invece, ci si chiedeva – magari in modo un po’ ottuso e meccanico – semplicemente quali fossero gli interessi di classe reali delle persone, senza preoccuparsi troppo delle loro idee e senza demonizzazioni personali. Purché ovviamente rigassero molto dritto.
Pescata in rete, la foto dei fondatori del NDPD di Hermsdorf, un quartiere di Berlino. Un notevole campionario di umanità novecentesca, che sa di militanza, duro lavoro, vestiti di seconda mano e macchine per cucire costruite ingegnosamente in casa.
Una birra il sabato sera, pochi libri, ma densi e sfogliati con grande determinazione.

lunedì 21 maggio 2012

Millenarismo, Terra Santa e nuova destra statunitense, di Miguel Martinez


"Sono diventato un profeta della fine dei tempi per poter spaventare i creduloni... dico a tutti che il mondo finirà nel 2000... il mio ragionamento decisivo è che 2000 è un numero grosso e tondo... GROSSO E TONDO!" "Ora piantala!"



La terra di Palestina è al centro non solo della politica internazionale, ma anche della più straordinaria costruzione mitica dei nostri tempi

«Un raggio mortale, i cui effetti sono così terrificanti che il governo americano non ne ha ancora ammesso l'utilizzo nelle proprie forze armate, deve [...] essere consegnato ad Israele. Questo accordo a sfondo tecnologico è stato firmato dal Presidente Bill Clinton e dall'allora Presidente dei Ministri Shimon Peres. Clinton contava sul sostegno degli elettori ebrei residenti in America al momento della sua rielezione, nel novembre scorso. L'arma laser è ritenuta 'troppo inumana' da alcuni militari statunitensi e momentaneamente non deve essere ceduta alle forze militari statunitensi [...]. Essa può [...] essere utilizzata per mettere fuori combattimento truppe di migliaia di persone, accecandole irreversibilmente in pochi secondi. Gli strateghi del Pentagono sostengono che il terrore provocato dal possibile uso di questo raggio mobile silenzioso che nell'uomo ha di regola l'effetto di dissolvere i bulbi oculari, potrebbe scatenare il panico nelle truppe nemiche, costringendole a capitolare». 

Questo brano si trova citato su una rivista fondamentalista evangelicaMidnight Call / Chiamata di Mezzanotte(1) nell'edizione italiana : la rivista, su carta patinata e ben illustrata, esce anche in inglese, italiano, tedesco, olandese, francese, portoghese, spagnolo, ungherese, bengali e coreano. L'opera missionaria ha diffuso "centinaia di milioni" di pubblicazioni in tutto il mondo, in particolare nell'Est europeo. La missione trasmette i suoi programmi via radio, con antenne anche in Armenia sul Monte Ararat. Nel mondo ispanofono, essa trasmette ogni mese circa 1900 programmi tramite più di 120 ripetitori "dalla Terra del Fuoco fino agli Stati Uniti e alla Spagna".
Perché questa rivista si interessa alle più recenti armi in uso all'esercito israeliano? Non è certamente per criticare Israele: come affermava il defunto fondatore della "missione", l'unica cosa importante è che 2l'America aiuti Israele in maniera incondizionata". (2)
La rivista commenta la notizia dell'arma troppo "inumana"così: «Ci si può immaginare con grande facilità che quest'arma sarà utilizzata alla fine dei giorni, quando Israele sarà minacciato di distruzione da tutte le nazioni».
La conferma proviene da Zaccaria 14,12: «Questo sarà il flagello con cui il Signore colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, i loro occhi si scioglieranno nelle orbite, la loro lingua si consumerà nella loro bocca». 

IL CRISTIANO-SIONISMO
Un aspetto poco noto del conflitto israelo-palestinese è il massiccio coinvolgimento del movimento cristiano fondamentalista, statunitense o di derivazione statunitense (questo fenomeno è noto in italiano sotto vari nomi: cristiano-sionismo, cristianosionismo, sionismo cristiano). Un coinvolgimento che si è intensificato con la crescente politicizzazione della "destra religiosa" a partire dagli anni '70, ma che risale a molti decenni fa: «[la creazione di Israele] semplicemente non avrebbe avuto luogo senza il sostegno e gli incessanti sforzi dei Cristiano-sionisti durante l'ultimo secolo e questo. È stato questo sodalizio che ha reso possibile lo Stato di Israele e una Gerusalemme unificata.»(3)
Benyamin Netanyahu, allora capo dell'opposizione, si rivolse con queste parole a una platea di cristiani a Gerusalemme nel 1995. 
L'impegno dei cosiddetti "cristianosionisti", che raccolgono circa cinquanta milioni di simpatizzanti all'interno dell'unica potenza rimasta attualmente sulla terra, assume molte forme, dalla pressione sistematica sui candidati nelle elezioni affinché si schierino incondizionatamente a favore di Israele, al servizio volontario nell'esercito israeliano in mansioni umili per liberare soldati per il combattimento; dai gemellaggi tra chiese statunitensi e le colonie militanti impiantate da ebrei fondamentalisti e non nei Territori Occupati, a trasmissioni radiotelevisive in cui si invita non solamente alla conversione, ma all'accettazione di Israele nelle "sue frontiere stabilite da Dio", un concetto piuttosto ampio. (4) 
Troviamo così (ma si potrebbero citare molti altri esempi) in un libro cristiano-sionista una menzione favorevole dell'opera del rabbino Israel Ariel, fondatore dell' "Istituto del Tempio" a Gerusalemme (l'Istituto prepara la "ricostruzione" del Tempio e il rinnovo degli antichi sacrifici animali) e autore di un Atlas of the Land of Israelits Boundaries According to the Sources ("Atlante di Israele; le sue frontiere secondo le fonti"): «Un'opera progettata in quattro volumi, che sostiene che le frontiere originarie della terra promessa ad Abramo si estendono da ovest ad est da un punto nei pressi attuale canale di Suez fino al Golfo Persico, e da nord a sud dal nord della Siria lungo il fiume Eufrate fino a una linea di frontiera che va da Eilat sul Mar Rosso fino al confine con la Persia. Entro queste frontiere ricadono oggi i paesi dell'Egitto, della Giordania, della Siria e porzioni dell'Iraq e dell'Arabia Saudita. Secondo Ariel, quando il Tempio sarà ricostruito e tutti coloro che si trovano fuori dalla terra di Israele faranno ritorno, queste terre forniranno lo spazio necessario per l'aumentata popolazione.»(5) 

