mercoledì 28 ottobre 2015

Sionismo, il vero alleato di Hitler, di Alberto García Watson

Le dichiarazioni incendiarie del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, scagionano Hitler dal genocidio.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu forse ignora che sotto la legislazione europea relativa il revisionismo storico in materia di olocauto ebraico, le sue dichiarazioni incendiarie, scagionando Hitler dal genocidio, potrebbero costituire un delitto allineandosi chiaramente con quelle dei revisionisti più radicali che, come lui, pretendono che Hitler voleva soltanto espellere gli ebrei dall'Europa centrale.

Le sue assurde dichiarazioni che accusano il Mufti di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini di essere il reale responsabile intellettuale dell'olocausto ebraico, che incitò (secondo B.N.) Adolf Hitler all'adozione della "soluzione finale" contro gli ebrei, sono assolutamente false e totalmente prive di rigore storico.

Nell'incontro avuto tra il chierico palestinese e Hitler il 28 novembre del 1941 a Berlino, è chiaro l'interesse del Führer, nel suo compromesso per combattere il giudaismo mondiale, mentre il Mufti al-Husseini esprimeva solo preoccupazione per gli interessi arabi in generale e quelli dei palestinesi in particolare.
In nessun momento al-Husseini (come si denota dalla trascrizione officiale dell'incontro in questione), fa allusione al "bruciare gli ebrei" come ha faziosamente suggerito il primo ministro israeliano.

La versione sballata del revisionista Netanyahu è già stata smentita da storici e politici israeliani come palestinesi, alcuni dei quali sono arrivati a dire che tali incongruenze non solo vogliono banalizzare l'olocausto, ma avrebbero come obbiettivo quello di scaldare ancor più l'ambiente di scontro tra la parte più radicale della società ebraica, e la nascente sollevazione popolare palestinese.

Ciononostante, se ci avvaliamo di un assoluto rigore storico, scopriremo che le relazioni tra il terzo Reich ed il sionismo nella Germania hitleriana, lontano dal preteso clima di persecuzione, erano intime.

Dalla salita al potere di Hitler nel 1933, il Nazionalsocialismo appoggiò il sionismo in magnera significativa nel suo progetto di immigrazione ebraica in Palestina. Sulla base della confluenza ideologica ultranazionalista, e di un evidente intesa sulla prospettiva etnico/identitaria, il nazismo ed il sionismo rafforzarono le loro posizioni affini. Il sionismo sperimentò un'importante progressione durate il nazismo. Pubblicazioni come il "Jüdische Rundschau" (periodico della Federazione Sionista Tedesca) incrementarono le vendite, e la celebrazione nel 1936 a Berlino della Convenzione Sionista, da un'idea della vita politica dei sionisti tedeschi ai tempi del terzo Reich.

Le SS erano particolarmente entusiaste dell'appoggio dato al sionismo.
Nel 1934 una pubblicazione interna alle SS raccomandava ai suoi membri un appoggio incondizionato e attivo al sionismo, tanto da parte del governo, che dal partito nazista, visto come la miglior soluzione per incitare all'immigrazione in Palestina gli ebrei tedeschi.

Leopold von Mildenstein, un importante ufficiale SS, e Kurt Tuchler, rappresentante della Federazione Sionista Tedesca, realizzarono insieme un viaggio di sei mesi in Palestina per verificare lo sviluppo e l'espansione degli insediamenti in territorio palestinese. Al suo ritorno von Mildenstein pubblicò, alla fine del 1934, una serie di dodici articoli per l'importante quotidiano berlinese "Der Angriff" , dove esprimeva il suo apprezzamento per gli straordinari traguardi raggiunti dai coloni sionisti in Palestina. Il quotidiano berlinese emesse una medaglia commemorativa della visita che esibiva su una faccia la croce uncinata e sull'altra la stella di Davide, come dimostrazione degli stretti legami tra sionismo e nazismo.

