sabato 11 ottobre 2014

La Santa Alleanza Occidentale ed i suoi paradossi, di S. Zecchinelli



Poliziotti turchi e attivisti pro-ISIS, insieme, in una manifestazione contro i curdi.

1. Lo Stato Islamico nasce dalla collaborazione ed eversione di più servizi segreti: quello statunitense ed israeliano da un lato, poi abbiamo l’Arabia Saudita vero paradiso della criminalità organizzata araba ed infine la Turchia.

Ci sono delle differenze fra i tre fronti reazionari che è bene analizzare brevemente per avere un quadro completo del conflitto in corso.

Usa ed Israele

Gli Stati Uniti ed Israele mirano, non solo a sradicare i movimenti di liberazione nazionali presenti nell’area ( Hezbollah, sinistra palestinese, Pkk, ecc … ) ma anche ciò che resta del nazionalismo laico ( baathismo, nasserismo, ecc … ).

L’ISIS è un pretesto per intervenire militarmente e perseguire l’obiettivo di balcanizzare due paesi chiave per l’unità araba: Siria ed Irak. La loro alleanza è strategica ed il collante fra Washington e Tel Aviv è la lobby ebraica che – come ha dimostrato lo studioso antimperialista James Petras – negli Usa è una sorta di ‘Stato nello Stato’.

Arabia Saudita

L’Arabia Saudita è una dittatura teocratica basata sull’Islam wahabita, quello che, con disprezzo, gli arabi ed iraniani definiscono l’Islam giudeo. Il supporto dei servizi segreti sauditi è indispensabile per modellare quello che i neocon chiamano ‘il nuovo medio-oriente’.

Da quando Bandar ha assunto il controllo dei servizi segreti sauditi, questo paese, è diventato un braccio armato neocolonialista, spesso fuori il controllo dell’amministrazione Usa di Obama.

James Petras ci ha spiegato che:

Mentre gli Stati Uniti sono impegnati a sostenere il regime di destra di Maliki in Iraq, Bandar fornisce sostegno politico, militare e finanziario al sunnita e terrorista "Stato Islamico dell'Iraq e della Siria". Quando gli Stati Uniti hanno negoziato l'"accordo temporaneo" con l'Iran, Bandar ha espresso la sua opposizione "comprando" l'appoggio alla sua posizione. L'Arabia Saudita ha siglato un accordo sulle armi per miliardi di dollari durante la visita del presidente francese Hollande, in cambio di maggiori sanzioni contro l'Iran. Bandar ha anche espresso sostegno per l'utilizzo da parte di Israele della configurazione di potere sionista per influenzare il Congresso, per sabotare i negoziati degli Stati Uniti con l'Iran

http://www.resistenze.org/sito/te/po/aq/poaqea14-013830.htm

La strategia di Bandar ricalca quella di Bush: sottomissione ad Israele e creazione di una nuova guerra in Medio Oriente. La base di tutto ciò ? Semplice, Bandar, i neocon Usa ed i sionisti hanno un comune nemico: l’Iran.

Turchia

Il capo di Stato turco, Erdogan, ha questo grande problema: coniugare lo sciovinismo neo-ottano – quindi le spinte espansionistiche della Turchia – con il servilismo verso la NATO.

Per questo, da un lato, ha fatto la voce grossa contro Israele e dall’altro ha concesso contratti vantaggiosi alle multinazionali israeliane.

Turchia ed Israele collaborano nella destabilizzazione della Siria; Erdogan rifornisce l’ISIS di armi ed Israele è, per i qaedisti, un ottimo avamposto strategico.

Bahar Kimyonguer ha definito in questo modo il leader turco:

l progetto megaloane di Erdogan è dovuto alla sua necessità di conquistare lo spirito dei popoli da lui sottomessi. Una sorta di revanscismo dell’eredità dell’Impero Ottomano. Egli si sente il nuovo Selim Ier, il sultano soprannominato «Il terribile» o «Crudele», colui che ha sorromesso la Siria e l’Egitto all’inizio del Sedicesimo secolo

http://www.morasta.it/kimyongur-vi-racconto-chi-e-veramente-erdogan/

Urge la domanda: fino a che punto Erdogan può spingere avanti il suo progetto ? Bahar risponde così:

Tuttavia, a differenza del sultano-califfo, Erdogan non è che uno zerbino di un impero più forte di lui, quello degli Stati Uniti. La sua carriera polipitca alla testa dello Stato e segnata dalla sua volontà di conciliare le sue ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. È arrivato perfino ad arrivare a sostenere il terrorismo in funzione della guerra siriana, sostegno incoraggiato da parte degli Usa da quando oltre confine è scoppiata la guerra civile.