MOON, WACO E LA POLITICA 
La New Right statunitense ha le sue origini più immediate in una serie di riunioni tra Richard De Vos(fondatore del sistema di vendite piramidali Amway), gli esperti politologi Paul Weyrich e Richard Viguerie e il magnate delle assicurazioni Arthur De Moss con esponenti religiosi come Bill Bright (presidente dell'attivissima Campus Crusade for Christ), Jerry Falwell e il famoso "reverendo" Sun Myung Moon. (6)
Sarebbe ingenuo pensare che il movimento sia nato "a tavolino": possiamo parlare piuttosto di abili organizzatori che hanno saputo dotare di mezzi di espressione e di azione una grande realtà potenziale.
Ma i motivi anche concreti per cui la New Right coincide largamente con il cristiano-sionismo non devono essere trascurati. Le funzioni politiche dell'alleanza con Israele sono infatti evidenti: si doveva creare un sostegno di massa alla congiunzione tra gli obiettivi dello Stato di Israele e le esigenze dell'apparato militare e produttivo statunitense; su un piano prettamente elettorale, il cristiano-sionismo permetteva di neutralizzare il liberalismo della comunità ebraica; infine, l'appoggio allo "Stato ebraico" permetteva di spendere a destra ciò che in molti paesi è un capitale ritenuto di "sinistra": quello dello sho'ah. 
Allo stesso tempo però il cristianosionismo fa leva su fattori profondi della cultura statunitense, tra cui la storica autoidentificazione come "popolo eletto": "La 'natura selvaggia' sostituiva il deserto nell'identificazione dei Pellegrini con le peripezie degli ebrei verso la 'terra promessa'[...]. 
Era l'inizio dell'olocausto degli indiani d'America, che vennero sistematicamente sterminati dai Puritani, i quali si ritenevano il nuovo popolo d'Israele ed erano quindi legittimati a distruggere i nuovi Cananei che attaccavano la nuova terra promessa". (7) 
Ma questa identificazione è stata resa possibile anche dall'assenza di una propria credibile tradizione storica: nella cultura americana, la storia mitica non può che coincidere con quella biblica, come dimostra la diffusione della "sindrome di Gerusalemme" nel mondo evangelico: (8) la sindrome di Gerusalemme è quel peculiare fenomeno delirante che ha colpito diverse migliaia di visitatori alla Città santa negli ultimi decenni, curati in un apposito reparto dell'ospedale cittadino. 
Nel 1983 ne fu colpito Vernon Howell, un chitarrista ventiquattrenne del Texas, forse predisposto dalle sue esperienze con l'LSD. Howell era membro di una piccola setta il cui fondatore era tornato a sua volta da un viaggio in Israele nel 1959, dichiarandosi il "segno" che avrebbe inaugurato l'Apocalisse. I membri credevano che al momento decisivo sarebbero stati rapiti da una mano celeste e portati in Israele. Anche Howell ebbe una "esperienza" in Israele che lo avrebbe portato, alcuni anni dopo, a prendere il controllo della setta, dandole come simbolo la bandiera dello Stato di Israele, e a proclamarsi "David Koresh", (9) il Messia ritornato. Un Messia con il monopolio delle donne del movimento, bambine comprese, e dotato di un arsenale di armi da guerra. Il maldestro tentativo dell'FBI di perquisire la sua fattoria a Waco risultò nella più grande e disastrosa operazione militare sul suolo americano dopo Custer, con oltre 80 morti (10). 

