venerdì 1 dicembre 2017

Ratko Mladic, Abdelfatah al Sisi e i Fratelli Musulmani di casa nostra, di Fulvio Grimaldi



Siamo tanti pesciolini rossi chiusi in una boccia che vedono il mondo attraverso le distorsioni del vetro concavo. Possiamo anche considerarci imprigionati in un labirinto di specchi deformanti che ci danno un’immagine manipolata di noi stessi, in primis, e di tutto ciò che ci circonda, in secundis. Dopodiché, fidandoci di quel che vediamo di noi stessi, siamo anche convinti che quel tavolino Luigi XVI  sia una qualche orrida formazione tumorale. Ci tengono in una costante condizione lisergica di cui l’espressione cinematografica più riuscita rimane il raccapricciante “Truman’s show”. Con la differenza che, quanto sotto il cielo finto che imprigionaTruman era tutto sorridente, consolatorio, rassicurante, disarmante, oggi quel che ci proiettano specchi e vetri deformanti sono finzioni da incubo, destabilizzanti, terrorizzanti, tanto da ridurre ognuno al suo particolare “si salvi chi può”. Sto parlando dell’ininterrotto assalto cui siamo sottoposti delle varie, ossessive, campagne, ordinate dai padroni ai loro politici e da questi ai media, ormai a edicole e schermi unificati.

Radko Mladic, Patrice Lumumba, Saddam Hussein, Muhammar Gheddafi, Sacco e Vanzetti, Che Guevara… Un segno di nobiltà in comune: fatti fuori dallo stesso boia.


Un video in onore del comandante delle truppe serbo bosniache:https://www.youtube.com/watch?v=MoVzBmx4Rzo&list=PLLgyWSOGXDeocGxUaJgQrBSqzUXVhBf8-&index=12

Christopher Black è l’avvocato canadese che ha difeso Slobodan Milosevic. Eravamo insieme quando D’Alema, oggi vindice della Sinistra, ieri giustiziere su ordine Nato, al pari  - si parva licet componere magnis – di Al Baghdadi su mandato USraele, bombardava famiglie, ospedali, treni e scuole a Belgrado e dintorni. E lui che mi spiegò la natura meretrice del Tribunale dell’Aja, uguale a quella del Tribunale sul Ruanda, dato che entrambi invertivano carnefici e vittime nell’esclusivo interesse, su comando e con soldi dei padrini dei primi. L’invereconda accolita di mercenari e prostitute mascherati da giudici e procuratori, nel tribunale inventato e pagato dal massimo responsabile del genocidio africano e del nazionicidio jugoslavo, aveva un solo scopo: inventarsi e inchiodare, a dispetto di falsità, prove e testimoni fabbricati nel laboratorio della Cia, colpevoli tra le vittime e innocenti tra i carnefici.

Per Slobo non si è mai riusciti, a dispetto dell’accanimento di una virago da seppellire nell’immondezzaio della storia, a provare la benché minima accusa. Si è fatto in modo che togliesse l’incomodo ed evitasse l’imbarazzo della sacrosanta assoluzione  di questo onesto difensore di tutti gli jugoslavi, facendolo morire in carcere. Giudici e boia insieme. Per Karadzic e Mladic si è dovuto ricorrere a Srebrenica, una roba tanto fraudolenta da fa impallidire il Golfo del Tonchino, i “dirottatori sauditi” dell’11/9, all’esecuzione di Osama, a Obama Nobel della pace. Carla Del Ponte, dall’abisso di vergogna in cui dovrebbe farla dibattere padre Dante, insiste a fare l’untore. Emula di Hillary quando si inebriò del linciaggio di Gheddafi, ha celebrato l’oscenità del verdetto su Mladic auspicandone uno analogo per Assad “e le sue armi chimiche”. Sono donne, le sto molestando, merito la gogna.
Carla del Ponte

Per ridurre in cenere bubbonica l’arpia svizzera dell’Aja rivolgetevi In calce una serie di fonti che demoliscono la False Flag Srebrenica, ordita per tenere in ginocchio in perpetuo i “colpevoli”, tutti i serbi, costringendoli ad accettare il giogo  che li trascinerà a capo chino in Europa e nella Nato.