I servizi di sicurezza di Himmler (capo di SS e Gestapo) collaborarono con la Haganah (squadroni terroristi paramilitari ebraici in Palestina) nel dirigere l'emigrazione ebraica in Palestina, così come nella consegna di armamenti tedeschi ai coloni ebrei da usare negli scontri con la popolazione araba palestinese.

nel gennaio del 1941 un'altra banda criminale ebraica, il Lehi, o Stern Gang (scissione di un altro gruppo paramilitare sionista, "Irgun Zvai Leumi"), comandata da Avraham Stern, lanciò la proposta formale di un'alleanza politico-militare con la Germania nazista per mezzo di Otto Werner von Hentig, consule tedesco a Beirut.

Quello che risulta certamente paradossale è che questi gruppi terroristici ebraici parteciparono attivamente alla guerra dal lato dei nazisti, quando erano già note le deportazioni di massa di ebrei dall'Europa centrale, e che lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti era già cominciato con massicci massacri in Lituania. La spiegazione starebbe nel fatto che il movimento sionista è laico/riformista (il padre del sionismo, Theodor Herlz era ateo), mentre la maggioranza delle vittime dell'olocausto erano ebrei ortodossi haredim, contrari al sionismo e alla creazione dello Stato di Israele, dunque in molti si rifiutarono di partecipare al progetto di emigrazione massiva nazi-sionista. Oggi la comunità ebraica haredim è tra le più odiate in Israele.

Però quello che sì, si può addossare al Netanyahu storico, è il fatto di non conoscere nemmeno la storia del partito politico in cui milita, il Likud, di cui Albert Einstein, illustre ebreo, arrivò a dire in una lettera: "...un partito politico con enormi somiglianze in quanto a organizzazione, metodo, filosofia politica e radicamento sociale, al partito nazista e a quello fascista".

Il Likud, una formazione fondata su consiglio di uno dei padri fondatori dell'entità sionista, Zeev Jabotinsky, non lascia indifferente nessuno. "Hitler Jabotinsky", come lo chiamava Ben Gurion, fu l'istigatore del sionismo revisionista dal quale naque il gruppo terrorista ebraico di estrema destra Irgun Zvai Leumi, tristemente celebre per i suoi innumerevoli massacri compiuti ai danni della popolazione palestinese negli anni '40.



Jabotinsky era un ammiratore della Germania nazista, ma soprattutto dell'Italia fascista, Mussolini arrivò a dire di lui nel 1935: "...per l'esito del sionismo, avete bisogno di uno Stato ebraico, con una bandiera ebraica e una lingua ebraica. La persona che capisce davvero ciò è il vostro fascista, Jabotinsky".

Benzion Netanyahu, padre biologico e mentore politico di Benjamin Netanyahu, fu, negli anni '30, segretario personale di Zeev Jabotinsky. Benzion Netanyahu pronunciò nel 1998 un discorso commemorativo per il 50esimo anniversario della nascita di Israele, dove elogiò la figura di Abba Achimier, uno stretto collaboratore di Jatodinsky che abbracciò il nazionalsocialismo di Hitler "per salvare la germania dalla guerra civile e dalla dittatura socvietica", e non ebbe nessun problema nel descrivere questo personaggio come il suo modello politico da imitare.

La parola olocausto è un termine biblico che significa "sacrificio", perché dunque si utilizza il termine "sacrificio" per denominare un genocidio? La risposta, secondo alcuni, sta nel fatto che il movimento sionista internazionale avrebbe sacrificato gli ebrei europei nell'olocausto per compiere scrupolosamente la sua sinistra agenda geopolitica, creare senso di colpa e guadagnare sostegno dalla finazainternazionale, con l'obbiettivo di legittimare un "focolare nazionale ebraico" in terra araba, un progetto irrealizabile senza le radici vittimestiche dell'olocausto.

Netanyahu tutto ciò lo sa bene, per questo il suo recente tentativo di riscrivere una storia dove il suo "entourage" più vicino giocò una carta tanto vergognosa, mira ad aprire il vaso di pandora delle miserie sioniste.


Traduzione di Amedeo Sartorio

originale: http://hispantv.com/newsdetail/Sionismo/72725/sionismo-netanyahu-hitler-holocausto-palestina

http://amedeosartorio.blogspot.ch/2015/10/sionismo-il-vero-alleato-di-hitler-di.html

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