LA TEOLOGIA NUCLEARE 
Il dato politico e quello immaginario si razionalizzano poi tramite il dato teologico dell'imminenza della battaglia di Armageddon. Come dice il predicatore Jerry Falwell, »ad Armageddon ci saranno circa quattrocento milioni di uomini che faranno corona all'olocausto finale dell'umanità! Proprio per questo non dobbiamo mai dimenticare com'è bello essere cristiani! Noi abbiamo un futuro meraviglioso davanti a noi».(11)
Il segno teologico che scatenerà gli avvenimenti ultimi sarà il ritorno degli ebrei nella loro terra, secondo un'interpretazione particolare di diversi brani tratti sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento. (12)
Non si tratta del millenarismo classico, pauperistico o mistico delle tradizioni europee; bensì di un momento in cui si scatena in maniera spettacolare e anche cinematografica la violenza del Giudizio, istituendo un "Regno congiunto" di cristiani rinati ed ebrei sulla terra; un "Regno" in cui le complesse contraddizioni della vita reale saranno risolte dai regnanti con "verghe di ferro". 
»Messia regnerà dal trono ristabilito di Davide a Gerusalemme. Risorto, Re Davide sarà coreggente assieme a Cristo. Israele occuperà una posizione di gloria e dominio [rulership] sulle nazioni del mondo. I cristiani rinati si riuniranno a Messia e ai dirigenti di Israele nell'amministrare il regno di Dio sulla terra. Siamo in marcia verso Sion!».(13)
Nel brano citato all'inizio di questo articolo, tratto da Chiamata di Mezzanotte, vediamo i diversi elementi all'opera. Il punto di partenza è una lettura politica della cronaca, o meglio di una notizia spettacolare, e non poteva essere diversamente in una società altamente mediatizzata. Probabilmente il lettore cattolico si sarebbe aspettato un'interpretazione in senso pacifista dei pericoli costituiti da nuove armi. Invece gli autori dell'articolo trovano in questo dato un elemento esaltante, come lo trova anche il predicatore neozelandese Ramon Bennett: «Israele probabilmente utilizzerà le proprie risorse nucleari come ultimo ricorso. È risaputo che Israele possiede centinaia di missili con testate atomiche e uno dei più grandi arsenali del mondo. I suoi nemici saranno abbattuti nella piena furia di una delle armi più terribili note all'uomo. Sono passati i tempi in cui l'uomo rispettava la rettitudine, la verità e la giustizia. Oggi essi [sic]rispettano la ricchezza, il potere e la forza militare».(14)
«Le forze che odiano gli ebrei senza rendersene conto stanno preparando lo scenario per le grandi guerre bibliche dei futuro, in cui gli eserciti di molte nazioni saranno presi nel vortice di un inferno nucleare che li consumerà».
Un brano che conclude con l'affermazione: «Look up! Rejoice! Redemption draws near!» (Alza gli occhi! Gioisci! La redenzione si avvicina!).
Le armi laser vengono associate a un brano biblico; in questo caso (Zaccaria 14,12) un brano preso assolutamente fuori contesto, se è vero -come sostiene il biblista Paolo Sacchi - che si riferisce agli scontri tra gli esuli tornati a Gerusalemme da Babilonia e gli ebrei rimasti sul posto. Ma poco importa, perché la conclusione rimane predeterminata e associa da una parte lo spettacolo apocalittico alla drammatizzazione di un obbligo politico a cui è vincolata la salvezza. 
Chi invece si mette dall'altra parte, cioè contro Israele, chi ha denunciato, perseguitato e accusato gli Ebrei, ha rifiutato aiuto al popolo di Dio, verrà escluso dal regno di Dio e condotto al castigo eterno. (15)
E' curioso notare come il cristianosionismo riutilizza in chiave solo apparentemente nuova il tradizionale razzismo della destra americana, che non va letto come fenomeno statico, ma come storica incorporazione di vecchie minoranze a spese di quelle nuove: il nucleo anglosassone ha così assorbito prima le altre immigrazioni protestanti, poi quelle cattoliche, mentre a partire dalla Seconda Guerra Mondiale ha accolto anche quella ebraica, creando però ogni volta nuovi nemici. 
Come afferma il predicatore David Allen Lewis, «Se il sionismo è razzismo, allora Dio è razzista perché Egli è l'autore del sionismo».(16)
In un'affascinante sovrapposizione di mitemi politici, biblici e razziali, Ramon Bennett (uno dei pochi cristiani ad aver potuto ottenere la cittadinanza israeliana) associa i biblici nephilim agli arabi: «I nephilim erano infatti i sottoprodotti fisici dell'unione tra carne e spirito. E come una prova che gli spiriti di questi esseri continuano a vivere sulla terra, vorrei dire che io, personalmente, conosco un arabo musulmano che è nato con sei dita su ciascuna mano. Anche suo figlio è nato con sei dita, e così suo padre e i padri di suo padre prima di lui. Ora considerate quanto segue: "Ci fu di nuovo guerra a Gath, dove c'era un uomo di alta statura, che aveva sei dita su ciascuna mano e sei dita su ciascun piede, ventiquattro di numero; ed anche egli era figlio di un gigante (2 Samuele 21,20)".
Si, il conflitto è spirituale, e gli spiriti che si oppongono sono potenti e malvagi.» [17]
Simili affermazioni non coinvolgono l'intero mondo evangelico. Nella "esperienza" della rinascita in Gesù la teologia razionale assume una posizione del tutto secondaria. All'interno di chiese che pure si riconoscono reciprocamente, troviamo posizioni estremamente diversificate, che vanno dal millenarismo filosionista all'amillenarismo apolitico; (18) ma anche il postmillenarismo, che sostiene la necessità di costruire il Regno in terra attraverso la militanza e quindi dà scarsa importanza ai brani profetici della Bibbia. 
E se esiste un continuum che va dagli "apocalittici" di Waco a predicatori amici del Presidente degli Stati Uniti, non si può parlare, almeno nella maggioranza dei casi, di veri e propri fenomeni "settari" nel senso di gruppi totalitari. 
Ma come in ogni religione, l'associazione tra obiettivi politici e valori assoluti implica facilmente il rischio del passaggio da una ricerca del divino alla violenza politica, o almeno al sostegno alla violenza politica altrui, in questo caso una violenza delegata alla potenza militare di uno Stato mediorientale (19). Uno Stato paradossalmente spesso più moderato di quanto vorrebbero i suoi sostenitori. Infatti, Chiamata di Mezzanotte commenta così l'assassinio di Rabin: «Ha fatto e dato moltissimo per il suo Paese, specialmente come soldato [ ... ]. Quali grandi vittorie gli furono donate da Dio! Rabin conquistò molte terre che Dio aveva promesso al suo popolo. I nemici tremavano dinanzi all'esercito israeliano comandato da Yitzhak Rabin! 
Ma cosa fece Rabin [ ... ] in questi ultimi anni? Iniziò con lo stipulare un compromesso col nemico [ ... ]. Non avviene forse lo stesso con molti Cristiani: iniziano la vita con tutte le vittorie nella fede di Gesù [ ...]. Ma improvvisamente questi fratelli e queste sorelle non conseguono più nessuna vittoria. Lo si vede dai loro volti: non riescono più a sorridere, proprio come successe a Rabin in questi ultimi anni [ ... ]. Perciò torna ora al Signore [ ... ] fintanto che sei ancora in tempo (non aspettare troppo se non vuoi ripetere l'errore di Rabin)».(20) 