E’ stato istruttivo constatare l’avvenuta omologazione tra voci di regime, di Impero e dei sedicenti oppositori, dall’orrida nuova “Repubblica” di estrema destra  che titola “Mladic, il boia d’Europa – Ergastolo al generale dei massacri nei Balcani “, al “manifesto”  (“Srebrenica, fu genocidio, esultano i familiari delle vittime”), organo prediletto da Soros, letto da gonzi e scritto da faine, insuperato campione di allineamento della “sinistra” alle strategie dell’Impero. Allineamento sui fondamentali geopolitici  mirati alla disgregazione politico-sociale (migranti, russofobia, hillarismo, molestie alle donne, ciberbullismo, False Flags, Fake News, guerre ai dittatori del Sud, neocolonialismo, bergoglismo…). Organo cortigiano, notevole per come in ogni sua pagina riesca a rinnegare  la testatina che porta in prima (ma poi ci sono i fumogeni delle rievocazioni dell’Ottobre…).

Il manifesto: assalti imperialisti? Macche, guerre civili. Resistenze popolari? Ma no,  il dittatore non cede
E’ così che ha accompagnato, chiamandolo venti volte  “guerra civile”, lo squartamento della Jugoslavia per mano Usa, Germania, jihadismo mercenario, Vaticano (e meno male che si celebra un’Europa “che ha garantito 70 anni di pace” la devastazione sedicennale dell’Afghanistan, quella dell’lraq, la disintegrazione della Libia, il martirio della Siria, la lobotomizzazione dei suoi lettori a forza di campagne elaborate nei covi della globalizzazione ipernazista. Nel suo commento all’immonda condanna di Mladic , vista sull’autoassolutorio sfondo delle  “guerre etniche e fratricide”, ovviamente tra barbari e selvaggi nazionalisti, non lo sfiora il dubbio che qualcuno abbia voluto fare a pezzettini inoffensivi e insignificanti un grande e prestigioso paese, socialista, armoniosamente pluriconfessionale, capofila del forte schieramento dei Non Allineati e barriera all’espansionismo verso est della globalizzazione finanzcapitalista.

Il bacio di Giuda

Si tratta forse di abbaglio, di malintesi diritti umani, di disorientamento  causato dall’uragano unipolare della mala informazione borghese a cui i modesti mezzi del giornale non hanno saputo contrapporre dati e fatti alternativi? Dubbio ingenuo alla luce di una clamorosa involuzione, da fiancheggiamento  con però qualche spunto critico, a incondizionata riproposizione di interpretazioni e valutazioni dell’ordine mondialista. Involuzione che è andata in parallelo con la sorprendente uscita del quotidiano dai suoi perenni assilli economici. Dubbi spazzati via anche dal riorientamento in America Latina, dove sul Venezuela condannato a morte dall’imperialismo, si caccia un’analista di sicura competenza e affidabilità, per sostituirla con chi si balocca tra torti e ragioni dell’aggressore e dell’aggredito. Oppure, in termini ancora più drastici, i dubbi diventano certezza, alla vista della penosa captatio benevolentiae nei confronti di Washington, operata con un reportage dalla Bolivia che, facendo leva su un indigenismo etnicista sollecitato dalle note Ong umanitarie, si riduce la Bolivia del resistente Morales, sotto tiro dei revanscisti yankee come Venezuela, Ecuador, Argentina, Brasile, a un pozzo nero di nequizie estrattiviste e, non ci crederete, di narcotraffico (una nuova strada  che non turba più di tanto appena 2000 persone, ma collega l’isolato paese all’Oceano e a un futuro di relazioni, diventa la via boliviana della droga!)

C’è poi, ciliegina sulla torta offerta agli assassini della Jugoslavia e dei suoi patrioti per celebrare l’eliminazione dal mondo e dalla verità di un altro testimone dei propri crimini, un finalino niente male per stile e pregnanza etica. La figlia di Mladic, dopo la morte del suo compagno in combattimento, non ha retto al dolore e si è tolta la vita. Non ha mai manifestato alcun contrasto, o attrito col padre. Ma tale Daniele Archibugi, coronando il suo peana al tribunale farsa e alla sua ex-procuratrice Del Ponte, chiude così: “Oggi la sentenza che ha condannato suo padre ha reso giustizia anche a lei”. Non provate un’ombra di ribrezzo?