Le spinte egemoniche di uno Stato devono godere di rapporti di forza internazionali favorevoli e, data la supremazia di Usa ed Israele, Erdogan non può che seguire una linea di subordinazione all’interno della NATO.

La Santa Alleanza è quindi completa: Usa – Israele – Arabia Saudita – Turchia.

2. Lo scontro si è radicalizzato nella città al confine turco-siriano di Kobane. Lì, le milizie curde, stanno resistendo in modo eroico all’ISIS. Qual è posizione degli Usa ? Kerry dice che l’intervento non è prioritario. Come leggere tutto questo ? Io darei questa interpretazione: la Turchia può continuare ad armare l’ISIS per poi intervenire direttamente a Kobane invadendo la città e schiacciando le popolazioni locali. Da lì una avventura militare contro la Siria ? Dipende dalla schizofrenia del complesso militar – industriale turco e dalle disposizioni dei settori neocon dentro la CIA. Sarebbe una aggressione bella e buona contro uno Stato sovrano che, a dispetto di quello che per anni hanno detto i mass media, sta combattendo il terrorismo, quello vero.

Erdogan, nel mentre, ha incentivato la repressione interna, sia contro i curdi che contro gli attivisti di sinistra. Ma cosa teme questo sultano neo-ottomano ? Erdogan, primo bersaglio della sinistra turca la quale più volte l’ha paragonato ad Hitler, non vede remota  la possibilità della nascita di una Comune a Kobane solidale, finalmente, con le classi lavoratrici turche. Quindi reagisce con il pugno di ferro.

Bahar Kimyongur, giornalista di origine turca, una volta denunciato il programma anti-siriano di Erdogan è stato arrestato dall’Interpol in Italia. La magistratura italiana non ha concesso allo Stato autoritario turco l’estradizione di questo coraggioso giornalista. Oggi Bahar ci informa che addirittura in Germania, ad Amburgo, jihadisti filo-Erdogan attaccano gli attivisti turchi solidali con il Pkk. Quindi la Turchia per la repressione ‘laica’ usa l’Interpol, mentre per quella ‘religiosa’ ( diciamo anche sacra ) usa l’ISIS. 

Pongo una domanda: Erdogan fa tutto questo con la complicità degli Usa e di Israele ? La destra statunitense ha sempre appoggiato questo personaggio, quindi quanto è collusa con il jihadismo anti-Islam ?
Dalla pagina facebook di Bahar leggiamo che:

Sunnites pro-#Assad contre pro-#ISIS.
Kurdes sunnites pro-
#PKK contre pro-#ISIS.
La guerre de Syrie n'est pas confessionnelle mais IDÉOLOGIQUE !

Il conflitto è ideologico e politico, quindi  contrappone opposte visioni dei rapporti sociali. Io, poco prima di riportare il commendo di Bahar, ho scritto di ‘jihadisti anti-Islam’, mi spiego meglio: l’ISIS è del tutto funzionale a degli interessi strategici che come ho spiegato vedono più attori in campo. I cervelli però stanno sempre nelle capitali delle maggiori centrali imperialistiche: Washington e Tel Aviv.

Domanda: gli Usa possono militarmente schiacciare l’ISIS, perché non lo fanno alla svelta invece di scimmiottare un intervento militare che, temo, abbia ben altri obiettivi reali ( la Siria baathista ? ) ? I jihadisti in occidente possono proliferare, offendendo la nobile religione islamica, con la copertura dei servizi segreti israeliani ? Quanto Israele li tollera o li ritiene ad essi funzionale ? Chi scrive, sia chiaro, considera l’ISIS un grande affare per il Likud ed il suo programma di estrema destra e simil-fascista. Domande serie le mie, su cui è bene riflettere.

Che dire ? Le vie dell’imperialismo sono infinite !