Miguel Martinez  

Questo articolo è uscito per la prima volta su "Movimenti Religiosi Alternativi" N. 29. Sullo stesso tema si vedano gli articoli:
Armageddon: L’impero americano e l'immaginario del dominio universale

Gli architetti dell'Apocalisse Rinascerà il Tempio di Gerusalemme?

Aspettando la giovenca rossa sulla via di Armageddon. L’epifania dell’immaginario cristiano-sionista

La trappola del sionismo cristiano 
 




NOTE: 
(1) Marzo 1997 p. 14 ss. Abbiamo modificato leggermente la troppo letterale traduzione dall'inglese che compare sulla rivista. 
(2) Wim Malgo, Bibical Counselling, cit. in Midnight Call, dic. 1993, p.29. 
(3) "Israel's Leaders Address Christian Zionists", in Christians 1996, p. v. 
(4) Simili messaggi vengono propagandati come "verità cristiane" dalle radio e TV evangeliche in tutto il Vicino 0riente, con conseguenze prevedibili per le storiche minoranze cristiane. 
(5) Ice e Price, pp. 105-106. 
(6) Vedere l'eccellente studio di Sara Diamond, Spiritual Warfare: the Politics of the Christian Right, South End Press, Boston, 1989. 
(7) Gobbi 1993, p. 202. Ovviamente è possibile una lettura esclusiva di questa elezione: è il caso dei British Israelites, che almeno nelle loro frange più estreme sono antiebraici perché credono che i popoli anglosassoni siano gli unici "veri israeliti". Attualmente però gli unici movimenti a sfondo British Israelite che abbiano la minima rilevanza (le due Chiese di Dio di Armstrong padre e figlio) sono schierati a favore di Israele. 
(8) Il più noto tentativo di creare una mitologia nazionale, quello dei mormoni, lo fa portando gli antichi israeliti in America: fuori dai circoli dei nativi americani, peraltro influenzati dalla New Age, è inimmaginabile una mitologia nazionale che prescinda dall'Antico Testamento. 
(9) Koresh, il re Ciro, è per i cristiano-sionisti la figura del Gentile che aiuta gli ebrei a far ritorno in Palestina. 
(10) Vedere Leppard 1993, in particolare pp. 57, 58 e 61. 
(11) Old-Time Gospel Hour del 2.12. 84, TV Lynchburg, Virginia, citato in Giammanco 1990 p.93. 
(12) Un'interpretazione oggettiva delle profezie di Daniele, almeno nella versione massoretica (il testo dei LXX dà altre cifre), conduce a calcolare la fine del mondo o verso il 240 d.C. o verso il 286 d.C. (la cronologia è contraddittoria; vedere Soggin 1987, pp. 183-4). Per attualizzare questa cronologia, i millenaristi evangelici introducono il concetto arbitrario dell’orologio che si ferma" con la morte di Gesù e riprende a battere i suoi ultimi sette anni "tra poco" se non "adesso": un "adesso" che quindi si sposta continuamente in avanti. 
(13) Lewis 1994 p. 150. 
(14) Questa e la citazione successiva: Bennett 1995, pp.279 e 294. 
(15) Chiamata di mezzanotte, maggio 1995, p.20. Si noti come ogni critica a Israele (e la "critica" comprende persino il dubbio che le frontiere di questo Stato debbano includere l'Iraq) venga associata alle persecuzioni degli ebrei e implicitamente alla sho'ah. 
(16) Lewis 1994 p. 151. 
(17) Bennett 1995 p.270. 
(18) Il movimento millenarista più noto oggi in Italia è quello dei Testimoni di Geova, il cui fondatore, Charles T. Russel, èstato un ardente sionista, ma che oggi si astiene da ogni opinione politica a proposito dei problemi mediorientali. Sulla rimozione del sionismo di Russel, si veda in lingua italiana il testo di Aveta e Pollina. 
(19) Per non parlare di un'ingenua complicità, per cui possiamo trovare in ogni libreria evangelica testi razzisti simili quello di Bennett. 
(20) «In retrospettiva: l'assasino del premier Yitzhak Rabin», Chiamata di mezzanotte, gennaio 1996, p. 8. Altrove (Chiamata di mezzanotte, gennaio 1996, p. 9, articolo a firma di C. M(algo)) la stessa rivista sostiene che «è proprio per mezzo di questo assassinio ch'Egli adempie alla sua parola profetica». 