Jihadisti macellai in Egitto? Al Sisi se l’è cercata


Passiamo dal capro espiatorio che deve coprire i crimini della Nato, al capro espiatorio che deve coprire i crimini della triade Usa-Israele Saudia. Inevitabilmente i giornaloni, ormai tutti di destra (e più gridano al lupo fascista, più ululano alla Luna per sviare da un fascismo peggiore del fascismo) e il giornalino  che si finge di sinistra per rastrellare i minchioni, hanno dato il meglio di sé. Con la tempesta di bufale su Regeni martire, veniva occultata non solo la vera identità del giovanotto  che in Egitto doveva applicare la lezione di John Negroponte e altri terminator anglosassoni, assembrati dai servizi nella centrale di spionaggio “Oxford Analytica”, ma anche l’orrenda guerra stragista lanciata dai Fratelli Musulmani (FM), sotto copertura Isis, all’Egitto laico e autodeterminato, nato dalla rivolta popolare contro l’integralista Mohamed Morsi, caro proprio a quei circoli in cui si identificava “Oxford Analytica”.

Contro Al Sisi disobbediente, dopo Regeni, i Fratelli Musulmani fattisi Isis
Le chiassate per Regeni, guidate dal menzognificio delle Ong dirittoumaniste, capeggiate da Amnesty International, sostituivano sulla scena egiziana agli orrori terroristici dei Fratelli Musulmani-Isis, con i massacri di civili copti e funzionari delle istituzioni, le presunte “atrocità del dittatore”, sparizioni, esecuzioni, torture, mezza popolazione in carcere, collasso sociale, come al solito documentate senza documenti da Amnesty, ma convalidate dal “manifesto” e da tutti i compari neocolonialisti.
Nota le differenze

 Intollerabile la realtà di un Egitto, sottratto al revanscismo colonialista impersonato dai FM, attestatosi in un ruolo di autonomo attore sulla scena internazionale, interventista in Libia per la salvaguardia dell’unità e della sovranità da strappare al colonialismo Usa-UE e in difesa dall’infiltrazione di bande jihadiste, refrattario alla guerra contro la Siria, solidale con l’Iraq riemerso dalla devastazione Usa-Isis con la liberazione del suo territorio dal mercenariato jihadista e curdo, interlocutore positivo dell’Iran e, soprattutto, aperto a una corposa collaborazione economica e militare con la Russia.

Ed ecco gli oltre 300 civili macellati dai fiduciari del colonialismo  nella moschea Sufi  di Al Rawdah a Bir al Abed, nel Sinai. Nessuna rivendicazione a 48 ore dall’assalto con esplosivi e mitragliatori, chè i FM non possono permettersi di rivendicare certi crimini per non perdere i futuri incarichi di protagonisti delle “soluzioni democratiche” nei paesi recalcitranti ai moduli occidentali. Ma non c’era bisogno di sventolare le bandiere nere dell’Isis perché tutti capissero chi fossero i mandanti.

Mandanti che in Egitto hanno dato il via alla più vasta operazione terroristica nel mondo arabo, dopo quelle di Siria e Iraq, e per gli stessi scopi delle altre: stroncare sul nascere, appena travolto Morsi dalla collera popolare, l’ennesimo tentativo di mantenere in piedi una proposta alle masse arabe, laica, indipendente, unitaria, sovrana.. E in questo caso, hanno lanciato l’attacco più sanguinario nella storia del paese, non solo nella regione, il Sinai, da anni aperta alle infiltrazioni di Hamas, fanteria del Qatar, e di Israele, con il pretesto di impedire la penetrazione di migranti africani  (Israele che quei migranti lì prende a fucilate, ma che da noi i suoi lobbisti auspicano che vengano accolti a milionate), ma anche, significativamente, a due giorni dal rifiuto opposto  al mattocchio saudita con le zanne, Mohamed bin Salman, di concedere i sorvoli per gli attacchi a Libano e Iran.

Come sempre in sintonia e sincronismo  con gli organi del talmudismo-atlantismo, il “manifesto”, con Chiara Cruciati, una che ti immagini con  brandelli di Al Sisi tra le fauci e sauditi e curdi (femministi, democratici, ecologici e soprattutto amerikkkani) nel medaglione a cuore appeso al collo, si è guadagnato la sua bella giornata di piantone Nato. Mentre giornaloni e televisionone  dovevano riconoscere allo spaventoso bagno di sangue almeno il rilievo della preminenza giornalistica (Il “Fatto Quotidiano” le prime tre pagine), la scala delle priorità sorosiane del “quotidiano comunista” lo collocavano su metà pagina nove, dopo la violenza sulle donne dalla prima alla sesta, lo Jus Soli e la Leopolda nella settima, e tutta l’ottava a “Cuba ricorda Fidel” (Quanto gli fa schifo l’antimperialista Bolivia di Morales, tanto gli è affine la nuova Cuba a stelle e strisce di Raul).