Stefano Zecchinelli


13 commenti:

  1. Molto interessante e molto condivisibile. Ero ansioso di sentire una Sua analisi sull'Isis dopo i bombardamenti in Siria.
    Vorrei anche farLe una domanda Zecchinelli: secondo Lei qual è il piano ultimo di Arabia Saudita e petromonarchie (e loro relativi bracci armati di tagliagole jihadisti) per l'entità sionista? Questi potentati arabi ci andranno sempre a braccetto fingendo di opporsi ad essa per convenienza/sottomissione agli Usa, o questo avvicinamento non-ufficiale fra il regime di Tel Aviv e quello di Rihad è solo momentaneo perché i sauditi vogliono essere potenza regionale surclassando Israele e Iran, ma per il momento possono sperare di vincere solo sul secondo?
    Secondo me l'ipotesi corretta è la prima, perché per poter sopravvivere e perpetrare la sua esistenza la tirannia saudita ha bisogno di Israele, spostando l'attenzione dalle beghe interne al nemico esterno. Se si creasse un unico stato binazionale per arabi ed ebrei, libero, laico e democratico, penso che i sauditi ne ricaverebbero molti problemi.
    Lei che ne pensa?

    RispondiElimina
  2. In primo luogo la ringrazio per l'interessante intervento e la domanda importante. Le rispondo sinteticamente per poi ritornare sull'argomento. Procedo per punti:

    (1) Io spero che fra non molti giorni, in questo blog, verrà pubblicato un testo ( da me curato ) in cui si delineeranno le differenze fondamentali fra wahabismo e sionismo.

    I sauditi usano la religione per legittimare il proprio potere, ma non dobbiamo dimenticarci che il regime saudita è cleptocratico principalmente verso l'interno. I sovrani sauditi hanno interesse a derubare le popolazioni della regione ed usano la religione un po' come la polizia.

    Il sionismo ha un progetto ben più ampio. La borghesia imperialistica israeliana mira a realizzare la, così detta, Grande Israele quindi a sottomettere la Siria per poi, dall'altra parte, espandersi fino al Sinai. Questo richiede ben altra forza ed un complesso militare ben più potente.

    Insomma, Israele è ben più forte è meglio organizzata.

    (2) In Arabia Saudita basta farsi comprare e si può fare una vita agiata e tranquilla. I sultani, è vero, invadono l'Europa di capitali ma, alla loro forza economica e finanziaria, non segue una potenza militare pericolosa. Quindi, ne deduciamo, che l'Arabia Saudita non è una forza imperialista.

    Diverso è il discorso per Israele che, per sopravvivere, ha bisogno di scatenare guerre continue. Differenza non da poco.

    (3) In Occidente esiste una Israel Lobby molto forte. Esiste forse una lobby pro-saudita di tale pericolosità ?

    La risposta è semplice ed io concordo con lei: l'Arabia Saudita ha bisogno dell'entità sionista per esercitare il suo ruolo di potenza regionale ( come che confermo ) ma non può essere una potenza imperialista. Vedremo i successivi risvolti ma io sono certo che il sionismo ha bisogno dei criminali wahabiti ( ISIS compreso ) ed i sauditi sono strutturalmente portati ad essere vassalli.

    Questa, in sintesi, è la mia opinione.

    Stefano Zecchinelli

    RispondiElimina
  3. P.S. Spero che possiamo anche darci del 'tu'.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti davo del "Lei" per rispetto, ma il tu va benissimo. Sul progetto della "Grande Israele" non so fino a che punto vorrebbero spingersi. Non credo che mirino al Sinai e nemmeno a Gaza, senza dubbio però vogliono inglobare Cisgiordania e Golan facendo pulizia etnica degli arabi per minimizzarne il numero, questo è un segreto di pulcinella. Per Gaza penso invece che dopo aver diminuito la popolazione con metodi terroristici, la daranno in subappalto all'Egitto definitivamente, che la annetterà e terminerà il lavoro sporco per loro eliminando fisicamente i vertici dell'opposizione antisionista.
      Una cosa non mi è molto chiara però: in base a quali caratteristiche non si può considerare l'Arabia Saudita uno stato imperialista vero e proprio?

      Elimina
  4. Il 'Tu' va benissimo ed è la 'condicio sine qua non' per poter instaurare un dialogo costruttivo ed alla pari ( come, del resto, devono essere tutti i dialoghi ).