BIBLIOGRAFIA
AVETA, POLLINA Aveta Achille e Pollina Sergio, I Testimoni di Geova e la politica: martiri o opportunisti? Ed. Delioniane, Roma. 
BENNETT 1995 Bennett, Ramon, Philistine: The Great Deception, Arm of Salvation, Jerusalern 1995. 
CHRISTIANS 1996 AA. VV., Christians and Israel: Essays on Biblical Zionism and on Islamic Fundamentalísin, International Chrìstian Embassy, Jerusaleni 1996. 
GIAMMANCO 1990 Giammanco, Roberto, L'ímmaginario al potere: religione, media e politica nell'America reaganiana. Antonio Pellicani Ed., Roma 1990. 
GOBBI 1993 Gobbi, Romolo, Figli dell'Apocalisse: storia di un mito dalle origini ai nostri giorni, Rizzoli, Milano 1993. 
ICE, PRICE 1992 Ice, Thornas e Price, Randall, Ready to Rebuild, Harvest House Publishers, Eugene, OR, USA 1992. 
LEPPARD 1993 Leppard, David, Fire and Blood, The True Story of David Koresh and the Waco Síege, Fourth Estate Limited, London 1993. 
LEWIS 1994 Lewis, David Allen, Can Israel Survive in a Hostile World?, New Leaf Press, Green Forest, AR, USA 1994. 
SOGGIN 1987 Soggin, J. Alberto, Introduzione all'Antico Testamento, Paideia, Brescia, 1987 1987 (la 1° edizione 1968).  

http://www.kelebekler.com/christianzionism-it.htm

giovedì 17 maggio 2012

La proposta del Ministero degli Interni e di Forza Nuova per l’immigrazione, di Miguel Martinez