Ma quale colonialismo! Guerra civile, tutta colpa di Al Sisi
Quale è il succo dell’articolessa? Che Al Sisi, bravissimo nella guerra ai propri cittadini, ha fallito nella lotta al terrore di cui, peraltro, è direttamente responsabile, avendo lui causato la giusta collera dei FM. Se dunque i cittadini egiziani del Sinai vengono fatti a pezzi dai jihadisti, la colpa è tutta quanta del Cairo. Ma, d’altra parte, è proprio deprecabile che ora il presidente “golpista” si sia messo in testa di reagire “brutalmente” ai “soldati del Califfo”. Cruciati deve ammettere che le popolazioni del Sinai vengono massacrate anche perché stanno con Al Sisi, ma si libra leggera sulla contraddizione per cui è il cattivo Al Sisi ad alimentare il terrorismo jihadista da quelle parti. Nel suo compiacimento per la botta all’Egitto di questo presidente, la signora non si avvede che o la gente sta con Al Sisi  e contro i terroristi, o diventa terrorista perché sta contro Al Sisi. Tertium non datur.

Di chi abbia generato, coltivato, addestrato e pagato tutto il brigantaggio jihadista e lo abbia scatenato su chiunque non accettasse sul collo il tallone imperialista-reazionario, e quindi sull’Egitto, non v’è cenno. E non se ne fa menzione neppure in un dotto commento di Michele Giorgio che, da superesperto di cose mediorientali (purtroppo non si limita al campo israelo-palestinese, dove va forte), fa rientrare il tutto nello scontro interislamico tra wahabiti-takfiristi ed eretici sufi. La solita “guerra civile” e “religiosa” per niente lanciata da predatori killer neocolonialisti con la complicità di nababbi locali. No, no: il conflitto è tutto interno allo scontro arcaico tra sciti e sunniti, musulmani kosovaro-bosniaci e ortodossi serbi, hutu e tutsi, selvaggi dell’una e dell’altra tribù in Congo, cattolici e protestanti in Irlanda. Mentre la civiltà occidentale, costernata e impotente, sta a guardare.

Per Il Fatto è stato Khamenei
Tuttavia, a volte c’è qualcuno che al “manifesto” sottrae il primato della militanza al seguito delle armate imperialiste. “Il Fatto Quotidiano”, con tale Giampiero Gramaglia, ha corretto una cronaca abbastanza equilibrata del massacro di Bir al Abed, con una scoperta da svergognare quello dell’evoluzione della specie. Ci ha rivelato che chi sostiene i terroristi nel Sinai non è nientemeno che… l’iraniano Al Khameni! Proprio quello che, fino a un attimo prima, avevo speso la sua migliore gioventù a combattere l’Isis (Fratelli Musulmani) in Iraq e Siria. Proprio quello che, un attimo prima, il delfino pazzoide del re saudita aveva definito “l’Hitler del Medio Oriente”. Diavolo di un Khamenei, domani si recide le gonadi per far dispiacere ad Al Sisi. Ma diavolo anche di una stampa italiana, indomita, con la Boldrini alla testa,nella caccia alle Fake News.

Tornando al “manifesto”, che il suo vignettista, Mauro Biani, sia stato da questo clamoroso fatto del giorno distratto dalla sua ossessione monotematica sui migranti? Ma certo: ha celebratoin prima pagina il suo evento del giorno sfilando dalle giornate della moda di Milano una modella strafica, vestita Zara, con una rosa in mano e sopra scritto “25 Novembre”. Tutto torna.

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 Srebrenica, cosa è successo davvero

SREBRENICA, LA CIA E  LE MANIPOLAZIONI MEDIATICHE.                                                                   PARLA R. BAER EX AGENTE CIA NEI BALCANI

Il genocidio di Srebrenica. Un falso
di Frabrizio Fiorini - 02/11/2009
Fonte: mirorenzaglia [scheda fonte]

The Srebrenica massacre was a gigantic political fraud - exclusive interview


Srebrenica: Have ICTY Figures Any Credibility Left?

1) Srebrenica - ciudad sin Dios (Libro en español par semanarioserbio.com)
2) A. Wilcoxson: ICTY Exaggerates Number of Prisoners Captured by Bosnian-Serbs in Srebrenica Operation
3) S. Karganovic: The Tolimir verdict at ICTY - A question of credibility

SREBRENICA
CIUDAD SIN DIOS

semanario serbio 2012

Libro en español par semanarioserbio.com - 2012 - Descarga gratuita (PDF 1,2MB)


http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/11/ratko-mladic-abdelfatah-al-sisi-e-i.html

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