    Lenin dice che l'imperialismo è caratterizzato da tre cose importanti: (1) nascita dei monopoli; (2) esportazione dei capitali finanziari; (3) il militarismo.

    L'Arabia Saudita ha al potere una oligarchia che esporta capitali, gioca in borsa ma, come dire, è un gruppo di ladroni isolati che si ergono, in modo vile, su un popolo mantenuto nell'analfabetismo. Le ruberie della borghesia wahabita ha mostruose conseguenze sociali. Fatta questa breve premessa devo segnalarti che la penisola arabica non solo mantiene strutture economico-sociali feudali, ma si muove, in tutto e per tutto, da Stato vassallo dell'imperialismo statunitense. Quindi non parliamo dell'esercito del tutto inesistente. Domanda: l'Arabia Saudita muoverebbe guerra ad uno Stato sovrano senza il permesso degli Usa ? Dire che i servizi segreti sauditi sono fuori controllo non significa che il paese, in sè, esce dalla sfera di comando statunitense e sionista. Una cosa sono i servizi segreti e gli apparati burocratico repressivi, un'altra è l'esercito. Queste distinzioni sono fondamentali e devono essere chiare.

    Israele è molto più pericolosa di quello che tu segnali.

    Ti faccio solo una segnalazione storica: i maggiori teorici del colonialismo britannico ( Disraeli e Cecil Rhodes ) erano sionisti ed il loro progetto era la colonizzazione di tutta l'Africa. Certo che le spinte espansionistiche contro l'Egitto e, ti dirò di più, contro la Turchia restano.

    James Petras ha definito giustamente la Israel Lobby come 'la lunga mano di Wall Street sulla destra neocon'. Insomma, il sionismo minaccia la pace mondiale.

    Sull'Africa: Israele concorre con gli Usa nella esportazione dei capitali finanziari. La forza dell'entità sionista, quindi, sta nell'inserire i capitalisti ebrei nei posti di comando dell'economia mondiale ( es. la Commissione Trilaterale ). Con questo - quindi insisto su questo punto - io non aderisco in toto alla tesi di Sombart che vede nell'ebraismo lo spirito del capitalismo, ma, ritengo che la borghesia ebraica ha un ruolo importante nel nuovo imperialismo globale.

    Israele è il posto più di destra del mondo e non è più solo un avamposto strategico dell'occidente ma, essa stessa, è una importante potenza imperialistica. Io credo che questo è importante e vada capito.

    S.Z.

    RispondiElimina
  5. Confesso di non conoscere molto il ruolo svolto dall'esercito nella società saudita, quindi su questo punto non ti saprei rispondere. Ma siamo sicuri che il rapporto di vassallaggio con gli USA sia poi così stretto? Chiaramente l'A.S. è manovrata da loro, ma al tempo stesso cerca di ritagliarsi dei margini di manovra come potenza regionale autonoma, e per farlo impiega Isis e compari con conseguenze scomode anche per l'occidente. Vero è che l'avanzata dell'Isis fornisce all'imperialismo un pretesto per intrufolarsi di nuovo nella zona, ma penso che gli stessi Usa avrebbero preferito una situazione diversa da quella innescata dai sauditi, perché in caso contrario non avrebbero preso contatti anche col nemico storico, l'Iran.
    Mi sbaglierò, ma secondo me l'Arabia è un vassallo dei sionisti più che degli americani, e dietro la vicenda c'è un avvicinamento Israele-Arabia Saudita a danno degli interessi USA: è già da un po' che gli USA sembrano volersi impegnare meno in medio oriente per prepararsi allo scontro del futuro contro Russia e Cina. Questo naturalmente indispettisce Israele, che non vuole perdere importanza e vuole tenersi stretto l'appoggio americano, per cui inventa nuovi fenomeni jihadisti per mantenere gli USA coinvolti nella regione, e lo fa appunto per interposta Arabia.
    Su Israele: il sionismo è sicuramente il più mostruoso progetto politico esistente, degna prosecuzione del nazismo, su questo non ci piove, e l'entità sionista è certamente al momento la principale minaccia alla stabilità mondiale, proprio grazie al potere delle sua lobby. Tuttavia la "volontà di potenza" sionista si esprime secondo me non tanto col desiderio di conquista territoriale, quanto con quello di controllo più o meno indiretto degli stati amici e di smembramento di quelli ostili. In soldoni, agli israeliani secondo me non interessa molto annettere il Sinai o il sud del Libano, ma vogliono fare ben di peggio, distruggendoli coi bombardamenti diretti o con l'instabilità da loro esportata. Se il nazismo hitleriano mirava a crearsi il Lebensraum con l'annessione di territori altrui, oggi il nazionismo ha cambiato strategia e vuole tutelare il Lebensraum ottenuto finora distruggendo lo spazio vitale di altri popoli, non inglobandolo.
    Su Disraeli e Rhodes: non saprei se la definizione di sionista calzi bene: Disraeli è morto nel 1881, quando il sionismo non era stato ancora teorizzato, anche se un anno prima era avvenuta la prima migrazione di ebrei est europei in Palestina; di certo però era uno schifoso razzista, teorico della superiorità degli indoeuropei e degli ebrei sugli altri popoli (dopo il nazismo questo connubio può sembrare strano, ma all'epoca non lo era ancora), il libro di Losurdo sul liberalismo lo spiega molto bene. Su Rhodes non saprei: è morto più tardi quando il sionismo era stato meglio definito, ma era anglicano, per cui non so quanto gli si possa attribuire il titolo di sionista.
    Sulla borghesia ebraica ed il capitalismo: ho una mia teoria al riguardo, ma sarebbe troppo lunga da spiegare qui. Se ho tempo ti scriverò in privato.