Il Ministro degli Interni, la signora Anna Maria Cancellieriha dichiarato:
“ROMA – Chiuse le frontiere agli immigrati, in Italia c’è crisi. I disoccupati sono troppi. E il lavoro scarseggia. Lo ha deciso ieri il ministro dell’Interno. “Stiamo valutando con il ministro del Lavoro se aprire un nuovo decreto flussi – ha dichiarato Anna Maria Cancellieri ma la situazione economica è drammatica. Non abbiamo molta offerta di occupazione”. Gli immigrati che ci sono nel Paese, in sostanza, sono più che sufficienti per assorbire l’offerta di lavoro. Diverso il discorso sugli stagionali: “Per loro – ha precisato il titolare del Viminale – abbiamo fatto il decreto perché siamo sicuri che il mercato li assorbirà”.
[...] L’obiettivo di Palazzo Chigi è risolvere il problema dell’immigrazione clandestina entro la fine dell’anno: “O i migranti diventeranno indipendenti – è l’aut aut della Cancellieri – o saranno rimpatriati“. “
Ecco cosa propone invece Forza Nuova a proposito dell’immigrazione:
“Proponiamo il blocco dei flussi migratori regolari; il potenziamento dei controlli sui confini attraverso l’esercito; l’abolizione del trattato di Schengen;espulsioni reali e coattive dei clandestini”.
A parte il riferimento al trattato di Schengen, il concetto è praticamente identico.
La differenza sta, uno, nel fatto che i forzanovisti sono quattro ragazzotti da stadio e la signora Cancellieri è ministro; e poi nella retorica che accompagna le proposte.
Forza Nuova premette infatti che:
“Africani, mediorientali, cinesi aldilà di rendersi protagonisti di frequenti azioni illegali, sono portatori di culture e religioni assolutamente incompatibili con quella italiana e cristiana.”
Ora, le azioni illegali, la cultura e la religione sono cose che interessano la gente comune. E la signora Anna Maria Cancellieri non solo non fa parte della gente comune, ma soprattutto non ha bisogno dei loro voti, visto che è stata nominata direttamente dalle banche.
Mentre Forza Nuova non ha la minima speranza di cambiare alcunché del mondo reale, ma una decina di nuovi adepti potrà reclutarli solo tra la gente comune.
Il grande meccanismo in cui siamo inseriti ha due livelli.
Il livello ludico, accanto al calcio, comprende la politica, cioè simboli, insulti, sfilate, tenzoni tra polenta e cuscus, riferimenti ellittici alla Seconda guerra mondiale, denunce scandalizzate di furtarelli e bagascerie da parte dei parlamentari, e amenità simili.
Segna un punto chi dimostra di avere le palle di usare parole forti; ma ogni parola forte fa segnare un punto-vittima all’avversario, permettendo così al gioco di durare all’infinito.
Il livello serio invece va sotto il nome generico di Economia, che è la cosa più politica che ci sia, perché copre praticamente tutto – politica internazionale, se avrò da mangiare domani, se esisterà la scuola, se devo diventare un profugo economico in Antartide, se il mio quartiere sarà trasformato in un unico parcheggio domani mattina; insomma tutte quelle cose di cui per comune consenso non è permesso dire nulla.
Forza Nuova opera esclusivamente nel campo simbolico, visto che i fatti non è certo in grado di realizzarli. Le sue proposte esaltano gli animi sia di chi le fa, sia di chi le contesta.
La signora Cancellieri semplicemente cambia il campo in cui la stessa proposta viene presentata: non si tratta più di “cultura e religione”, ma di Leggi dell’Economia, che sono per definizione incontestabili e al di fuori della portata umana. There Is No Alternative!
E infatti, non ho ancora sentito nessuno scandalizzarsi per le sue parole.
La seconda constatazione è che la questione delle migrazioni non dipende dall’ideologia del Buonismo Terzomondista, e nemmeno dall’ideologia del Razzismo Identitario.
Dipende tutta dalla più spietata delle ideologie mai partorite da mente umana: quella dell’Economia Politica.

giovedì 10 maggio 2012

American Revolution, di Miguel Martinez


Oh, when the saints go marching in
Oh, when the saints go marching in
Lord, how I want to be in that number
When the saints go marching in
Quando parlo degli Stati Uniti, ho la sensazione di non capirmi, né con gli ammiratori né con i detrattori. E’ come se entrambi vedessero solo il film, l’Immagine America, senza riuscire mai a guardare dietro e dentro.
L’altro giorno, abbiamo riportato uno scritto di Ted Kaczynski.
Quelli che seguono sono solo pensieri un po’ confusi, espressi a ruota libera, sullo spirito americano. Non prendeteli alla lettera, e soprattutto non chiedetemi di definire il concetto di “spirito”. Mica stiamo dicendo che noi americani siamo fatti in modo diverso, solo che ci sono degli echi, delle storie, dei modi di vedere che non si capiscono sempre in Italia.
Ted Kaczynski era un giovane e geniale professore di matematica presso l’università di Berkeley, che un giorno diede le dimissioni e andò a vivere da solo tra i boschi del Montana, in una capanna senza elettricità o acqua corrente; da cui condusse una personalissima lotta armata, durata diciassette anni, contro le grandi corporation e contro i tecnici del dominio. E continua oggi, come può, mentre sconta l’ergastolo.
Kaczynski, immagino, veniva da una famiglia cattolica. Eppure trovo molto protestante il bisogno di rinascere a se stessi, e di tradurre ogni idea in azione: l’americano non cambia idea, cambia vita, come Malcolm X o John Brown, “the avenging angel of the Lord“.
Per la maggior parte degli statunitensi, ovviamente, Ted Kaczynski – se se lo ricordano – è semplicemente il mostro raffigurato in televisione: “Unabomber” nel linguaggio immaginifico-tecnocratico dell’FBI.
Però una minoranza soprendentemente ampia di statunitensi capirebbe perfettamente la sua scelta, anche se non hanno affatto la sua profondità intellettuale o chiarezza di visione.
Loren Goldner ha scritto alcuni anni fa un curioso saggio, in cui analizzava la profonda differenza che esiste tra il radicalism americano e i suoi presunti equivalenti europei.
Mi sono accorto che il ruolo della tradizione europea rivoluzionaria, dalla Francia alla Germania alla Russia, era stato in realtà di rendere l’Europa più e non meno capitalista, e allora è diventato evidente perché tale tradizione abbia avuto così poco impatto su una società totalmente capitalista come quella americana. Mi sembrò anche chiaro che la tradizione autoctona radicale americana, che aveva le sue origini nelle correnti religiose radicali che avevano ‘perso’ all’alba stessa del capitalismo, e il loro incontro con popoli non occidentali – indiani e africani – che formarono la prima cultura americana quanto i bianchi, poteva forse contribuire qualcosa all’attuale e ancora irrisolta crisi della sinistra rivoluzionaria internazionale, qualcosa in realtà di ancora più radicale di qualunque cosa l’Europa moderna abbia conosciuto”.
La tesi è ardita, ma c’è del vero: mentre la sinistra europea si è battuta furiosamente per eliminare i residui di mondi precapitalistici (la mitica Reazione), il radicalismo americano (distinto dal progressismo liberal urbano) è stato sempre anticapitalista, antistatale e antiprogressista. E anche religioso, persino in laici come Ted Kaczynski.
In questo contesto, i confini sono molto meno netti che in Europa. Qui, le comunità si formano guardando al passato: siamo qualcosa, perché siamo figli di qualcuno – di una famiglia operaia o borghese, fascista, cattolica, comunista; e conserviamo con accanimento tali identità anche quando non corrispondono più a nulla.
Gli americani sono uniti, invece, dai fatti, innanzitutto: le grandi scelte sono figlie dell‘esperienza diretta. Nel movimento per la pace in Italia, sono tutti preti e politici; nel movimento per la pace negli Stati Uniti, le figure principali sono spesso veterani, madri di soldati morti, persino gente che ha fatto parte dei corpi speciali.
Poi gli americani sono uniti da fantasie opposte e parallele sul futuro. Il Libro dell’Apocalisse parla sia della Gerusalemme Celeste che della Catastrofe. Tutto dipende dove si pone l’accento; ma se a unirci è il futuro e non il passato, la domanda cruciale non è, da dove vieni, ma dove stai andando?
La fantasia neocon, esattamente come quella liberal che incanta gli italiani, si nutre della parte speranzosa del racconto: gli infiniti sviluppi dell’American Dream, da quando Sir Edwin Sandys, nel primo Seicento, mandava i suoi agenti a suonare i tamburi nei villaggi inglesi e cantare ballate sul Nuovo Mondo, per raccogliere volontari per lavorare nelle piantagioni di tabacco della Virginia (nei primi undici anni, ne morirono i due terzi).
Ora, l’Apocalisse è un racconto immenso, che riguarda tutta la creazione. Lasciamo perdere il contesto storico e tutto il resto, immaginiamoci l’Apocalisse che viene raccontata e sognata in una piccola chiesa frequentata da contadini e montanari scozzesi, oppure da discendenti di schiavi neri; ma anche la maniera in cui pensano apocalitticamente persone che si  ritengono non religiose.
L’Apocalisse ci racconta di un Dominio, che si afferma su tutti gli esseri umani attraverso laseduzione e l’inganno: l’Anticristo, ricordiamo, non è affatto un semplice cattivo, è l’affascinatore la cui potenza dipende proprio dal fatto che imita quella di Cristo.
L’Anticristo è una figura su cui ognuno può proiettare ciò che vuole: molti americani vi vedono il governo, il diritto, i media, la televisione, il sistema carcerario, la scuola, la censura, la pubblicità, la guerra, la polizia, l’esercito, la finanza e le infinite forme che assumono la sorveglianza e il controllo.
E guardate che non è poco, perché stiamo parlando dell’intera base di ciò che chiamano civiltà: gli americani pensano in grande.
Raccoglietevi attorno e vi dirò come si fa
Come fanno a trasformare tutti in idioti 
Prendete una popolazione umana, con la sua fame e il suo dolore
E le debolezze che ancora e ancora la rende zoppa
Inventa una splendida festa dove si possono vincere i sogni 
E con luci forti e scintillanti, passa il loro disagio
Con sesso e soldi e tutto gratis
Fatene intravedere qualcosa ogni notte in  TV.
Guarda le mani sporche che hanno lavorato per voi 
Che si stendono per una bricioa da masticare 
Date loro un’auto e un video e un po’ di più
E continuate a prometere che potrebbero avere tutto