    RispondiElimina
  6. Io credo che sia un vassallaggio molto stretto quello dei sauditi verso gli Usa. Parliamo, non a caso, di uno Stato artificiale ( l'Arabia Saudita ) messa su dagli britannici dopo la disgregazione dell'Impero Ottomano. Quale autonomia dagli Usa può mai avere ? Certo ha le sue spinte egemoniche ma sono sempre frenate, poche volte diventano rilevanti. Io credo che tu insisti, qui, su un aspetto secondario.

    Poi ripeto, l'A.S. ha strutture economiche feudali. Esempio, non ha un mercato interno articolato. Al di là della capitale e di qualche altra grande città la popolazione beduina vive in condizioni da anno 1000 se non peggio. Al massimo si potrebbe parlare di capital-feudalesimo ma ricordiamo che al potere c'è una nicchia, un piccolo gruppo legittimato dall'ideologia wahabita ed è solo quello ad essere incluso nel capitalismo finanziario occidentale.

    In Arabia Saudita c'è la finanziarizzazione dell'economia ? No. In Israele sì. Questa diffenza non è da poco. Pensaci !

    Ricordo anche che una cosa è una 'potenza regionale', un'altra una 'potenza imperialistica'. Lenin fa l'esempio del Belgio che era una vecchia potenza capitalistica ma del tutto dipendente da Francia e Gran Bretagna. Era quindi una potenza regionale ( il Belgio ) ma come imperialismo aveva margini di manovra ben stretti. Diciamo che, con i dovuti distinguo, l'Arabia Saudita è il Belgio del mondo arabo.

    Il sionismo politico nasce a metà ottocento ma la borghesia ebraica era operativa da diversi secoli prima. Il primo progetto di creare un focolare ebraico risale ad Oliwer Cromwell nella metà del '600. Insomma, le cose sono più complesse.

    S.Z.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa di Cromwell non l'avevo mai sentita, mi piacerebbe approfondire l'argomento, hai qualche fonte da consigliarmi al riguardo?

      Elimina
  7. Ti segnalo questi due articoli di Thierry Meyssan:

    (1) http://www.disinformazione.it/sionisti_cristiani.htm

    (2) http://www.voltairenet.org/article184986.html

    Poi ti segnalo questo libro:

    http://www.ibs.it/code/9788871668796/iurlano-giuliana/sion-america-idee.html

    Fammi sapere se ti servono altre fonti. Ciao !

    RispondiElimina
  8. Va bene, grazie mille!

    RispondiElimina
  9. Magari sentiamoci anche tramite facebook...

    RispondiElimina
  10. Io non sono su facebook, ma se mi dai un recapito mail ti scrivo lì.

    RispondiElimina
  11. Si, certo: zecchinelli.luciano@libero.it oppure stefanozecchinelli@yahoo.it

    RispondiElimina