Coro: Tutte menzogne, tutte menzogne, tutti trucchi, tutti trucchi 
Per ogni vincitore c’è un perdente nel sogno occidentale”
(New Model Army, Western Dream)
Con l’Anticristo, non c’è mediazione che tenga e quindi non ci può essere politica.
Ci si deve liberare dal Dominio, nella propria mente e nel proprio corpo: il rigetto che tanti americani provano verso le perquisizioni corporali, la richiesta di documenti da parte della polizia o persino i codici a barre sui prodotti è incomprensibile, se non si capisce questo. Un sito che in Italia non potrebbe esistere, ma certamente non sarebbe definito di sinistra,definisce la polizia “membri di una gang oppressiva di criminali organizzati con un monopolio e divise”.
Garanzia della libertà, contro tutte le polizie del mondo, è quell’estensione del proprio corpo, che è il fucile, libertà incarnata.
Come vanta un ironicamente autoproclamato estremista:
“Il possesso di armi da fuoco è un passatempo americano molto diffuso, che cresce mese per mese. Ma c’è un malinteso, secondo cui si tratterebbe della nostra “eredità di cacciatori” o per difenderci dalla criminalità locale. Per niente. Non è per questo che l’estremista accumula un arsenale (un arsenale viene definito come i fucili che hai in casa quando passano a fare i controlli). Possiede fucili da far paura perdifendersi contro un governo canaglia e l’insorgere di una dinamica totalitaria. Strano, vero…”
Il Dominio porta in sé la Catastrofe, che distruggerà tutto il creato, almeno così come noi lo conosciamo. Una sorta di Catastrofe unificata, pestilenze, sangue, guerre, miseria, incendi, i segni premonitori basta poco per trovarli. E se spesso esagerano, non si può dire nemmeno che abbiano tutti i torti.
La Catastrofe implica la necessità della sopravvivenza – la Survival, cui si dedicano da decenni interi eserciti di statunitensi (qualche anno fa, circa 50.000 statunitensi militavano in qualche armatissima Militia), sotto le forme più diverse.
L’intenzione deliberata di uscire dalla grid, la griglia, il grande dispositivo, è forse comune anche a certi ecologisti e anarchici nostrani, ma ci sono elementi tipicamente americani.
Il concetto di Survival è infatti parente sia del dovere di ogni imprenditore di cavarsela da solo o morire; ma anche dell’autosufficienza millenaria dei contadini: ricordiamo che fino alla Seconda guerra mondiale, circa metà della popolazione degli Stati Uniti lavorava la terra in piccole proprietà.
Ambiguamente, la stessa urgenza della sopravvivenza ispira anche la retorica del governo, sempre alla ricerca di nemici e catastrofi per affermare il proprio controllo. E la Catastrofe può essere tanto l’invasione sovietica, l’attacco alieno, l’islamizzazione; quanto il crollo ecologico, le guerre imperialiste, il razzismo.
O anche qualche combinazione di tutto ciò: mi auguro per la loro salute mentale, che i paranoici italiani che si dedicano alla Caccia ai Rossobruni non imparino mai a leggere l’inglese (ma non c’è pericolo).
La violenza, nella società più armata del mondo, che conduce guerre in ogni continente, dove nessuno è fuori dall’immenso dispositivo militare, che applica la pena di morte per iniezione letale come tramite i droni, assume un valore diverso dall’Europa. Vi ricordate lo slogan, “anche se la mamma ti ha detto il contrario, la violenza risolve davvero i problemi“?
Questo significa che nel paese del più terrificante conformismo, l’idea di una rivoluzione armata sia ritenuta normale e auspicabile da un numero incredibilmente alto di persone; e anzi è quasi un artifizio retorico, adottato persino da conservatori che vogliono opporsi a un improbabile sequestro delle armi private.
Infatti, quale rivoluzione sia, dipende dall’interazione di almeno tre fattori.
Primo, la capacità del dispositivo mediatico di inventare nemici contro cui armarsi – parlo sia delle grandi mistificazioni, come quella anticomunista in passato o quella islamofoba oggi, sia delle piccole manipolazioni partigiane, tra cui spicca in questo periodo una folle demonizzazione di Barack Obama. [1] In fondo, è lo stesso Governo nemico che manda la polizia a sequestrare le case di chi ha perso lavoro e arruola gli eserciti, anche che multa gli imprenditori che inquinano o offre un residuo di scuola pubblica.
Secondo, il peso di odi razziali latenti, che in ogni momento possono essere risvegliati e manipolati. Il discorso apocalittico procede in parallelo tra bianchi e neri, certo.
Ma è facile dimenticare che negli Stati Uniti, i poveri, i proletari, la carne da cannone degli eserciti e degli usurai, i precari a vita, i discendenti – tra l’altro – delle migliaia di bambini che venivano “raccolti” nelle strade di Londra e imbarcate sulle navi, sono ancora inmaggioranza bianchi (sono circa sessanta milioni) di origine inglese, scozzese e ulsteriana. Sono i primi ad armarsi, i primi a invocare la libertà, ma anche i primi a covare risentimenti furiosi contro  neri e ispanici. D’altra parte, il sistema campa da sempre con questo trucco.
Terzo, la capacità di persone lucide di far capire il vero senso della catastrofe presente. Purtroppo, l’astrazione e l’attenta analisi storica sono arti tipicamente europee, che non comunicano quasi nulla al mondo di cui stiamo parlando. Piuttosto, questi qui colgono le parole del predicatore e del profeta, oppure di chi ha davvero vissuto qualcosa.
Certo, la forza delle persone lucide è poca, rispetto alla potenza mediatica o agli istinti etnici; ma concediamo almeno a questa cultura apocalittica un potenziale che non si trova da molte altre parti: quello di guardare fino in fondo al grande tema del Dominio e la peste che l’accompagna, senza perdersi nelle mille piccole paure degli europei.
And when the moon turns red with blood
And when the moon turns red with blood
Lord, how I want to be in that number
When the moon turns red with blood
Nota:
[1] Se il linguaggio dei jihadisti sauditi vi sembra strano, leggete questo sogno a occhi aperti di un tipico texano, che descrive come verranno giustiziati ad uno ad uno gli sgherri di Obama, una fantasia che unisce l’odio per il “comunista” Obama al rifiuto di pagare gli interessi sui debiti per l’acquisto di case e praticamente all’abolizione di qualunque forma di Stato.
Da notare che un linguaggio del genere passa inosservato, nello stesso paese che condannaTarek Mehanna a 17 anni di isolamento per una traduzione.